San Giuliano, Lotito si stringe alla comunità: «Tragedia che non troverà mai una ragione, sono commosso»

Il senatore Claudio Lotito, che non ha potuto partecipare alla commemorazione di ieri per impegni imprevisti, ha inviato al sindaco di San Giuliano Giuseppe Ferrante una lettera per esprimere la sua partecipazione e commozione.
«Caro Sindaco, la ferita di tutta la Sua comunità è una ferita della nostra intera Nazione. Sono passati 20 anni dal sisma, soprattutto dalla tragedia che noi oggi abbiamo il dovere di riportare alla memoria: 30 suoi concittadini e tra questi 27 bambini ed un’insegnante hanno perso la vita, un evento che non troverà mai una ragione! Comprendo ancora oggi – così Lotito – lo strazio e il dolore dei genitori, dei loro familiari che ancora non si danno pace per quel tragico evento che tocca questa cittadina, il Molise ma direi l’Italia tutta. Ho rivisto nei giorni scorsi le immagini riproposte dai media delle ore più tragiche di quei momenti, la disperazione alla quale nessuno riusciva a darsi pace, e non nascondo di aver provato ancora una volta profonda commozione e tanta sofferenza. Purtroppo, proprio oggi (ieri, ndr), impegni imprevisti ed improrogabili mi impediscono di prendere parte alla cerimonia in memoria delle vittime del sisma, cerimonia alla quale tenevo particolarmente e alla quale intendevo presenziare ancor più quale parlamentare del territorio. Non per questo ho voluto far mancare, per il Suo tramite, la mia partecipazione emotiva e la mia commozione che si unisce a quella della Sua comunità. Voglio stringermi attorno a ciascuno di Voi e testimoniare il mio impegno affinché ogni anno che verrà, le strutture pubbliche di questa regione dovranno essere più sicure e funzionali e rispondenti alla normativa antisismica vigente, perché tragedie come questa non dovranno mai più accadere!».

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A Palazzo Chigi tributo alle vittime della Jovine

Il ventennale del crollo della scuola Jovine, durante il terremoto che nel 2002 colpì il Molise, ha aperto i lavori della seduta del Consiglio dei ministri di ieri.
Lo ha riferito la premier Giorgia Meloni nella conferenza stampa convocata per illustrare i provvedimenti adottati (un unico decreto che contiene norme su rave party, Covid, ergastolo ostativo e riforma Cartabia). «Abbiamo aperto il Consiglio dei ministri tributando il nostro pensiero a un anniversario particolare che ricorre oggi – ha detto Meloni – Il ventennale di una delle stragi, di uno dei fatti che ci hanno colpito di più nella storia d’Italia: i 27 bambini e la maestra che vent’anni fa a San giuliano di Puglia, in Molise, sono morti per il crollo di una scuola fatiscente. Lo abbiamo fatto – ha aggiunto – anche per ricordare l’impegno che abbiamo in tema di messa in sicurezza degli edifici scolastici».
Poche ore prima, dal parco della memoria del paese simbolo del sisma di vent’anni fa, il capo dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio aveva rilanciato l’esigenza di investire sulla messa in sicurezza degli edifici di istruzione. Esigenza resa drammaticamente attuale dai cedimenti, anche recentissimi, in plessi scolastici o sedi universitarie. «Non si riesce a comprendere – ha sottolineato a margine delle commemorazioni – come nel 2022 questo possa ancora accadere. Credo che abbiate anche voi i rapporti che fotografano una situazione scolastica complicata dal punto di vista della sicurezza. Dobbiamo ancora investire tanto. Siamo in un momento di finanziaria e bilancio, io credo sia un segnale importante aumentare i fondi all’edilizia scolastica, alla messa in sicurezza, all’adeguamento e miglioramento sismico e non solo. Perché poi la scuola è il momento in cui i nostri ragazzi vivono la loro quotidianità, non solo sicurezza, ma anche benessere generale». Vent’anni dopo quell’impegno solenne che le istituzioni presero davanti alle bare bianche in fila nel palazzetto di San Giuliano è lontano dall’essere diventato ovunque realtà in Italia. «È stato fatto qualche passo avanti in tema di sicurezza delle scuole – ha concluso Curcio – ma c’è ancora molto, moltissimo da fare. Io credo che, se vogliamo rendere giustizia a questi eventi, a queste tragedie, dobbiamo impegnarci ognuno ad ogni livello: dal cittadino alla politica alla parte tecnica perché ancora la sicurezza delle scuole deve fare un passo importante».
Anche il ministro dell’Interno ha espresso in un messaggio vicinanza a una comunità che ha dovuto affrontare «una perdita che, oltre al dolore, recherà per sempre nella memoria del nostro Paese il tormento per non aver saputo garantire ai propri figli un luogo dove crescere sicuri». Piantedosi ha rimarcato il dovere di «noi tutti, cittadini e rappresentanti delle Istituzioni, di coltivare il ricordo di quanto accaduto: è anche grazie alla memoria della tragedia che continuiamo ad approfondire e migliorare gli strumenti e le tecniche per prevenire e, ad ogni costo, mitigare gli effetti di un sisma». Alla cerimonia di commemorazione ha preso parte il vicario reggente della Prefettura di Campobasso Elvira Nuzzolo.

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San Giuliano di Puglia. È un dolore che non si potrà mai cancellare

Tutti i livelli istituzionali sono stati rappresentati nella Giornata della Memoria che ieri, a San Giuliano di Puglia, ha reso omaggio alle 30 vittime del sisma che il 31 ottobre 2002 squarciò questa parte del Molise, sgretolando la scuola elementare Jovine e seppellendo le speranze di vita di una intera generazione. I 27 bimbi, la maestra, altri due residenti, inghiottiti nel tragico destino che si compiva sotto gli occhi inermi di chi assisteva alla catastrofe. Vent’anni dopo il paese è un altro, socialmente e a livello materiale, come ha significato il primo cittadino nell’intervista a latere. Dopo due anni di celebrazioni col freno a mano tirato causato dal Covid, la solennità del ventennale e del ritorno alla normalità hanno potuto restituire almeno la grandezza dell’omaggio, sempre scandito dai rintocchi della campana. Mai così affollato ieri il cimitero, con le visite alle tombe degli angeli, poi il cerimoniale, sempre breve ma così profondo dall’essere contraddistinto da un silenzio mai interrotto, assordante come il vuoto nell’anima che la scomparsa dei bimbi ha scavato. Il sindaco Giuseppe Ferrante, il suo predecessore Luigi Barbieri, artefice della ricostruzione assieme Guido Bertolaso (che era stato in visita privata domenica scorsa), il Capo della Protezione civile Curcio, il presidente della Regione Toma, assessori, il presidente del Consiglio regionale Micone, con gli “inquilini” di Palazzo D’Aimmo, tanti sindaci in fascia tricolore, il presidente della Provincia, parlamentari eletti in Molise come Cesa e Lancellotta, l’europarlamentare Patriciello, il viceprefetto vicario Nuzzolo, il vescovo De Luca, tante persone che hanno avuto incarichi negli anni. Associazioni e rappresentanze di soccorritori da ogni parte d’Italia e dal Molise, difficile dire chi c’era ieri in questo fazzoletto di terra. Dopo le visite alle tombe degli Angeli tutti raccolti davanti alla campana, con una buona mezz’ora di anticipo e alle 11.32 ogni rintocco è una lacrima che scende giù. La mente vola a vent’anni fa. A quelle immagini tanto dolorose che fecero il giro del mondo. Uniti. Tutti uniti nella preghiera per ricordare la spensieratezza di quegli angeli troppo presto strappati a questa vita. Cerimonia composta e silenziosa, raccontata dopo anni con attenzione dovuta anche dai media nazionali. Nel cimitero comunale, don Pietro Cannella ha benedetto le corone di fiori per poi proseguire con il corteo fino al parco della Memoria, tra corone di fiori e gonfaloni, l’omaggio di tutte le istituzioni presenti, a cominciare da Curcio, per proseguire poi con Toma e la delegazione parlamentare, col sindaco Ferrante. La commozione non si può descrivere nella sua ampiezza. L’arrivo al Parco della Memoria, lì dove sorgeva la scuola Jovine, spazzata via da quel maledetto terremoto di vent’anni fa, tocca il cuore nel profondo. Un dolore che non passa. I ricordi non passano. Quei bambini, quegli angeli insieme alla loro maestra vivono nei cuori di tutta Italia. Quell’Italia che, da vent’anni, si stringe attorno alla comunità di San Giuliano di Puglia, come a volerla proteggere e a farla sentire meno sola. Il Molise guarda indietro per tracciare la rotta del futuro, ma sulla sicurezza scolastica siamo ancora all’anno zero in Italia.

I ricordi del sindaco Ferrante, «la nostra gente ha reagito»

«Quel giorno mi trovato a Campobasso, perché ero iscritto al primo anno di Economia all’UniMol, e avevo 19 anni». E’ questo il ricordo del sindaco di San Giuliano di Puglia, Giuseppe Ferrante, che ha raccolto la pesante eredità del predecessore Luigi Barbieri, per 15 anni primo cittadino. Ferrante è in carica dal 27 maggio 2019 e quella di ieri è stata – nel ventennale – la sua quarta commemorazione. «Ho avvertito lì la scossa, ho provato subito a mettermi in contatto coi miei familiari, ma i telefoni non funzionavano e una volta arrivato qui, all’ingresso di San Giuliano, nel tragitto i mezzi di soccorso ci superavano, non pensavo che fosse così grave, ma poi me ne sono reso conto. Avevo mia sorella sepolta sotto le macerie della scuola Jovine, e vi è rimasta fino alle 19.30, è stata poi estratta viva e ricoverata all’ospedale Bambino Gesù di Roma. Fortunatamente è qui, è a casa, a San Giuliano, ma porta dentro quel segno, che nessuno può guarire». «Vent’anni dopo troviamo una comunità che ha saputo reagire a questa tragedia. Nel corso del tempo non c’è stata solo una ricostruzione materiale, fisica, che potete ammirare, ma ce n’è stata anche una del tessuto sociale. I sangiulianesi sono stati forti. Ora se vediamo cosa è successo pochi giorni fa in Sardegna, ci indica che tanto è ancora da fare sul versante della sicurezza scolastica, molti plessi come evidenzia un recente studio risalgono agli anni 70 per oltre il 40%. Non è il terremoto che uccide, ma la colpa è nostra, degli uomini, di chi non segue le regole».

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