Parità, la Garante chiede di respingere le dimissioni della presidente La Selva

Ha accolto «con rammarico» la notizia delle dimissioni rassegnate dalla presidente della Commissione regionale di parità e auspica anzi che il Consiglio di via IV Novembre valuti di non accoglierle «nell’ottica di non interrompere il percorso intrapreso finora e gli obiettivi già raggiunti».
Così la Garante dei diritti della persona Leontina Lanciano sul passo indietro di Maria Grazia La Selva dal vertice dell’organismo sulle pari opportunità.
«Non posso che accogliere con rammarico la notizia delle dimissioni della dottoressa La Selva per il significato e gli effetti che queste hanno su un organismo di primaria importanza quale è la Commissione regionale di parità e di pari opportunità. Ritengo, infatti, che situazioni del genere abbiano ricadute indesiderate sull’interesse superiore di portare avanti un lavoro condiviso mirato all’obiettivo – che dovrebbe essere comune – di contribuire alla risoluzione delle problematiche connesse all’accesso di ogni persona alle medesime opportunità», evidenzia Lanciano.
La Commissione, rileva poi, è uno «strumento in grado di favorire il principio giuridico di assicurare la piena partecipazione alla vita economica, sociale e politica di qualsiasi individuo, senza distinzioni di genere, religione, etnia, orientamento politico o sessuale, età, disabilità. Ciò attraverso la presentazione di proposte di intervento mirate a rimuovere i possibili ostacoli sociali, culturali, economicio istituzionali che costituiscono discriminazione diretta o indiretta nei confronti delle donne e degli uomini. Mi auguro a tal proposito – conclude – che la situazione possa rientrare al più presto e che il Consiglio regionale possa valutare di non accogliere le dimissioni nell’ottica di non interrompere il percorso intrapreso finora e gli obiettivi già raggiunti».

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Limosano. In fuga dall’inferno senza nemmeno le scarpe ai piedi

Un’altra famiglia in fuga dall’Ucraina, formata da una mamma con 2 figlie e da un cagnolino che non hanno voluto abbandonare sotto i bombardamenti russi, è arrivata a Limosano. Il trasferimento è stato possibile grazie al cuore grande e alla disponibilità di Emilio Donatelli e Marcella del Gobbo che li hanno accolti nella loro casa. Con i precedenti arrivi a Limosano si è formata una delle comunità di profughi ucraini, oltre una ventina di persone, quasi tutte mamme con figli, tra le più numerose della regione. A raccontare la storia di quest’ultima famiglia arrivata l’altra sera in paese è la sindaca Angela Amoroso.
«È il 2 marzo – racconta il primo cittadino – quando a Borodjanka la guerra si fa sentire e Mariia, con la sua famiglia, è al riparo nella cantina di casa. La piccola cittadina a nord ovest di Kiev viene colpita da un bombardamento russo. Tutti nella cantina tremano, disperati. Il frastuono delle bombe, la casa che inizia a tremare. Senza avere il tempo di pensare, tutti corrono fuori e vedono le palazzine di fronte rase al suolo. Un attimo dopo viene colpita anche la loro casa. Mariia racconta di essere rimasta a terra senza riuscire più a vedere nulla, la faccia sull’asfalto, minuti interminabili, solo fumo e polvere. Ad un certo punto qualcuno l’afferra e la mette in macchina. Sono in sette, oltre a due cagnolini, Hugo e Harna. A tutta velocità, sotto i colpi russi, il nonno guida senza fermarsi per 300 km, fin quando giunge nella casa in campagna di amici di famiglia. Mariia non ha neppure le scarpe ai piedi. Vengono ospitati per due giorni in campagna, poi da un parroco a Ternopil’, fino a quando Mariia, con il suo cagnolino Hugo, la sorellina di 3 anni Bogena e la mamma Ivanna, riescono a salire su un pullman con altri profughi. Dopo 36 ore di viaggio sono arrivati a Limosano accolti nella casa di Emilio Donatelli e Marcella del Gobbo. Finalmente sono salvi, anche se il loro cuore è ancora lì, a Borodjanka, dal marito, dal fidanzato, dai nonni che sono stati costretti a restare in Ucraina. Grazie di cuore Emilio e Marcella – conclude la sindaca – il vostro gesto d’amore è incommensurabile».

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Termoli, il feretro di padre Luigi Russo rientra nel santuario della Madonna a Lungo

Accertamenti medico-legali limitati all’ispezione cadaverica dopo la morte di padre Luigi Russo. La Procura di Larino, dopo aver aperto un fascicolo, ha disposto ieri la restituzione del feretro del 63enne custode della Madonna a Lungo, che arriverà nel santuario con quasi 24 ore di ritardo rispetto al programma originario. L’ha reso noto la diocesi di Termoli-Larino. «Si comunicano, di seguito, gli orari per rendere suffragio a padre Luigi Russo. Al termine degli accertamenti eseguiti dall’autorità giudiziaria la salma di padre Luigi Russo è stata messa a disposizione dei familiari. Una santa messa di suffragio avrà luogo alle 10, nella parrocchia di Sant’Onofrio Anacoreta a San Giovanni Rotondo, comune di origine del sacerdote. Al termine del rito, la salma sarà traslata a Termoli, al Santuario della Madonna della Vittoria, dove arriverà intorno alle 14. I funerali di padre Luigi, con la santa messa celebrata dal vescovo di Termoli-Larino, Gianfranco De Luca, con l’intero Presbiterio, si terranno venerdì 25 marzo, alle 10.30, nella chiesa di San Francesco d’Assisi a Termoli. Si rinnova l’invito alla preghiera di suffragio nell’affidamento a Dio e nel rendimento di grazie per la vita e l’opera di padre Luigi. “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Giovanni 15, 12-13». Cordoglio anche dal sindaco di Termoli: Il sindaco Francesco Roberti e l’amministrazione comunale tutta esprimono il più sentito cordoglio per la scomparsa di Padre Luigi Russo avvenuta nel pomeriggio di martedì all’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. «Alla famiglia di Padre Luigi, in questo momento di grande dolore, giungano le più sincere condoglianze per una perdita che ha colpito l’intera cittadina, la comunità ecclesiale e i numerosi fedeli a lui devoti».

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