Elezioni, Pd in piazza tra la gente di Riccia

Una campagna elettorale tra la gente: tra e per le persone. Questo il senso dell’incontro – spiega Micaela Fanelli – con i candidati del Partito democratico alla Camera Alessandra Salvatore, Caterina Cerroni e Vittorino Facciolla e di quelli al Senato Rossella Gianfagna e Giuseppe Cecere, avvenuto ieri mattina in Piazza Umberto I a Riccia, nel luogo e nel giorno tradizionalmente dedicato al mercato cittadino.
E in tanti hanno voluto essere presenti all’evento aperto dal sindaco Pietro Testa che ha dato un caloroso benvenuto ai candidati, a tutti i cittadini, agli amministratori comunali di Riccia e di diversi centri molisani presenti. A fare gli onori di casa anche il segretario del Circolo Pd di Riccia Gabriele Maglieri che ha ricordato la drammatica situazione in cui versa il Molise: «Una rotta – ha detto – che può essere invertita solo dalla voglia di operare per il bene di questa terra. Ecco perché per i molisani chiamati alle urne dovrà essere prioritario scegliere l’onestà, la competenza e la passione dei candidati del nostro partito».
«I nostri candidati sono qui per rappresentare le nostre idee e il nostro programma. Il 25 settembre abbiamo la grande opportunità di poter mandare a Roma chi ben conosce la storia di questa terra, delle nostre piazze, dei nostri vicoli. Chi è ben consapevole delle tante difficoltà del Molise e chi, ognuno con la propria storia personale, ha già avuto modo di dimostrare professionalità e competenza» – ha aggiunto la capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Micaela Fanelli, che ha moderato l’incontro.
Sanità pubblica, caro bollette, viabilità, diritti civili, transizione energetica e digitale, politiche giovanili: solo alcuni dei temi affrontati dai candidati nell’incontro con i cittadini.
La difesa del diritto alla salute che in Molise viene ad oggi negato e gli aiuti alle famiglie in difficoltà le grandi questioni al centro dell’intervento di Alessandra Salvatore, candidata uninominale alla Camera. E tra i diritti negati spiccano anche quelli dei giovani a cui va restituita la dignità del lavoro e la grande possibilità di «diventare adulti pure nel mondo della politica per vincere la sfida di riuscire finalmente a sovvertire le sorti del Paese e della nostra regione» – ha voluto ricordare la segretaria dei Giovani Dem e candidata sul proporzionale alla Camera, Caterina Cerroni.
La gestione delle dinamiche internazionali dei mercati per far fronte al caro vita, insieme alla sanità pubblica, sono state poi le macro questioni messe in luce da Giuseppe Cecere, in corsa al proporzionale al Senato.
«Un Molise che merita rispetto» è, invece, il tema dei temi per Rossella Gianfagna, candidata all’uninominale al Senato. «Non si può assistere – le sue parole – alla sospensione delle cure per i malati oncologici dicendo di aver semplicemente telefonato a Roma, così come ha fatto il presidente di questa regione. Bisogna lavorare ogni giorno per ristabilire i diritti di questa terra che solo chi vive qui può conoscere da vicino, a differenza di chi invece il Molise lo intende come semplice paracadute e una camera d’albergo bloccata per venti giorni. Giusto il tempo della campagna elettorale».
A chiudere una mattinata ricca di partecipazione il grazie sentito della consigliera Fanelli a tutti i candidati del Partito democratico e l’appello al voto ai loro coetanei da parte di due giovanissime riccesi: Ylenia Ciccotelli, neolaureata entrata a far parte della scuola politica di Enrico Letta e la già consigliera comunale Giada Reale.

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Pandetta e i guai con la giustizia, la Procura ne chiede l’arresto

Niko Pandetta, il trapper catanese che il 30 luglio scorso ha cantato sul palco di Pietracatella nonostante le proteste e le richieste di annullamento arrivate anche dall’associazione antimafia “Antonino Caponnetto”, è indagato dalla procura etnea.
Pesanti le accusa a suo carico, tanto da indurre il magistrato titolare dell’inchiesta a chiederne l’arresto.
La notizia è della scorsa settimana. Ma il consigliere regionale campano Francesco Emilio Borrelli, che da anni porta avanti battaglie social contro il malaffare, l’ha resa nota il giorno di Ferragosto postando sul suo profilo Facebook un articolo di Live Sicilia.
È utile ribadire che pochi giorni prima del concerto molisano Pandetta doveva esibirsi a Torrocuso. Ma la prefettura di Benevento vietò la manifestazione. In Molise, invece, tutto è filato liscio come l’olio.
Pandetta, nipote del capomafia Turi Cappello, stando a quanto si apprende da vari organi di informazione, sarebbe il mandante della notte di violenza all’Ecs Dogana dello scorso 21 aprile.
La Procura di Catania – scrive Live Sicilia – ha chiesto la misura cautelare anche per il trapper, ma il gip Pietro Currò ha rigettato l’istanza. Il motivo scatenante della rissa e della sparatoria in via Dusmet sarebbe la mancata esibizione durante lo show di Tony Effe nella discoteca del porto qualche giorno prima.
Alcuni giovanissimi vicini – anche per legami di sangue – al clan Mazzei di Catania, precisamente al gruppo di Intravaia (Gioacchino è sposato con la figlia del capomafia Santo e sorella di Nuccio), hanno impedito a Pandetta di salire sul palco. Un’opposizione che ha scatenato diverse tensioni: durante i tafferugli il neomelodico ha urtato anche la fidanzata di uno del gruppo degli Intravaia. Lo scontro è degenerato con un ferimento con un tirapugni. Il 21 aprile ci sarebbe stato il regolamento di conti. Per la Procura – e secondo fonti info-investigative – sarebbe stato Niko Pandetta a “istigare” Sebastiano Miano (detto Piripicchio) e i suoi carusi (del gruppo dei Cappello) – arrestati oggi (9 agosto, ndr) dalla Squadra Mobile – a “vendicare” il diniego dei “carcagnusi” a farlo cantare accanto a Effe.
Per il gip che ha firmato l’ordinanza «una fonte confidenziale» non può essere utilizzata né in fase processuale, né in fase cautelare. Anche se lo stesso giudice scrive che ci sono «seri indizi» per un «concorso esterno sul piano morale» di Niko Pandetta a quanto accaduto. Il gip evidenzia la sua presenza «nel teatro dei fatti» la notte del 21 aprile. E non si tratta per il giudice di una presenza «statica». Il neomelodico ha anche uno scontro nel privè della discoteca con il gruppo di Intravaia (dove si festeggiava un diciassettesimo compleanno) e per questo è stato allontanato dalla security dal locale. Ciononostante, da quanto risulta dalle testimonianze raccolte, il neomelodico sarebbe tornato in via Dusmet. E sarebbe stato questo “l’innesco” della rissa.
Niko Pandetta non è parte attiva nella sparatoria: le telecamere lo dicono chiaramente. Ed è proprio questo aspetto investigativo ad avergli evitato le manette.

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Cercemaggiore. Messa per San Donato, due ore di attesa ma il prete non arriva: se c’era don Peppino….

Fedeli delusi e amareggiati. «Se ci fosse stato don Peppino una cosa del genere non sarebbe mai potuta accadere».
Don Peppino, al secolo Giuseppe Di Iorio, è l’ex parroco di Cercemaggiore, trasferito qualche mese fa dai vertici della Curia campobassana a Riccia. Trasferimento che ha sollevato e continua a sollevare polemiche in paese.
Cosa è accaduto? Cercemaggiore è nota per le sue numerose contrade. In una di queste – contrada Cappella – vi è una edicola votiva realizzata in onore di San Donato. Domenica sera, alle 19.30, era in programma la celebrazione della santa messa. Secondo il calendario liturgico, infatti, San Donato si celebra il 6 e 7 agosto.
Il prete che ha preso il posto di don Peppino ha, tra l’altro, realizzato un gruppo Whatsapp mediante il quale quotidianamente informa i fedeli sul programma del giorno. Il messaggio del 7 agosto recava, tra le altre attività, la santa messa in contrada Cappella.
Di fatto, però, tra lo stupore dei numerosi fedeli che erano accorsi, nessun religioso si è presentato per officiare il rito. Trascorso un tempo tollerabile di attesa, è partita una serie di telefonate. Il parroco titolare pare fosse fuori, i sostituti pure. Ad un certo punto si è appreso, tra una chiamata e l’altra, che sarebbe dovuto arrivare un sacerdote dall’area Matesina. Di fatto a contrada Cappella non si è presentato nessuno e la santa messa non è stata celebrata.
Un’inezia, per carità, rispetto ai tanti problemi che affliggono il mondo. Intanto i cercesi non l’hanno presa bene. Anzi, l’assenza è stata vissuta come un ulteriore torto subito e continuano a ripetere: «Se ci fosse stato don Peppino non sarebbe accaduto. Cosa aspettano a farlo tornare?».
Tra le varie telefonate, è stato messo al corrente anche il sindaco. Contattato dalla redazione, Gino Donnino Mascia è rimasto abbottonato: «Quello che avevo da dire sul trasferimento di don Peppino l’ho esplicitato a suo tempo in maniera chiara e inequivocabile a chi di dovere. Ognuno deve assumersi le sue responsabilità. Posso solo aggiungere che un fatto del genere non conosce precedenti nella nostra comunità».
Adesso tra i fedeli oltre al malcontento trapela preoccupazione per il futuro. Tra le ragioni per cui con una lettera aperta sottoscritta da migliaia di residenti si era chiesto di posticipare al 2023 il trasferimento di don Peppino vi erano gli eventi organizzati in occasione degli anniversari della concessione e dell’arrivo in paese delle reliquie del patrono san Vincenzo martire: la concessione, a Roma (280 anni) e il loro arrivo a Cercemaggiore (250 anni). Per queste due ricorrenze era stato allestito un cartellone molto nutrito di eventi di concerto tra i comitati, il Comune e don Peppino. Ascoltando i fedeli pare che il programma si sia arenato da quando l’ex parroco è stato trasferito a Riccia.
Insomma, niente di che – sia chiaro – rispetto ai problemi seri, quali pandemia, guerra, crisi. È altrettanto evidente che disattendere le attese di una comunità, soprattutto quella anziana che è molto legata ai riti e alle tradizioni religiose, non è una buona condotta.
È evidente che la nuova gestione della parrocchia non è molto gradita ai cercesi. Sembrerebbe che la presenza nel corso delle funzioni sia di gran lunga inferiore rispetto a quando celebrava don Peppino. Che con un duro lavoro aveva avvicinato tantissimi giovani alla parrocchia, anche mediante l’utilizzo di metodi poco ortodossi.
Ma questa è un’altra storia. Il punto oggi è che decine di fedeli hanno atteso per un paio d’ore il parroco che non è mai arrivato e si sentono quasi in colpa per non aver potuto rendere omaggio a San Donato.
ppm

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