Impugna il trasferimento in altro reparto ma perde: infermiere dovrà pagare le spese legali all’Asrem

Il Giudice del lavoro ha respinto il ricorso di un infermiere che aveva contestato lo spostamento di reparto disposto dalla direzione del Cardarelli di Campobasso.
A darne notizia è l’Azienda sanitaria con una nota che ribadisce: «Garantire i servizi, assicurando certezza e sicurezza delle cure, è sempre stata una priorità dell’Asrem e continuerà a esserlo anche a fronte di eventuali difficoltà».
La responsabile della direzione medica dell’ospedale, Giovanna Sticca, ha riorganizzato alcune unità infermieristiche, con assegnazione temporanea in altre unità per dare continuità a specifiche attività. L’ordine di servizio è stato però contestato da un infermiere che ha adito le vie legali adducendo motivazioni personali: l’impossibilità di conciliare i turni di con l’assistenza a un familiare con disabilità grave e la lesione di un proprio diritto alla salute essendo lo stesso affetto da un disturbo certificato all’adattamento, con ansia legata al cambiamento di ambiente lavorativo. All’Asrem però non è stata fornita alcuna prova che il ricorrente somministrasse farmaci al familiare in orari prestabiliti o che fosse interessato da una malattia che potesse esonerarlo da possibili spostamenti da un reparto a un altro. Dunque, quelle dell’infermiere, richieste irrilevanti e superflue, mentre la prerogativa datoriale è stata esercitata legittimamente. Il Giudice del lavoro ha rigettato la domanda del dipendente condannandolo al pagamento delle spese processuali in favore dell’Azienda di via Petrella. «Ogni nostra azione, in questo caso un ordine di servizio – ha commentato Sticca – nasce da una esigenza di ottimizzazione, di efficienza ed efficacia della nostra offerta sanitaria. Agiamo tenendo conto della richiesta di personale nei singoli reparti ma anche delle peculiarità del personale, perché ciascun operatore sanitario possa poi lavorare bene garantendo le prestazioni insieme al resto della squadra».

 

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Attacchi, cause e difficoltà. Parla il capo di Responsible: ci siamo, nonostante tutto

Sono giorni difficili per la sanità molisana. Da un lato lo scontro fra il governatore e la struttura commissariale (anche ieri l’eco delle critiche incrociate ha continuato a farsi sentire). Dall’altro la difficoltà di ospedali pubblici e centri privati convenzionati.
Su questo fronte si registra la presa di posizione di Stefano Petracca, presidente del Responsible Research Hospital, centro finito sui giornali anche per uno stato di agitazione proclamato dai sindacati. In una lettera che volentieri proponiamo ai lettori, Petracca spiega cosa è accaduto in queste settimane.

Negli ultimi giorni – e, a ben vedere, negli ultimi mesi – il nostro ospedale è stato oggetto di una crescente attenzione mediatica, talvolta comprensibile, altre volte meno. Alcune critiche sono state legittime e ci hanno aiutato a riflettere, ma molte affermazioni diffuse pubblicamente hanno travalicato il confine del confronto, sfociando in accuse infondate, attacchi personali e distorsioni dei fatti.
Non intendo tacere.
Come presidente di Responsible Research Hospital, sento il dovere – e l’orgoglio – di intervenire in prima persona per fare chiarezza. Lo faccio con determinazione ma anche con spirito di ascolto, perché chi lavora nella sanità sa che la forza più grande non è nell’alzare la voce, ma nel restare fedeli al proprio impegno, anche quando è più difficile.
Un passato che non ci appartiene, ma che ci siamo assunti con responsabilità
Molti attacchi recenti si sono concentrati su un contenzioso pregresso, che riguarda la fornitura di sangue da parte del centro trasfusionale Asrem alla struttura, in un’epoca antecedente all’arrivo di Responsible. Una sentenza di primo grado ci ha condannati al pagamento di 1,8 milioni di euro, oggi oggetto di appello. Non ci sottraiamo al confronto né alla giustizia, ma ci preme sottolineare che quel debito – ammesso e non concesso nella sua legittimità definitiva – si colloca in un contesto ben più ampio e complesso.
Nel frattempo, Responsible vanta crediti nei confronti della Regione Molise di gran lunga superiori alla cifra contestata, per prestazioni salvavita regolarmente erogate tra il 2019 e il 2022. Prestazioni non disponibili altrove nella Regione e tutelate da contratti firmati e da sentenze del Consiglio di Stato e del Tar Molise.
Eppure, proprio mentre continuiamo a garantire cure a pazienti oncologici, cardiologici, e a chi non ha alternative, nonostante il confronto verbale, ci siamo visti bloccare i conti correnti con un pignoramento silenzioso, notificato il 22 aprile. Solo un atto di pignoramento, in pieno periodo festivo, che ha paralizzato ogni pagamento: stipendi, forniture mediche, presidi essenziali.
«In quei giorni siamo rimasti in silenzio solo perché stavamo lavorando in silenzio. Per tutelare i pazienti, per pagare i dipendenti, per evitare che il rumore superasse il senso».
Nonostante tutto, abbiamo scelto il dialogo.
Non abbiamo mai negato le difficoltà. Ma mentre si parlava di noi sui giornali, noi parlavamo con le istituzioni. Abbiamo partecipato a ogni tavolo tecnico, abbiamo redatto proposte, cercato soluzioni, messo a disposizione risorse e pazienza. Il 28 aprile avevamo già pronta una bozza di accordo transattivo per risolvere la vicenda. Abbiamo atteso, sollecitato, incontrato il Prefetto.
Siamo rimasti allibiti quando, di fronte alla nostra preoccupazione per il paventato rischio di non poter garantire forniture e terapie, anche salvavita, ci è stato risposto che «i pazienti possono anche essere trasferiti». Eppure, noi abbiamo scelto di restare. Di garantire le cure. Di non mollare.
«Chi si prende cura delle persone non scappa davanti alle difficoltà. Resta, combatte, cura».
Il 6 maggio è stato finalmente firmato l’accordo. Il bonifico è stato disposto, le evidenze contabili inviate, ma anche allora si è scelto di attendere l’effettivo accredito prima di procedere alla rinuncia al pignoramento. Solo venerdì 9 maggio si è provveduto alla rinuncia. Lunedì 12 maggio i conti sono stati sbloccati e abbiamo pagato gli stipendi. Nessun paziente è rimasto senza cura. Nessun reparto ha chiuso.
Ai nostri collaboratori e partner: grazie. Di cuore.
Medici, infermieri, Oss, tecnici, amministrativi: siete stati e siete il cuore pulsante di questo ospedale. In quei giorni in cui tutto era bloccato, avete continuato a esserci. A curare, a rassicurare, a credere. Le vostre mani hanno tenuto saldo il filo della fiducia con i pazienti, quando tutto sembrava vacillare.
«Non siamo una semplice azienda. Siamo una comunità che cura. Una comunità che ci mette l’anima».
Responsible c’è. Per il Molise, per la sanità pubblica, per i cittadini.
Nel 2023 i nostri cardiologi hanno garantito l’operatività di reparto dell’ospedale di Termoli. Nel 2024 i nostri chirurghi hanno coperto i turni di chirurgia d’urgenza dell’ospedale di Termoli. I nostri anestesisti hanno riattivato la camera iperbarica di Larino, oggi un fiore all’occhiello della Regione. E tutto questo, senza speculazioni, chiedendo solo rispetto.
Rispetto per il lavoro, per il valore delle cure, per l’integrità delle persone che ogni giorno affrontano malattia, dolore, paura.
Non siamo perfetti. Ma siamo presenti. Siamo coerenti. E siamo determinati.
La sanità molisana è in crisi da anni, sotto commissariamento perenne. Noi, al contrario di altri, non abbiamo scelto la via delle cause o dello scontro frontale. Abbiamo preferito il dialogo, anche quando ci costava. Abbiamo investito, garantito livelli occupazionali, costruito eccellenze cliniche. E continueremo a farlo.
«Il Responsible Research Hospital è un’impresa benefit. Ma prima ancora, è un presidio di fiducia, umanità e cura. Il Molise può contare su di noi. E noi continueremo a esserci».
Con trasparenza. Con responsabilità. Con umiltà.
Stefano Petracca
Presidente
Responsible Research Hospital

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Ok di Roma a reti ictus e trauma, presto i decreti dei commissari

Nei prossimi giorni il Molise conoscerà l’organizzazione delle nuove reti sanitarie di emergenza urgenza. Saranno la struttura commissariale e la dg Salute della Regione a redigere i decreti e i protocolli attuativi dopo l’ok arrivato dal “Tavolo Balduzzi” l’8 maggio.
Nessuna bocciatura, anzi, ribattono i commissari Marco Bonamico e Ulisse Di Giacomo. Certo, resta la solita nota dolente, ammettono. Su Emodinamiche e Punti nascita il Molise è “fuorilegge” da anni. Forse per questo la nota dei commissari (che elenca anche i partecipanti al Tavolo, quindi di coloro che sono a conoscenza di come sono andate le cose) parla di «non notizia»? Comunque sì, si evince dalla nota arrivata ieri nelle redazioni da via Genova, in questo caso Roma l’8 maggio ha ribadito che almeno un laboratori e uno dei reparti nascite vanno chiusi. Tecnici ministeriali e commissari si sono lasciati con l’intesa di riparlarne fra qualche mese. Intanto, a breve, dovrebbero arrivare i provvedimenti che finalmente metteranno ordine nella rete ictus e in quella per il trauma. Non ancora quella per l’infarto.
«Abbiamo atteso quattro giorni prima di dare questa notizia, ma visto che finora si è voluto parlare e fare polemiche fuorvianti solo sulla non notizia riguardante i laboratori di Emodinamica e i Punti nascita, abbiamo deciso di derogare alla regola che ci siamo dati di non intervenire nel dibattito pubblico, ma di lavorare in silenzio, e di chiarire come stiano realmente le cose. Nell’ultima riunione con il Tavolo DM70, presieduto dal prof Cicchetti (dg Programmazione del ministero della Salute, ndr) e tenutasi lo scorso 8 maggio, alla presenza dei commissari Bonamico e Di Giacomo, del dg Salute Gallo e dei rappresentanti dei ministeri della Salute e delle Finanze, dell’Agenas, dell’Aifa e di ben cinque Regioni in rappresentanza della Conferenza delle Regioni, sono state approvate le Reti di Emergenza/Urgenza per l’Ictus e per il Trauma della Regione Molise, per le quali nei prossimi giorni verranno pubblicati i relativi decreti per gli adempimenti successivi».
Quindi, Bonamico e Di Giacomo rivendicano: «È un grande risultato, frutto del lavoro portato avanti in questi mesi dai commissari e dalla direzione Salute di concerto con il prof Cicchetti e con i Ministeri, che ringraziamo per la costante collaborazione e la disponibilità dimostrata nei confronti della nostra regione. Con i Dca che ci apprestiamo a redigere nei prossimi giorni e con i relativi protocolli attuativi, per la prima volta in Molise verrà codificato e organizzato un sistema integrato pubblico-privato al quale parteciperanno il Set118, con la presa in carico del paziente con ictus ischemico ed emorragico, i Pronto soccorso dei presidi ospedalieri pubblici dove sarà possibile praticare in urgenza la trombolisi con i robot già in dotazione, l’Unità operativa di Neurologia con Stroke Unit del Cardarelli, centro hub regionale pubblico per la Rete Ictus, e l’Irccs Neuromed di Pozzilli, centro regionale di riferimento per l’ictus emorragico e per la trombectomia meccanica. Stesso discorso per la Rete Trauma, della quale faranno parte i presidi ospedalieri pubblici per il trauma minore e il Neuromed per i politraumi che coinvolgono anche il cranio e il sistema nervoso. Per queste urgenze/emergenze, quindi, da oggi i pazienti molisani non saranno più costretti ai “viaggi della speranza“ al di fuori dai confini regionali».
Un «brillante risultato» che si aggiunge a un altro obiettivo raggiunto: «Essere diventati pienamente adempienti nell’erogazione dei Lea in due aree (Ospedaliera e Territoriale) e di esserlo quasi nell’area della Prevenzione.
Per il prossimo confronto con i Ministeri siamo certi che saremo adempienti in tutte le aree dei Lea».
Andando poi alla “vexata quaestio”, i laboratori di Emodinamica e i punti nascita, «è innegabile che da sempre il Molise è gravemente sotto soglia per il numero di prestazioni eseguite e sopra soglia per il numero di strutture esistenti, e questo aspetto, che tutti fanno finta di dimenticare, si ripercuote direttamente sulla qualità dell’assistenza erogata – sottolineano i commissari della sanità – perché se da un lato tutti vorrebbero un presidio sanitario sotto casa dall’altro non bisogna dimenticare che l’efficienza di un servizio sanitario dipende dalla disponibilità di personale medico e dalla qualità della prestazione erogata. Inoltre,l’esperienza, la manualità, la capacità e la rapidità di risposta di fronte ad una emergenza dipendono essenzialmente dal numero di casi trattati e dall’esperienza acquisita dal personale addetto. Ciò significa che noi commissari abbiamo sì il dovere di garantire la presenza dei presìdi sanitari necessari sul territorio, ma abbiamo anche il dovere morale di assicurare che questi presìdi garantiscano efficienza e qualità delle prestazioni date e che non mettano a rischio l’incolumità e la vita stessa dei cittadini molisani. Comunque, il Tavolo DM70, su nostra richiesta, non è stato dichiarato chiuso e non ha assunto ancora nessuna decisione per le questioni rimaste in sospeso. Ci siamo aggiornati a qualche mese, quando torneremo a confrontarci alla luce di nuovi dati che permetteranno di assumere decisioni oggettive, motivate e basate su presupposti scientifici, fuori dalle logiche personali e di parte, che terranno conto esclusivamente della salvaguardia della salute e della vita dei molisani».
Infine, una considerazione e un invito da parte dell’avvocato Marco Bonamico e del senatore Ulisse Di Giacomo.
«Con decreto del Consiglio dei Ministri del 3 agosto 2023, firmato dalla presidente Meloni che ringraziamo per la fiducia accordata, “visto il perdurare del mancato equilibrio finanziario nei conti della sanità e la incompleta erogazione dei Lea”, il Governo ha assunto i poteri sostitutivi in sanità di tutti gli organi della Regione Molise, nominando in propria rappresentanza i commissari per il rientro dal debito sanitario, unici interlocutori dei Ministeri, del Governo nella sua interezza e dei Tavoli Tecnici di verifica. Questo vogliamo rimarcarlo non per intestarci autorità di cui non abbiamo assolutamente bisogno, ma per ricordare a tutti che per raggiungere i risultati che dobbiamo ai molisani è necessario che tutti remino nella stessa direzione, senza il timore di vedere sminuito il proprio ruolo in un momento di obiettiva difficoltà della nostra comunità. E l’appello è rivolto a tutti, a quanti hanno a cuore le sorti del Molise: maggioranza e opposizione politica, giornalisti, lavoratori del settore, comuni cittadini. Un esempio per tutti. I nostri parlamentari (i senatori Della Porta e Lotito, i deputati Cesa e Lancellotta, il parlamentare europeo Patriciello) sono riusciti ad ottenere con l’ultima Legge Finanziaria un grande risultato che le altre Regioni ci invidiano: 90 milioni di euro in due anni come contributo per l’abbattimento del debito sanitario per gli anni pregressi. Ma lo stesso articolo della Legge Finanziaria impone, per poter accedere al contributo, che i commissari prevedano nel redigendo Piano Operativo 25/27 “le azioni necessarie a garantire il riassetto della gestione del Servizio Sanitario della Regione Molise. In sede di verifica del Piano di Rientro i Tavoli Tecnici verificheranno il rispetto di quanto programmato valutando se il contributo possa essere erogato”.
Vogliamo ricordarlo, perché se davvero si vuole traghettare questa regione fuori dal commissariamento, l’unico modo per farlo è sostenere il lavoro di noi commissari».

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