Mese: Maggio 2023
Ripensamenti e candidati in prestito: gli ultimi fuochi
Ultime 48 ore per trattare con candidati e leader di coalizioni, fra oggi e domani si decide molto sugli schieramenti che saranno in campo alle regionali di fine giugno.
Una cosa è già chiara: i candidati presidenti di centrodestra, Francesco Roberti, e centrosinistra, Roberto Gravina, non presenteranno consiglieri uscenti nelle rispettive liste che faranno direttamente riferimento a loro. Amministratori, professionisti e società civile: questo il target che entrambi hanno tenuto fermo nello scouting di queste settimane.
In questo scampolo di tempo che resta prima della presentazione di simboli e liste – il termine ultimo è sabato a mezzogiorno – sono entrati in gioco inoltre i vertici nazionali delle forze politiche.
L’ok alla lista di Fratelli d’Italia, talmente affollata che è stato necessario sfoltirla durante un summit operativo lunedì scorso in via della Scrofa (con il responsabile organizzativo Donzelli c’erano il coordinatore regionale Di Sandro e i parlamentari Lancellotta e Della Porta), è atteso direttamente dalla premier Giorgia Meloni, presidente del partito. Ieri sera era in agenda un faccia a faccia fra lei e Donzelli per il via libera. “Dentro” gli uscenti Pallante, Iorio, Romagnuolo e poi Scarabeo, Antonacci, Scuncio, Leggieri, Paduano. Il resto si saprà in giornata.
In campo per chiudere l’operazione che si sarebbe rivelata assai complicata anche il segretario nazionale dell’Udc Lorenzo
Cesa, deputato eletto in Molise nel maggioritario. Insieme al segretario regionale Teresio Di Pietro e al presidente uscente di Palazzo D’Aimmo, sta contattando numerosi amministratori e non solo. «Mancano un paio di nomi – dice Micone smentendo le voci circolate secondo cui l’Udc rischia di dover ripiegare su riempi lista poco efficaci – ma la squadra è quasi pronta ed è molto competitiva». Con lo scudo crociato, indiscrezione delle ultime ore, sarebbe in campo – insieme al sindaco di Roccamandolfi Lombardi e a quello di Petrella Amoroso e allo stesso Micone – anche il vice sindaco di Venafro Valvona, che fino a qualche giorno fa era invece schierato con le truppe di FdI.
Ultime ore di caccia al candidato, dunque. Anche per il capo dei Popolari Vincenzo Niro, con lui sarebbero in lizza l’ex assessora del Comune di Isernia Matticoli, il vice sindaco di Termoli Ferrazzano, l’ex assessore regionale Scasserra e la consigliera comunale di Campobasso Fasolino.
I cambi last minute non sono solo fra liste della stessa coalizione (magari in quel caso sono prestiti “in soccorso”), ma anche da una coalizione all’altra. Uno dei casi emblematici di questa tornata, almeno stando ai rumors che poi dovranno trovare conferma, è quello dell’ex primo cittadino di Campomarino Gianfranco Cammilleri. Moderato di centrodestra, ha però fatto parte del centrosinistra targato Frattura. Primario di gastroenterologia e responsabile di una struttura a valenza dipartimentale in Asrem, è stato da subito corteggiato quindi da Forza Italia e dal fronte progressista. Domenica era considerata quasi certa la sua corsa con la lista di Gravina. Martedì invece secondo i bene informati era “tornato” in lista con gli azzurri. Ieri, non si sa. Si dovrà attendere sabato a mezzogiorno per sapere dove sta la verità.
Non mancano i passi indietro. La leader della Uil Tecla Boccardo, per esempio, in predicato di correre con la squadra di Gravina non si candiderà. Sarà della partita in prima persona, invece, il capo di Costruire democrazia Massimo Romano. Insieme a lui, fra gli altri, a sostegno dei progressisti il primario del pronto soccorso di Isernia Pastore, l’avvocato Iacovino che difende il comitato vittime Covid, l’ex consigliere regionale Tedeschi e l’imprenditore di Trivento Ciccarella.
Vertici nazionali in campo anche per Italia Viva e Azione. A decidere con chi si alleeranno le truppe di Renzi e Calenda – che il centrodestra ostenta di aver già acquisito da qualche giorno in realtà – sono proprio… Renzi e Calenda. Ieri in tarda serata un summit in video collegamento fra i dirigenti nazionali dell’ex Terzo polo (che però ora ha firmato una tregua armata per formare una lista unica alle Europee) e i rappresentanti locali D’Ambrosio e Valente.
ritai
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Gravina frena gli entusiasmi: coprire i buchi non crea sviluppo

Sanno solo indebitare i molisani: questo in sintesi il commento del candidato presidente di centrosinistra Roberto Gravina al varo del decreto che consente di ripianare in dieci anni il disavanzo della Regione.
Da solo, ha aggiunto, il provvedimento non serve allo sviluppo. «Occorre principalmente un lavoro di programmazione profondo e importante che andrà condiviso con il territorio e con il governo centrale, altrimenti lo spalma debiti da solo non è il mantra che garantirà la ripresa degli investimenti e di conseguenza dello sviluppo per il Molise».
Di sicuro, ancora Gravina, «questo è un provvedimento che certifica il fallimento di una classe politica che negli ultimi 20 anni ha prodotto debiti costantemente e testimonia l’incapacità della classe politica di centrodestra attualmente al governo in regione, di risollevare le sorti del nostro territorio se non con una misura straordinaria che prevede, comunque, un debito ammortizzato nel tempo, almeno in dieci anni. Purtroppo, la realtà ben chiara a chi in Molise vive, è che anche quest’ultimo governo regionale ha continuato sulla strada dell’indebitamento, senza creare sviluppo. La misura del governo – ha precisato comunque – andrà analizzata nel suo specifico per quanto riguarda il piano di rientro, tenendo conto di ciò che verrà effettivamente scritto nel testo del decreto che verrà pubblicato in Gazzetta».
La situazione in cui si trova il Molise per il leader del fronte progressista ha precisi responsabili. «La nostra regione, storicamente, tranne che per brevi intervalli di tempo, è stata sempre governata dal centrodestra e in molti di quei governi che hanno contribuito a creare l’indebitamento di cui oggi i cittadini molisani sono vittime, c’erano gli stessi nomi che ritroveremo come candidati intramontabili del centrodestra di oggi che è, a tutti gli effetti, un centrodestra di ieri, il centrodestra del debito. È bene sottolineare un’altra cosa – ha poi detto in conclusione Gravina –, ovvero che per poter agire amministrativamente il Molise non ha bisogno di padrini politici a Roma, ha amministratori capaci in ognuno dei comuni molisani che, come dimostra ad esempio l’attività svolta nel suo insieme dalla stessa Conferenza dei Sindaci sul tema dell’emergenza sanitaria, hanno la determinazione e l’autorevolezza per rappresentare al governo nazionale le esigenze del territorio e dei molisani, vivendo in prima persona in questa terra, mentre, al contrario, il decreto salva Molise tanto promesso dal centrodestra, nel corso dell’ultima campagna elettorale, per un azzeramento del debito, è ancora una chimera».
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