‘Patron’ Colella resta in carcere, i legali: detenzione ingiusta, pronti al ricorso in Cassazione

Anche il tribunale del Riesame di Roma – dopo il Gip – ha rigettato la richiesta di revoca della misura cautelare disposta nei confronti dell’imprenditore isernino Camillo Colella, detenuto presso la casa circondariale di Ponte San Leonardo dal 27 gennaio, giorno in cui è stato arrestato con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Una inchiesta, quella condotta dalla Procura di Roma e dalle Fiamme Gialle della capitale, nata a margine del fallimento della società immobiliare Como srl. Immediata la reazione dei legali dell’imprenditore isernino. Per l’avvocato Alessandro Diddi, si tratta di una «detenzione assolutamente ingiusta e immotivata, conosceremo le motivazioni entro 30 giorni e immediatamente faremo ricorso in Cassazione». L’avvocato Piergerardo Santoro anticipa la prossima mossa. «Già nelle prossime ore procederemo, sempre in ottica collaborativa, a richiedere un nuovo interrogatorio, che Camillo Colella intende rendere davanti all’autorità giudiziaria. Resta il dispiacere per la conferma di un provvedimento che sembra assumere, nel caso di specie, natura punitiva ed anticipatoria di una eventuale, futura condanna che solo un giudizio di merito potrà stabilire. Ciò che, in un sistema che dovrebbe fondarsi sulla presunzione di innocenza, onestamente non può che lasciare sgomenti. Una decisione che certamente va rispettata ma che non è condivisibile, inserendosi nella deprecabile prassi che continua ad applicare la massima misura cautelare in relazione a reati economici la cui soglia di pericolosità è ontologicamente più arretrata rispetto ad altri delitti di ben più grave allarme sociale, per i quali è il codice di rito ad indicare la custodia carceraria come via ordinaria. L’istanza di riesame era ampiamente motivata sia in punto di delibazione delle singole operazioni contestate che, soprattutto, di insussistenza delle ritenute esigenze cautelari, non più attuali e concrete in quanto riferite a fatti che sarebbero stati commessi oltre due anni prima dell’arresto, la cui reiterazione sarebbe peraltro impossibile allo stato, tenuto conto che i beni coinvolti nei fatti contestati sono attualmente sotto sequestro». I legali insistono sul profilo assolutamente collaborativo del loro assistito, fin dall’inizio della vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto. «Ha fornito un apporto conoscitivo essenziale – commenta ancora Diddi – la cui valenza non è stata adeguatamente riconosciuta. Non ci fermeremo qui e già nelle prossime ore predisporremo le ulteriori iniziative difensive necessarie a garantire al nostro assistito tutte le facoltà che l’ordinamento gli attribuisce. Non c’è spazio nel nostro sistema penale per provvedimenti di carcerazione preventiva, attendiamo le motivazioni del Tribunale per capire come mai le esigenze cautelari, contrariamente a quanto prospettato da questa difesa, si ritengono non solo ancora attuali, a distanza di anni dai fatti contestati, ma addirittura non appagabili attraverso misure meno gravose, che debbono sempre essere preferite alla custodia inframuraria, a maggior ragione in relazione a reati economici della specie di quello per cui Colella è indagato».

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