Asrem-Unimol, si rafforza l’integrazione per i servizi

Una nuova unità operativa complessa, ma non solo un nuovo tassello del modello organizzativo dell’azienda sanitaria regionale del Molise.
Confermato al vertice il professore Germano Guerra, direttore del dipartimento di Medicina dell’Università degli Studi del Molise, il reparto di “Medicina dello sport e della riabilitazione cardiorespiratoria” completa l’integrazione fra azienda pubblica e ateneo nell’offerta di assistenza in un segmento particolare e al tempo stesso nevralgico.
Il lavoro del prof Guerra, ordinario di Anatomia, e della sua équipe nel campo della medicina sportiva viene da lontano. E ha permesso alla sanità pubblica di erogare servizi molto richiesti – si pensi solo alle numerose richieste di certificati per la pratica amatoriale e agonistica – pur con una carenza significativa di personale. Appunto, potendo contare sul supporto dell’Università.
Un’implementazione del Protocollo che lega le due istituzioni (Regione e Unimol), attuato concretamente dall’Asrem, ha consentito di ampliare il ventaglio di prestazioni che il programma assistenziale affidato a Guerra (Medicina dello sport, dell’esercizio fisico e valutazione funzionale dall’età evolutiva alla Senescenza) può erogare ai pazienti, molisani e non (e in non pochi casi si tratta di prestazioni che solo quel reparto eroga nel raggio di molti chilometri). L’attività, infatti, si è estesa alla riabilitazione cardiorespiratoria (dopo il pensionamento del dottore Musto con cui i clinici di Unimol collaboravano già).
La delibera del dg Giovanni Di Santo (firmata anche dai direttori sanitario e amministrativo dell’azienda Bruno Carabellese e Grazia Matarante) formalizza questo passo avanti, trasformando il programma assistenziale in unità operativa complessa del Cardarelli.
La sinergia fra servizio sanitario regionale e Università sta “ingranando la marcia” anche per quanto riguarda la formazione di medici che poi scelgono di restare in Molise (con Guerra lavorano professionisti, molisani e non, che si sono specializzati in Unimol). Dieci le scuole di specializzazione che, col passare degli anni e un inserimento meno eccezionale e più strutturale dei professori universitari al vertice di reparti non certo marginali, stanno dando il risultato di attrarre e convincere giovani talenti a dare il proprio contributo nelle strutture sanitarie pubbliche della XX Regione.

r.i.

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Scienza (e formazione) è donna: «Ricercatrici, armatevi di pazienza»

Solo il 31,2% dei giovani italiani tra i 25 e i 29 anni ha un laurea “contro” il 50% degli altri Paesi Ue. Il gap con il resto d’Europa è ancora più evidente quando si parla di discipline Stem (acronimo dall’inglese per scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) dove la media dei laureati in Italia è del 6,7%, rispetto al 12-13%.
Un divario, quello fotografato dagli ultimi dati Eurostat, che converrebbe colmare perché il mercato richiede 1,3 milioni di laureati e diplomati Its entro il 2027, ma si trova a fronteggiare una mancanza di 8.700 profili specializzati all’anno. Infine, c’è la “differenza” di genere. Secondo un’analisi di McKinsey, anche se il numero delle donne laureate supera quello degli uomini, solo un laureato su tre nelle materie Stem è di sesso femminile: il 38%. E le donne occupano soltanto il 22% di tutti i posti di lavoro tecnologici nelle aziende europee.
Ieri nella sede di Pesche dell’Università degli studi del Molise la cerimonia di premiazione della seconda edizione del concorso “Stem is a Woman”, ideato dalla sezione di Isernia della Fidapa (patrocinato dal Comune di Isernia, a margine il sindaco Castrataro ha definito «un onore» la partnership del progetto) con la partecipazione e l’impegno del dipartimento Unimol di Bioscienze del territorio diretto dalla professoressa Stefania Scippa. La formazione scientifica ha assunto «sempre più una rilevanza in termini di occupazione. Si stima che oltre il 75% dei nuovi lavori richiede un percorso formativo in ambito Stem», ha sottolineato la prof. «Io sono molto contenta di questa collaborazione – ha aggiunto riferendosi al concorso – perché ha un impatto di sensibilizzazione sulle nuove generazioni per l’avvio di questi percorsi». L’Unimol copre tre dei quattro ambiti Stem: biologico, informatico, ingegneristico. Manca solo quello matematico. «Penso sia una buona capacità di offerta quella della nostra università».
Testimonial d’eccezione due donne che nella vita hanno compiuto scelte di studi e carriera ancora in qualche modo considerate, a torto, maschili. Rita Mastrullo, prorettrice vicaria della Federico II: 50 anni da ingegnere, il titolo del suo intervento, e tante le sfide (vinte) da raccontare ai ragazzi che affollavano l’Aula Magna Galilei a Pesche. E Francesca Colavita: molisana, biologa specializzata in virologia, nel 2020 faceva parte del team che allo Spallanzani isolò il virus SarsCov2. «Da quell’esperienza, come tutti, abbiamo imparato che essere preparati e pronti è importanti, quindi il continuo lavoro è essenziale nel caso di nuove emergenze», ha detto. «Le malattie infettive sono imprevedibili, ce ne sono tantissime anche di nuove, quindi non si può escludere» un altro periodo difficile come quello dell’emergenza Covid. Quindi «è importante continuare a studiare, prepararsi anche a livello mondiale e stringere il più possibile collaborazioni a livello internazionale per unire le forze». Cruciale per la gestione delle infezioni emergenti, l’aspetto ambientale. «Il cambiamento climatico c’è – ha confermato Colavita – e sta influenzando la circolazione di molte infezioni». Ai giovani ieri mattina la giovane ricercatrice ha trasmesso la sua passione, il rigore dello studio continuo. E un consiglio: «Che i ragazzi seguano le loro passioni con determinazione, resilienza e, se si parla di ricerca, anche di pazienza».
Per l’ateneo molisano quella di ieri è stata anche l’occasione di un confronto sulle politiche di genere nell’accesso alla formazione e poi al mondo del lavoro. Ma non solo. Un futuro lavorativo solido, stimolante e che, come sancisce la Costituzione, realizzi le aspirazioni di ognuno si costruisce sulle competenze. Quelle scientifiche ma non solo. Ne è convinto il prorettore di Unimol delegato alle Iniziative strategiche Giuseppe Vanoli. E il tema delle competenze non è di genere. Fornirle a tutti i suoi studenti è uno dei pilastri della mission di un’istituzione di alta formazione. Certo, però, l’attenzione dell’Università al superamento degli ostacoli che ancora oggi impediscono la parità e mantengono spesso, e in troppi ambiti, intatto il soffitto di cristallo è alta. «Il rettore Brunese ha voluto mettere a punto il bilancio di genere, c’è un piano che verrà riapprovato nei prossimi anni». Iniziative, queste e altre, che dimostrano la linearità dell’ateneo nell’avere «atteggiamenti e gestioni coerenti con la possibilità che le donne partecipino alla vita lavorativa, accademica e agli studi». Altro è, ha concluso Vanoli, il dato di fatto. «Non è un tema di competenze. Le competenze sono dell’universo maschile e dell’universo femminile».
ritai

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Unimol e la sfida del futuro, il prof Vanoli la raccoglie e annuncia la sua proposta

Assodato che il rettore Luca Brunese al successore passerà un bouquet di sfide più che un testimone, il professor Giuseppe Peter Vanoli queste sfide le considera difficili.
E così le definisce, difficili, nella lettera con cui ieri ha comunicato all’ateneo la sua intenzione di candidarsi a guidare l’Università degli studi del Molise dal 2025 al 2031. Difficili, dunque. Non certo impossibili.
51 anni, ingegnere specializzato in Energetica, professore ordinario nei corsi di studio Ingegneria per la sostenibilità e la sicurezza delle costruzioni e Ingegneria medica, prorettore delegato alle iniziative strategiche. Un ingegnere con un background, un imprinting e un dna da manager. Interlocutore dei rappresentanti istituzionali – politici e non solo – e del mondo delle imprese, Vanoli in questi anni è stato lontano dai riflettori ma non dal Molise reale. Tanto che quando, qualche mese fa, le indiscrezioni sulla sua candidatura hanno cominciato a oltrepassare i confini del campus i meno aggiornati, o i più sorpresi da un nome diverso dai “soliti” (non quello di un direttore di dipartimento per esempio), forse erano proprio i giornalisti.
Nella nota inviata ai colleghi docenti, al personale tecnico amministrativo e ai rappresentanti degli studenti, il prof di Fisica tecnica (ha iniziato con un dottorato al Politecnico delle Marche, poi è stato associato di UniSannio e ha consolidato il suo percorso all’Unimol) non nasconde quale sarà il “risveglio” per l’ateneo molisano (e per tutti gli altri). Il Pnrr, booster per la ripresa post pandemica, ha rappresentato un’opportunità formidabile di sviluppo per la formazione e la ricerca. Unimol l’ha colta a pieno. Ma ora è tempo di pensare il “dopo”.
La proposta di Vanoli va nella direzione del rafforzamento della funzione dell’Università come ateneo di un’intera regione e sempre più attrattivo per chi molisano non è. Qualità della didattica, infrastrutture adeguate e iniziative «volte a facilitare l’accesso a sbocchi occupazionali stimolanti dovranno costituire un polo di attrazione per gli studenti». In Molise, prosegue il candidato alla successione di Brunese, la qualità dell’offerta formativa può avere un impatto ancora più rilevante in un’area che «si trova a dover affrontare il rischio di un progressivo declino aggravato anche dal fenomeno dello spopolamento».
Un ateneo più forte, consapevole di quello che ha fin qui realizzato e di quanto potrà in futuro concretizzare. Per ottenere questo risultato «è fondamentale garantire che la nostra Università resti libera da ogni condizionamento, che continui ad essere un luogo di dibattito aperto e costante e che possa rappresentare effettivamente un trampolino di lancio verso il futuro per le nostre studentesse e per i nostri studenti».
Una sfida anche questa. Rilanciata all’Università che da qualche anno ha festeggiato i suoi primi 40 e prova sulla pelle la difficoltà di essere totalmente padrona del proprio destino (le sole condizioni di contesto territoriali spiegano già molto di questa difficoltà).
Si voterà in primavera, il 9 aprile (le candidature possono essere formalizzate fino al 10 marzo), c’è molto tempo per un dibattito che la realtà economica e sociale impone senza possibilità di sfuggirvi. Riguarderà gli assetti, i pesi, gli equilibri interni e le prospettive dell’Università. Anche, giocoforza, l’avvenire della XX Regione. Ufficializzando la sua proposta, il prof Vanoli ha fissato un punto di partenza. Un punto fermo.

rita iacobucci

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