Precari durante la pandemia, approvato l’avviso per la stabilizzazione di 54 Oss

L’azienda sanitaria regionale stabilizzerà 54 Oss che hanno lavorato da precari durante la pandemia.
L’avviso indetto ieri dai vertici dell’Asrem prevede che «il personale da reclutare abbia maturato, alle dipendente di un ente del servizio sanitario nazionale, almeno 18 mesi di servizio, anche non continuativi, di cui almeno tre mesi nel periodo intercorrente tra il 31 gennaio 2020 e il 31 dicembre 2022 presso l’azienda sanitaria regionale del Molise».
Attraverso il concorso bandito nel 2021, sono stati assunti 219 Oss (un numero superiore ai 150 fissato per lo scorrimento della graduatoria). La mancata stabilizzazione di coloro che avevano prestato servizio nel periodo più buio del Covid provocò proteste e prese di posizione sindacali. Una mano è arrivata anche dalla modifica dei requisiti temporali approvata l’anno scorso e sollecitata dalla deputata Elisabetta Lancellotta.
Siccome, quindi, in base al fabbisogno del personale ci sono ancora spazi per assumere Oss l’azienda di via Petrella ha chiesto un parere al dipartimento della Funzione pubblica sull’eventuale prevalenza della stabilizzazione rispetto all’utilizzo della graduatoria. Da Roma hanno risposto: possono scegliere le Asl ponderando gli interessi coinvolti. Nella delibera di Di Santo, Carabellese e Matarante si fa riferimento al recente orientamento della giustizia amministrativa (Tar Molise e Consiglio di Stato) che propende per la stabilizzazione dei precari. E quindi si approva l’avviso per 54 Oss.

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Termoli. «Va restituita fiducia al Punto nascita»

Come evidenziato già sulle pagine regionali nell’edizione del 2 gennaio scorso, i numeri del Punto nascita di Termoli non sono tali da consentire di guardare con grandi speranze al futuro del presidio di natalità, quello che conferisce il codice L113, tanto caro alle migliaia e migliaia di persone che ne sottoscrissero ormai 4 anni e mezzo fa la petizione per chiederne la sopravvivenza, dopo il provvedimento di chiusura, che fu emesso nel giugno 2019. Soltanto 159 i parti avvenuti nel 2023, quando il decreto Balduzzi ne prevede almeno 500 (già in deroga rispetto ai mille fissati dal comitato nazionale percorso nascite). La vicina Vasto, con l’ospedale San Pio, dov’è primario il termolese Vincenzo Biondelli, ne ha collezionati 700, oltre quattro volte tanto e molti di questi provenienti dal basso Molise. A intervenire è stata la “crociata” che smosse le acque assieme agli altri moschettieri nell’estate del primo corto circuito, poi risoltosi al Tar Molise, Cinzi Ferrante, presidente del comitato “Molisanità L113” (ex Voglio nascere a Termoli), qui in foto assieme alla vice Debora Staniscia. «Il trend degli ultimi anni ha visto un copioso traghettamento verso il punto nascita di Vasto, nonostante sia, come il San Timoteo, un punto nascita di base e quindi sprovvisto di una terapia intensiva neonatale. Partendo dal presupposto che la libertà di scelta di una donna sia incontrovertibile, bisogna capire il perché scegliere di partorire in una struttura simile alla nostra ma comunque lontana da casa. La risposta è semplice: la fiducia. Lo spauracchio della chiusura che aleggia ormai da più di quattro anni, allontana le future mamme dai nostri servizi in quanto sentono sulla propria pelle la precarietà del sistema. Una guida autorevole ed una mirata campagna di comunicazione, potrebbero essere la soluzione per recuperare la fiducia che nel tempo è andata a scemare. Il punto nascita dell’ospedale San Timoteo può e deve essere rivalutato». In merito è intervenuto anche lo strenuo difensore della sanità bassomolisana, il dottor Giancarlo Totaro: «Continua e si accentua la migrazione delle partorienti del basso Molise verso le altre regioni. Una emorragia inarrestabile. Purtroppo anche nel 2023 non è stato raggiunto il traguardo dei 500 (un eufemismo, ndr) parti all’ospedale di Termoli. Speriamo che il 2024 sia l’anno buono per salvare definitivamente l’ostetricia del San Timoteo con l’ottimismo che nel frattempo non avvengano nuove determinazioni decisionali avverse alla sopravvivenza dello stesso nell’attesa che qualcuno si decida a rivedere urgentemente le regole vigenti, compreso il decreto Balduzzi, e si provveda a rilanciare il reparto per renderlo più attrattivo alle donne del basso Molise che sono l’unica vera fonte di contrasto alla denatalità con il conseguente spaventoso spopolamento della nostra regione mettendo fine alla diaspora dei parti verso gli ospedali fuori regione, Vasto in primis. Una forchetta abissale tra il numero di parti effettuati a Vasto e Termoli pur avendo un bacino numero di utenti simile riferito al solo ambito vastese della Asl Chieti-Lanciano-Vasto (totale Asl circa 400 mila) con il reparto di ostetricia che è una Unità Operativa Complessa che la dice lunga sulla considerazione che si dà al reparto di ostetricia a confronto con la miserabile situazione dell’ostetricia di Termoli ridotta allo status di un semplice punto nascita, per di più in temporanea deroga grazie all’impegno anche della politica locale in sede legale, dell’ospedale di Termoli».

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Il Lupo riparte dai numeri: la vetta frutto dei 10 punti centrati nelle ultime 4 gare

34 punti, 2 ogni novanta minuti. Il Campobasso riparte dai buoni numeri messi in mostra nel girone di andata per tuffarsi di gran carriera nel 2024 e dunque nella “discesa” del ritorno. Bisognerà tenere il ritmo se non aumentarlo per arrivare primi al traguardo e lasciarsi alle spalle velocisti, scalatori e passisti. Missione non facile, neanche semplice, ma se si prosegue sul cammino intrapreso sicuramente fattibile. La tappa numero uno del nuovo anno porta a Monterotondo (orario d’inizio sempre alle 14.30, ndr), alle porte di Roma, sul campo di una squadra che sgomita per evitare di tornare nei campionati regionali. Bisogna dire che nelle ultime uscite ha dato segnali di ripresa tenendosi dietro alcune formazioni, come le due molisane e il Matese, ed è a pari merito con il Fano e il Tivoli a quota 17 e dunque in zona playout. Impegno da prendere con le classiche pinze, senza cali di concentrazione e mantenendo un atteggiamento aggressivo fin dai primi minuti. Un po’ come successo a Termoli, dove si è disputato un ottimo primo tempo ma col difetto di non averla buttata dentro. Altrimenti, probabilmente, si starebbe a parlare di un altro risultato. Ma questa è ormai acqua passata.
Quella attuale dice che i Lupi sono leader della graduatoria con tre lunghezze sulle rivali più dirette, ovvero Sambenedettese, Avezzano e L’Aquila, e quattro sul Chieti. Poi a seguire Vigor Senigallia (-5) e Roma City (-6). Due settimane in cui, al di là del doppio stop per le festività, si è insistito sulla preparazione fisica oltre che su quella tecnico-tattica, soprattutto per i nuovi arrivati, che poi rappresentano mezzo organico. Dunque, rimettersi in carreggiata con tutta la rosa e puntare dritti all’obiettivo. È chiaro che servirà testa ma anche gambe, ovvero benzina da immettere nel motore rossoblù che nel mese di dicembre ha dato il meglio di sé. I dieci punti raccolti nelle ultime quattro giornate hanno dato una sterzata non indifferente al girone F, fino a novembre e a inizio dicembre guidato dalla Sambenedettese che aveva preso lo scettro dopo le prime gare in cui aveva primeggiato il Chieti. I successi proprio sul team di Lauro, quello di Notaresco e l’affermazione interna contro i teatini, oltre al pari di Termoli, hanno messo in riga tutte le altre. Che comunque sono lì e non hanno intenzione di mollare. In particolare, da tenere d’occhio le rimonte de L’Aquila di Cappellacci che ha fatto gli stessi punti dei Lupi e della Vigor Senigallia che ha espugnato il Riviera delle Palme. Solo due punti nello stesso periodo per la Samb, sei per il Chieti e sette per l’Avezzano. Il Roma City ne ha collezionati otto.

fds

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