Mese: Aprile 2023
Regionali, don Martino: «Serve un ‘presidente’ delle aree interne»

Schietto, sincero, battagliero come tutti hanno imparato a conoscerlo. Esperto dei problemi che attanagliano il territorio, attento e scrupoloso studioso del settore sanità, don Francesco Martino, ex cappellano dell’ospedale Caracciolo di Agnone, interviene su quanto accade in alto Molise e, in vista delle regionali di giugno, lancia un accorato appello ai partiti: «Se muoiono le aree interne, morirà l’intero Molise. Scegliete il nome del candidato presidente espressione della periferia che conosca a fondo le reali esigenze di una popolazione ridotta allo stremo delle forze. Solo così sarà ipotizzabile un cambio di rotta».
Don Francesco Martino, la ‘Vertenza per non morire’ che il 26 marzo del 1993 vide la Chiesa in prima linea, ha compiuto 30 anni. Cosa rimane di quella protesta a tutela delle arre interne?
«Resta una grandissima delusione. Nonostante all’epoca si riuscì a bloccare tagli indiscriminati ai servizi, l’esperienza non ha insegnato niente visto che oggi la situazione è decisamente peggiorata. Il grido di dolore delle aree interne è tornato a levarsi tra l’indifferenza generale di una classe politica miope alle istanze di un territorio che continua a spopolarsi con ritmi vertiginosi. Se non ci sarà un cambio di rotta con un serio piano di programmazione e investimenti per le aree interne, anche noi come Chiesa saremo costretti ad issare bandiera bianca».
Lo specchio di questa mancata attenzione, ancora una volta, è rappresentato da quanto accade all’ospedale ‘Caracciolo’ dove giungono notizie tutt’altro che confortanti.
«Malgrado l’impegno e i sacrifici di tanti operatori che erogano quotidianamente cure vitali, esiste una sorda resistenza a livello regionale incapace di assicurare servizi previsti sulla carta».
In particolare a cosa si riferisce?
«Faccio un esempio su tutti: da cinque mesi l’impianto di osmosi del centro Dialisi, montato già vecchio, sta crollando. Questo macchinario garantisce la purificazione dell’acqua ai dializzati, dunque estremamente importante per chi accede alle cure salvavita. Dire di non avere 130.000 euro per sostituire le apparecchiature nei centri di Agnone e Venafro significa continuare a giocare sulla pelle dei poveri pazienti».
A tutto ciò si aggiunge la carenza di personale medico al Pronto soccorso e sulle ambulanze del 118.
«Se i medici del 118 continuano a fuggire dalle postazioni è perché questa Regione non è stata in grado di stabilizzarli con forme contrattuali che garantissero il lavoro e la tranquillità economica. Tra le proposte fatte quella di un accordo con i medici di base fuoriusciti dal 118 con un contratto integrativo per garantire i servizi. Oggi, tuttavia, in alto Molise si è arrivati al punto di avere ambulanze demedicalizzate di notte senza neppure essere sicuri di avere un Pronto soccorso che funzioni a dovere con le necessarie professionalità e un laboratorio Analisi adeguato».
Don Martino, in definitiva la Chiesa locale cosa reclama in vista delle regionali di giugno?
«Sicuramente la candidatura di un presidente dell’alto Molise o delle aree interne che conosca e possa finalmente mettere mano alle innumerevoli problematiche che da anni affliggono questi posti. Come periferia del Molise ci sentiamo abbandonati, ma non dimentichiamo che se muore questo lembo di terra, morirà l’intera regione Molise. Non può esistere una regione solo con Campobasso, contrariamente se le aree marginali vivono, proliferano, a quel punto sarà giustificato il ruolo assolto da Consiglio e giunta regionale».
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Regionali. Iannacone perché no… E Greco getta la spugna
Domenico Iannacone candidato presidente del centrosinistra alle regionali di giugno? Perché no.
Le dichiarazioni, ufficiali e non, dei cinque “saggi” che compongono il tavolo ristretto oppongono un paio di motivi all’indicazione: dal tavolo allargato a cui siedono tutti gli esponenti della nascente coalizione il mandato è per la scelta di un politico, che viva in Molise. Il giornalista pluri premiato torna appena può e della sua terra si interessa ma, si dice convinta una fonte, «a questo esito si potrebbe arrivare se sarà Roma a sbrogliare una matassa che noi non sapremo dipanare. E non credo che non ne siamo capaci». Nella Capitale Iannacone ha sostenitori fra i 5 stelle, lo stesso Conte aveva espresso il suo gradimento qualche mese fa, e anche fra i dem. In regione i suoi
supporter sono in Molise Domani. Comunque non è un politico.
Giovedì i rappresentanti di Pd, 5s, partiti minori della sinistra, Molise Domani e Molise Solidale si rivedranno e finalmente saranno avanzati dei nomi. Ma se i veti incrociati, interni ai partiti e reciproci fra forze politiche, dovessero prevalere non è impossibile che si prenda atto che a quel punto è meglio tornare al nome esterno, a una figura terza che a quel punto non è prettamente un politico.
Da Molise Solidale, a margine della riunione di ieri, arriva la conferma di un auspicio: «Dobbiamo allargare al centro, ai moderati, altrimenti si perdono le elezioni». Per il leader il movimento nato dal mondo del volontariato pensa a un «nome inclusivo e di garanzia per tutti».
Frana invece il Movimento 5 stelle. Dopo un confronto con il coordinatore Antonio Federico sullo stato dell’arte, il capogruppo Andrea Greco ha confidato ai suoi che non sarà della partita, neanche nella lista pentastellata a sostegno del candidato presidente. Se i 5s rinunciano alla leadership (Greco ha fatto un passo indietro e le quotazioni del sindaco di Campobasso Gravina sono in questi giorni in discesa perché la maggioranza di Palazzo San Giorgio sarebbe il primo avversario di una scelta che significherebbe lasciare il capoluogo al suo destino), secondo Greco la partita è persa perché il Movimento rinuncia anche alla propria identità.. «A me non interessa ricandidarmi per andarmi a sedere su uno scranno dell’opposizione. Io al Molise voglio bene ma non si può continuare a umiliare il lavoro che abbiamo portato avanti in questi anni scegliendo situazioni che riportano al governo i soliti e i soliti metodi. Su questo, credetemi, mi ci sto ammalando», avrebbe confidato ai più stretti collaboratori. Bocciando su tutta la linea la strategia del coordinatore Federico. «Così Antonio riconsegna il Molise al centrodestra».
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