VENAFRO. Giovedì consiglio in riunione Torna in aula Giovanna Capasso

Tornerà a riunirsi giovedì sera il Consiglio comunale di Venafro. La presidente dell’assise civica Antonella Cernera ha convocato l’assemblea cittadina alle ore 19.
Tre punti all’ordine del giorno. Il primo è relativo alla surroga della consigliera Annamaria Buono, prematuramente scomparsa lo scorso 24 gennaio: al suo posto entrerà (per lei è un ritorno dopo la precedente esperienza del 2013) Giovanna Capasso. I sei voti in più ottenuti nel 2018 su Ivano Pascarella – 230 contro 224 – l’hanno posta in prima fila tra i consiglieri non eletti. Così per lei si aprono nuovamente le porte del Consiglio. Da verificare in che gruppo deciderà di iscriversi, in quanto malgrado l’elezione con la lista del sindaco Alfredo Ricci, durante questi anni Capasso è stata critica verso l’amministrazione. Nel caso dovesse ‘passare’ in minoranza, per il primo cittadino sarebbe il secondo ‘tradimento’ durante il mandato dopo quello di Stefano Buono.
Dopo la surroga, l’assise dovrà discutere due mozioni, entrambe presentate dalla “autonoma” (eletta in minoranza si è poi ritagliata una posizione solitaria) Elena Bianchi: la prima riguarda la richiesta di adozione di provvedimenti per il potenziamento delle attività ambulatoriali presso il “Santissimo Rosario”, mentre la seconda è più tecnica ed è relativa ad una intimazione all’Intesa San Paolo «per l’adozione di misure disciplinanti ingresso e attese utenza presso l’agenzia di Venafro – via Campania».

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Inquinamento, Ricci: intervenire presto, diventi una questione nazionale

In attesa dell’esito degli studi, occorre agire. Ed è necessario farlo presto. Alfredo Ricci stavolta, in particolare, prende il toro per le corna. Intervenuto in diretta su Teleregione Molise, il sindaco lascia intendere che gli ultimi dati resi noti da Primo Piano Molise che pongono Venafro ai vertici nazionale dell’inquinamento dell’aria che è ben consapevole che la situazione è critica.
Nonostante le tante azioni messe in campo da Palazzo Cimorelli, quelle che potrebbero essere più incisive per argirare il fenomeno sarebbero di competenza di altri comuni e altre istituzioni.
La vertenza, come sottolineato da Alfredo Ricci va portata a livello nazionale. Insomma, occorre andare a Roma, ma non in gita, come accaduto in passato, denuncia il sindaco con chiaro riferimento ai 5 Stelle e all’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Quegli incontri, in effetti, non hanno prodotto risultati.
Il primo cittadino sottolinea come in questa fase siano state coinvolte istituzioni «che prima erano assenti, ma non basta… C’è bisogno di scelte coraggiose e veloci, mentre noi studiamo le persone si ammalano e muoiono e non possiamo permettercelo».
Dunque, occorre «coinvolgere ancora di più la Regione, che sta facendo tanto (come il finanziamento dello studio epidemiologico del Cnr), anche se poi è paradossale che ci troviamo la Regione limitrofa (Lazio, ndr) che autorizza la quarta linea di San Vittore».
Insomma, il solo impegno seppur forte di Palazzo Cimorelli non basta.
«L’Arpa a dicembre annuncia sempre che ci sono sforamenti, ma è uno scaricabarile, la proposta qual è? Noi abbiamo il progetto della bretella, altre soluzioni ma vogliamo capire cosa si intende fare. Fuori dal territorio comunale purtroppo ci sono impianti insalubri: risentiamo di tutti gli effetti ma non possiamo intervenire. Quindi ci vuole un piano superiore». In altre parole, la questione va portata ma stavolta seriamente e con risultati a livello nazionale.
«Con Toma siamo sempre stati in contatto in questi anni, lo abbiamo avuto al fianco spesso, ma bisogna andare ancora più avanti». Ricci lo dice esplicitamente: «Serve portatre la vertenza a livello nazionale. Capire pure che sviluppo sostenibile questo territorio deve avere. Non possiamo avere quattro stabilimenti che danno pure qualche posto di lavoro ma a prezzo di che cosa… E non ci dicano che la colpa è dei camini!».
Un sindaco deciso, che non fa nomi e cognomi ma che indica, seppur tra le righe e neanche troppo, cosa non va.
Sia come sia, specialmente gli ultimi dati dicono chiaramente che occorre «affrontare la questione a 360 gradi. Il Comune non basta, i Comuni della Piana non bastano, non è sufficiente più nemmeno l’impegno della Regione, quindi è necessario un livello superiore. Mi auguro che ci sia un impegno corale, a prescindere dai colori politici…».
Adesso, «dobbiamo cercare soluzioni più che responsabili».
Gli ultimi dati, comunque, hanno (ri)acceso la preoccupazione della comunità. Sui social tanti i commenti alla notizia di Primo Piano Molise.
«Finito il tempo delle chiacchiere… superiamo qualsiasi divisione e compattiamoci per fare azioni forti contro questo genocidio-biocidio che sta subendo il territorio della piana di Venafro… Nessuno ha più scusanti… dai semplici cittadini a tutti gli amministratori… o si reagisce o si è corresponsabili e complici!». Altri ricordano come «ne abbiamo parlato per anni e ci prendevano in giro, questi sono i risultati. Non eravamo noi pazzi visionari, ma loro una massa di incapaci, venduti, collusi».
Altri ancora sottolineano come «nel sordo silenzio delle istituzioni (a tutti i livelli) spetta alla gente difendersi. È dovere di ognuno ribellarsi!». Poi c’è chi evidenzia la necessità di non meglio precisate «azioni di forza altrimenti non cambierà mai nulla…».
Ricordiamo che ‘incrociando’ il rapporto Mal’Aria di Legambiente e il report sulla qualità dell’aria del Molise, risulta che Venafro è tra le peggiori città in Italia in termini di livelli medi annuali di Pm10 e Pm2,5Per le polveri sottili, solo Alessandria ha registrato una media annuale di Pm10 più alta della città diomedea. Venafro, in sostanza, è inquinata allo stesso identico livello di Milano; addirittura di più rispetto a centri come Brescia, Lodi, Mantova, Modena e Torino.
Stessa situazione per il particolato fine. In questo caso, in tutta Italia fanno peggio – sempre in termini di media annuale – solo Cremona e Venezia.
Insomma, una situazione molto delicata che sembra essere finalmente tornata al centro dell’agenda politica, almeno locale, come sottolineato dall’intervento del sindaco a Teleregione Molise.
Ora, inevitabilmente, serviranno i fatti: non solo e non tanto da parte di Venafro bensì di tutto il circondario, della Regione e della delegazione parlamentare (senza distinzioni di colore).

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Inquinamento, Venafro sta peggio della Pianura Padana

La piana di Venafro peggio della Pianura Padana. Ebbene – o male – sì. Per quanto forte possa suonare, sono i dati a ‘parlare’.
In termini di inquinamento i valori di Pm10 e Pm2,5 di Venafro sono tra i più alti d’Italia. Non tanto, o non solo, in termini di sforamenti, a cui ormai i venafrani sembrano essersi tristemente “abituati”. Bensì in termini di presenza media nell’aria delle polveri sottili e del particolato fine.
Pur rientrando nell’attuale normativa italiana, i numeri sono drammatici. E di gran lunga superiori (fino a quattro volte) a quanto raccomandato dall’Organizzazione mondiale della Sanità. C’è poco da girarci intorno, con questi livelli di inquinamento la salute è a rischio.
Come si fa a dire che Venafro è più inquinata di Milano o Brescia o Torino? Semplice, purtroppo. Basta confrontare i dati messi a disposizione dalle varie Arpa in Italia. Questo lavoro lo ha fatto, come ogni anno Legambiente. Il rapporto Mal’Aria si concentra tuttavia sui grandi centri. Ma, ancora una volta, basta semplicemente consultare il report su “La qualità dell’aria in Molise” prodotto dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale del Molise ed il ‘gioco’ è fatto.
«Nelle analisi ottenute grazie ai dati forniti dalle centraline sui valori delle Pm10 ad esempio Alessandria lo scorso anno ha registrato una media annuale di Pm10 più alta delle altre città, pari a 33 microgrammi per metro cubo. Valori quasi identici a Milano (32), Brescia, Lodi, Mantova, Modena e Torino (31). In generale, la maggior parte dei luoghi con cifre davvero preoccupanti si trovano soprattutto in Pianura Padana», scrive “Green&Blue” de La Repubblica a commento di Mal’Aria di Legambiente.
Dunque, è sufficiente sfogliare il report molisano per verificare come Venafro nel 2020 – in questo caso ma i dati anconché parziale sono simili pure nel 2021 – abbia fatto registrare una media di Pm10 pari a 32 (l’Oms fissa la linea a 15). 32 ug/m3, una media annuale identica a Milano e superiore a tutte le altre città d’Italia, ad eccezione di Alessandria che, abbiamo visto, è arrivata a 33.
Se sulle polveri sottili Milano e Venafro ‘pareggiano’, la città diomedea scavalca il capoluogo lombardo in termini di presenza media di particolato fine, il temibilissimo Pm2,5. In questa ‘classifica’ Venafro – con limite dell’Oms a quota 5 – fa registrare un valore di 23 ug/m3 (fonte sempre report Arpa). Peggio fanno solo Cremona e Venezia con 24.
«Anche per le Pm2,5 i valori più preoccupanti (quattro volte tanto le indicazioni Oms) si registrano al nord e in Pianura con record a Cremona e Venezia (media annuale 24 µg/mc). Male anche Torino, Asti, Piacenza, Verona, Milano e Padova (tutte intorno a una media di 20 µg/mc)».
Come spiega Legambiente, «gli ultimi dati legati alla mortalità prematura dovuta all’inquinamento atmosferico indicano infatti come ogni anno nel nostro Paese siano oltre 50mila le morti premature dovute all’esposizione eccessiva ad inquinanti atmosferici come le polveri sottili (in particolare il Pm2,5), gli ossidi di azoto (in particolare l’No2) e l’ozono troposferico (O3). Numeri simili, come ordine di grandezza, a quelli impressionanti legati al Covid-19 che ci hanno accompagnato per tutto l’anno appena concluso. La connessione fra inquinamento atmosferico e mortalità ha avuto di recente un importante sviluppo. Un tribunale inglese ha emesso il mese scorso una sentenza storica, riconoscendo lo smog come concausa della morte di Ella Kissi-Debrah, una bambina di 9 anni, scomparsa nel 2013 in seguito all’ennesimo attacco d’asma. A distanza di 7 anni, sia il giudice che il medico legale hanno riconosciuto che i livelli di biossido di azoto (No2) vicino alla casa della bambina – superiori ai valori indicati dalle linee guida dell’Oms e dell’Unione europea -, abbiano contribuito all’aggravamento della situazione sanitaria della bambina. Una sentenza che potrebbe portare nei prossimi anni ad avere numerose cause da parte dei cittadini nei confronti del decisore pubblico in quei territori dove i limiti non vengano rispettati».
Tornando alle questioni “locali”, anche negli ultimi giorni Venafro ha fatto registrare sforamenti di Pm10. Da inizio 2022 la centralina Arpa “Venafro 2” ha già segnalato 17 (su 35 annuali) superamenti del limite massimo giornaliero. Ieri la situazione nella piana (vedasi foto) appariva anche visivamente drammatica. Ma per conoscere i valori di inquinamento della giornata di venerdì occorrerà attendere lunedì.

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