Guglionesi. Giusto limitare gli orari di accesso alle “slot”

Una pratica virtuosa quella dell’amministrazione Bellotti a Guglionesi, che quattro anni fa, con propria ordinanza sindacale, che seguiva un preciso intento dell’ente, limitava a 4 ore, tra mattino e sera, la possibilità di accesso alle videolottery e slot machines nei locali del paese. Un provvedimento che scatenò la reazione di un pool di esercenti, che fecero ricorso al Tar. A distanza di tempo, con la Giunta ormai avviata a chiudere la sua esperienza quinquennale, i giudici amministrativi del capoluogo hanno respinto il ricorso dei locali, ritenendo congrua questa disciplina. «L’impugnata ordinanza sindacale ha limitato gli orari di funzionamento delle sale scommesse e delle sale videolottery unicamente dalle ore 8 alle 10 e dalle 22 alle 24 (pari a 4 ore complessive giornaliere): e tale misura risulta al Collegio adeguata e congruamente proporzionata rispetto agli obiettivi perseguiti, ossia la prevenzione, il contrasto e la riduzione del gioco d’azzardo patologico, unitamente all’esigenza di tutelare in generale le persone psicologicamente vulnerabili, tra i quali i più giovani», hanno scritto i magistrati, nel provvedimento, mentre i ricorrenti sostenevano che non sarebbe possibile verificare se l’imposto limite orario all’utilizzo degli apparecchi di intrattenimento e svago con vincite in denaro risponda effettivamente a una reale esigenza di protezione degli interessi pubblici richiamati dal provvedimento. Dagli atti impugnati emerge, quindi, che l’istruttoria e la motivazione svolte dal Comune sui rischi derivanti alla salute dei cittadini dalla diffusione della ludopatia e sulla correlazione esistente tra fenomeni di dipendenza e l’incontrollata possibilità di accesso al gioco sono state sufficienti, soprattutto alla stregua delle convergenti valutazioni già compiute in sede locale, poco prima, in occasione tanto della L.R. 17.12.2016 n. 20, quanto della deliberazione consiliare d’indirizzo n. 48 del 29/11/2018 (i ricorrenti, del resto, non hanno addotto alcun elemento che possa indurre a dubitare della sussistenza della problematica in questione a livello locale, in termini analoghi a quelli in cui essa si pone sul piano nazionale). Le limitazioni orarie contestate nel presente giudizio rispondono, dunque, all’esigenza di tutelare il benessere e la salute della cittadinanza, esigenza compiutamente delineata nel corpo della motivazione del provvedimento sindacale, e che risulta prevalente rispetto agli interessi economici degli imprenditori di settore, alla luce dei dati di comune conoscenza ed esperienza, confermati anche in sede locale, circa la diffusione dei fenomeni di dipendenza e i pregiudizi che essa determina sulla vita dei cittadini, con riflessi negativi a carico del servizio sanitario e dei servizi sociali. L’ordinanza ha introdotto delle limitazioni temporali all’esercizio delle sale scommesse e delle sale videolottery, nonché all’utilizzo degli apparecchi di intrattenimento e svago con vincite in denaro installati presso pubblici esercizi, circoli privati, tabaccherie, esercizi commerciali vari. Ovviamente con il fine di adottare delle misure di contenimento e contrasto del fenomeno della ludopatia.

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Cyberbullismo, ruolo della società e uso consapevole della rete nell’incontro dell’Usr

Scuola e società, fenomeni da combattere. Il bullismo digitale e in rete è un fenomeno in aumento perché gli strumenti sono diversi. Internet e i dispositivi ad esso legati sono diventati l’agorà virtuale della società. La diffusione preoccupante del cyberbullismo è connessa all’uso spropositato degli smartphone e all’età di utilizzo sempre più bassa.
Su questi temi l’Ufficio scolastico regionale del Molise, diretto dalla titolare Annapaola Sabatini, ha inteso promuovere un seminario interistituzionale rivolto alle giovani generazioni e agli adulti sui temi sensibili del cyberbullismo e sull’uso consapevole della rete dal tema “Il coraggio di non essere codardi”.
«Abbiamo parlato di competenze digitali, etiche e professionali dell’individuo e del cittadino europeo», ha affermato Marco Di Paolo, coordinatore delle Equipe Formative Territoriali Molise dell’Usr Molise.
«Il seminario ha rappresentato un’occasione di riflessione condivisa con i ragazzi su temi strutturali, il loro ruolo nella società attuale e quella futura. Infatti, si è partiti dall’importanza dei rapporti relazionali tra pari per giungere all’educazione verso la cultura digitale, quale dimensione comunicativa, trasmissiva e professionale della società 4.0». Così ha ribadito Di Paolo, a margine del seminario di ieri nell’auditorium dell’ex Gil a Campobasso, facendo il punto sulle motivazioni dell’iniziativa. A sollecitare l’informazione ed approfondire l’argomento messo in campo dall’Usr, abbiamo ascoltato alcune voci dei principali relatori intervenuti nel corso della mattinata alla Gil organizzata dalla referente provinciale di Campobasso della Consulta degli Studenti Raffaella Petti. Tra i relatori principali Elena Ferrara, già senatrice XVII legislatura e promotrice della legge 71/2017 contro il cyberbullismo, che nel suo intervento a Campobasso ha affermato che «l’ambiente digitale offre alle giovani generazioni la possibilità di ampliare i propri diritti: a tutti, infatti, deve essere garantito l’accesso alla rete affinché si possano avvalere della più ampia informazione e godere della libera espressione. Spetta al mondo degli adulti proteggerli da qualsiasi forma di violenza in rete, compreso il cyberbullismo – ha soggiunto -, attraverso misure di tutela e un’educazione alla cittadinanza digitale consapevole. I giovani sono chiamati ad accrescere la propria capacità critica, la conoscenza dei diritti e dei doveri in internet per costruire identità digitali ispirate alla dignità personale, al rispetto degli altri e alla cultura della legalità. Un’ampia alleanza educativa con al centro la scuola, le famiglie e i ragazzi risulta fondamentale per affrontare questa sfida educativa con coraggio».
A completare gli spunti tematici è stata la voce di Giorgina Di Ioia, componente dell’Equipe Formative Territoriali per il Molise, che si è soffermato sulla patente per l’uso consapevole dello smartphone, nato nella provincia di Verbania, come riflesso immediato della Legge 71/17 che ne ha definito le regole, limiti d’uso, età “giusta” per un utilizzo dello smartphone al riparo da rischi.
«Il coordinamento dell’intero progetto è stato condotto dall’Ufficio scolastico e il gruppo di lavoro con professionalità e competenze specifiche appartenenti ad ambiti diversi della comunità territoriale», ha detto. «La forza del progetto – ha sottolineato la Di Ioia – è nell’interistituzionalità e nel coinvolgimento di tutte le scuole. Gli alunni delle classi prime della scuola secondaria di primo grado, a conclusione di un percorso formativo e dopo aver sostenuto il test finale, ottengono la patente, che rappresenta l’abilitazione all’uso consapevole dello smartphone. Nel percorso i genitori hanno un ruolo fondamentale: durante la cerimonia di consegna della patente sono chiamati a sottoscrivere con i loro figli un “patto” che sancisce solenne impegno di responsabilità davanti a tutta la comunità. Per debellare il fenomeno del bullismo sociale e del bullismo social non esiste una bacchetta magica, ma bisogna parlarne e far capire alle vittime che nono sono loro la causa del problema. Non bisogna sminuire il problema ma prendere in considerazione i segnali che una vittima può lanciare. Un’educazione concreta che porti i ragazzi ad una maggiore consapevolezza e ad una coesione tra insegnanti e genitori può fermare o modificare l’accentuarsi del fenomeno. Gli spettatori sono i primi che possono cambiare l’andamento delle situazioni in crisi. È importante rafforzare il dialogo e le relazioni tra le persone e prevenire, così, le ripercussioni a lungo termine».
Tra i relatori sono intervenuti, tra gli altri, Maurizio Liberatori, dirigente divisione Polizia anticrimine Questura di Campobasso e Marcellino D’Ambrosa, dirigente scolastico Istituto Omnicomprensivo “Giordano” di Venafro – Scuola Polo regionale per il Bullismo e il Cyberbullismo. Ad allietare la mattinata l’intermezzo musicale a cura di Riccardo Manco studente del biennio specialistico di Percussioni del Conservatorio Statale di Musica “L. Perosi” che, al vibrafono, ha eseguito un suggestivo brano. Le conclusioni sono state affidate a Marco Di Paolo.

Rita D’Addona

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Malagò a Campobasso: «La nostra forza sono i territori. Lo sport è resilienza»

Una giornata tutta dedicata al Molise. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, è stato protagonista in diverse tappe. La prima nella nuovissima sede del Coni regionale di via Sicilia, con sala dedicata al compianto e mai dimenticato Tonino Bussone. Dal presente al futuro, passando per i temi più attuali relativamente alla annunciata riforma sullo sport e alla legge costituzionale che garantirà nell’articolo 133 “il diritto allo sport”. Ad annunciarlo l’onorevole nonché delegata nazionale del Coni Elisabetta Lancellotta: «Per me è una grande emozione. Avere qui il presidente e per la prima volta la giunta nazionale sono fatti di una grande importanza. Lo sport è fondamentale per la salute di tutti, per questo ci stiamo concentrando come governo per sostenerlo con misure ad hoc». Commozione a stento trattenuta dalla deputata quando Malagò rivolge un pensiero al papà, al quale è intitolato lo stadio di Isernia. A fare gli onori il presidente del Coni Molise, Vincenzo D’Angelo: «Il presidente ha mantenuto la promessa che mi fece quando si insediò, cioè che sarebbe venuto in Molise. Stiamo cercando di rilanciare lo sport nonostante le oggettive difficoltà legate alle infrastrutture con cui conviviamo. Purtroppo abbiamo poco aiuto da parte della Regione ma nel nostro piccolo abbiamo elaborato progetti che per i bambini della scuola dell’infanzia e gli over 60. E la risposta è stata molto buona».
«La nostra forza sono i territori, i piccoli Comuni sparsi nella Penisola» sottolinea subito Malagò. «Resistere è un bel verbo e si sposa bene in questa regione. Inutile essere ipocriti: in certe zone d’Italia, e questa è una di quelle, è più complicato – tra virgolette – fare tutto, non solo sport. Magari c’è una qualità della vita migliore. Lo sport è una componente al centro delle valutazioni. Se hai un impianto sotto casa sei più portato a fare attività sportiva, diversamente se devi fare quaranta chilometri con collegamenti non buoni”. Ma nonostante le oggettive difficoltà, «siamo resilienti, riusciamo a venire fuori. Siamo sul tetto d’Europa e del mondo col nostro modello radicato nelle piccole realtà così come nelle grandi. Questa è la forza del Coni, patrimonio preziosi sono i tecnici e i dirigenti sul territorio».
Per quel che riguarda un sunto delle cose fatte e ancora da fare, Giovanni Malagò esprime soddisfazione: «Il Coni è più che credibile che mai, ci sono risultati ottimi e un prestigio internazionale in vista delle Olimpiadi. Siamo volontari eletti e ognuno rappresenta qualcosa, dalla provincia alla regione fino al livello nazionale e internazionale. Sottolineo che il Coni è un ente che è democratico ai massimi livelli e il sistema è meritorio». Mentre sulla prevista riforma dello sport così si esprime: «Mi dicono che non è una situazione definitiva, non voglio fare polemiche ma è chiaro che ci si aspetta una soluzione finale diversa dall’attuale, come è stato promesso. È un argomento che dovrà essere trattato e considerato in consiglio nazionale. Ora è indispensabile avere pazienza, fiducia e speranza anche se la partenza onestamente non ci soddisfa, questo è oggettivo».

 

 

Foto servizio di Maurizio Silla 

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