Cotugno rassicura il centrodestra: il prossimo dg Asrem lo nominerà Roberti

Il direttore generale dell’Asrem lo nominerà il presidente Francesco Roberti quando e come vorrà: è la sintesi del ragionamento di Vincenzo Cotugno, assessore uscente, che ha partecipato alla giunta nel corso della quale «ci siamo limitati a prendere atto di un elenco, tra l’altro, in ordine alfabetico, che non rappresenta affatto una graduatoria. È solo la conclusione – puntualizza l’assessore al Turismo e alla cultura dell’esecutivo uscente – di un lavoro avviato tempo fa e che certamente agevolerà il nuovo presidente eletto dai molisani nella scelta del dg dell’Azienda sanitaria». L’elenco approvato consente al presidente, sia esso Toma, sia esso Roberti dopo il suo insediamento, di nominare, tra quelli scelti dalla commissione, colui che prenderà le redini di Oreste Florenzano. Che, non è escluso – visto che risulta nell’elenco degli idonei – possa essere lo stesso Florenzano. Ma Cotugno, sentito telefonicamente da Primo Piano Molise, ci tiene a ribadire che «a precisa domanda, Toma ha assunto un impegno solenne in giunta: non è assolutamente sua intenzione nominare il nuovo dg. Altrimenti – afferma l’assessore venafrano – non avrei votato a favore».
Cotugno, molto provato dalla tornata elettorale, non vuole aggiungere altro circa la sua performance personale, condizionata, dice a denti stretti «dalla miseria umana. Potrei scrivere un libro su quello che ho subito – aggiunge – ma non lo scriverò. La storia personale di ognuno parla per noi. I molisani sanno bene chi sono io e sanno di altri. Certo, sono amareggiato. Ma passerà. Mi limito a rassicurare chi è andato in fibrillazione sulla nomina del nuovo dg Asrem: se ne occuperà Roberti. A lui l’onore e l’onere di scegliere».

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Il report sullo stato di salute delle Pmi, Molise in chiaroscuro

Lo stato di salute delle piccole e medie imprese nel report di Confidustria e Cerved, in collaborazione con Unicredit. I dati – riferiti al consuntivo di bilancio 2021 di 1600 realtà imprenditoriali prese in esame – mettono in evidenza anche l’impatto che la pandemia, la guerra e la crisi energetica in primis hanno avuto sul nostro sistema economico. Dal dossier si evince che il fatturato delle Pmi tiene tant’è che si è registrato un incremento del 2,4% rispetto al 2019, con un rallentamento più significativo nelle zone del Centro-Sud. Ciò lascia ipotizzare un incremento del divario strutturale tra sistema produttivo settentrionale e meridionale.
Per quanto riguarda il Molise si rilevano alcune interessanti peculiarità: nella xx regione si è avuto infatti il maggior incremento, in termini percentuali, di natalità di Pmi (+10%) nel 2021, rispetto al dato nazionale, che si attesta al 4,2%, in valore assoluto. Il dato cambia sostanzialmente se si guarda alle nuove nascite di società di capitali non semplificate. Nel 2022 siamo a -13,9%, che si raffronta con la media italiana di -10.1% e del Mezzogiorno pari a -10,2%. La percentuale di nuove “vere società di capitali” nel Molise si attesta al 48.4% contro la media nazionale del 60.4% e del 51% del Mezzogiorno.
Interessante è la crescita dell’indice di redditività, che nel 2007 era del 3,4%, mentre del 2022 è del 13,4. Anche al netto degli effetti inflattivi, l’indice supera comunque sia il dato nazionale, che si attesta al 11.4%, sia quello del Mezzogiorno al 12,2%
Va rimarcato, però, il valore negativo del costo dell’indebitamento, che in Molise è di oltre un punto percentuale più alto della media nazionale. Non possiamo comunque non notare che la differenza con il dato nazionale e quello del Mezzogiorno è in miglioramento rispetto al 2019, passando da 2.5 ad 1.3.
«Quest’ultimo elemento incide in maniera significativa sulle possibilità di ulteriore crescita del sistema imprenditoriale molisano e sulla sua tenuta nel medio periodo – sottolinea il presidente di Confindustria Molise Vincenzo Longobardi – In assenza di validi fattori di contesto, primo tra tutti la viabilità, e di una discesa dei prezzi, soprattutto dell’energia, lo sviluppo delle nostre Pmi rischia di subire un forte arresto. Si aggiunga a questo l’aumento del costo del denaro preannunciato dalla Bce: in particolare nel Mezzogiorno dove l’indebitamento delle imprese è piuttosto alto, la stretta creditizia metterà in ginocchio il sistema produttivo».
Tornando a livello nazionale, il report offre uno spaccato dell’impresa italiana ancora mediamente ed eccessivamente piccola soprattutto al Sud e in relazione ai principali competitor internazionali. Ciò incide negativamente sulla competitività del sistema economico meridionale: il mercato e regole sempre più stringenti impongono anche alle piccole imprese un cambio nei propri processi, che a loro volta richiede più managerializzazione, più formazione e più investimenti.
In questo contesto, per aiutare le imprese a crescere e a prosperare è necessario un disegno di politica economica e industriale coerente e di medio-lungo periodo, che agisca in primis correggendo le “criticità ambientali” con cui devono fare i conti le Pmi.
«Il Pnrr rappresenta un’opportunità storica per superare tali criticità – afferma Longobardi – La sua attuazione deve infatti essere mirata a costruire un Paese moderno, efficiente, inclusivo e sostenibile, seguendo l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze: di genere, di territorio, generazionale e di competenze. Per raggiungere questi obiettivi, la prima azione che il Pnrr deve sostenere è l’implementazione delle riforme: del lavoro, che includa le politiche attive; del sistema scolastico, del sistema giudiziario e del fisco. Oltre alle riforme, il Pnrr gioca un ruolo centrale per la realizzazione degli investimenti a sostegno della competitività, non solo del sistema imprenditoriale, ma di tutto il territorio. Sia riforme che investimenti hanno bisogno in questa fase di una decisa spinta verso l’attuazione, pena la perdita di un’occasione storica e irripetibile per il nostro Paese».

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Lo “spalma debiti” in cima all’agenda del nuovo governatore

La tredicesima legislatura potrebbe partire ufficialmente oggi. Lo start dunque a una settimana esatta dal responso delle urne che ha premiato, come 5 anni fa, il centrodestra confermando buona parte dei consiglieri uscenti. Lo stesso verdetto ha invece distrutto il campo largo assottigliando (anche se i numeri sono ancora ufficiosi) la sua rappresentanza in Consiglio con l’attribuzione di soli sette seggi sugli otto conquistati in precedenza dalle opposizioni.
Quella che sembrava una gara contendibile, alla fine si è rivelata una partita impossibile terminata con il trionfo del sindaco di Termoli (quasi 95mila voti) e la sconfitta del primo cittadino di Campobasso (poco più di 55mila preferenze). Dal sogno all’incubo è stato un attimo. Per i progressisti un responso al di là di ogni più nera previsione. Ma a una settimana dal disastro nessuno che abbia ancora fatto il mea culpa. Di fronte a numeri tanto impietosi nessuno dei colonnelli, che ha affollato il tavolo del centrosinistra durante le trattative, che abbia fatto se non un passo indietro almeno uno di lato. Niente di tutto questo.
Intanto oggi o domani il Tribunale potrebbe proclamare Francesco Roberti quindicesimo presidente della xx regione. Ma nonostante la valanga di consensi, l’inizio per lui sarà decisamente in salita. Al di là degli adempimenti formali per far ripartire la macchina amministrativa (elezione del presidente del Consiglio e composizione della giunta), il nuovo governatore si troverà subito uno grosso scoglio da superare e pure in fretta: approvare il bilancio di previsione con un disavanzo di 130 milioni di euro certificati al 31 dicembre 2021. Il 25 maggio scorso il Consiglio dei ministri ha dato il via libera, alle Regioni con una esposizione debitoria che grava per oltre 1500 euro sulla testa di ogni residente, a spalmare i debiti per dieci anni, ma a una condizione: l’impegno dei rispettivi Consigli regionali ad approvare un piano di rientro e a non creare ulteriore deficit. In caso di mancata attuazione di tale ‘vincolo’ verrà meno il regime di ripiano pluriennale del disavanzo.
Uno “spalma debiti” che non è un “decreto ad hoc” per il Molise, così come avevano promesso i parlamentari di centrodestra che si dicevano certi di poter contare sul governo amico e sulla filiera istituzionale ‘corta’.
Il tentativo o qualcosa di simile c’era stato. Un provvedimento in favore della situazione debitoria del Molise era stato già inserito con un emendamento del senatore Lotito, vice presidente della Commissione Bilancio a Palazzo Madama, sia nella Finanziaria che nel Milleproroghe, ma entrambi erano stati respinti.
Poi la svolta a ridosso delle regionali con una misura urgente approvata dal governo «dopo un lavoro di squadra che ho avviato con un’istanza ufficiale diversi mesi or sono», commentava il presidente uscente all’indomani dell’approvazione del decreto da parte di Palazzo Chigi.
«Il Molise potrà finalmente tirarsi fuori dall’attuale situazione di gestione provvisoria – così ancora Toma – l’auspicato decreto ad hoc per spalmare il forte disavanzo di amministrazione accumulato negli ultimi vent’anni è adesso realtà».
Il presidente Roberti riparte da qui. Dal bilancio di previsione da approvare per la prima volta fuori tempo massimo e che, visti i tempi così stretti, sarà un documento tecnico più che politico, e da quel debito di 130 milioni di euro da ‘onorare’ da quest’anno e per i prossimi nove. Tralasciando naturalmente le altre gravi emergenze, dalla sanità alla viabilità passando per i trasporti, di un territorio sempre meno appetibile per le imprese e i cittadini che preferiscono andare altrove.

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