«Riapriamo la biblioteca Albino». Ma l’appello cade nel vuoto

È stato lui a lanciare la petizione online per sollecitare la riapertura della Biblioteca Albino. Un appello che, a distanza di sei mesi, sembra caduto nel vuoto. Francesco Angeli, referente del Movimento 5 Stelle, torna a ‘suonare la sveglia’ e chiama in causa il ministro della Cultura Gennaro San Giuliano che, proprio a pochi giorni dall’avvio della raccolta firme, annunciò in pompa magna l’imminente riapertura delle struttura di via D’Amato. «Verrò a Campobasso e riapriremo la Biblioteca Albino in tempi rapidi», disse l’esponente del governo Meloni ad ottobre scorso in un videomessaggio diffuso nel corso della Fiera di Larino. Una ‘promessa’ rinnovata anche a dicembre, durante la ‘Ndocciata di Agone, a cui il ministro ha preso parte personalmente.
Eppure, sottolinea Angeli «non è stato formalizzato alcun intervento diretto del ministro della Cultura Sangiuliano che continua, infatti, a non dare risposta alle migliaia di cittadini e cittadine che hanno sottoscritto la petizione. A nulla sono valsi pure gli appelli del Comune di Campobasso che, pur non avendo alcuna competenza sulla materia, è stato l’unico ente che ha più volte promosso iniziative istituzionali dirette a restituire all’intera comunità un servizio culturale e scientifico».
La ‘strada’ prospettata dal ministro, a cui ha fa eco la delegazione parlamentare molisana di FdI, è quella di accorpare l’Albino alla biblioteca statale di Roma, unico modo per salvare la più importante istituzione culturale della Regione Molise, con un patrimonio documentario cartaceo e digitale, Polo SBN (contenente circa 200.000 notizie e a cui afferiscono 18 biblioteche molisane), teche digitali contenenti circa 90.000 immagini fra periodici molisani e manoscritti musicali, l’unica biblioteca a raccogliere pubblicazioni, libri, riviste e quotidiani della Regione.
La Biblioteca è stata istituita nel 1861, e sviluppatasi ulteriormente, dal 1882 in poi, grazie alla cospicua donazione libraria di Pasquale Albino, avvocato, giornalista e bibliofilo molisano, a cui oggi la biblioteca è intitolata. Al primo nucleo librario si aggiunsero altre donazioni di molte famiglie molisane, fra queste anche quella di Gaetano Albino, figlio di Pasquale, che completò la donazione paterna. Nel 1993 la Biblioteca Albino fu trasferita nella sede attuale in via D’Amato.
Chiusa ormai da ben 7 anni a causa della Legge Delrio che tolse competenze di ambito culturale alle Province. Tutte le Regioni, dove si trovavano biblioteche provinciali, decisero di regionalizzare tali istituzioni che svolgono un servizio basilare per le comunità. La Regione Molise, invece, decise di “dire no” all’acquisizione della Albino, anche per il tramite dei vertici della Fondazione Molise Cultura che non hanno mai manifestato il disagio della perdita della maggior istituzione culturale del territorio. Ciò nonostante la Regione Molise fosse il soggetto individuato dalla legge per condurre il riordino delle funzioni previsto dalla legge Delrio, e nonostante sia il principale cofirmatario dell’Accordo di Valorizzazione stipulato il 13 settembre 2016 col Mibact, quindi il soggetto istituzionale tenuto a verificare il rispetto degli accordi ed eventualmente a stimolare il loro adempimento. Da qui una serie di vicissitudini che hanno portato alla cessione della Biblioteca Provinciale “Albino” al Ministero della Cultura, finendo però sotto la Direzione generale dei Musei anziché la Direzione generale delle Biblioteche, come avvenuto per molte altre strutture italiane. Quest’ultimo errore, unito all’abbandono della struttura, sembra aver ulteriormente rallentato ogni azione utile alla riapertura.
Ora la soluzione che, secondo il ministro era ‘dietro l’angolo’, appare ancora una volta – l’ennesima – difficilmente praticabile.

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Campobasso. Passarelli nei Popolari, Colagiovanni lancia un messaggio alla coalizione

Manca un solo tassello per comporre il puzzle delle amministrative dei prossimi 8 e 9 giugno, ma la strada sembra ancora in salita e la partita si complica di giorno in giorno. La quadra all’interno del centrodestra non è stata trovata nonostante lo stato maggiore di Fratelli d’Italia – Donzelli in prima persona – abbia designato Quintino Pallante come candidato sindaco, ritenuto un profilo capace di mettere d’accordo tutte le anime della coalizione. Invece, in attesa della risposta del presidente del Consiglio regionale, la carta scelta dal partito di Giorgia Meloni si sta rivelando alquanto divisiva. Se da una parte le altre forze del centrodestra continuano a rimarcare che nulla è stato deciso (in particolare la Lega), dall’altra il partito di Vincenzo Niro non sembra intenzionato a rinunciare ad una casella – quella del candidato sindaco – che a Campobasso reclama da anni. E proprio ieri mattina, nel corso del Consiglio monotematico sulla questione Roxy, Popolari per l’Italia ha lanciato un altro chiaro segnale agli ‘alleati’ con il passaggio nel gruppo della consigliera Giuseppina Passarelli (eletta nel 2019 con i 5s e poi passata al gruppo msito, ndr). Ora, dunque, il partito guidato da Salvatore Colagiovanni a Palazzo San Giorgio conta quattro consiglieri e di fatto diventa il gruppo più nutrito dell’opposizione. Un messaggio neppure troppo velato all’indirizzo della coalizione: “a Campobasso siamo ben radicati sul territorio e abbiamo una forte rappresentanza nel Consiglio comunale, così come in quello provinciale. Colagiovanni non lo esplicita ma lo lascia intendere: l’ennesima scelta calata da Roma (come cinque anni fa, ndr), non ci trova d’accordo.
Questo il clima alla vigilia del tavolo del centrodestra, convocato per domani pomeriggio, a cui Vincenzo Niro non dovrebbe partecipare perché fuori regione fine a sabato. Insomma, i presupposti non sono dei più rassicuranti.

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Lunedì arriva Meloni: l’Accordo per lo sviluppo sarà firmato al Savoia

L’appuntamento è alle 11.30 di lunedì prossimo, 25 marzo, al Teatro Savoia di Campobasso. Questa la location scelta per la firma dell’Accordo per lo sviluppo e la coesione tra il governo nazionale e la Regione Molise.
A sottoscrivere il patto sull’impiego di 445 milioni di fondi Fsc assegnati al Molise saranno la premier Giorgia Meloni e il presidente della giunta Francesco Roberti. Insieme a Meloni interverrà il ministro per il Sud e la Coesione Raffaele Fitto.
L’intesa recepirà i contenuti programmatici che in questi mesi sono stati messi a punto dall’assessore al coordinamento dei fondi europei Michele Iorio e dalla struttura tecnica regionale insieme a Fitto e ai dirigenti ministeriali. A fine febbraio si è svolto a Roma l’ultimo incontro operativo, a cui ha preso parte anche il governatore Roberti. «Un incontro particolarmente importante per la nostra Regione – il suo commento a margine – perché il Fondo Sviluppo e Coesione è una misura strutturale europea che consente il riequilibrio della disparità tra i territori con interventi mirati che puntano allo sviluppo del territorio».
Successivamente l’esecutivo ha approvato l’elenco dei progetti finanziati – che farà parte integrante dell’Accordo che sarà siglato lunedì – e che riguardano le macroaree Ricerca e Innovazione, Reti e Servizi Digitali, Competitività delle imprese, Energia, Ambiente, Cultura e Turismo, Trasporti e Mobilità, Occupazione e Lavoro, Inclusione Sociale e Salute, Istruzione e Formazione, Capacità Amministrativa.

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