Roberti incassa il risultato e attacca: altro che 5s, loro a Roma hanno gustato scatolette di tonno…

«Questa misura garantirà il riequilibrio finanziario della Regione.
Un passo importante in vista dell’inizio della nuova legislatura e segno questo che il governo Meloni tiene in seria e nella giusta considerazione il Molise», commenta così il candidato presidente del centrodestra Francesco Roberti il varo del decreto “spalma debiti” mentre segue gli ultimi adempimenti per la consegna delle liste. «Questo è l’esempio della buona politica e dell’attenzione dei parlamentari molisani nei confronti della nostra regione, a differenza di chi, in Parlamento, ha trascorso cinque anni a degustare scatolette di tonno», è la stoccata di Roberti ai 5s.
Il provvedimento, sottolineano i parlamentari molisani di FdI Elisabetta Lancellotta e Costanzo Della Porta, «consentirà al Molise di spalmare il disavanzo di amministrazione, assicurando in tal modo la continuità dei servizi alla collettività e dando modo al territorio di riprendere il processo di crescita». «Ringraziamo il premier Giorgia Meloni, il ministro Orazio Schillaci e il Consiglio dei ministri. Sin dall’inizio della legislatura – proseguono – il governo ha dimostrato vicinanza al Molise con provvedimenti indispensabili per la crescita e lo sviluppo della nostra regione».
Per Filomena Calenda, consigliera regionale uscente e candidata alle elezioni di fine giugno con Forza Italia, l’approvazione del provvedimento è « una bellissima notizia che non solo di fatto ha salvato i conti della nostra Regione, ma ci permette di affrontare le tante emergenze con cui quotidianamente dobbiamo confrontarci, con un respiro diverso. È una notizia importante per la quale non possiamo non dire un accorato grazie al nostro coordinatore (di Forza Italia Molise, ndr), il senatore Claudio Lotito. È una notizia – prosegue – che mi conferma nella scelta di camminare con amici e amiche in un partito, come Forza Italia, moderato, liberale e da sempre vicino alle esigenze degli italiani e dei molisani». Quanto avvenuto, conclude, «testimonia, una volta in più, quanto Forza Italia sia importante per la nostra regione e per l’intero governo e quanto importante sia garantire al centrodestra molisano, in questo momento, una continuità di lavoro al fianco del governo centrale per il bene della nostra Regione».

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Piano di rientro e impegno a non creare altro deficit, il testo dello ‘spalma debiti’

Il Molise, e le altre Regioni che si trovano nella sua stessa condizione (un disavanzo che grava per oltre 1.500 euro sulla testa di ogni residente), possono ripianare il deficit a partire da quest’anno e per i successivi nove. A patto che i Consigli interessati approvino un piano di rientro con l’impegno a non creare ulteriori “buchi” di bilancio. Nel caso di Palazzo D’Aimmo è intuibile che la procedura sarà portata a termine dopo il voto del 25 e 26 giugno.
Questo il tenore del provvedimento varato dal Consiglio dei ministri martedì col decreto che reca anche disposizioni per il ristoro dei costi aggiuntivi sostenuti dalle cliniche private per il Covid e per garanrire l’approvazione dei bilanci pregressi delle Asl calabresi.
La bozza, pubblicata da Quotidianosanità, prevede in particolare che «in deroga all’articolo 42, comma 12, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, e successive modifiche, le Regioni a statuto ordinario, che presentano un disavanzo pro capite al 31 dicembre 2021, al netto del debito autorizzato e non contratto, superiore a euro 1.500, possono ripianare il disavanzo al 31 dicembre 2021, al netto delle quote del disavanzo, già soggette a regimi straordinari di ripiano del disavanzo, in quote costanti nei dieci (o nove) esercizi successivi, a decorrere dal 2023, contestualmente all’adozione di una delibera consiliare avente ad oggetto il piano di rientro dal disavanzo, sottoposto al parere del collegio dei revisori, nel quale sono individuati i provvedimenti necessari a ripristinare il pareggio. La deliberazione di cui al presente comma contiene l’impegno formale di evitare la formazione di ogni ulteriore potenziale disavanzo ed è allegata al bilancio di previsione 2023-2025, o a una successiva legge regionale di variazione di tale bilancio di previsione e ai bilanci e rendiconti successivi, costituendone parte integrante. In caso di mancata attuazione di tale impegno viene meno il regime di ripiano pluriennale del disavanzo di cui al presente comma. Con periodicità almeno semestrale il presidente della giunta regionale trasmette al Consiglio una relazione riguardante lo stato di attuazione del piano di rientro».
Il provvedimento, chiesto da mesi dal governatore Donato Toma per spalmare il ripianamento del deficit che ha impedito finora l’approvazione del previsionale (e pari a 130 milioni di euro) era stato inserito già due volte dal senatore Claudio Lotito, parlamentare eletto in Molise e vice presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, in due suoi emendamenti alla Finanziaria e al Milleproroghe, ma la proposta di modifica non era passata. Lotito e Toma poi hanno continuato a dialogare con la Ragioneria dello Stato e con i vertici del Mef, quindi l’operazione è andata in porto. La disposizione, ha chiarito Toma in queste ore, può essere ancora migliorata in sede di conversione del decreto in legge (aumentando a 20 per esempio il numero di annualità per il rientro).

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Termoli. Usb contro salari bassi, recuperi e straordinari

Se l’adesione di sabato scorso, quando a proclamare sciopero erano state le sigle metalmeccaniche delle organizzazioni sindacali confederali, per favorire la partecipazione alla manifestazione di Napoli, era stata del 4%, con 10 dipendenti che avevano preferito non recarsi in fabbrica, domani l’asticella è quella dell’Usb Lavoro Privato, che ha proclamato sciopero generale. Oggi, dalle 13 alle 15 gli attivisti e i rappresentanti sindacali saranno davanti ai cancelli di contrada Rivolta del Re. «Servono subito 300 euro netti di aumento in busta paga! Qualcuno leggendo questa richiesta potrà forse pensare ad una provocazione, ma quello che va detto subito, è che in questo paese è in atto da 30 anni un sistema legislativo e contrattuale creato con lo scopo di impoverire i lavoratori e spogliarli di diritti. E’ un sistema perfetto, voluto da Europa, Governi e imprese, di cui Cgil, Cisl e Uil si sono resi platealmente complici. In Italia i salari dal 2008 si sono abbassati del 12%. E visto che in Italia il 97% dei contratti è sottoscritto da Confindustria, assieme a Cgil, Cisl e Uil, sappiamo di chi è la colpa e non ci sono scuse che tengano: Come si possono difendere i salari, quando si accetta un modello che introduce anche nei contratti dei vincoli sugli scioperi (altro che Francia), un modello basato sugli appalti, sulla condivisione della precarietà come strumento di competitività delle imprese? E vi ricordate la favola della scarsa competitività dell’Italia, della poca produttività a cui dover agganciare i nostri salari? La verità è che la produttività è aumentata, mentre i nostri salari da 30 anni a questa parte hanno subito una flessione di 3 punti percentuali. Siamo l’unico paese Europeo in cui produciamo di più, ma prendiamo meno di 30 anni fa. Per anni si sono volutamente tutelati gli interessi dei grandi sistemi di profitto in un quadro di privatizzazioni e svendite, di competizione globale su cui questo paese non ha tutelato i suoi interessi e quindi quelli dei lavoratori a partire proprio dal sistema industriale soprattutto nei confronti delle multinazionali. Nel nostro paese, di riforma in riforma, di contratto in contratto si è garantito un aumento della prestazione e l’abbassamento simultaneo del costo del lavoro, che ha permesso al sistema di produzione di garantirsi quote di profitto sempre maggiori, senza dover investire nulla. La corsa al profitto delle imprese oggi è quella che sta ingenerando l’aumento dell’inflazione. Infatti le imprese per tutelare i loro profitti dall’aumento dei costi di energia e materie prime aumentano i costi dei beni e dei servizi: ad ogni famiglia l’alto tasso di inflazione sta costando mediamente 2200 euro in più di spesa annua. Per Usb non c’è più tempo da perdere. Altro che taglio del cuneo fiscale, favorirebbe solo le imprese a discapito della fiscalità generale e quindi dei servizi: dobbiamo invece dire con chiarezza che “i salari si alzano, alzando i salari!”. Per questo servono oggi subito 300 euro di aumento netto al mese nelle tasche dei lavoratori per recuperare tutto quello che ci hanno tolto in questi anni. Il 26 maggio e’ solo il primo appuntamento di una mobilitazione che deve e che vuole coinvolgere tutte le lavoratrici e i lavoratori. Gridiamolo forte nelle piazze: Abbassate le armi, alzate i salari!» Lo sciopero prevede l’astensione dal lavoro nei tre turni di venerdì e in quello centrale. Sciopero che però ci sarà anche sabato, ma su temi locali. «No ai recuperi-no agli straordinari-no alle minacce alle lavoratrici ai lavoratori -no al Ccsl!» Così i rappresentanti sindacali dell’Usb sullo stabilimento di Termoli. «Mentre il mondo del lavoro viaggia verso una direzione ben precisa, dettata da una visione lungimirante che conduce alla settimana corta e a riduzione di orario di lavoro, in Fca Italy si continua in direzione opposta. Nel plant di Termoli i lavoratori hanno subito anni di ammortizzatori sociali, non sempre utilizzati con una regolare rotazione, e adesso l’azienda chiede di effettuare turni di recupero produttivo per fermate non certamente imputabili ai lavoratori. Addirittura, lavoratrici e lavoratori, vengono convocati singolarmente con forte vessazione, per rispondere alla presenza obbligatoria dei sabati! per quanto l’azienda è i sindacati che hanno firmato, abbiano avuto cura di denominarli “straordinari obbligatori richiesti individualmente“, è esplicito che si faccia indagine sullo sciopero indetto per quel giorno e pressione sulla parte debole, che siamo noi, care lavoratrici e cari lavoratori! Questo è illegale. Il tutto è permesso dal Ccsl che osteggiamo da sempre e che lascia carta bianca alla Fca Italy. Il contratto specifico è lo strumento meno adatto per fronteggiare i problemi occupazionali che si presenteranno con la riconversione del plant di Termoli in Gigafactory: nessuno dice che quasi certamente non potrà soddisfare la piena occupazione dei lavoratori presenti oggi nello stabilimento e i sindacati firmatari continuano nella loro opera che va contro gli interessi dei lavoratori e del territorio. Le nostre rivendicazioni vanno verso la costruzione di condizioni lavorative dignitose e continuerà fin quando riuscirà ad aprire una breccia nella testa di una classe dirigente che non coglie le esigenze imposte dalla storia ed è rivolta ad una logica del profitto obsoleta. Le responsabilità di tutto ciò sono da ascrivere anche alla politica italiana che guarda al passato invece di incentivare percorsi rivolti al vero progresso. L’attuale governo, che è contro i lavoratori italiani, ne sta dando ampiamente prova con provvedimenti che aumentano la precarietà del lavoro, che è già dilagante, e sta portando alla rovina la società italiana ed in particolare intere generazioni di giovani. Da anni l’Usb porta avanti una lotta a tutela delle condizioni di lavoro e per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. Contro i recuperi produttivi, contro lo straordinario obbligatorio, contro le prepotenze, per la riduzione dell’orario di lavoro settimanale, per veri aumenti salariali, per ottenere chiarezza e certezze sul futuro occupazionale dello stabilimento di Termoli».

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