Stretta sulla movida a Trivento, all’una di notte stop alla musica dentro e fuori i locali

Dopo le reiterate proteste dei residenti per la musica ad alto volume il comune ha deciso una stretta sui locali della movida. Ieri, infatti, è scattata la nuova ordinanza sindacale che impone fino al prossimo 9 settembre l’interruzione della trasmissione della musica, dal vivo o riprodotta, sia in ambienti interni che esterni ai locali, all’una di notte. Come si spiega nell’ordinanza sindacale nelle ultime settimane sono pervenute al comune numerose segnalazioni di schiamazzi, rumori e altri comportamenti che alterano la quiete pubblica. A rendere insonni le notti dei residenti l’uso smodato di alcool e comportamenti contrari al pubblico decoro come l’abbandono di bicchieri e bottiglie nelle strade, e perfino su porte e finestre delle case, intorno ai locali. Per garantire quindi la tranquillità, il diritto al riposo dei residenti e la qualità della vita nonché il decoro urbano si è dovuto adottare un provvedimento così restrittivo. I titolari e i gestori degli esercizi pubblici muniti di autorizzazione per la diffusione della musica e/o di trattenimenti danzanti sono tenuti quindi ad attenersi alle nuove prescrizioni ed eventuali violazioni verranno perseguite a norma di legge. I trasgressori che non osservino gli orari e le prescrizioni della ordinanza saranno puniti con la sanzione pecuniaria da 25 a 500 euro. In caso di ulteriore violazione nello stesso anno solare il trasgressore sarà punito con la sanzione amministrativa di 500,00 euro mentre in caso di reiterate violazioni sarà disposta la comunicazione di inosservanza al Questore al fine dell’applicazione della misura della sospensione dell’attività di 15 giorni. Ovviamente non sono mancate rimostranze da parte dei titolari dei locali pubblici ed il rischio, paventato anche da alcuni genitori, che i ragazzi dopo l’una di notte si trasferiscano nei paesi limitrofi dove gli orari sono più lunghi. Non è facile conciliare le opposte necessità, la voglia di divertirsi dei giovani da una parte e il riposo notturno di chi la mattina deve andare al lavoro dall’altro, senza contare il legittimo interesse dei proprietari dei locali, ma proteste e segnalazioni ormai erano diventate quotidiane.

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Isernia, straordinari ben pagati e turni da 48 ore non stop

Sessanta, settanta accessi al giorno. Ovviamente diverse le tipologie di intervento sanitario che i medici del Pronto soccorso di Isernia devono fronteggiare con i soliti numeri risicati. Oggi, fortunatamente, due dei 3 medici che sono stati costretti dal Covid a fermarsi faranno ritorno in corsia. E quello che troveranno sarà identico a quello che hanno lasciato prima di mettersi in isolamento e guarire.
«Magari, la situazione è peggiorata» commenta il primario del reparto del Veneziale che ripercorre questi giorni di fuoco. Da quando i suoi colleghi sono stati costretti a lasciare il nosocomio perché positivi al Covid, non è stato nemmeno possibile organizzare i turni, che comprendono anche quelli da espletare al pronto soccorso dell’ospedale di Agnone. Organizzazione che Pastore ha demandato all’Asrem.
«Io preparo un quadro di massima, poi lascio gli spazi vuoti che corrispondono a quei turni che non riusciamo a coprire che vengono riempiti a seconda delle disponibilità dei colleghi che anche dagli altri ospedali vengono a turnare a Isernia. Complicatissimo, cambiamo quella griglia decine di volte» racconta. E l’organizzazione non può andare oltre i sette giorni di pianificazione.
«Ci proviamo a mettere su un piano che sia di almeno una settimana ma non è affatto facile. Anche perché poi ci sono i colleghi che coprono turni anche in altri reparti. La situazione di Isernia non è un caso isolato, gli ospedali si reggono sulle prestazioni aggiuntive. Tutti, mica solo il Veneziale».
Primo Piano Molise ne scrive ormai da mesi: il ricorso agli straordinari è massiccio, d’estate poi cresce a dismisura tra ferie e turni da coprire.
Prestazioni aggiuntive che salvano la sanità da pericolosi vuoti ma che di contro rischiano di rivelarsi un’arma a doppio taglio: in questi giorni così complicati ci sarebbero stati professionisti che avrebbero lavorato per due giorni consecutivi, senza alcun riposo.
Gli straordinari vengono ben retribuiti posto che una notte di guardia costa all’Asrem 480 euro lorde mentre ogni ora in più, durante il giorno, ha un costo di 60 euro. Le ultime liquidazioni che riguardano le prestazioni aggiuntive erogate al Veneziale e al Pronto soccorso di Agnone la dicono lunga sull’impegno economico che si deve sostenere. E per restare all’ultima determina di liquidazione pubblicata sull’albo pretorio dell’Asrem, le spettanze dovute per il solo mese di febbraio ai medici che hanno coperto i turni del Pronto soccorso del Caracciolo di Agnone sono state quantificate in 19mila 860 euro. Che si sommano a quelle pagate un paio di settimane fa per quasi 44mila euro (relative ai mesi di gennaio e marzo scorso).
A metà luglio, l’Asrem ha liquidato 130mila euro di straordinari tra Veneziale e presidio ospedaliero di Agnone, il 18 giugno sono stati pagati 55mila euro circa di straordinari. Si tratta delle prestazioni aggiuntive erogate nel solo ospedale di Isernia e al Pronto soccorso di Agnone, sia chiaro. Nel conteggio non sono comprese quelle erogate per coprire i turni del San Timoteo oppure quelli scoperti al Cardarelli.
Insomma, 50 ore di lavoro senza sosta ma ben retribuite. Il gioco forse vale la candela. Ma la domanda che si pongono i cittadini riguarda la qualità dell’assistenza prestata: ci si può fidare di un medico che non riposa da due giorni, che corre da un ospedale all’altro, da un reparto all’altro per tappare le falle di una sanità che non riesce a trovare una soluzione che non sia ‘rattoppata’?
«Sembra che non interessi molto risolvere le problematiche, scavare per trovare soluzioni. Anche la politica, tace di fronte a tutto questo» il commento laconico di Pastore.
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Fine settimana pesante al Cardarelli: due ricoveri in intensiva e due decessi

Il fine settimana è stato piuttosto pesante al Cardarelli sul fronte del Covid. Due i decessi che si sono registrati, entrambi in malattie infettive: si tratta di un 90enne di Cercemaggiore e di un 85enne di Campobasso. Il bilancio sale a 654 vittime dall’inizio della pandemia.
Cinque, inoltre, i nuovi ricoveri in contrada Tappino. Uno, da Campobasso, direttamente in terapia intensiva. Gli altri quattro in area medica. Un paziente di Mafalda invece è peggiorato ed è stato trasferito da infettive a rianimazione, dove ora ci sono 3 assistiti positivi al Covid. Venti i ricoverati in area non critica, per un totale di 23. Tre persone, infatti, sono state dimesse.
Sul fronte dei contagi, sono 324 quelli diagnosticati dalla refertazione di 874 tamponi (fra molecolari processati dal laboratorio Asrem del Cardarelli e antigenici effettuati dalle farmacie). Il tasso di positività è al 37%. Fra i nuovi casi, 10 a Bojano, 70 a Campobasso, 15 a Isernia, 46 a Termoli e 11 a Venafro. I casi attivi sono 5.065. In 224, poi, sono guariti: fra questi, 14 a Bojano, 102 a Campobasso, 19 a Campomarino e 11 a Termoli. Complessivamente, le negativizzazioni sono 76.186.

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