Mese: Aprile 2023
Fronte progressista, Federico tende la mano alla sinistra e assicura: lavoriamo a un’operazione pacificazione

Sembrava cosa fatta venerdì. Sul tavolo di Giuseppe Conte è rimasto solo il nome di Domenico Iannacone. Sul sindaco di Campobasso Roberto Gravina resta un muro: la mancata volontà del Movimento, a Roma più che a Campobasso a quanto pare, di chiudere in anticipo il mandato di Palazzo San Giorgio. È una delle poche amministrazioni a guida 5s e sicuramente l’unica di una città capoluogo di regione. Sul nome di Gravina tutti, al tavolo regionale, avrebbero siglato l’intesa da settimane. Ma Conte, a meno di miracoli delle prossime ore, non lo sblocca. «L’orientamento non è cambiato e io non posso fare nulla al riguardo, non posso costringere nessuno a modificarlo», ribadisce il coordinatore regionale Antonio Federico, che pure nel colloquio con Conte ha riassunto la preferenza di ampia parte della coalizione per Gravina.
Sul presidente del Tribunale Vincenzo Di Giacomo, il ragionamento fra il presidente 5s e il coordinatore molisano ha passato in rassegna tutto, anche la lettera aperta con cui il centrodestra cinque anni fa gli chiese di guidare la coalizione.
Così, delle tre ipotesi arrivate ai vertici nazionali 5s dopo il summit fra il segretario Facciolla e la leader del Pd Elly Schlein (e solo di queste avrebbero parlato Conte e Federico), è uscita indenne (anzi rafforzata) quella del giornalista Rai di Torella del Sannio. «Un nome importante», sottolinea ancora una volta il coordinatore molisano. Un via libera, di fatto.
Si devono sentire Schlein e Conte e poi si ufficializza: con queste consegne si è chiuso il venerdì. La telefonata però ancora non c’è stata. Il tempo si dilata, l’ex premier mette in fila le differenze (guerra in Ucraina, termovalorizzatore di Roma). La neo segretaria dem non risponde alle provocazioni.
Intanto si muovono altri papabili, nelle ultime ore nei rumors sono tornate a salire le quotazioni del giudice Daniele Colucci. Suo fratello Piero, invece, ha aderito al manifesto di Costruire democrazia, creatura dell’ex consigliere regionale Massimo Romano, che oggi segna il suo ritorno ufficiale sulla scena. Interlocutore principale è naturalmente il centrosinistra. Federico tende la mano sia a Costruire democrazia sia a “Un altro Molise è possibile”. «Nelle scorse settimane ci sono state interlocuzioni con entrambe queste realtà, capisco che ora loro stanno premendo…». Ma non dispera.
E in generale non vede rischi per la coalizione. «L’esigenza di chiudere nel più breve tempo possibile l’abbiamo tutti e io ce l’ho ben chiara. Ma questo non vuol dire che per la fretta dobbiamo prendere una decisione che pare mettere d’accordo tutti ma nei fatti non accontenta nessuno. Dobbiamo trovare la soluzione migliore che sia anche di pacificazione, che metta tutti gli attori principali di questa coalizione nelle condizioni di poter esprimere al meglio i loro programmi e avere le garanzie di tenuta del fronte progressista». Cioè di poter vincere e governare. «A me non sorprende che questa operazione abbia bisogno di tempo perché è la prima volta che la stiamo facendo con una forte trazione dei 5 stelle. Siamo noi a tenere alta l’attenzione su temi e nomi, c’è un’interlocuzione importante anche ad alti livelli. Ed è, ripeto, la prima volta che accade». r.i.
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L’ultima sentenza può aprire alla tutela di concessioni demaniali prima del 2009

Interessante l’analisi e la relativa interpretazione data da tre avvocati in merito alla sentenza ultima della Corte europea di Giustizia sull’applicazione della direttiva Bolkestein. Un parere riportato ieri dal sito specializzato “Mondo Balneare”, puntuale come sempre nel seguire l’attualità del comparto. «La sentenza della Corte di giustizia europea del 20 aprile scorso conferma i principi del diritto euro-unitario ormai consolidati circa l’applicazione diretta della direttiva 2006/123/CE, e sui quali è inutile ritornare perché ciò significherebbe negare l’evidenza, ma apre una nuova prospettiva che la stessa giurisprudenza nazionale aveva intuito circa le possibilità di tutela per i concessionari ante direttiva Bolkestein, il cui regime giuridico di attività deve essere diversificato». Lo affermano gli avvocati Roberto Righi, Edoardo Brusco ed Ettore Nesi, in un’analisi giuridica che prende in considerazione il punto 73 della pronuncia: «Una sentenza pregiudiziale, come la sentenza del 14 luglio 2016, chiarisce e precisa, quando ve ne sia bisogno, il significato e la portata della norma stabilita da detta disposizione della direttiva 2006/123, quale deve o avrebbe dovuto essere intesa e applicata dal momento della sua entrata in vigore, ossia, conformemente all’articolo 44 di tale direttiva, a decorrere dal 28 dicembre 2009. Ne consegue che detta norma così interpretata deve essere applicata dal giudice anche a rapporti giuridici sorti e costituiti prima di tale sentenza. Questo passaggio significa che l’interpretazione fornita dalla Corte Ue è quella che va data a una certa disposizione fin dal giorno in cui quella disposizione è entrata in vigore. Anteriormente alla data della sua entrata in vigore, una fonte semplicemente non esiste e quindi l’interpretazione della Corte non può retroagire a un’epoca antecedente a tale data. E infatti la Corte ha precisato che “detta norma“, e cioè l’articolo 12 della direttiva 2006/123/CE, “così interpretata deve essere applicata dal giudice anche a rapporti giuridici sorti e costituiti prima di tale sentenza“. “Prima di tale sentenza” non significa “prima della direttiva Bolkestein”, ma appunto che l’interpretazione che la sentenza “Promoimpresa” del 14 luglio 2016 ha fornito dell’articolo 12 della direttiva 2006/123/CE vale dal 28 dicembre 2009 e che pertanto tale interpretazione si applica a tutti i rapporti sorti e costituiti dopo tale data, come appunto è stato affermato dal Consiglio di Stato nella sentenza della VII sezione n. 229 del 13 gennaio 2022».
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