Pizzone II, «ecco perché le criticità non saranno superate»

Ieri il coordinamento ha organizzato un’assemblea pubblica, a Castel San Vincenzo, nella piazza Umberto I, con vista sullo splendido lago turchese, uno dei tesori ambientali di questo territorio.
Alle 15:00 l’assemblea è stata preceduta da un incontro informativo per illustrare perché, nonostante le presunte modifiche, l’opera resterebbe devastante per l’ambiente interessato, e incompatibile con l’esigenza di tutela di un territorio ad alto pregio naturalistico.
Il 17/01/24 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) aveva concesso ad Enel una ulteriore sospensione, fino al 31/08/24, per consentirle “una revisione sostanziale del Progetto secondo una nuova soluzione tecnica”. Alla scadenza della precedente sospensione, il 12/01, Enel aveva infatti “messo in luce la necessità di apportare una serie di modifiche” riguardanti gli ambiti di impatto in seguito alle molte osservazioni ricevute, e svolgere nuovi rilievi e indagini. Ebbene, il Coordinamento No Pizzone II ha preso in considerazione gli ambiti d’impatto e le presunte mitigazioni che i funzionari Enel avevano indicato al MASE, dimostrando che non risolvono minimamente nessuna delle criticità.
È stata distribuita ai presenti una scheda riassuntiva.
Invasività dell’impianto sui laghi di Montagna Spaccata e Castel San Vincenzo. Enel aveva indicato come mitigazione la riduzione delle oscillazioni del livello degli invasi di Castel San Vincenzo e Montagna Spaccata, attraverso la riduzione della potenza installata da 300 a 150 MW. Il Coordinamento ha rilevato che nonostante la riduzione della potenza, si determinerebbe comunque uno stravolgimento dei laghi. Infatti la quotidiana oscillazione dei livelli renderebbe in ogni caso le rive perennemente fangose e impraticabili per ampie superfici, mentre le acque subirebbero un intorbidamento certo. Inoltre, l’impianto resterebbe predisposto per un futuro aumento di potenza. L’invasività dei lavori di realizzazione dell’opera, come lo svuotamento dei due bacini per lunghi periodi, risulterebbe letale per l’economia locale, in particolare per le attività turistiche che a fatica si stanno affermando.
Interferenza dell’opera in fase di realizzazione e di esercizio. Enel aveva indicato di voler spostare le opere permanenti d’impianto in superficie al di fuori dell’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM). L’eliminazione di cantieri, strade di accesso, aree di rimessa del materiale di scavo dall’area del PNALM, con lo spostamento in aree esterne al perimetro del parco. Il Coordinamento ha rilevato che Caverna, Tunnel e pozzi piezometrici verrebbero realizzati nel ventre dei monti Mattone e La Rocca, nel cuore del PNALM così come il cantiere principale. Tutti gli altri cantieri ricadrebbero comunque nell’area di protezione esterna del PNALM, anch’essa sottoposta a tutela ambientale, importante corridoio ecologico per le specie, primo tra tutti l’orso che pagherebbe pesantemente le conseguenze del forte disturbo e della frammentazione dell’habitat.
Disboscamenti. Enel indicava la riduzione del numero ed estensione cronologica e di superficie dei cantieri, con la conseguente riduzione delle superfici soggette a taglio di alberi. Il Coordinamento rileva che i disboscamenti sarebbero inevitabili in conseguenza delle attività di realizzazione dell’opera, a partire dalla viabilità dei mezzi meccanici.
Impatto dei cantieri. Enel indicava l’intenzione di spostare i cantieri in aree a ridotta visibilità. Il Coordinamento ha rilevato che la movimentazione e il trasporto di materiale e detriti determinerebbe uno stato di fortissima contaminazione da polveri sottili dell’aria.
Invasività degli scavi. Enel aveva indicato l’intenzione di modificare le tecnologie di scavo, da convenzionale (dinamite) a meccanizzato con frese, e la riduzione dei volumi di scavo, mediante la riduzione delle opere di accesso in sotterraneo consentita dal cambiamento di tecnologia. Il Coordinamento ha rilevato che il diametro dei tunnel (sei metri), così come quelli della condotta forzata e dei pozzi piezometrici resterebbe invariata. Ulteriori scavi sono previsti per i tunnel di servizio. Inoltre l’area interessata dalla realizzazione delle opere risulta attraversata da una faglia sismica attiva e capace. Su aree con queste caratteristiche vige l’inedificabilità assoluta per ovvie ragioni di sicurezza. Tunnel, pozzi, condotta forzata e centrale in caverna verrebbero scavati nel monte Mattone che è quasi interamente classificato al più elevato grado di rischio idrogeologico per frana da scivolamento. Anche su tali aree vige il divieto di edificazione.
Incidenza dell’opera sulle falde acquifere. Enel aveva indicato la necessità dell’adozione di specifici accorgimenti di progetto al fine di evitare perturbazioni della falda (in particolare un nuovo tracciato delle opere sotterranee redatto su uno specifico modello idrogeologico dell’area, tracciato al di sopra dei livelli di falda misurati e comunque con tecnologie di scavo impermeabili). Il Coordinamento ha rilevato che ad oggi non risulta essere stato elaborato alcuno studio sulla possibile variazione che l’opera avrebbe sul regime delle acque. Non vi è garanzia alcuna che il percorso dei tunnel (obbligato in considerazione del percorso orizzontale tra i laghi), non vada a interferire con sorgenti sotterranee. La stessa portata del fiume Volturno verrebbe messa a rischio dalla realizzazione degli scavi.
Elettrodotti. Enel indicava la modifica della soluzione di allacciamento, da spostare al di fuori delle aree antropizzate ed in sotterraneo, necessariamente da concordare con TERNA. Il Coordinamento ha rilevato che la realizzazione di un mega elettrodotto di tale portata (le torri sono alte 40 metri), deturperebbe il paesaggio in maniera impressionante. Non vi sarebbe possibilità di scongiurare l’esposizione da campi elettromagnetici per i residenti nelle aree prossime. Inoltre sarebbe altamente letale per tantissimi uccelli. Studi recenti dimostrano infatti che la presenza di elementi estranei all’ambiente naturale che rapaci ed altri uccelli non riescono a vedere, costituisce la principale causa di mortalità per l’avifauna.
Alle ore 16.00 è poi iniziata l’assemblea, molto partecipata, che è stata un significativo momento di confronto aperto su una vicenda decisiva per il destino dei nostri territori. In particolare ci si è confrontati sulle modalità di prosecuzione della lotta: il 31 agosto, scadenza che il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha concesso all’Enel, si avvicina».

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Cerro al Volturno. Camionista colto da malore e salvato dalla Polstrada

È stato colto da un malore mentre era alla guida del suo camion. Per fortuna, l’uomo, un 55enne che viaggiava in direzione Castel di Sangro sulla statale 652, appena ha avvertito i primi sintomi ha accostato il mezzo pesante al margine della carreggiata e si è fermato in una piazzola di sosta in territorio di Cerro al Volturno. Poco dopo alla sala operativa sezionale della Polizia stradale è arrivata la telefonata della moglie dell’uomo, preoccupata perché il marito non le rispondeva più al telefono. L’operatore, compresa la gravità della situazione, dopo aver acquisito la posizione del mezzo tramite il GPS installato al suo interno, ha inviato celermente un equipaggio. Gli agenti del Distaccamento di Polizia Stradale di Agnone giunti sul posto hanno constatato le condizioni dell’uomo che era in stato di semi-incoscienza e respirava affannosamente. Dopo aver allertato il 118 i poliziotti hanno prestato il primo soccorso fino all’arrivo dell’ambulanza. Il camionista è stato successivamente trasportato d’urgenza presso l’ospedale Veneziale di Isernia dove è stato sottoposto alle cure mediche. Grazie alla rapidità con cui sono stati prestati i soccorsi è stato scongiurato il pericolo di vita. La Polizia Stradale ricorda a tutti gli utenti della strada l’importanza di rispettare le norme di sicurezza e di prestare sempre massima attenzione ai segnali di malessere durante la guida, invitando a fermarsi immediatamente e chiedere aiuto in caso di necessità.

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Sesto Campano. Perde il controllo dell’auto ed esce fuori strada, muore un 50enne di Melfi

Ancora sangue lungo le strade molisane. L’ennesimo incidente è costato la vita ad un uomo di 50 anni di Melfi che ieri pomeriggio, intorno alle 17, ha perso il controllo della sua auto lungo la Statale 85, in territorio di Sesto Campano. La Fiat 500 L è uscita fuori strada finendo la sua corsa in una scarpata. A bordo della vettura, oltre al 50 enne, anche i tre figli di 15, 13 e 12 anni. Immediato l’intervento dei sanitari della Croce rossa che, arrivati sul posto, hanno tentato di rianimare il conducente ma purtroppo per lui non c’era più nulla da fare. Non è escluso che il 50enne possa essere stato colto da un malore mentre era al volante: sulla strada, infatti, non ci sarebbero segni di frenata e, al momento dell’incidente, nessun altro mezzo stava transitando in direzione opposta. I tre figli sono stati trasportati al pronto soccorso dell’ospedale Veneziale di Isernia ma le loro condizioni non sarebbero gravi. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno estratto i feriti dall’abitacolo, e i carabinieri di Venafro che hanno effettuato tutti i rilievi del caso. Spetterà ai militari dell’arma ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. La salma del 50enne è stata trasferita all’obitorio del Veneziale e il magistrato di turno ha disposto solo l’ispezione cadaverica.
Stando alle prime informazione la famiglia era da qualche giorno in vacanza in Molise e ieri pomeriggio aveva deciso di fare una gita nella valle del Volturno. Una vacanza che, purtroppo, ha avuto un tragico epilogo.

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