Musica e sport per attrarre turisti in montagna in qualsiasi stagione

Si chiama “Montagna Molise” il progetto ambizioso per lo sviluppo dei comprensori sciistici e sportivi di Campitello Matese e Capracotta su cui la giunta regionale ha scommesso stanziando 900mila euro. A gestire l’iniziativa, presentata ieri mattina nella Sala Parlamentino di Palazzo Vitale a Campobasso, la società Funivie Molise, che da un anno ha messo mano alla manutenzione degli impianti.
«Sono stati già realizzati importanti lavori di manutenzione degli impianti di risalita per la messa in sicurezza e infatti quando è arrivata la prima neve non ci ha colti impreparati – ha spiegato Fausto Parente, amministratore unico di Funivie Molise – Campitello lo scorso inverno ha registrato tante presenze, ben oltre ogni più rosea aspettativa. I nostri sforzi sono stati premiati e di questo siamo particolarmente soddisfatti. Abbiamo acquistato due nuovi gatti delle nevi e tra una quindicina di giorni cominceranno anche i lavori di potenziamento dell’impianto di innevamento programmato sulle piste basse. Sarà un intervento importante perché ci darà la possibilità, temperature permettendo, di stabilire la data di inizio della stagione sciistica. Il nostro obiettivo è quello di tenere un faro sempre acceso su Campitello e Capracotta sia d’inverno che d’estate».
Per destagionalizzare le presenze è importante promuovere il turismo sul Matese e nell’alto Molise con eventi, incontri culturali, manifestazioni artistiche e sportive.
«Le montagne molisane sono meravigliose e meritano tutto il nostro impegno nell’ottica di una valorizzazione efficace e sostenibile – ha dichiarato il governatore Donato Toma – Il progetto “Montagna Molise”, di cui la Regione è soggetto attuatore, intende diversificare l’offerta, ampliarla oltre le attività già presenti nella stagione invernale. Musica, cultura e sport come veicoli di una destagionalizzazione che porterà ulteriori benefici al nostro turismo e all’immagine della regione».
«“Nuove Tracce” ci condurranno lungo sentieri e piste innevate, alla scoperta delle tradizioni, dello spirito e dei saperi della montagna molisana, tracce in movimento che scandiscono il tempo di oggi e guardano al futuro – ha raccontato Antonella Palmieri, partner di Cartesio Consulenti Associati, società incaricata di coordinare la comunicazione del progetto – Il logo scelto per il progetto ‘Montagna Molise’ sviluppa due nuclei tematici: il territorio, la cui declinazione stagionale è affidata ai colori della montagna e il futuro, concettualmente sintetizzato nel payoff “Nuove tracce”, ad evocare i possibili percorsi per costruirlo».
Tra gli appuntamenti, sono già confermate le presenze di Tony Hadley, Marlene Kuntz, James Senese, DisCanto, Dardust, Eugenio Bennato, Savana Funk, Federico Quaranta e sono stati definiti i calendari dei primi eventi sportivi a carattere nazionale.
«La programmazione della prossima estate segue un percorso di rivalutazione turistica che parte da lontano. È frutto di una visione di lungo periodo che si propone di destagionalizzare il turismo di Campitello rendendolo attraente e vivo tutto l’anno – ha sottolineato il sindaco di San Massimo Alfonso Leggieri – Vogliamo continuare a raccontare e far conoscere la nostra montagna. Ogni iniziativa è per noi un arricchimento e un’opportunità per accrescere la curiosità di scoprire la bellezza del nostro territorio con l’auspicio di lasciare un segno tangibile in quanti sceglieranno San Massimo e Campitello Matese come meta da visitare».
Le peculiarità della montagna molisana vanno promosse con scelte condivise da una visionesinergica che guarda al futuro delle due stazioni turistiche e sciistiche assolutamente complementari.
«Un progetto importante, quello di Funivie Molise, che nella mia veste di amministratore di lunga data ho sostenuto e apprezzato – ha detto il primo cittadino di Capracotta Candido Paglione – Il nostro comune, grazie alla lungimiranza della Regione, a breve diventerà centro federale per lo sci di fondo, quello più a sud d’Italia, per noi è il coronamento di un sogno, il raggiungimento di un ambizioso traguardo. Ci apprestiamo a festeggiare i primi 110 anni di vita dello sci club Capracotta e intanto durante l’estate inaugureremo 80 chilometri di sentieri con una Carta dedicata e per il prossimo inverno completeremo gli impianti a Monte Capraro. Stiamo ultimando la pista di ski–roll con rotelle, per l’appunto, per consentire gli allenamenti anche senza la neve e Prato Gentile sarà accessibile anche alle persone con disabilità. Se Campitello è il Liceo dello sci alpino, Roccaraso è l’Università, Capracotta è la scuola elementare e, come tale, è la base».

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Termoli. Anestesiste venezuelane fanno ‘respirare’ il reparto

Altre quattro anestesiste venezuelane contrattualizzate a tempo determinato dall’Asrem e inviate all’ospedale San Timoteo per far uscire dall’impasse il reparto di Rianimazione di viale San Francesco, sono quelle dell’associazione “Venezuela: la piccola Venezia”. Grazie alla loro presenza, da ieri in corsia, assieme ad altre due colleghe della medesima provenienza, in turno già da metà aprile, hanno permesso di raddoppiare i medici rianimatori a Termoli e d’incanto, ieri, sono tornate anche le sedute operatorie di chirurgia d’elezione, con interventi di Otorino e Oculistica, più qualche emergenza ortopedica. Due sale operatorie aperte e un ruolino di marcia che parla di operazioni chirurgiche in doppia cifra, una dozzina, compiute al San Timoteo. Sospiro di sollievo, dunque, nel reparto di Terapia intensiva, che vede i medici essere indispensabili in ogni attività del blocco operatorio, al di là della stessa Uoc. Potranno partire anche dei progetti che erano stati avviati e che, invece, si erano arenati per la carenza di personale. Nei primi mesi del 2023 si era venuta a manifestare la sospensione della chirurgia d’elezione e poi paventata la chiusura della Rianimazione, facendone diventare anche un caso politico.

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Carrese di Ururi: duello tra Giovani e Giovanotti

Tre giorni dopo il bagno di folla di San Martino in Pensilis, tocca oggi alla Carrese di Ururi, che vivrà dello storico duello tra i carri dei Giovani (che vinsero lo scorso anno) e dei Giovanotti, rigorosamente in questo ordine di partenza, dopo la mancata iscrizione del carro dei Fedayn. La commissione di vigilanza nel tardo pomeriggio di ieri si è riunita in municipio per dare il via libera alla manifestazione, dopo la verifica delle condizioni di sicurezza, propedeutiche allo svolgimento, visto il rigido protocollo disciplinare introdotto per le corse dei carri (e non solo). Biancocelesti e giallorossi, sfida cromatica e di passione, lungo un tracciato di 3,3 km, che dalla periferia condurrà sino alla piazza principale di Ururi, che segna il traguardo. Abbiamo chiesto a Pietro Dilorenzo, che ha curato assieme a Enrichetta Glave un saggio storico di ricostruzione della tradizione arbereshe, di introdurci nel clima dell’avvenimento. «i protagonisti della Corsa, restano i buoi che per noi ururesi non sono dei bovini anonimi, bensì dei compagni di viaggio con una propria identità e un nome. I nostri avi ci hanno tramandato nomi di buoi che hanno fatto storia: Kau Elnes, Uokj Nir, Ramajè negli anni ‘30, per poi passare a Kau Don Gasperini, Jair, Belfiore. In epoca più recente Kau I Bard E Kau I Ses, Ringo E Cavaliere, Bertinotti e Murito. Una menzione particolare merita una mucca, Lopa Tmbashkut che unica nella storia partecipò ad una delle prime corse del dopoguerra, realizzando una sorta di parità quasi a celebrare la parità della donna guadagnata con la neo nata Costituzione Italiana. Fughiamo, innanzitutto, qualsiasi ipotesi circa la matrice arbereshe della Corsa dei Carri di Ururi. Gli atti dimostrano come nel ‘700 la Corsa dei Carri di San Martino in Pensilis fosse un evento consolidato, mentre gli Ururesi erano da poco diventati cattolici romani, e feudo del Barone, Vescovo di Larino e posti sotto il patronato della Santissima Trinità. Solo verso il 1820 la Parrocchia riceve una preziosa donazione da parte della nobile famiglia Giammiro: un frammento del Santo Legno della Croce che conquista subito la devozione della popolazione che inizia a tributargli una solenne festa popolare, come testimoniato dagli atti parrocchiali datati 1861,senza ancora essere Patrona della Comunità. In quegli anni pare che la Corsa non ancora si svolgesse, tanto che un certo Domenico Agreste riferiva che la prima Corsa dei Carri di Ururi si celebrò non prima del 1885. A conforto di questa testimonianza, il primo documento scritto che fa riferimento alla Corsa risale al 1889. Indubbiamente la Corsa di San Martino aveva da sempre affascinato i vicini arbereshe tanto che quest’ultimi ne mutuarono la celebrazione adattandola alla propria identità. Ai suoi albori la corsa era appannaggio delle famiglie della borghesia rurale che disponevano di uomini ed animali, ma anche di relazioni con i proprietari terrieri della vicina San Martino. Ai primi del Novecento, le simpatie degli ururesi erano divise fra due fazioni: Kieria Drelartit (il carro di sopra) e Kieria Dreposhtit (il carro di sotto). Il primo raccoglieva il sostegno del borgo storico, ad appannaggio delle famiglie Salvatore, De Rosa, Grimani, Tanassi, Sabetta, Granitto. Il secondo carro gravitava nella parte più nuova del paese, quindi le famiglie Licursi, Plescia, Frate ed un altro ramo dei Salvatore. Il carro poteva essere senza dubbio identificato come un clan di Amici, vicini di casa, compari e garzoni che sostenevano il carro dei loro “padroni”. La connotazione padronale dei carri si è conservata per oltre mezzo secolo; solo verso il 1960 si viene a marcare in maniera sempre più netta la dicotomia Giovani e Giovanotti. Non mancavano negli anni partecipazioni anche estemporanee di carri formati anche solo per poche edizioni: carro Gil, carro Gibia, i Cacciatori, i Greco, il carro Aurora, la Cittadella. Spesso i carri emergenti erano l’espressione della dissidenza maturata all’interno dei carri storici all’interno dei quali potevano maturare delle scissioni, vedi il carro dei Giovanissimi o i Fedayn. Verso gli anni ‘30 una violenta grandinata porta gli Ururesi a invocare il Santo Legno della Croce, tanto che il parroco dell’epoca, durante il nubifragio del 14 giugno 1933 pone il prezioso reliquiario sul selciato del sagrato della chiesa, pare fermando la grandinata. Alle sue origini l’intera festa si svolgeva nella giornata del 3 maggio: dopo la corsa dei vitelli, si svolgeva la Corsa dei Carri, non più tardi delle ore 10.30. Alle ore 12 il carro vincitore addobbato a festa e fregiato dalla bandiera della Vittoria, accompagnava il Santo Patrono in Processione. Con il passare degli anni la corsa divenne sempre più ingombrante, tanto da far slittare continuamente l’orario della Processione, tanto che nel 1974 si decise di dedicare il giorno 3 alla Corsa e il giorno 4 alle funzioni religiose.
Oggi la corsa si svolge con il traino a due buoi, ma nasce con il caratteristico tiro a quattro buoi. Questo fino al 1973. Il giorno 2 maggio (ieri, ndr), verso l’imbrunire, i carri solennemente addobbati a festa ricevono la Benedizione del Parroco. Il giorno 3 (oggi, ndr), carristi, cavalieri ed animali, verso le ore 15 ricevono la Benedizione e si dirigono verso il luogo di partenza, fissato all’altezza del “Pino” nella tenuta Bosco Pontoni, a 3,300 km dal traguardo. Ogni carro si posiziona secondo l’ordine di merito guadagnato nell’edizione precedente. Si pongono in senso opposto al senso di marcia a 25 metri l’uno dall’altro, ed un nutrito numero di addetti tiene serrati gli animali in attesa dell’ordine di partenza che viene dato dal sindaco. Sono momenti di silenzio surreale, ognuno riesce a percepire il battito cardiaco del vicino, i cavalli scalpitano, i buoi scuotono ritmicamente la coda. “Girate e partite” queste le parole liberatorie di un boato che riempie il tratturo e si propaga come in un eco nel centro abitato assiepato di spettatori. I buoi si lanciano in uno scatto poderoso, due cavalli li affiancano per guidarli, il rimanente dei cavalieri segue il carro.
Giunti in paese, la peculiarità della Corsa dei Carri, lo sdoppiamento del percorso: il primo carro è obbligato ad imboccare via del piano e via tanassi attraverso due insidiose curve a 90 gradi, gli altri carri sono liberi nella scelta, ma ovviamente scelgono di continuare su via provinciale e dirigersi verso la piazza lungo via Trinità. E’ propri o l’incrocio fra via Tanassi e via Trinità, spesso, a decretare le sorti della Corsa. Il traguardo è posto all’imbocco di via commerciale e di li a pochi metri, ai piedi della chiesa madre il carro vincitore riceve dal sindaco la storica bandiera tricolore con il simbolo della Croce e la scritta di Costantiniana memoria: In hoc signo vinces. Da quel momento un bagno di tifosi accompagnerà il carro lungo le vie del paese sulle note della marcia del Piave. Gli sconfitti, amareggiati, si allontanano, con il saluto “Dukemi Mot”, cioè “ci rivediamo l’anno prossimo”… In una sorte di sfida e di augurio affinché la corsa non finisca mai».

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