Fuga dall’inferno, definita la road map dell’accoglienza

Come annunciato nei giorni precedenti, ieri il prefetto di Campobasso Francesco Antonio Cappetta ha convocato una urgente riunione del Tavolo di coordinamento regionale sui flussi migratori non programmati, al fine di far fronte alle prevedibili esigenze di accoglienza derivanti dall’afflusso in Italia di cittadini ucraini in fuga dal conflitto.
All’incontro hanno partecipato il presidente della Regione Donato Toma, nonché Commissario delegato all’emergenza in atto, il prefetto di Isernia, Gabriella Faramondi, il sindaco di Campobasso Roberto Gravina e il presidente della Provincia di Isernia Alfredo Ricci, i questori delle due province, i rappresentanti dell’Amministrazione provinciale di Campobasso, del Comune di Isernia, dell’Anci Molise, dell’Ufficio Scolastico regionale e dell’Asrem.
Nel corso dell’incontro sono state esaminate le recenti disposizioni emanate nella specifica materia, con particolare riferimento alle competenze del presidente della Regione, Commissario delegato per gli interventi e le attività di soccorso e assistenza alla popolazione proveniente dall’Ucraina e dei Prefetti che, in raccordo con il medesimo, provvedono a fronteggiare le esigenze di accoglienza sul territorio dei predetti cittadini.
È stata, quindi, compiuta una analisi sulle attuali soluzioni di alloggiamento e su quelle che potranno essere reperite in caso di ulteriori necessità, facendo riferimento in primo luogo ai Cas (Centri di accoglienza straordinaria) e alla rete del Sai (Sistema di accoglienza e integrazione).
I prefetti di Campobasso e Isernia hanno rappresentato di avere già interessato i sindaci molisani affinché valutino la possibilità di sottoscrivere accordi di collaborazione con cui affidare ai Comuni stessi la gestione dell’ospitalità, sempre secondo la disciplina del sistema Cas.
Elemento essenziale per una efficace gestione dell’emergenza è l’attivazione di un costante e sinergico flusso informativo fra tutte le istituzioni competenti, anche al fine di garantire con immediatezza la necessaria assistenza sanitaria per la prevenzione del contagio pandemico sia mediante screening tempestivi all’ingresso nel territorio, sia per l’attivazione dei protocolli vaccinali.
Analoga attenzione sarà riservata agli esuli in età scolare attraverso l’applicazione, anche nei loro confronti, degli istituti e delle garanzie in materia di diritto alla istruzione, di accesso ai servizi educativi e di partecipazione alla vita delle comunità scolastiche, anche, ove necessario, con la realizzazione di progetti di integrazione.
Eventuali forme di ospitalità, poste in essere da privati o da associazioni, si collocano nell’ambito delle attività rese a titolo volontario, per spirito solidaristico.
«Abbiamo fatto il punto della situazione – ha dichiarato il governatore Toma a margine dell’incontro – attendiamo la comunicazione sui fabbisogni ovvero il numero delle persone e delle famiglie da accogliere. Tra poco istituirò un comitato regionale in cui verranno inseriti i rappresentanti di tutte le istituzione e organizzazioni. Compito della Protezione civile in questa prima fase è aiutare la popolazione in fuga, chiediamo anche a quanti hanno deciso autonomamente di ospitare cittadini ucraini di comunicarlo alla Prefettura, così questi nostri fratelli potranno essere vaccinati, censiti ed i bambini inseriti a scuola».

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Isernia, niente medicina nucleare: parte la diffida all’Asrem

Mentre dal Partito comunista dei lavoratori parte la diffida all’indirizzo del direttore generale dell’azienda sanitaria, l’Asrem spiega le motivazioni del disservizio. Ennesimo colpo alla sanità pubblica la sospensione di alcuni esami scintigrafici che si potevano, fino a qualche giorno fa, eseguire al Veneziale. Per l’azienda sanitaria si tratta di un provvedimento temporaneo legato a ragioni tecniche. «Si è reso necessario per effettuare alcuni lavori di ammodernamento delle strutture – spiegano dall’azienda -; come noto, infatti, Asrem ha avviato un monitoraggio degli ospedali e un calendario di interventi per lavori di ristrutturazione e di rinnovamento di punti chiave dei nosocomi molisani. In questo programma rientrano anche gli interventi che interesseranno il Veneziale e che sono partiti dall’area diagnostica. Ai pazienti chiediamo comprensione per i possibili disagi, nell’ottica di un migliore servizio in futuro».
Di tutt’altro avviso il Partito comunista dei lavoratori: «diffidiamo il direttore generale dell’Asrem a revocare immediatamente e senza indugio la disposizione di sospensione del reparto di Medicina nucleare del Veneziale, emessa ex abrupto dal 2 marzo u.s. in attesa di una non meglio precisata “ristrutturazione”, con trasferimento al presidio di Campobasso. La disposizione ancorché ‘temporanea’ è di fatto sine die del tutto immotivata e irrazionale, perché non si collega ad un programma di date certe dell’inizio dei lavori e tanto meno della loro fine, come avrebbe dovuto essere in una buona gestione. Infatti la decisione di chiusura dal 2 marzo potrebbe essere considerata motivata solo se da quella data fosse effettivamente iniziata la detta ristrutturazione; ma di tali lavori non si è vista l’ombra. Sicché – spiegano ancora – si sono creati dal 2 marzo scorso inutilmente tanti disagi altrimenti evitabili per la mobilità dei pazienti ed utenti, che necessitano di un servizio essenziale come quello delle scintigrafie, costretti verso Campobasso o magari verso qualche struttura privata che così potrà trarne profitto, e ciò soprattutto per gli anziani e le fasce più povere, tanto più in periodo di epidemia e di precipitazioni nevose. Questa decisione di tenere fermo inutilmente il reparto dal 2 marzo e chissà sino a quando, con i macchinari inutilizzati, non solo ha già comportato danni per i disagi agli utenti ma anche per i farmaci sprecati e non più utilizzabili (richiedendo il loro utilizzo una frequenza temporale immediata), senza dimenticare l’incremento delle liste di attesa verso le altre strutture dove l’utenza è dirottata. Non solo: anche la “ristrutturazione”, attesa l’ubicazione delle operazioni specialistiche da effettuare, probabilmente può anche essere compatibile con la prosecuzione del servizio mediante minimi adattamenti. Il tutto è ulteriormente illogico se si pensa che, a fronte delle criticità edilizia dell’intera struttura del Veneziale si sta giustamente pensando alla costruzione del nuovo ospedale (che sarebbe più economica e conveniente della ristrutturazione), sia pure da vagliare bene per l’ubicazione in area più conveniente per collegamenti soprattutto per le ambulanze e per i potenziamenti ed ammodernamenti da effettuare. Tale disposizione del 2 marzo scorso è dunque irrazionale, estremamente antisociale e dannosa, inutile o quanto meno inopportuna, ed a nostro avviso si inquadra in tutta evidenza anche nell’assenza di una razionale programmazione da parte dei vertici politici e dirigenziali della Asrem, oltre che di smantellamento della sanità pubblica. La difesa del diritto alla salute, anche a Isernia, passa attraverso una sanità pubblica riqualificata, potenziata e gratuita».

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Vibac, dallo stato di agitazione i sindacati dichiarano lo sciopero

Chi si attendeva risposte dalla proprietà e dal management dello stabilimento Vibac dopo la dichiarazione dello stato di agitazione del 3 marzo scorso, sarà rimasto deluso. Appena 4 giorni ed è stato proclamato sciopero. «La Vibac, incurante dei segnali di allarme dei dipendenti, prosegue con la cassa integrazione guadagni ordinaria per 13 settimane, senza chiarire nulla sul proprio futuro e sugli investimenti per rendere competitivo il sito produttivo di Termoli». La presa di posizione è dalla Rsu di Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil e Failc-Confail. «I rappresentanti dell’azienda, nell’incontro di lunedì scorso, hanno manifestato la loro assoluta inconsapevolezza sugli interventi da fare a Termoli, per superare i problemi di inefficienza produttiva e sicurezza degli impianti segnalati dalla proprietà, nella discussione per l’apertura della cassa integrazione guadagni. Ci sentiamo presi in giro da chi promette 1,5 milioni di euro di investimenti e poi mette sotto pressione i propri dipendenti per costringerli a rinunciare ad una fetta consistente della retribuzione per tre anni. A conti fatti, ottenendo molto di più degli 1,5 milioni di euro! Forse la Vibac vuole fare gli investimenti con i soldi dei dipendenti? Forse la Vibac non sta più pensando al futuro dello stabilimento di Termoli? O magari è il caso che qualche istituzione del Molise si preoccupi di portare ad un tavolo di trattative l’azienda?
Certo è che bisognerà necessariamente provvedere alla sostituzione delle caldaie e al revamping degli impianti, se si vuole che la Vibac di Termoli torni ad essere competitiva! Pertanto, alla luce anche delle decisioni dell’ultima assemblea dei lavoratori, venerdì 11 marzo comincia lo sciopero di due ore giornaliere per ogni turno di lavoro. Venerdì 11 marzo tutti i lavoratori saranno in presidio davanti allo stabilimento Vibac, dalle ore 12 alle ore 14. Le sigle firmatarie del presente comunicato, invitano la Vibac ad allargare il futuro tavolo delle trattative alle istituzioni preposte del Molise per arrivare tutti insieme ad una soluzione condivisa di questa vertenza e allo stesso tempo invitano le istituzioni a contattare la proprietà per decidere del destino di 200 famiglie molisane. Evitiamo le chiusure per finta della Vibac, come è già successo nel 2013 dove, per fare cassa, la Vibac ha chiuso e riaperto nel giro di poche settimane, dopo aver ottenuto una riduzione di stipendio per tutti i dipendenti di circa 4mila euro all’anno!»

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