Un decesso e un ricovero, ancora 414 casi positivi

Altri 414 casi di SarsCov2 in Molise e il tasso sale al 20,5%. I tamponi refertati nelle ultime 24 ore sono 2.016. A Campobasso (86), Termoli (75), Larino (23) i numeri più consistenti. I contagi attivi tornano a superare quota 8mila: sono 8.024.
Al Cardarelli si è registrato il decesso di una 93enne di Bojano nel reparto anziano fragile (il totale delle vittime conteggiate dall’Asrem è 586) e un nuovo ricovero in malattie infettive. Il numero complessivo degli assistiti non cambia: sono 28, di cui 14 in malattie infettive e 14 in anziano fragile. Quattro non sono vaccinati, uno lo è con prima dose, sei con due dosi o dose unica e 17 anche con il booster.
I guariti comunicati ieri sono 263, fra cui 164 a Campobasso e 40 a Termoli. Il totale delle persone che hanno sconfitto il virus in regione sale a 37.483.

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Rimettere insieme i pezzi, un caffè segna la ripartenza del centrodestra

Il caffè come fosse un calumet: il centrodestra riparte dalla necessaria voglia di unità.
Non chiamatelo incontro e altri formalismi. Un caffè a Isernia, fra i coordinatori dei tre partiti nazionali che costituiscono il perno della coalizione: la deputata di Forza Italia Annaelsa Tartaglione, il capo di Fratelli d’Italia Filoteo Di Sandro e Michele Marone fresco di nomina a coordinatore della Lega in Molise. Ma la chiacchierata ha segnato, come il calumet che gli Indiani d’America fumavano per sancire la pace o nelle riunioni fra i capi, una nuova fase nello schieramento che guida la Regione dal 2018. A un anno dal ritorno alle urne, trapela dal riserbo e dall’intento di sdrammatizzare l’evento per non creare altri malumori e attriti, il centrodestra punta intanto a riannodare fili che, inutile tentare di negarlo, si sono spezzati. La Lega, per esempio, non ha più eletti in Consiglio perché Calenda e Romagnuolo hanno cambiato casa dopo gli scontri con l’allora assessore e coordinatore Mazzuto. Ma non è più in giunta perché proprio Marone, esterno indicato da Salvini al posto di Mazzuto, ha dovuto cedere il posto alla Calenda prima dell’epica mozione di sfiducia che proprio grazie a questa mossa del governatore Toma perse la firma necessaria a passare in Aula. E poi la frattura interna a Fratelli d’Italia, con Di Sandro fuori dal Consiglio e Pallante prima sottosegretario e poi, solo dopo l’abolizione della surroga, assessore. Senza dimenticare la variabile Iorio. Quattro anni in cui il centrodestra sembra essersi giocato la dote conquistata. Tutti hanno da recriminare e il confronto, avvenuto anche per una prima presa di contatto con Marone, ha visto Tartaglione come riferimento e quasi mediatrice. Così, almeno, appare da fuori.
Da mesi, lo stesso Di Sandro chiedeva la convocazione del tavolo di coalizione. La chiacchierata di Isernia non lo è. Ma è la chiara indicazione che le forze principali tornano a parlarsi. Per arrivare alla definizione del programma e del candidato governatore parlando la stessa lingua. Si voterà probabilmente per politiche e regionali insieme: vietato dividersi è la consegna che sembra essere venuta fuori da questo ‘caffè’. E l’unità qualche costo ce l’ha.
r.i.

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Pari opportunità, La Selva si dimette e punta il dito: solo critiche e ‘sentenze’

Le frizioni all’interno della Commissione Pari opportunità della Regione erano evidenti: ora la presidente Maria Grazia La Selva ha rassegnato le dimissioni. ‘Sfiduciata’ da otto componenti dell’organismo, fra cui la Consigliera di parità uscente Pina Cennamo e Aida Trentalance, la fondatrice dell’associazione Liberaluna respinse al mittente le accuse di mancata condivisione delle scelte.
Il passo indietro arriva dopo altri ‘incidenti di percorso’. «Dal giorno della mia nomina, in qualità di presidente, ho lavorato alla stesura di documenti importanti, ma non ho mai avuto, tranne da alcuni commissari, osservazioni in merito a contenuti o in relazione alla programmazione discussa e condivisa dalle vicepresidenti attraverso una riunione dell’ufficio di presidenza. Per quanto io abbia potuto condividerla via mail, la maggioranza dei commissari a conoscenza della scadenza imminente di presentazione ha dato priorità ad altro e comunicato l’impossibilità di essere presenti alla seduta convocata. Tutto ciò ha impedito alla Commissione di condividere e verbalizzare la programmazione, perché a causa anche di due dimissionari non ancora sostituiti, non abbiamo raggiunto il numero legale». È lei adesso a puntare il dito: «La mia decisione arriva dopo aver constatato che i due gruppi di lavoro coordinati dalle vicepresidenti, Aida Trentalance e Angela Di Burra, dal mese di novembre, non hanno elaborato proposte, che aspettavamo tutti durante l’ultima riunione. Dopo i traguardi raggiunti nei primi mesi di insediamento, mi sarei aspettata di attuare altre azioni, ma gran parte dei commissari e la Consigliera di parità uscente, Pina Cennamo, hanno preferito utilizzare questa grande opportunità per criticare, perseguitare e sentenziare. Oggi con grande serenità posso dichiarare che le mie dimissioni vorrei fossero un messaggio di libertà per ogni donna che ha il desiderio di partecipare attivamente alle battaglie per le pari opportunità e lo può fare senza essere seduta su una poltrona all’interno di palazzi importanti».

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