Termoli, almeno 7 i furti d’auto solo nelle ultime 48 ore

Se in altri ambiti c’è chi insegue il “Cavallo di ritorno”, sulla costa adriatica molisana di ritorni non se ne vedono proprio. I furti d’auto stanno diventando una piaga reale. Solo la scorsa settimana i banditi provenienti dalla vicina provincia di Foggia hanno arpionato diverse Panda Cross, poi sezionate e ritrovate carcasse, tanto che c’è stato anche un accorato appello alle istituzioni locali, che abbiamo puntualmente pubblicato. Ma di furti ne sono avvenuti davvero parecchi e solo nelle ultime 48 ore, dati acquisiti attraverso alcune agenzie di assicurazione Rc Auto, almeno sette i colpi messi a segno, compresa una Jeep Renegade parcheggiata sul lungomare Nord Cristoforo Colombo, di proprietà di un avvocato del foro frentano, ritrovata ieri a Cerignola e per fortuna sua non ancora smembrata. Ma la preoccupazione è profonda e c’è chi non esce proprio per il timore di vedersi soffiare l’auto. Siamo testimoni diretti questa incredibile recrudescenza, poiché il barista di un locale del litorale ci ha chiesto di sensibilizzare tutti a riguardo, dopo il furto di una macchina avvenuta sempre in settimana in piazza Sant’Antonio, luogo centralissimo della città adriatica. I ladri puntano a saccheggiare le parti più pregiate, per venderle come ricambi al mercato nero e in ultima analisi per reperire anche metalli pregiati, vista la penuria di materie prime a causa dei conflitti internazionali e della bolla speculativa, come quelli presenti nei catalizzatori, ricordiamo le due Panda gemelle ritrovate in via Asia solo poche settimane fa.

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Isernia. Vuole lasciarlo, lui reagisce con la violenza e le minacce

Ancora uomini che non si rassegnano alla fine di una storia e che immaginano di poter avere la meglio usando violenza, ricatti, soprusi. Non deve essere stato facile – per la vittima di questa ennesima vicenda che avrebbe potuto avere un altro e tragico epilogo – aprirsi, raccontare una pagina della propria vita rimasta nascosta agli occhi degli altri. C’è voluto coraggio e probabilmente la decisione di raccontare la verità, seppur difficile da spiegare soprattutto alle persone care, le ha salvato la vita.
Lei ha 20 anni in meno di quell’uomo con il quale inizia una amicizia, diventata poi qualcosa di più alla fine del 2020.
Un fidanzato ufficiale e una relazione clandestina con l’uomo, che è anche un amministratore. Arriva il giorno in cui la consapevolezza che la storia avrebbe dovuto finire si fa largo e diventa impellente. Una decisione che avrà avuto tanti motivi, tutti legittimi e da rispettare. E forse – non ultimo – quello del rimorso di vivere una doppia vita sentimentale.
E così lei decide di troncare la relazione con l’uomo. Il copione messo in atto è quello tristemente identico alle migliaia di storie che purtroppo riempiono le cronache: lui non avrebbe accettato la decisione della donna e, pensando di poterle far cambiare idea, avrebbe iniziato una vera e proprio persecuzione ai suoi danni, diventata soggiogazione.
L’escalation della follia arriva a stretto giro: comportamenti morbosi che avrebbero minato la psiche della giovane donna intorno alla quale avrebbe creato il vuoto. Immaginando di poterla tenere stretta a sé, le avrebbe impedito di vedere gli amici, l’avrebbe costretta a troncare le relazioni sociali, a mostrare il telefono in ogni occasione. E, di pari passo, sono arrivate le ossessioni e la violenza.
La donna lo avrebbe trovato in ogni luogo, sulla porta di casa e all’uscita dal lavoro. E poi la violenza, psicologica e fisica: costretta a frequentarlo, a vederlo, ad avere rapporti spesso dopo averle usato violenza fisica. E, per finire, la minaccia di suicidio in caso la loro relazione fosse finita.
Un girone infernale dal quale la donna ha provato ad uscire: ha denunciato il suo aguzzino ai carabinieri della stazione di Torella del Sannio ma nemmeno questo atto dirompente è riuscito a fermare l’uomo che l’ha seguita e aspettata sotto casa. Solo l’intervento dei militari ha scongiurato il peggio: l’uomo aveva una roncola e un vanghetto, sequestrati proprio dai Carabinieri che lo hanno perquisito. Armi regolarmente detenute visto l’impiego dell’uomo, che è una guardia ecologica.
Il quadro indiziario, assieme agli screenshot dei messaggi nei quali l’uomo minacciava la ragazza di rendere nota la relazione a tutto il paese, le testimonianze raccolte e il puntuale e coraggioso racconto della vittima hanno consentito di contestare al carnefice i reati di atti persecutori, violenza privata e violenza sessuale. All’uomo è stata notificata l’ordinanza di divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla giovane donna e dai suoi prossimi congiunti.
Le aggressioni e le intimidazioni sono un fenomeno in costante crescita, rimarcano dalla procura di Campobasso, nei confronti dei quali Magistratura e forze dell’ordine intraprendono tutte le iniziative possibili per prevenirlo, contrastarlo e fermarlo.
E dimostrano, ancora una volta e ad un mese esatto dalla tragica fine di Romina De Cesare, come sia labile il confine tra la vita e la morte quando si innescano queste dinamiche coercitive, violente, persecutorie. Occorre avere il coraggio di denunciare e di scegliere la vita, di non sentirsi sbagliate e colpevoli nel chiudere una relazione sentimentale. Il coraggio che questa sopravvissuta ha avuto.
ls

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Lega in piazza per il Sì ai referendum: la riforma della giustizia non è rinviabile

La Lega Molise è tornata in piazza tra la gente per il nuovo tesseramento e per la campagna referendaria sulla riforma della giustizia. Durante lo scorso weekend sono stati allestiti gazebo a Isernia, Trivento e Campobasso. Sabato ci sarà un nuovo appuntamento: la mattina a Venafro e il pomeriggio a Termoli. Domenica, infine, a Larino.
In considerazione del particolare tecnicismo dei quesiti – spiegano i vertici locali del Carroccio – stiamo cercando di chiarire i dubbi dei cittadini distribuendo loro materiale informativo per ogni singolo quesito referendario.
Ad esempio, votando “Sì” alla separazione delle carriere i giudici faranno sempre e solo i giudici e i pm si occuperanno sempre e solo della pubblica accusa; votando “Sì” per la riforma del Csm, cesseranno le correnti e i giochi di potere della magistratura, si impediranno nuovi casi “Palamara”; votando “Sì” per l’equa valutazione dei magistrati non si assisterà più a Consigli Giudiziari dove possono giudicare solo i magistrati (controllato e controllore) ma si darà la possibilità di valutarli anche ad avvocati e professori universitari al fine di avere una magistratura meno corporativa e più competente; votando “Sì” per i limiti agli abusi di custodia cautelare si avrà una giustizia equa che tutela i cittadini onesti, ovvero basta con casi di innocenti in carcere; votando “Sì” per l’abolizione del decreto Severino si tornerà a rispettare il principio costituzionale di presunzione della non colpevolezza fino alla condanna definitiva, impedendo così che un sindaco e/o amministratore assolto in secondo grado o in Cassazione possa vedersi distrutta la vita sia personale che politica, si impedirà un uso politico della giustizia.
Solo un messaggio forte e chiaro da parte degli elettori può spronare il legislatore ad agire. Questa la ragione principale per la scelta della strada referendaria – dicono ancora i leghisti molisani – nella consapevolezza che gli interventi strutturali indispensabili al sistema giustizia mai si attiveranno su iniziativa di quegli ambienti, sia della giustizia che della politica più conservatrice e giustizialista, dove si sono incancrenite forme di chiusura e autoreferenzialità. A chi condivide il contenuto dei quesiti ma critica il ricorso al referendum rispondono che si tratta di un fondamentale strumento di partecipazione che, in questo caso, si occupa di una materia che interessa trasversalmente l’intera comunità. Della situazione interna alla magistratura, d’altro canto, si parlava da anni ma lo scandalo esploso nel 2019 ha reso improcrastinabile la riforma del sistema giustizia.
Quanto al quesito più discusso, vale a dire quello che riguarda l’abrogazione del decreto Severino, il commissario regionale della Lega Michele Marone ribadisce che non si può «fingere di ignorare che numerosi amministratori sono stati allontanati dai loro incarichi per accuse rivelatesi poi infondate o dopo una sentenza di condanna di primo grado. Cosa che non solo contrasta con il principio di presunzione di innocenza previsto in Costituzione, ma anche con il dato oggettivo che molte di queste sentenze sono state poi annullate in Appello o in Cassazione. Con la conseguenza che la decadenza dagli incarichi non solo si è rivelata iniqua e un danno irreparabile per l’amministratore, ma è risultata dannosa anche per la stessa amministrazione». Inoltre, prosegue, «se anche gli esperti del settore considerano necessari interventi per restituire funzionalità, credibilità e imparzialità al sistema giustizia; se i problemi della giustizia sono annosi e noti a tutti; se il legislatore, tuttavia, non ha riformato in maniera incisiva la materia nonostante gli scandali emersi con la vicenda Palamara; se per lo più le riforme prodotte sono annacquate, allora devono apparire evidenti sia la necessità di un momento di partecipazione e democrazia da cui emergano le istanze provenienti dalla società civile e sia la conseguente volontà dello Stato di ascoltarle e recepirne le indicazioni, superando le resistenze che provengono da determinate aree della magistratura e della politica».
L’obiettivo, dunque, è «garantire una giustizia più giusta, imparziale e efficace, restituendo piena e legittima credibilità alla magistratura e superando quella cortina di silenzio alzata sul referendum da quelle componenti di politica e magistratura che puntano a non cambiare nulla per non vedersi danneggiate nelle proprie prerogative, che in tanti casi assomigliano a privilegi. In sostanza – conclude Marone – il 12 giugno andiamo a votare per i referendum, viceversa addio giustizia!».

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