Mese: Giugno 2022
Isernia. Pediatria a serio rischio, pochi giorni di ‘autonomia’

Pochi giorni ancora e per i cittadini che avranno necessità di usufruire del reparto di Pediatria del Veneziale cominceranno problemi serissimi.
Ipotizzabili, conosciuti da un pezzo e ai quali sembra che al momento non sia stata trovata una soluzione concreta.
Sembrerebbe confermata la decisione della responsabile dell’Uos di Pediatria di godere (e ci mancherebbe) del meritatissimo riposo e sembrerebbe confermata anche la sua richiesta – più che legittima – di usufruire delle ferie arretrate. Che non ammontano ad un paio di giorni, a conferma di come la situazione dei reparti del Veneziale di Isernia sia complicata da tempo.
Che significa, in concreto, quello che potrebbe accadere di qui a qualche giorno? Che dall’inizio del prossimo mese di luglio, ove mai non dovessero arrivare i rinforzi, in reparto resterà solo il dottor Mauro che, a fine maggio, revocò le dimissioni e scelse di restare a Isernia.
Avrebbe dovuto prendere servizio in un ospedale della Campania in quanto vincitore di concorso, le sue dimissioni erano state protocollate nei termini ma poi, a sorpresa e dopo una serie di colloqui con il dg Asrem come lo stesso Florenzano dichiarò alla stampa, furono revocate.
Che significa un solo medico in reparto? Oltre all’impossibilità di turnare con i colleghi, di poter godere del legittimo riposo, l’unico superstite della Pediatria sarà ovviamente sottoposto ad un carico di lavoro complicatissimo per un solo professionista. Ma, in più e ove mai ci fosse bisogno di altra ‘carne a cuocere’, significa mettere a rischio i reparti collegati alla Pediatria. Punto nascita e Ostetricia e ginecologia.
Insomma, si fa strike con un colpo solo. E non è che questo fosse un argomento sconosciuto, come tutti gli altri del resto, all’azienda sanitaria regionale.
Dall’emergenza che vive il Pronto soccorso ormai da anni alle questioni critiche che riguardano l’Ortopedia, ad esempio: proprio sull’edizione di ieri di Primo Piano Molise, il primario Bianchi ha rimarcato con forza il suo impegno a che il reparto del Veneziale non chiuda. Non lo consentirò, ha detto, avanzando una proposta di buonsenso che potrebbe far sì che l’operatività non venga meno nel nosocomio isernino. Una sorta di patto di mutuo soccorso tra Cardarelli e Veneziale con i primari La Floresta e Bianchi che hanno studiato come risolvere l’emergenza, l’ennesima: una volta a settimana, dall’ospedale di Isernia, un collega parte per Campobasso e copre in aggiuntiva i turni dei colleghi e lo stesso ragionamento vale nel percorso tra il nosocomio del capoluogo di regionale e quello del capoluogo di provincia.
Insomma, si fa di necessità virtù. Ma le fondamenta del Veneziale sono sempre più a rischio cedimento: non c’è solo il Pronto soccorso che è in affanno, non c’è solo la Pediatria che fra poche ore potrebbe subire un colpo durissimo alle attività, trascinandosi dietro il Punto nascita. C’è la Medicina generale, la Psichiatria, l’Oculistica.
Per non parlare del reparto di Medicina Nucleare chiuso ad inizio marzo per lavori di adeguamento che al momento sembrano fermi al capitolato d’appalto con rischi evidenti nelle tempistiche delle diagnosi.
Insomma, a fine giugno con una popolazione residente in provincia destinata ad aumentare notevolmente, l’unico ospedale che serve i 52 comuni è ormai un morto che cammina.
Ma l’amministrazione comunale non è affatto intenzionata ad accettare passivamente quanto sta accadendo: ieri sera i consiglieri della lista del sindaco, Isernia Futura, su input dell’assessore competente Francesca Scarabeo hanno tenuto una lunga riunione per ragionare insieme delle azioni da porre in essere.
Dalla maggioranza di Palazzo San Francesco è arrivato il primo avviso di sfratto al dg Florenzano, poi da Capracotta anche il sindaco Paglione ha avanzato la stessa richiesta al commissario ad acta. Impensabile di poter risolvere le criticità che la sanità pubblica evidenzia giorno dopo giorno sperando ancora nei concorsi, impegnandosi in promesse che sarà complicato mantenere. Un’assemblea pubblica, come anticipato da Primo Piano Molise, poi un consiglio comunale straordinario e monotematico: la battaglia per il Veneziale è solo all’inizio.
ls
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Transizione durissima verso la Gigafactory

Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino, anche quello dei metalmeccanici. Sinceramente non sappiamo se adottare il criterio del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma di certo c’è che da 2024 in avanti a dimezzarsi sarà la forza lavoro all’interno dello stabilimento Stellantis di Termoli, avviato a una totale riconversione entro il 2030, secondo quanto appreso ieri dalle parti sociali nel lungamente e atteso e agognato confronto sulla realizzazione della Gigafactory di Termoli. Era meglio non saperlo? No, certamente, perché comunque la programmazione aziendale sarebbe andata avanti, ma il programma del full electric penalizzerà in questa fase di transizione assai fortemente il Termoli Plant, che perderà i cambi entro il 2024 e mille operai, per poi dire addio gradualmente anche ai motori. In soffitta mezzo secolo di storia produttiva del territorio e non solo. Questo quanto reso noto a margine dell’incontro di ieri pomeriggio, slittato diverse volte fino alle 14.30, quando giorni fa era stato fissato per le 10.30. La notizia di agenzia è stata battuta intorno alle 17, dopo la diramazione del comunicato congiunto da parte di Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm, Aqcfr: «Stellantis: nel 2026 parte la gigafactory a Termoli, ma arriverà a regime con 2.000 occupati solo nel 2030. La Direzione di Stellantis ci ha confermato il piano di progressiva trasformazione dello stabilimento di Termoli da fabbrica di motori e di cambi in gigafactroy di batterie per auto elettriche. Ciò sarà fatto attraverso la joint venture Acc formata dalla stessa Stellantis con Mercedes e con Total, che avrà una capacità industriale da 40 gigawatt ora. Termoli diventerà quindi il terzo polo europeo di produzione di batterie, con Francia e Germania, a cui si aggiungeranno altre due fabbriche negli Usa e in Canada. L’investimento complessivo europeo ammonterà a 7 miliardi di euro. Si prevede che il calo e poi la cessazione della attuale produzione inizierà nel 2024, con un picco di momentaneo esubero nel 2025 pari a mille occupati; dal 2026 ci sarà però la partenza della gigafactroy, che arriverà a pieno regime nel 2030 con 2.000 occupati. Il processo di trasformazione, secondo quanto previsto, si articolerà attraverso alcune tappe fondamentali: a gennaio 2023 avrà luogo l’acquisizione delle aree da parte di Acc; ad ottobre inizieranno i lavori nelle aree libere dalla attuale produzione con il modulo 1 e la costruzione della power solar unit, che dovrà produrre energia rinnovabile con i pannelli salari; nel primo quadrimestre 2024 cesserà la produzione di cambi, mentre la discesa dei motori sarà graduale, con il fire di cui è prevista la fine nel 2026 e i motori premium che proseguiranno ancora per qualche anno; a gennaio 2025 inizieranno i primi riassorbimenti di personale, con una fase formativa che prevede anche una disponibilità a lavorare per massimo sei mesi a Douvrin in Francia. Infine si vuole creare un centro di ricerca e sviluppo con la collaborazione della università del Molise. Di positivo c’è che il piano dell’azienda potenzialmente porta alla piena rioccupazione. Ma sussistono alcune criticità, che dovremo affrontare insieme. Innanzitutto è da assicurare formalmente che Acc si impegni a prendere tutti i lavoratori attualmente impiegati a Termoli, poi in ogni caso ci sarà un periodo di scarico di lavoro che richiederà ammortizzatori sociali di accompagnamento e che dovremo cercare di rendere il meno gravoso possibile per i lavoratori. Inoltre andrà garantito un congruo trattamento di trasferta per l’eventuale periodo di lavoro e formazione da svolgere in Francia. Infine chiediamo un’intesa che offra la massima tutela possibile in termini di continuità normativa e salariale per tutti i lavoratori coinvolti. Per risolvere questi problemi i prossimi incontri dovranno coinvolgere la joint venture subentrante Acc e poi naturalmente le Istituzioni locali e nazionali. Ma siamo fiduciosi che sapremo trovare le giuste risposte per i lavoratori, poiché il risultato è di grande importanza: la riconversione della più grande fabbrica di motori di Italia e la occupazione di oltre 2.000 lavoratori». A sviscerare nel merito il nodo strategico emerso ieri è stata la Fismic-Confsal, attraverso il segretario generale Roberto Di Maulo e quello provinciale Giovanni Mercogliano, che evidenzia un incontro positivo, ma serve un percorso di confronti per concretizzare le parole. «Durante l’incontro, l’Azienda ha comunicato che la Gigafactory produrrà 40 gigawatt a regime nel 2030, a partire dal 2023, per andare al primo regime nel 2025 ed entro il 2030 cesseranno anche le produzioni di cambi motore Fire. La joint venture ACC (Stellantis, Total Energy e Mercedes Benz) acquisirà le aree nel 2023. Come Fismic Confsal giudichiamo l’esito del confronto molto positivo, apre una nuova fase di confronto e i contenuti di questa discussione, valgono anzitutto per i lavoratori di Termoli, sito di cui non vi è dubbio che incontrerà prima di altri il totale cambiamento professionale, ma più in generale possono costituire un banco di prova significativo per tutti coloro che saranno investiti dalla transizione ecologica e digitale. – dichiarano Roberto Di Maulo, segretario generale Fismic Confsal e Giovanni Mercogliano, segretario territoriale Fismic Confsal di Termoli – questa trasformazione, se non adeguatamente e per tempo protetta, rischia di far perdere il posto di lavoro a centinaia di migliaia di lavoratori del manifatturiero e dei servizi dell’Automotive. Auspichiamo diventi concreta la comunicazione odierna dell’Azienda che assicura verranno occupati 2mila lavoratori a regime a Termoli, dunque la garanzia della piena occupazione per il sito, ma la stessa sorte deve espandersi a tutti i lavoratori del settore. Crediamo che si possa affrontare adeguatamente e tempestivamente questo processo di radicale cambiamento solo se le aziende, come ha fatto ora Stellantis, indicheranno con chiarezza tempi, modi e numeri di lavoratori coinvolti, per permettere di conseguenza alle organizzazioni sindacali di avviare un confronto con il Governo, finalizzato ad utilizzare sia i fondi per la riconversione industriale e, soprattutto, i 4,4 miliardi del programma Gol del Ministero del Lavoro, previsti grazie al Pnrr, che servono per l’appunto proprio ad evitare che ci siano ondate di cassa integrazione a perdere e che al termine di esse scattino solo licenziamenti e drammi sociali – continuano Di Maulo e Mercogliano – le risorse messe in campo a sostegno delle politiche attive del lavoro devono necessariamente servire per ri-professionalizzare i lavoratori oggi impegnati in lavorazioni meccaniche tradizionali, e offrire loro un percorso per essere impiegati nella futura fabbrica di batterie. Ecco perché, come Fismic Confsal, riteniamo che il percorso negoziale avviato con Stellantis sia positivo, ma solo una prima tappa che deve vedere coinvolte le tre aziende, il Governo e le parti sociali, nel primo grande tentativo di passare dalle chiacchiere sulle politiche attive del lavoro ai fatti – proseguono il segretario generale Fismic Confsal, Roberto Di Maulo, e il segretario territoriale Fismic Confsal di Termoli, Giovanni Mercogliano – abbiamo chiesto un percorso di confronti con Acc, Enti locali, il Mise e il Ministero del Lavoro, affinché questo dialogo si realizzi sul serio, divenendo il primo grande negoziato che precede la crisi e la messa in cassa integrazione e soprattutto che anticipa i tempi e interviene per prevenire il dramma sociale che, altrimenti, già sembra essere scritto. Si devono individuare da subito i percorsi di formazione professionale che permettano ai lavoratori che oggi fabbricano prodotti che diverranno obsoleti, di avere un posto di lavoro produttivo e non assistito anche nel futuro», concludono Roberto Di Maulo e Giovanni Mercogliano.
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