Ferrovia elettrica fino a Isernia, collaudo ok: nuovi treni dal 2023

Venerdì scorso la comunicazione di Rete ferroviaria italiana: sul tracciato da Venafro a Isernia sono terminate tutte le fasi di intervento, quindi – ha spiegato l’assessore regionale alle Infrastrutture Vincenzo Niro nella puntata di “Conto alla rovescia” su Teleregione – «possono essere approntati in esercizio i treni elettrici».
Il primo lotto dell’intervento di elettrificazione e velocizzazione della tratta regionale molisana su ferro è quindi completo anche di collaudo, stando a quanto spiegato da Niro. I lavori ora devono proseguire fino a Campobasso. Si stima che si concluderanno entro la fine del 2022 per poi vedere anche in quel caso il collaudo entro la primavera prossima. «Intanto il collega Pallante (assessore ai Trasporti, ndr) può attrezzare il trasporto su treni elettrici», ancora Niro su Teleregione.
Quanto manca allora al ‘sogno’ di salire su un convoglio a Campobasso e raggiungere Roma – senza percorrenze su autobus sostitutivi fino a Isernia, in questo caso per salire su un convoglio diesel, Roccaravindola e Venafro come adesso – in meno (molto meno, è la promessa) di tre ore? Non tantissimo, ma neanche poco.
Perché, spiega Quintino Pallante, lui ha lasciato cadere l’ipotesi prevista dall’accordo originariamente preso con la giunta Frattura di viaggiare per un anno e mezzo su treni ibridi, che potessero cioè viaggiare anche sulla vecchia linea e mentre si eseguivano i lavori (fino a Campobasso in questo caso). «Sarebbe stato uno spreco alla fine acquistare mezzi da usare solo per un anno e mezzo e poi comunque dover rinnovare il parco mezzi con quelli elettrici». Quindi, pare di capire, su treni elettrici si viaggerà una volta che tutta la tratta fino al capoluogo di regione sarà in esercizio. «Nel bilancio che abbiamo approvato in giunta e che ora passa al Consiglio – rivendica però Pallante – intanto abbiamo appostato 70 milioni di fondi europei per l’acquisto dei nuovi treni, almeno 8. L’acquisto, insieme ai servizi, farà parte del nuovo contratto con Trenitalia che conto di rinnovare con un anno di anticipo sulla scadenza del 2023 con una riduzione dei servizi su gomma e dei costi». Sarà Trenitalia a comprare i convogli per conto della Regione e Pallante punta così ad averne subito i primi. In tempo per la fine dei lavori. Inoltre, aggiunge con un certo orgoglio, «per la prima volta il bilancio prevede la copertura totale dei costi del trasporto su gomma e su ferro per tutti e tre gli anni a venire». Circa 60 milioni di euro, che negli anni precedenti non si era riusciti ad appostare con i conseguenti ritardi nei pagamenti.
A proposito di ritardi, entrambi gli assessori ammettono che l’elettrificazione della ferrovia è indietro di almeno un anno in base al cronoprogramma. Ed entrambi riconducono al Covid, e alla conseguente accresciuta farraginosità dell’amministrazione nel rilasciare le autorizzazioni (lo ha specificato Niro), il ritardo nei lavori.

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Tagli alle corse, Pallante rassicura: niente riduzioni nella rete dei servizi minimi

«Nessun taglio a chilometri o corse, che anzi saranno efficientate. Una cosa è il piano trasporti, altra è la rete dei servizi minimi, vale a dire quelli ‘intoccabili’, da garantire comunque, che stiamo per approvare in giunta e conterrà un’offerta di oltre 12 milioni di chilometri». L’assessore regionale ai Trasporti Quintino Pallante interviene sulla rimodulazione del servizio su gomma contenuta nell’allegato al piano che si occupa del trasporto collettivo. E ribadisce che quell’impianto è stato reso necessario da una sentenza della giustizia amministrativa intervenuta in un contenzioso fra due ditte.
Rispetto all’offerta attuale di 12,2 milioni di chilometri e 1.502 corse, la distribuzione contenuta nel documento è di 11,2 milioni e 1.346 corse (156 in meno).
«Il piano non poteva che recepire la vecchia rete dei servizi minimi, che nelle more della redazione del documento è stata pure annullata. Ma a quella rete si sono aggiunte negli anni le cosiddette corse aggiuntive. Corse che si sono rese necessarie nel tempo per esigenze, per esempio, scolastiche o lavorative. Nella nuova rete dei servizi minimi – spiega Pallante – anche i chilometri aggiuntivi diventeranno intoccabili, come i livelli di assistenza in sanità per capirci. Quindi l’offerta che sarà posta a base della gara per la gestione del servizio sarà di oltre 12 milioni di chilometri. Insieme ai sindaci abbiamo definito alcune modifiche che ottimizzano le percorrenze in base alle esigenze e tra qualche giorno il documento sarà approvato con delibera di giunta», conclude.

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Il piano trasporti taglia 156 corse: vincolo a 11 milioni di chilometri

La polemica era montata già a metà gennaio, quando la bozza del piano trasporti fu trasmessa ai Comuni: i chilometri affidati alle ditte dalla Regione sono 11,2 milioni. Uno in meno rispetto all’offerta attuale. L’assessore Pallante e la struttura regionale spiegarono che si tratta di un passo indietro dovuto al ritorno alla rete originaria reso necessario da una sentenza del Tar. Ostacolo superabile con l’inserimento delle corse aggiuntive nella rete dei servizi minimi. Ma l’allegato al piano trasporti intitolato “sistema del trasporto collettivo” è chiaro e fissa il taglio di un milione di chilometri: da 12,2 a 11,2 milioni. “Offerta di trasporto attuale”, si legge a pagina 18: 1.502 corse. “Distribuzione delle risorse”, molte pagine e spiegazioni ultra tecniche dopo (pagina 69): 1.346 corse. Sono ben 156 in meno. A cedere spazio sono soprattutto le corse ordinarie (790 in luogo delle attuali 950). Mentre quelle scolastiche (381) restano identiche e quelle destinate agli operai aumentano di 4 (sulla linea Bojano-Isernia), da 171 a 175.
Gli attuali 12,2 milioni di chilometri sono distribuiti fra 29 aziende. «Il quadro dei servizi su gomma, benché polarizzati su due aziende principali, vede operare circa 28 aziende di trasporto collettivo. Una tale frammentazione non può che avere condotto negli anni a inefficienze di servizio ormai strutturali e consolidate. In assenza di un piano complessivo, non esiste alcuna forma di coordinamento e di integrazione di servizi (destinazioni servite e orari di servizio). A questo si aggiunge un contesto operativo che vede tutti contratti di servizio in fase di proroga permanente e senza alcun tipo di valutazione quantitativa e oggettiva sull’aggiornamento dei corrispettivi, né un controllo continuo e certo sui flussi di domanda realmente trasportati, né sui titoli di viaggio realmente venduti. Non esiste un sistema di controllo di qualità del livello di servizio offerto, né un monitoraggio delle esigenze di spostamento. Alle citate problematiche organizzative si aggiunge un parco mezzi obsoleto, inquinante, non confortevole e soggetto a continue attività di manutenzione». È l’esordio non felice ma non smentibile del documento.
Rispetto all’analisi della domanda di trasporto pubblico, sono quattro i principali centri attrattori: Campobasso, Isernia, Termoli e Larino, che generano o attraggono il 76% degli spostamenti giornalieri. Di conseguenza l’offerta è fortemente polarizzata su questi centri.
Il documento poi in sintesi spiega come saranno progettati i servizi, adottando cioè i seguenti criteri: «Analisi delle sovrapposizioni (overlap analysis). Analisi dettagliata dei programmi di esercizio attuali, al fine di individuare corse o linee che si ritiene non debbano appartenere all’insieme dei “servizi minimi” ai sensi della vigente legislazione. Riprogettazione delle corse per tener conto della necessità di rispettare il vincolo di budget di circa 11 milioni di veic-km/anno; sui servizi radiali (che collegano i principali centri fra loro e con quelli minori, ndr), sarà necessario effettuare dei sensibili tagli».
Il linguaggio è burocratico ma chiaro.
Se l’impianto sarà poi cambiato, come l’assessore e la struttura tecnica hanno assicurato due mesi fa è una buona intenzione di cui sicuramente le amministrazioni locali coinvolte avevano dato atto.
Ma sarà utile sapere in attesa della rete dei servizi minimi, visto che il piano trasporti programma dal 2022 al 2031, che «chiunque – è precisato nella delibera della giunta Toma di approvazione dell’atto – potrà presentare osservazioni entro dieci giorni dalla data di pubblicazione dell’avviso di pubblicazione ufficiale della bozza di Piano definitivo dei Trasporti corredata dei successivi documenti acquisiti, decorsi i quali si procederà al completamento dell’iter di approvazione».

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