Termoli, si finge predicatore e ruba le chiavi di casa

Mattinata da incubo per una mamma che vive con sua figlia in via Cavour, a Termoli. Intorno a mezzogiorno, la donna sente suonare al campanello. Si trova ristretta in casa a causa del Covid, in isolamento, e attende l’arrivo del suo ex marito e padre della bimba, per essere rifornita della spesa. Invece, ad appalesarsi è un 45enne (all’apparenza), alto, magro, vestito decentemente, con uno zaino sulle spalle e gli occhiali. La signora, di nazionalità romena, chiede cosa volesse, lui risponde in inglese, dicendo di essere predicatore e che Dio vuole che lei debba accoglierlo in casa. Nonostante i dinieghi ripetuti, sale le scale e arriva sul pianerottolo, alternando frasi in inglese alla sua lingua madre, il croato, infatti dice di venire dalla Croazia. Lei non lo fa entrare, ma quando lui chiede un bicchiere d’acqua, la padrona di casa entra a prenderlo e lui nel frattempo le ruba le chiavi che erano nella toppa. La tensione sale, cerca di avanzare per far retrocedere la mamma, che però resta sull’uscio. Nel frattempo, un vicino di accorge di quanto sta accadendo e al telefono anche l’ex marito col nonno della bimba, che sopraggiungono, poco prima che arrivassero i Carabinieri, avvertiti dalla donna che si stava preoccupando, poiché lo strano predicatore non ne voleva sapere di restituire le chiavi. Alla fine, sono proprio i congiunti a prenderlo di peso e buttarlo fuori dal palazzo, mentre ai militari dell’Arma il compito di identificarlo e perquisirlo, per far sì che le chiavi tornassero al loro posto.

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Cinghiali, polemica sulla caccia di selezione. Coldiretti: gli ambientalisti non si rendono conto

La caccia di selezione è inutile e dannosa, puntano il dito le associazioni ambientaliste intervenendo sulla proposta avanzata dall’assessore regionale all’Agricoltura Nicola Cavaliere per combattere l’emergenza cinghiali. Wwf Molise, Legambiente Molise, Lipu, Italia Nostra, Ambiente Basso Molise mettono sul tavolo della discussione «soluzioni scientifiche» al posto dei fucili.
Pronta la controreplica di Coldiretti Molise, per la quale «ciò potrebbe valere se la densità della specie fosse ricondotta a quella indicata dalle norme vigenti, ovvero 2,5/3 capi ogni 100 ettari; attualmente l’indice di densità è a dir poco ribaltato, per cui i metodi ecologici o scientifici che dir si voglia, risultano inappropriati. Nel momento in cui sarà ristabilito l’equilibrio ben venga l’attuazione di tali misure».
Confronto serrato e garantito su questo tema. Le associazioni ambientaliste condividono la necessità di risolvere il problema ma richiamano al rispetto delle norme per la tutela delle specie minacciate a livello comunitario che proprio nel periodo fra la primavera e l’estate si riproducono. «Oltre a non ottenere alcun risultato apprezzabile – sostengono gli ambientalisti – la caccia di selezione causa notevole disturbo alla fauna in pericolo in fase riproduttiva e se condotta anche in aree protette il danno è doppio». Piuttosto, «il controllo numerico dei cinghiali va condotto con tecniche scientifiche e di comprovata efficacia, ma non con i fucili». Anche perché, ribadiscono la loro posizione, «i cacciatori, che hanno causato il problema con continue immissioni di cinghiali est-europei sul territorio, non possono ergersi a risolutori del problema». Senza dimenticare che il numero dei selettori è di gran lunga inferiore rispetto a quello dei cacciatori attivi durante la stagione ordinaria.
Coldiretti risponde, con le parole del delegato confederale Giuseppe Spinelli, che gli ambientalisti «non hanno ben chiara la portata del problema e questo non consente loro di rendersi conto che l’aumento esponenziale dei cinghiali è diventato una vera e propria emergenza che Coldiretti sta denunciando ormai da anni» e che «ogni possibile intervento atto a contenere il numero di questi selvatici verrà attuato nel pieno rispetto delle norme vigenti in materia di tutela della fauna selvatica». Non si può non considerare, aggiunge l’organizzazione agricola, il danno che l’emergenza sta causando alle aziende agricole e zootecniche, spesso costrette a chiudere. «Dove chiude una stalla o un’azienda agricola – spiega il direttore regionale Aniello Ascolese – non si perde solo un’attività economica, con decine di posti di lavoro, ma ciò causa anche l’abbandono delle aree interne, con evidente ricaduta negativa sulla tutela e manutenzione del territorio, oggi più che mai indebolito a causa dei cambiamenti climatici in atto». Ultimo, ma non in ordine di importanza, chiosa Spinelli, il fatto che l’aumento incontrollato dei cinghiali, che vagano indisturbati anche nei centri abitati, mette a rischio anche l’incolumità delle persone.

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Va in fiamme l’abitazione, muore un’anziana

Con il ponte sul Sente aperto al traffico, almeno a quello dei mezzi di soccorso, forse i Vigili del fuoco del distaccamento di Agnone sarebbero arrivati prima, in pochi minuti, e magari, chi può dirlo con precisione, avrebbero potuto salvare la vita alla donna di frazione Valli di Schiavi di Abruzzo. Sono ipotesi e supposizioni, ovviamente, ma la cosa certa è che la perdurante chiusura del viadotto tra Belmonte del Sannio e Castiglione Messer Marino rende più difficile e tardivo anche il soccorso tecnico urgente dei Vigili del fuoco del distaccamento altomolisano. E proprio gli uomini in divisa partiti da Agnone, nella mattinata di ieri, sono stati chiamati ad intervenire in agro di Schiavi di Abruzzo per un incendio in abitazione. La competenza territoriale è dei Vigili del fuoco di Vasto, ma dalla città adriatica i mezzi pesanti, come le autobotti, impiegano oltre un’ora per raggiungere il centro montano. La centrale operativa di Chieti allora ha opportunamente richiesto il supporto dei colleghi da Agnone, dipendenti dal comando provinciale di Isernia, ma più prossimi e dunque in grado di intervenire in minor tempo. Tempistica che sarebbe stata di un quarto d’ora con il ponte Sente transitabile almeno ai mezzi di soccorso e che invece si è inevitabilmente dilatata. Magari i soccorsi non sarebbero arrivati in tempo ugualmente, ma il dubbio resta. Passando alla cronaca spicciola, è una donna di 87 anni la vittima dell’incendio in abitazione che ha avuto come teatro la parte superiore di frazione Valli, agro di Schiavi di Abruzzo. Le fiamme si sono sprigionate in camera da letto, nel cuore della notte o alle prime luci dell’alba, innescate presumibilmente da una coperta elettrica. Sul posto hanno operato le squadre dei Vigili del fuoco del distaccamento di Agnone e quelle sopraggiunte in seguito da Vasto, anche se di fatto l’incendio si era già estinto da solo all’arrivo dei soccorritori. Un altro passo, altri pochi istanti di lucidità e di forza, e avrebbe guadagnato la fuga e salvato la vita.
È stata trovata riversa a terra, accucciata dietro la porta di ingresso, l’anziana donna di frazione Valli di Schiavi di Abruzzo, Santina Di Carlo, classe 1934, conosciuta da tutti come “zia Maria”, rimasta vittima di un incendio che è divampato nella sua camera da letto. A lanciare l’allarme, ieri mattina presto, un dipendente comunale che si stava recando al lavoro ed è passato davanti all’abitazione dell’anziana. Del fumo che usciva dal balcone ha attirato la sua attenzione. Immediata la segnalazione ai Carabinieri e davvero pochi minuti dopo una pattuglia, al comando dello stesso maresciallo agnonese Walter Scampamorte, si è recata sul posto. La parete annerita in corrispondenza di un balcone al primo piano ha fatto capire ai militari operanti che si trattava di un incendio sprigionatosi all’interno. Di lì la richiesta di intervento ai Vigili del fuoco. Due squadre sono partite contemporaneamente, una da Vasto, per competenza territoriale, e una da Agnone, il distaccamento più vicino, anche se per via del ponte Sente chiuso al traffico i mezzi di soccorso hanno comunque impiegato più tempo del previsto. Giunti sul posto, i Vigili del fuoco hanno fatto irruzione in casa e hanno trovato l’anziana riversa a terra, proprio dietro la porta, ormai priva di vita. Morta per asfissia, dunque, intossicata dai fumi e dalle esalazioni sprigionatesi in seguito alla combustione delle coperte e dei mobili in camera da letto. L’incendio era di fatto già spento, a dimostrazione che probabilmente il rogo si è innescato nel corso della notte o addirittura nella tarda serata del giorno prima. La donna deve essersi accorta delle fiamme che stavano avvolgendo il letto e la camera e ha tentato disperatamente di uscire di casa, guadagnando dunque la porta. Lì, ad un passo dalla salvezza, non ce l’ha più fatta, evidentemente intossicata dal denso fumo sprigionatosi e proprio lì, riversa a terra dietro la porta, l’hanno trovata i Vigili del fuoco di Agnone. La donna viveva sola in casa, in una zona della frazione visibile dalla strada comunale, ma comunque senza vicini di casa che avrebbero potuto notare le fiamme o il fumo e dunque dare l’allarme in tempo. Nella tarda mattinata l’arrivo del medico legale, il dottor Parente, per le opportune incombenze. Il professionista ha accertato che il decesso è avvenuto per asfissia da fumo, mentre il corpo non presentava bruciature importanti, se non qualcuna lieve agli arti inferiori. All’interno dell’abitazione le temperature devono aver raggiunto valori altissimi, addirittura il telefono fisso è stato fuso dal calore. Tutte le stanze si presentavano annerite dal fumo, nonostante solo la camera da letto sia stata distrutta dalle fiamme. La salma è stata riconsegnata alla famiglia senza altri ulteriori adempimenti da parte della Procura di Vasto, trattandosi evidentemente di un incidente domestico.

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