«Siamo fiduciosi nell’approccio del nuovo Ceo di Stellantis»

Tra i nodi da sciogliere per il futuro del territorio c’è quello relativo alla vertenza Stellantis, ne abbiamo parlato col senatore di Fdi, Costanzo Della Porta. «Sul fronte industriale, non parliamo soltanto di Termoli, ma di una questione che riguarda tutti gli stabilimenti Stellantis in Italia e all’estero. Il governo attende la presentazione del nuovo piano industriale: l’amministratore delegato Filosa, che ha preso il posto di Tavares, ha mostrato un approccio diverso e si è preso del tempo, giustamente, per portare al tavolo governativo un progetto che ridisegni il futuro dell’azienda. Attendiamo di conoscere le proposte, per capire come il governo Meloni potrà intervenire a sostegno di un settore in crisi ma al tempo stesso fondamentale come l’automotive. È evidente che, in un clima simile, i lavoratori abbiano paura per il proprio futuro. A Termoli si parla di un nuovo cambio destinato alle vetture ibride, ma anche questo rientra nel piano che l’azienda dovrà illustrare alle istituzioni. Mi auguro che lo faccia al più presto, perché le maestranze hanno bisogno di certezze: non importa se si produrranno motori, cambi o batterie, l’importante è garantire continuità occupazionale. Il lavoro è la priorità assoluta. Il nodo principale, però, riguarda la cornice normativa europea: il Green Deal. L’Europa ha fissato il 2035 come termine per lo stop alle auto con motore endotermico, ma il governo italiano ha chiesto un rinvio, ritenendo la scadenza troppo ravvicinata. A questa posizione si sono accodati anche altri Paesi. Se l’Unione europea deciderà comunque di accelerare verso il full electric, dovrà necessariamente mettere in campo risorse economiche, perché non si può chiedere agli imprenditori di andare contro un mercato che non è ancora pronto senza fornire adeguati strumenti di sostegno. L’attenzione del governo non riguarda solo Termoli ma l’intero comparto industriale dell’automotive. Certo, Termoli oggi si trova in una fase di limbo: la normativa europea aveva aperto alla possibilità della Gigafactory, ipotesi che non è stata affatto scartata. Tuttavia, è necessario calibrare meglio le richieste dell’Europa, che in certi aspetti risultano vessatorie rispetto alle reali condizioni di mercato. Credo che nel giro di qualche mese avremo notizie più concrete da comunicare».

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Mare sicuro: oltre 420mila passeggeri monitorati tra Termoli e le Tremiti

Oltre 420.000 passeggeri monitorati, 38 salvataggi, 4.100 controlli e 1.200 mq di mare restituiti alla legalità. Sicurezza, vigilanza e tutela ambientale: sono state queste le direttrici dell’operazione estiva 2025 condotta dalla Guardia Costiera lungo la costa molisana e nell’arcipelago delle Isole Tremiti, sotto la giurisdizione della Capitaneria di porto di Termoli. L’attività, avviata il 16 giugno e conclusa il 21 settembre, ha accompagnato per tutta la stagione balneare bagnanti, diportisti e operatori turistici, garantendo ordine e assistenza in uno dei tratti più frequentati del medio Adriatico. A presidiare il territorio, pattuglie terrestri e mezzi navali della Capitaneria di porto di Termoli e dell’Ufficio locale marittimo delle Tremiti, impegnati quotidianamente in uno scenario caratterizzato da un forte afflusso turistico. Nei soli tre mesi da giugno ad agosto, i militari hanno monitorato il transito di oltre 180.000 passeggeri nel porto di Termoli e più di 243.000 nei due approdi isolani, a conferma della centralità del compartimento marittimo nel sistema dei collegamenti estivi. L’attività operativa ha prodotto oltre 4.100 controlli, con l’irrogazione di 133 sanzioni amministrative per un totale di 65.542 euro, 3 sequestri amministrativi, 1 penale e 12 informative di reato trasmesse all’Autorità Giudiziaria. Particolarmente significativa l’azione di contrasto all’occupazione abusiva del demanio marittimo: circa 1.200 metri quadrati di aree e specchi acquei sono stati restituiti alla libera fruizione. Sul fronte della salvaguardia della vita umana in mare, sono state 38 le persone tratte in salvo, prevalentemente bagnanti e diportisti in difficoltà. In crescita anche il numero dei bollini blu rilasciati ai diportisti, che hanno raggiunto quota 80, contribuendo alla razionalizzazione dei controlli in mare e alla semplificazione delle verifiche di routine. «È stata un’estate di intenso ed ininterrotto impegno per garantire la sicurezza in mare e sulle spiagge – ha dichiarato il Capitano di Fregata Giuseppe Panico, Capo del Compartimento marittimo di Termoli – il rafforzamento del dispositivo operativo e la presenza capillare dei militari, uniti alle attività di informazione e prevenzione, hanno giocato un ruolo chiave nell’accrescere la sicurezza». «I dati parlano chiaro – ha aggiunto Panico –: l’azione condotta conferma la sintesi concreta dei compiti e delle responsabilità del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, al servizio di chi ama, lavora e vive il mare».

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Non ci sono più vongole, il dramma degli armatori

Nel porto le vongolare restano immobili, legate agli ormeggi come da troppo tempo accade. La loro prua guarda il mare ma non lo solca: da agosto e fino alla fine di ottobre il comparto termolese della pesca alle vongole ha scelto ancora una volta di fermarsi. Una scelta che non nasce da calcoli economici, ma dall’amara constatazione di un mare sempre più povero, incapace di garantire la riproduzione naturale della chamelea gallina, il mollusco che per decenni ha sostenuto famiglie e tradizioni. Una decisione sofferta ma necessaria, nata dall’intreccio di valutazioni scientifiche, richieste del consorzio e pareri ministeriali, tutti concordi nel ritenere indispensabile la tutela di un ecosistema marino sempre più fragile. Le ultime analisi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise hanno infatti confermato un drastico depauperamento dei banchi naturali lungo il litorale molisano, con livelli di biomassa commerciale molto inferiori alla soglia di sostenibilità. In questo contesto, il Co.Ge.Vo. Termoli ha chiesto e ottenuto la proroga del fermo pesca, sostenuto da una deliberazione assembleare e da un fitto scambio con il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. L’attività in mare, al momento, è limitata soltanto a uscite di monitoraggio scientifico insieme ai biologi dell’Izs, come quella avvenuta questa mattina. Al rientro, abbiamo raccolto la testimonianza di Basso Colonna, uno degli armatori storici del comparto. «Ieri mattina – spiega Colonna – abbiamo fatto due prelievi, due transetti nei punti che avevamo individuato come migliori. La mia barca di solito è quella che si occupa di questi sondaggi: a nord, a luglio, avevamo trovato un po’ di novellame e siamo andati a vedere la situazione. Ma ora abbiamo trovato il deserto: né bucce, né vongole, più niente. Così ci siamo spostati a sud, in un’altra zona che speravamo potesse dare qualche segnale positivo. In realtà sono comparse altre specie di molluschi, che in dialetto chiamiamo “paparazzi”, ma non sono commerciabili, non hanno mercato. Dunque, non servono a nulla». La difficoltà maggiore, sottolinea Colonna, è la totale assenza di riproduzione naturale: «Il problema grosso è che non vediamo novellame. Non c’è stata la moria come in passato, ma non c’è nemmeno crescita: non si riproducono, c’è come un’infertilità. E questo ci preoccupa tantissimo. Non sappiamo quale sia la causa, i biologi stanno ancora studiando la situazione e non hanno ancora fornito risposte definitive. L’anno scorso sembrava esserci un po’ di ricambio, ma anche quello si è perso, ed eccoci di nuovo al punto zero». La sospensione delle attività non è un fatto recente: «Sulla carta – prosegue Colonna – questo nuovo fermo dura due mesi, ma in realtà sono oltre due anni che non riusciamo a lavorare davvero. L’ultima giornata di pesca l’abbiamo fatta a dicembre 2023, dopodiché non siamo più riusciti a portare a terra neanche un carico. Non è che non vogliamo uscire: semplicemente non c’è prodotto e le spese superano di gran lunga i ricavi. Siamo venti famiglie che vivono di questo mestiere, ma i numeri sono drammatici». Il tema dei ristori, recentemente erogati dalla Regione Molise per circa 200mila euro, non basta a tamponare l’emergenza: «Quei fondi – commenta Colonna – servono solo ad alleviare in minima parte la ferita. È come mettere acqua ossigenata su una piaga profonda. La verità è che ci vorrebbero risorse ben più consistenti, perché io faccio questo lavoro da quarant’anni e non ho mai visto una situazione simile. Se almeno trovassimo il seme delle vongole, potremmo sperare in un futuro, ma non c’è proprio nulla. Questa non è una crisi, è una tragedia».
Il comparto dei molluschi bivalvi non è nuovo alle difficoltà, spesso aggravate anche da fattori esterni. «Al Nord – ricorda Colonna – i banchi vengono distrutti dal granchio blu. Anche noi lo abbiamo avuto, ma non quest’anno. Stavolta sono state altre cause, ancora sconosciute, a dare il colpo di grazia. Per questo i prelievi e gli studi sono fondamentali: non servono solo a fare una diagnosi, ma anche a cercare possibili soluzioni. Noi monitoriamo insieme ai biologi, ma purtroppo non riusciamo nemmeno a vedere il novellame per poterlo analizzare. È come se il ciclo vitale delle vongole si fosse interrotto». Il messaggio che arriva dal mare di Termoli, dunque, è chiaro: senza una risposta scientifica rapida e un sostegno concreto, il comparto rischia di non rialzarsi più.

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