Tonfo di pentastellati e Terzo polo in Friuli, gli auguri di Toma: «Fedriga ha meritato il bis»

In Friuli sorride solo il centrodestra, che conferma Fedriga alla guida della Regione con oltre il 60%. La Lega (19%) supera di un punto il partito della premier Meloni (e in campo c’era pure la lista del presidente), Forza Italia è poco oltre il 6%. Mentre nel centrosinistra il Pd si avvicina al 17% e i 5s invece racimolano un bottino magrissimo (circa il 2,5%). La stessa percentuale del Terzo polo che viene quasi doppiato dalla candidata governatrice no vax.
«Le mie più vive e sincere congratulazioni a Massimiliano Fedriga per l’ampio consenso riscontrato in queste ore, che gli vale la conferma a presidente della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. Ho appena telefonato al presidente per complimentarmi: un risultato straordinario – ha evidenziato ieri nel tardo pomeriggio il capo di Palazzzo Vitale Donato Toma – che ha conquistato con merito, sul campo, forte di un robusto spessore politico e di una significativa capacità operativa. Ho avuto l’onore di lavorare con Fedriga in Conferenza dei presidenti delle Regioni, fianco a fianco nell’ufficio di presidenza. Abbiamo condiviso iniziative importanti e anche diverse battaglie: il suo apporto in qualità di presidente è stato notevole. Oggi gioisco con lui, convinto che il quinquennio che lo rivedrà al vertice politico e amministrativo del Friuli Venezia Giulia sarà connotato da nuovi successi e rinnovate ambizioni, come sempre nell’esclusivo interesse dei cittadini».

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Caso Vigliardi, il sindaco: basta con lo scaricabarile

Non avrebbe varcato la soglia del reparto nemmeno ieri il professore Guido Sciaudone che doveva prendere servizio nel reparto di Chirurgia del Veneziale. Incarico, quello al quale è stato destinato in conseguenza del protocollo d’intesa sottoscritto tra Regione e Università degli Studi del Molise, che avrebbe dovuto prendere il via il primo aprile, stando alla deliberazione del dg dell’Asrem sottoscritta il 7 marzo a parziale rettifica del mero errore materiale contenuto nella determinazione di conferimento del 28 febbraio, sottoscritta dall’ormai ex manager Florenzano nell’ultimo giorno di lavoro alla guida dell’azienda sanitaria regionale. Ieri mattina il rettore dell’Unimol, Luca Brunese, ha fatto chiarezza rispetto a quello che ormai è diventato un caso, stante anche la mobilitazione che ha accompagnato la notizia della sostituzione del dottor Vigliardi (primario facente funzioni della Uoc di Chirurgia del Veneziale da un decennio) con il docente dell’ateneo molisano, il professore Guido Sciaudone. Notizia che era nell’aria fin dall’approvazione del protocollo d’intesa tra Regione e Unimol e che veniva data per certa a partire dallo scorso mese di gennaio. E proprio a seguito dell’incontro con la stampa del rettore dell’Università del Molise, il sindaco Castrataro ha chiesto a struttura commissariale, Asrem e Unimol di attivarsi immediatamente «per risolvere, una volta per tutte, la problematica legata alla direzione dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia dell’ospedale Veneziale, consentendo al dottor Vigliardi di continuare ad esercitare il ruolo che da anni svolge con serietà, professionalità e spirito di abnegazione.
Dopo aver ascoltato la disponibilità, espressa in una conferenza stampa, dal rettore dell’Università degli Studi del Molise – rilancia il sindaco – ho contattato i vertici Asrem per capire quale fosse l’attuale nodo di una questione che sembrava già risolta. Le soluzioni ci sono. Che si scelga la strada della modifica del protocollo d’intesa tra struttura commissariale e Unimol per un cambio di destinazione di incarico del professor Sciaudone da Isernia a Campobasso o quella dello scorrimento della graduatoria del concorso di direttore dell’Uoc di Chirurgia del Cardarelli, purché si decida, il prima possibile. Basta politica dello scaricabarile. È chiaro che gli organi preposti hanno gli strumenti per risolvere la questione. Se ciò non accadrà, sapremo chi sono i responsabili». Intanto si fa strada un altro mistero: secondo fonti interne accreditate, il prof Sciaudone non avrebbe ancora firmato il contratto di lavoro, come impongono le deliberazioni Asrem del 28 febbraio e del 7 marzo scorso.

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Caso Vigliardi, il rettore silenzia le polemiche: mai venuta meno la disponibilità

«La disponibilità dell’Unimol non è mai venuta meno. Anzi questa soluzione per noi sarebbe la benvenuta visto che le attività della facoltà di Medicina interessano prevalentemente l’ospedale di Campobasso». La soluzione a cui si riferisce il rettore Luca Brunese è la scelta di nominare il prof Guido Sciaudone a capo della chirurgia del Cardarelli e non, come è previsto dall’intesa rinnovata qualche mese fa con la Regione, del Veneziale.
Brunese convoca la stampa dopo giorni di tira e molla e polemiche che lambiscono con sempre più decisione l’ateneo di via de Sanctis. Perché se, come è avvenuto, i politici più vicini al presidente-commissario della sanità Toma (nello specifico l’assessore Pallante e il consigliere delegato alla digitalizzazione Di Lucente) annunciano che il caso Vigliardi è risolto perché Sciaudone andrà a Campobasso e quindi il responsabile della chirurgia del Veneziale resterà al suo posto e poi invece non succede nulla, ci si chiede dove si è bloccata la decisione. In quale delle stanze coinvolte: Regione, Unimol e Asrem. «Non lo so ma posso dire che la mia porta è sempre aperta», risponde Brunese a Emilio Izzo, ispiratore del comitato che sta difendendo le ragioni di Vigliardi e che partecipa all’incontro insieme agli organi di informazione.
Siccome non è cambiato nulla, Sciaudone avrebbe dovuto prendere servizio ieri a Isernia ma questo non è avvenuto. Anche se prendesse servizio, comunque, la situazione è ancora risolvibile. Le strade sono due. O si modifica il protocollo di collaborazione di Medicina con la sanità pubblica regionale – e secondo Brunese basta un parere rapido del ministero della Salute mentre non essendoci modifiche in termini di risorse economiche il Mef non sarebbe coinvolto – stabilendo che la chirurgia a gestione universitaria è quella del Cardarelli oppure, in questo caso la scelta però compete all’Asrem, si scorre la graduatoria del concorso da primario vinto l’anno scorso dal compianto Giancarlo Di Marzo, scomparso prematuramente qualche settimana fa. Sciaudone arrivò secondo e in questo caso dovrà essere inquadrato come professore universitario.
Qualunque sia il percorso che si intende seguire gli adempimenti si riusciranno a mettere in campo rapidamente, dice Brunese nella sala del Consiglio affiancato dal dg Barbieri, dal delegato ai rapporti con le autorità sanitarie Russo e dal preside di Medicina Guerra.
Anzi, per la modifica del protocollo il rettore ha inviato la scorsa settimana due richieste via Pec in via Genova ma non ha ottenuto riscontro. Nell’ultimo colloquio con Toma, il commissario gli ha detto che è necessario un ulteriore breve approfondimento. Dalla riunione di venerdì, a cui Brunese non ha partecipato perché impegnato a Roma nella commissione per la capitale della Cultura 2025, è venuto fuori che è stato chiesto un parere all’Asrem (che del protocollo però non è firmataria ma solo soggetto attuatore).
Dunque è la dg facente funzioni Gollo che ha in mano il pallino. Ma all’Unimol chi ha chiesto la disponibilità al cambio di reparto? «Mi hanno chiamato molti, fra i primissimi il commissario Toma», chiarisce Brunese. Che “rammenda” anche un eventuale strappo con la città di Isernia: «Sono sicuro che la stima dimostrata dalla comunità al dottor Vigliardi è meritata, così come sono sicuro delle capacità del prof Sciaudone».
La decisione è caduta qualche anno fa su Isernia perché il posto di primario del Cardarelli era occupato e perché fu dichiarata l’intenzione di non procedere a concorso per il Veneziale (Vigliardi è infatti un “effe effe”).
La morte di Di Marzo, peraltro caro amico del rettore e di tanti clinici universitari con cui ha avviato collaborazioni che anche di recente hanno dimostrato di essere efficaci, ha cambiato le cose. Ma il caso sta diventando un giallo internazionale. Per questo il numero uno di via de Sanctis, proverbialmente riservato quando si tratta di rapporti con altre istituzioni, ha rotto il silenzio. Per rompere forse un assedio: la mia porta è sempre aperta ma non è questa la stanza dove cercare risposte sull’intoppo.
ritai

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