Torella, Meffe nomina la giunta: donne in maggioranza

A meno di una settimana del pronunciamento popolare, il sindaco Gianni Meffe ha già nominato la giunta che per la prima volta nella storia del paese sarà a maggioranza femminile. La delega di vicesindaco infatti affidata a Nicoletta Di Placido, prima eletta, mentre per la carica di assessore la scelta è ricaduta su un esterno ed è stata assegnata a Valentina Colli, candidata non eletta della lista “Torella nel Cuore”. Una decisione che il primo cittadino aveva comunque anticipato nel comizio di chiusura della campagna elettorale.
«Tutti parlano di squadra e unione fino al giorno delle elezioni per poi concentrarsi sulle ambizioni di pochi – spiega il neo sindaco – mentre noi teniamo fede ai nostri impegni. Il nostro gruppo è riuscito a conquistare una vittoria storica grazie alla partecipazione di tutti, indifferentemente dal numero di preferenze che poi ognuno dei candidati abbia ottenuto il 12 giugno. L’alternarsi dei candidati nel ruolo di assessore permetterà a tutti di sentirsi parte attiva del progetto di cambiamento per il nostro paese e di conoscere al meglio la macchina amministrativa».
«L’assessore esterno, previsto dalla normativa, non ha costi aggiuntivi o diversi da quello interno, mi preme puntualizzare questo aspetto – spiega ancora il sindaco – per evitare strumentalizzazioni su un qualcosa che dimostra quanto sia coeso e motivato il nostro gruppo».
Definita la squadra di governo, l’auspicio del sindaco è quello di poter essere operativi al più presto per fornire risposte alla comunità. «Abbiamo trovato una situazione più complessa di quanto immaginavamo – conclude Meffe – a partire dal servizio di assistenza finanziaria, scaduto il 31 maggio, dal personale addetto alla pulizia del paese e alla raccolta differenziata, di imminente scadenza, e dalla necessità di individuare un nuovo tecnico comunale a partire dal 1 luglio».

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No eolico e biogas, il Comitato si appella a Toma e Micone

Un appello al governatore, al presidente del Consiglio regionale e a tutti i consiglieri a sostenere la battaglia dei cittadini del Fortore per scongiurare la colonizzazione di questa porzione di territorio e più in generale del Molise. Una battaglia contro chi guarda solo al profitto e mette in dubbio l’unica risorsa che rimane in questa regione: un ambiente sano e incontaminato per può diventare volano di sviluppo. Il Comitato Riccia Borgo Pulito si rivolge direttamente agli interlocutori più autorevoli bypassando gli eletti locali contro cui si scaglia senza mezzi termini.
«Il 31 maggio scorso il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza una mozione, prima firmataria la consigliera Fanelli, con la quale impegnava il presidente della Giunta regionale a porre un vincolo paesaggistico su una zona a confine tra i comuni di Riccia e Cercemaggiore, territorio dove è previsto l’insediamento di due impianti a energie rinnovabili, uno a biometano e l’altro eolico. Quella mozione – sostiene il Comitato – spacciata come la soluzione definitiva per bloccare la realizzazione di quegli impianti e soprattutto, quello che più ci interessa, dell’impianto a biometano, in realtà conferma quello che il Comitato Riccia Borgo Pulito afferma da quattro mesi: la sostanziale volontà, da parte dell’amministrazione comunale di Riccia e dei suoi politici di riferimento, a voler realizzare la “centrale” cercando di scaricare di volta in volta le responsabilità su altri: il progetto per la realizzazione di quell’impianto è stato approvato, violando norme urbanistiche e ambientali, il 22 ottobre 2021 e nessun provvedimento, nemmeno quello proposto dalla consigliera Fanelli, può avere effetto retroattivo e quindi bloccarne l’iter. Il comitato Riccia Borgo Pulito, con i suoi 700 aderenti e forte del consenso della quasi totalità della popolazione di Riccia e il sostegno di altre amministrazioni, una per tutte quella di Cercemaggiore, si appella a tutti i consiglieri regionali che hanno votato quella mozione affinché la riprendano in esame ristabilendo la verità.
Ancora una volta ribadisce tutte le perplessità sulla costruzione di un impianto industriale in una zona agricola, assolutamente estraneo al contesto economico e produttivo di quel territorio, i rischi, da più parti denunciati, di autorizzare una società della provincia di Caserta con soli 1.000 euro di capitale a realizzare un impianto del costo di almeno 12 milioni di euro, in un settore, quello dei sottoprodotti agricoli, che purtroppo, come la storia dimostra, troppo spesso si è prestato a pratiche illegali che hanno devastato, da un punto di vista ambientale, vaste aree portando malattie e morte. Come da sempre denuncia il “Comitato”, quella “Centrale”, autorizzata in violazione delle norme urbanistiche e ambientali, può essere bloccata solo dal comune di Riccia utilizzando la legge 241/90».

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A Castelbottaccio finisce in parità: 93 a 93

Ci vorrà un secondo turno per decretare chi indosserà la fascia tricolore per i prossimi cinque anni. A scrutinio ultimato, è arrivato il verdetto che ha sancito la perfetta parità tra i due sfidanti: 93 voti al sindaco uscente Nicola Marrone e 93 preferenze allo sfidante Marco Disertore.
Alle urne si sono recati 192 elettori, tre scheda nulle, due bianche e una contestata. Se ne riparlerà tra quindici giorni quando i due candidati sindaci si sfideranno al ballottaggio che sancirà il vincitore.

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