Moderno e all’avanguardia, il Municipio di Pozzilli torna al centro del paese

Una vera e propria “casa di vetro:” taglio del nastro ieri mattina per il nuovo Municipio di Pozzilli. Presenti all’evento tutte le autorità, a cominciare dal prefetto di Isernia Franca Tancredi, l’eurodeputato Aldo Patriciello, il presidente del Consiglio regionale Quintino Pallante, il vice presidente del consiglio regionale Stefania Passarelli, il sindaco facente funzioni Giacomo Del Corpo, il presidente della Provincia Daniele Saia e i sindaci dei comuni limitrofi. Presenti anche le massime autorità militari e religiose del territorio. A fare da corona all’evento i bambini delle scuole cittadine.
Anni di lavoro per arrivare a costruire l’edificio al posto del precedente, in pieno centro e lungo il corso principale di Pozzilli. Una struttura avveniristica, che vede una particolare cura di tutti gli aspetti, da quelli architettonici a quelli ambientali, con massima cura del verde con aiuole di fiori all’esterno, ingresso principale con tutti gli accorgimenti di sicurezza, zero barriere architettoniche, vetrate ampie per dare la giusta luminosità naturale agli interni, ambienti di classe e accoglienti per uffici, personale, cittadini e amministratori.
Sulle ceneri della vecchia struttura oggi si può ammirare un edificio realizzato con tecnologie innovative e a basso impatto ambientale. E così il Municipio ritorna finalmente al centro del paese, tra i cittadini, dopo essere stato spostato nella sede all’interno del Consorzio Industriale.
Grande la soddisfazione da parte dell’ex sindaco Stefania Passarelli, oggi vice presidente del consiglio regionale. L’opera, infatti, fu prima pensata e poi realizzata durante il suo mandato. «Un obiettivo centrato – dichiara soddisfatta l’ex primo cittadino di Pozzilli -, raggiunto con determinazione e tanto impegno. Un sogno che si realizza, nei fatti: la nuova sede del Comune di Pozzilli, torna nel cuore pulsante di Pozzilli, al centro della vita e della quotidianità di tutta la comunità. Perché è la casa di ogni cittadino ed è oggi una sede moderna e all’avanguardia, che garantirà finalmente sicurezza ai dipendenti che vi lavorano e alla comunità che ogni giorno lo frequenta».
Tutto è stato fatto nel pieno rispetto delle regole, superando tutti gli ostacoli, soprattutto quelli di natura burocratica che non sono mancati prima di arrivare al traguardo e consegnare alla comunità di Pozzilli la sede comunale. Ancora una volta l’ex sindaco Stefania Passarelli, oggi membro del consiglio regionale, ha voluto ricordare alcuni momenti di questo lungo percorso del cantiere appena chiuso: «Poco prima del mio insediamento, nel 2015, crollarono i solai della vecchia struttura. Fra gli obiettivi che volevo portare a compimento – sottolinea Passarelli – c’era anche quello di riaprire quella sede comunale, di renderla un luogo funzionale ed efficiente. Abbiamo lavorato con passione e impegno per individuare e reperire i fondi necessari alla progettazione e ai lavori, nel 2020 sono iniziate le opere di demolizione e poi è arrivata l’emergenza pandemica che ha di fatto fermato tutto. Ma non appena è stato possibile riprendere le attività in sicurezza – conclude la vice presidente del consiglio regionale -, i lavori sono andati avanti speditamente per arrivare oggi al taglio del nastro della nuova sede comunale, il luogo della città che ritorna ai suoi cittadini. Non posso che esserne orgogliosa. Il mio impegno continuerà ad essere per i molisani e per questa terra meravigliosa».
Il sindaco facente funzioni Giacomo del Corpo, nel prendere la parola, ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile il raggiungimento dell’obiettivo, a cominciare da Stefania Passarelli, per arrivare poi ai progettisti, alla ditta e a chi ha lavorato nel cantiere senza sosta.
Una bella festa, dunque, ieri per i cittadini che hanno ricevuto le chiavi del nuovo Municipio, luogo simbolo di appartenenza a una comunità. Un luogo a Pozzilli che diventa, ora, luogo di tutti.

M.F.

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Dal traffico alle autorizzazioni, misure per la Piana di Venafro

Misure ad hoc per il contenimento delle emissioni nella Piana di Venafro – dalle limitazioni al traffico veicolare alla revisione delle Aia e delle altre autorizzazioni ambientali rilasciate alle industrie – e azioni permanenti valide su tutto il territorio regionale. Con l’introduzione, per la prima volta in Italia – sottolinea l’assessore all’Ambiente Andrea Di Lucente – dell’individuazione e dell’aggiornamento delle cosiddette “Bat”, acronimo inglese indica in italiano le “migliori tecniche disponibili per gli impianti di combustione”, attraverso una call specifica in modo, ancora le parole del vicepresidente della giunta di Palazzo Vitale, «da attirare innovazioni tecnologiche che migliorino la qualità dell’aria».
Sono i contenuti principali dell’integrazione al Priamo (Piano regionale per la qualità dell’aria del Molise) che l’esecutivo guidato da Francesco Roberti ha approvato nella seduta di mercoledì su proposta di Di Lucente. Un documento, ha sintetizzato sui social lo stesso assessore ieri mattina, che contiene «misure di emergenza, ma anche una serie di innovazioni per il futuro. È stato un lavoro corale, grazie allo sforzo della task force sull’inquinamento che ho istituto da dicembre presso l’assessorato all’Ambiente».
Varato nella passata legislatura, il Priamo ha subito circa un anno fa una battuta d’arresto con l’accoglimento da parte del Tar di uno dei motivi di ricorso proposti dall’associazione “Mamme per la Salute” di Venafro e dal Wwf. I giudici amministrativi ne hanno quindi ordinato un’integrazione con misure concrete di riduzione delle emissioni in ragione degli sforamenti registrati nella Piana di Venafro (Pm10 e NO2). È di qualche giorno fa la diffida delle associazioni alla Regione, sollecito a cui Di Lucente ha risposto che il documento – in ottemperanza alla sentenza 175/2023 del Tar – era già pronto per il vaglio dell’esecutivo. Mercoledì la delibera che ora passa all’attenzione delle commissioni di Palazzo D’Aimmo e poi all’Aula per il varo definitivo.
Per quanto riguarda la Piana di Venafro, si legge nel documento, «al fine di ridurre le emissioni in atmosfera e di contenere le emissioni di PM10, ossidi di azoto NO2 e precursori dell’ozono, ogni qual volta, sulla base dei sistemi di monitoraggio esistenti, si registrino livelli di superamento in atmosfera delle soglie di contenimento e dei valori di emissione (…) sono previste le seguenti misure», di competenza della Regione. Tra le altre: limitazione del traffico veicolare; limitazione dei combustibili a biomassa per i generatori di calore e per gli impianti termici, a uso civile e industriale e per le altre attività produttive, compresa l’agricoltura; limitazione del riscaldamento e dei generatori di calore negli edifici a uso civile e industriale, di proprietà o in possesso di soggetti pubblici o privati, attraverso l’abbassamento di uno o più gradi della temperatura, in determinate fasi della giornata e per determinati periodi di tempo, anche delegando l’esercizio del potere di controllo ai Comuni interessati e alla Provincia di Isernia; limitazioni e prescrizioni idonee a limitare le emissioni in atmosfera che si possono produrre per le attività dei cantieri stradali, comprese macchine e veicoli da cantiere; limitazioni imponibili a tutela della popolazione infantile e a tutela delle altre categorie di soggetti titolari di interessi sensibili; prescrizioni per prevenire o limitare le emissioni in atmosfera che si producono nel corso delle attività agricole relative a coltivazioni, allevamenti, spandimento dei fertilizzanti e degli effluenti di allevamento, ferma restando l’applicazione della normativa vigente in materia di rifiuti, combustibili, fertilizzanti, emissioni in atmosfera e tutela sanitaria e fito-sanitaria; prescrizioni di limitazione delle combustioni all’aperto, in particolare in ambito agricolo, forestale e di cantiere, ferma restando l’applicazione della normativa vigente in materia di rifiuti, combustibili, emissioni in atmosfera e tutela sanitaria e fito-sanitaria; revisione e riesame delle Aia e delle altre autorizzazioni ambientali, previste dalla legge, relative alle attività produttive insediate nella Piana di Venafro; verifica di coerenza con il vigente Piano regionale Integrato per la qualità dell’aria del Molise, in ordine a nuovi impianti ovvero alla modifica degli impianti esistenti; miglioramento del tracciamento di sostanze inquinanti nell’aria, soprattutto nelle aree industrializzate, mediante investimento in tecnologie di rilevamento ed analisi più aggiornate e sensibili da dislocare sul territorio della Piana di Venafro, in grado di garantire migliore caratterizzazione dei principali macro e micro inquinanti».
Numerose anche le misure permanenti disciplinate nell’integrazione con valenza su tutto il territorio regionale. Fra queste, la “call for Bat” che per la prima volta viene introdotta in Italia. Tecnicamente «studio, individuazione e aggiornamento delle Bat (migliori tecnologi disponibili per gli impianti di combustione) e della relativa sostenibilità economica, attraverso audizioni e incontri con le imprese interessate e anche attraverso apposite procedure di gara, quali concorsi di idee, dialoghi competitivi e procedure negoziate, secondo le disposizioni del decr. lgs. n. 36/2023 (nuovo Codice degli appalti pubblici)».

r.i.

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Unilver, Invitalia boccia il progetto di ricerca: P2P pronta al ricorso

Una doccia gelata per i lavoratori dell’ex Unilever, per i sindacati e per la P2P, società che attendeva il responso sul progetto di riconversione dello stabilimento di Pozzilli. Un verdetto, quello arrivato ieri da Invitalia, che impone la rimodulazione del programma ricerca e sviluppo ma che di fatto boccia l’intero piano, come spiegato in una nota dall’azienda. «In data odierna (ieri, ndr) Invitalia ci ha comunicato che l’esperto esterno, nominato per la valutazione dei progetti di ricerca e sviluppo, ai sensi del comma bis, art. 9 del D.M. 9.12.2014, ha espresso parere negativo sul progetto proposto dalla scrivente società.
L’esperto nominato è la Prof.ssa Mariateresa Russo della Università Mediterranea degli Studi di Reggio Calabria, titolare della cattedra di Chimica degli Alimenti del Dipartimento di Agraria.
La valutazione, per quanto riferitoci, non disconosce la validità e la innovazione della proposta ma giudica negativamente – perché troppo grande – la dimensione dell’impianto sperimentale di selezione.
L’impianto è stato progettato per selezionare, con innovativi selettori ottici – con software di autoapprendimento (I.A.) – scarti della selezione degli imballaggi a fine vita, anche la frazione che ancora oggi viene smaltita in discarica o mediante incenerimento.
La dimensione dell’impianto, a seguito di un accordo tecnologico con le principali aziende europee, è stata definita con l’ausilio dei massimi esperti del settore, al fine di trattare diversi mix di materiali a velocità crescente (al fine di rendere efficiente la selezione) e separare i materiali plastici per il loro riutilizzo, anche per uso alimentare.
Attualmente non esiste alcun impianto similare in Europa che possa garantire, ove la sperimentazione abbia successo, una selezione (senza trattamenti termici o chimici) a costi ragionevoli e con una considerevole riduzione degli scarti, non riutilizzati, anche della frazione attualmente smaltita (c.d. Plasmix).
Dall’esito della istruttoria dell’esperto, Invitalia ha proposto, per le vie brevi, una rimodulazione del programma al fine di considerare quale produttivo l’investimento sperimentale proposto.
La scrivente società non potrà, in alcun modo, accettare tale richiesta sia per ragioni finanziarie (notevole riduzione del contributo a fondo perduto – circa 10 milioni) che per ragioni tecniche (non potendo in alcun modo trattare come investimento produttivo un impianto sperimentale che per sua natura non produce beni o ricavi fino alla prima applicazione industriale). Tra l’altro, per definire produttivo un investimento, occorrerebbe individuare un fornitore che possa garantire il risultato e quindi un ritorno economico.
E’ mortificante che sia giudicato non sperimentale un impianto che per la sua innovazione (e per fare innovazione occorre sperimentare) ha ricevuto attenzione da tutto il mondo.
E’ altrettanto mortificante che tale giudizio negativo non sia espresso da un esperto che abbia specifiche competenze nell’ambito applicativo, riferito alla attività proposta dal richiedente le agevolazioni, come previsto dalla nota del MiSE n.9062 del 01.02.2017.
La normativa europea, da cui trae origine ogni norma del settore, prevede espressamente che lo sviluppo sperimentale prevede: l’acquisizione, la combinazione, la strutturazione e l’utilizzo delle conoscenze e capacità esistenti di natura scientifica, tecnologica, commerciale e di altro tipo allo scopo di sviluppare prodotti, processi o servizi nuovi o migliorati, compresi prodotti, processi o servizi digitali, in qualsiasi ambito, tecnologia, industria o settore (applicabile anche a industrie e tecnologie digitali, quali il supercalcolo, le tecnologie quantistiche, le tecnologie a catena di blocchi (blockchain), l’intelligenza artificiale, la cibersicurezza, i big data e le tecnologie cloud o hedge). Rientrano in questa definizione anche altre attività destinate alla definizione concettuale, alla pianificazione e alla documentazione concernenti nuovi prodotti, processi o servizi. Rientrano nello sviluppo sperimentale la costruzione di prototipi, la dimostrazione, la realizzazione di prodotti pilota, la prova e la convalida di prodotti, processi o servizi nuovi o migliorati, effettuate in un ambiente che riproduce le condizioni operative reali laddove l’obiettivo primario è l’apporto di ulteriori miglioramenti tecnici a prodotti, processi e servizi che non sono sostanzialmente definitivi. Lo sviluppo sperimentale può quindi comprendere lo sviluppo di un prototipo o di un prodotto pilota utilizzabile per scopi commerciali che è necessariamente il prodotto commerciale finale e il cui costo di fabbricazione è troppo elevato per essere utilizzato soltanto a fini di dimostrazione e di convalida. Lo sviluppo sperimentale non comprende le modifiche di routine o le modifiche periodiche apportate a prodotti, linee di produzione, processi di fabbricazione e servizi esistenti e ad altre operazioni in corso, anche se tali modifiche possono rappresentare miglioramenti.
Si giudica troppo grande l’impianto pilota, senza comprendere che la dimensione dell’impianto sperimentale viene definita sulla base dei risultati da conseguire e della tecnologia applicata. Non può essere una semplice valutazione di opportunità o, come riferitoci in una precedente call, asserendo che un impianto pilota è normalmente su scala di laboratorio. Questo denota una profonda poca conoscenza del settore e delle tecnologie proposte. Tra l’altro vi sono diversi esempi, in Italia e in Europa, di progetti di sviluppo sperimentale di notevole dimensioni, anche 10 volte più grandi in termini economici. E ciò si rileva soprattutto nei settori della transizione ambientale e energetica, con notevoli investimenti dei paesi europei, stanziati per colmare l’enorme gap tecnologico con gli Stati Uniti e la Cina.
Noi ci ritiriamo da questa estenuante trattativa, che dura da ormai 4 mesi, malgrado, e questo è paradossale, abbiamo avuto una sola, e brevissima, occasione per interloquire con l’esperto nominato, a cui avremmo potuto spiegare la natura tecnica della proposta».
La P2p annuncia quindi «di ricorrere al Tribunale Amministrativo, al ricevimento del provvedimento di diniego, al fine di tutelare la azienda, i notevoli investimenti già effettuati e i lavoratori Unilever, che fino ad oggi hanno sostenuto, con grandi sacrifici, questa iniziativa.
Nel frattempo occorre però fare chiarezza: non è vero che il finanziamento rimarrebbe immutato in caso di classificazione quale produttivo dell’impianto sperimentale; non è una semplice rimodulazione ma uno stravolgimento dell’iniziativa, che non ha senso di esistere senza la parte sperimentale, che potrebbe determinare vantaggi economici e ambientali.
Appare paradossale che venga richiesto di eliminare l’investimento sperimentale in un momento storico di grandissima attenzione nel settore ambientale, per favorire l’economia circolare».

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