Ciclovia Adriatica, l’Anac conferma la piena regolarità della gara d’appalto

Nessuna irregolarità nel plafond documentale alla base della proposta del Rti Nidaco-Europea 92, che si è aggiudicato i lavori di realizzazione della ciclovia Adriatica. «Il Consiglio ritiene, nei termini di cui in motivazione che, nel caso in esame, l’operato della stazione appaltante, sia conforme al quadro normativo di riferimento». E’ il dispositivo della delibera numero 86 firmata dal presidente dell’Anac Giuseppe Busia, che vede con data protocollata di ieri mattina, esprimersi riguardo alla segnalazione all’Autorità nazionale anticorruzione sulla gara di appalto per la realizzazione della ciclovia Adriatica, il maxi-lotto finanziato con quasi 25 milioni di euro nell’ambito del Pnrr. Sul rilievo alla Nidaco, l’imprese, ha attivato nei termini previsti di almeno 30 giorni prima della data di scadenza dell’iscrizione nell’elenco White List della competente prefettura di Isernia, la propria richiesta di permanenza nell’elenco, garantendo così il possesso del requisito di iscrizione richiesto al momento della presentazione dell’offerta. A muovere rilievi sulla documentazione presentata dal raggruppamento d’imprese che si è aggiudicato i lavori è stata la compagine seconda classificata, che muoveva alcuni rilievi di ordine amministrativo, ma per l’Anac la stazione appaltante, rappresentata dal comune di Termoli, ha dimostrato di aver posto in essere le necessarie verifiche circa il possesso dei requisiti di carattere generale in capo all’aggiudicataria. L’opera collegherà il Molise a Puglia e Abruzzo in questa opera ritenuta strategica, nel percorso Marche-Puglia, di un tracciato che a regime vedrà una pista ciclabile unica che attraverserà tutto il versante Adriatico, da Trieste al Salento.

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Lotito “si racconta” a Conto alla Rovescia

Il senatore Claudio Lotito interverrà nella puntata di questa sera di Conto alla Rovescia su Teleregione, in onda alle 21 su Teleregione.
Il parlamentare e presidente della Lazio in una lunga intervista rilasciata in esclusiva a Pasquale Damiani si è raccontato su vari argomenti. Una vita piena di impegni che lo ha portato ad essere eletto senatore in Molise.
Lotito ha accettato di partecipare al talk politico di Teleregione per farsi conoscere meglio dai molisani che lo hanno votato alle ultime elezioni politiche. Le sue passioni tra l’impegno politico e il calcio con la sua creatura la Lazio. Come si trova nella veste di Senatore? Meglio entrare in Senato o allo stadio Olimpico? Nel corso della lunga intervista spiegherà come ha preso la Lazio grazie a Berlusconi. Va in giro dicendo che è lui l’erede di Berlusconi, che prenderà in mano Forza Italia. Anche perché ordini e indicazioni è abituato a darli, non a riceverli. Che futuro vede per Forza Italia nel Paese e nel Molise dove a giugno ci sono appuntamenti importanti come le Europee e le Comunali di Campobasso e Termoli. Come giudica l’uscita da Forza Italia dell’ononorevle Aldo Patriciello. Quale il rapporto con l’eurodeputato molisano. Lotito sta per aprire un ufficio politico in pieno centro a Campobasso in modo da dialogare meglio con i cittadini molisani. Il connubio Lotito-politica è sempre stato molto forte per il presidente della Lazioche nel mondo del calcio ha ricoperto cariche federali e che con il “palazzo” del calcio è spesso entrato in forte disaccordo. Infine, chiarirà come ha provato a prendere il Campobasso Calcio ma c’è stato il diniego del presidente Rizzetta. Un Lotito a tutto campo che potrete seguire questa sera alle 21 su Teleregione.
Nella seconda parte fari puntati sull’80° anniversario del bombardamento della città di Venafro. Ospiti il sindaco Alfredo Ricci, lo storico Giuseppe Angelone e il presidente dell’associazione Winterline Luciano Bucci.

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Isernia. Morì a 500 metri dall’ospedale, depositati i risultati dell’autopsia

Un dubbio, a distanza di un anno da quel terribile giorno in cui il signor Pasquale Cifelli perse la vita a pochi passi dall’ospedale Veneziale di Isernia, affanna il cuore e i pensieri dei suoi cari: l’uomo sarebbe ancora vivo, se solo qualcuno in quel tardo pomeriggio di metà marzo si fosse accorto che si era inavvertitamente allontanato dal Pronto soccorso, dove era ricoverato da alcune ore per difficoltà respiratorie?
Un dubbio che arrovella il cervello di chi quel giorno attendeva di riabbracciare il proprio caro, o di avere notizie dai medici sul suo stato di salute, ma che improvvisamente ha invece appreso che non fosse più lì, nei pressi della sala d’attesa, ma fuori dall’ospedale, a 500 metri di distanza, accasciato su un marciapiede. Morto.
Un dolore straziante, che ancora oggi suscita nei familiari tante domande rimaste senza risposta. Una, però, a dirla tutta è arrivata nelle scorse ore. Pasquale Cifelli sarebbe morto di infarto. È stata depositata infatti la perizia dell’esame autoptico eseguito il 23 marzo dello scorso anno sulla salma dell’uomo, e dopo l’appello lanciato dalla famiglia del signor Cifelli e dall’avvocato a cui hanno affidato il caso, la legale Elena Bertoni, un primo atteso chiarimento sulle cause di quel decesso sarebbe arrivato.
Ma gli interrogativi restano molti: perché nessuno si è accorto che l’uomo si era allontanato dal Pronto soccorso, forse percorrendo un tragitto alternativo e interno all’ospedale, visto che i familiari – in sala d’attesa – non l’hanno visto uscire da dove era entrato?
Sul tema è stato presentato un esposto e al momento ci sarebbe un medico iscritto sul registro degli indagati. I familiari di Pasquale Cifelli attendono quindi di conoscere le decisioni che verranno assunte dalla Procura. Se, insomma, ci saranno profili giudiziari in capo a chi avrebbe dovuto tenere sott’occhio il paziente, oppure no.
Intanto, però, col deposito dell’autopsia una prima verità sarebbe emersa, a conferma di quello che i familiari hanno sempre ipotizzato, e cioè che Pasquale Cifelli, quel pomeriggio, fosse deceduto per un infarto, visto che era stato accompagnato al Veneziale per una sintomatologia riconducibile, verosimilmente, ad un attacco cardiaco. L’uomo, portatore di pacemaker, lamentava infatti difficoltà respiratorie. E al Pronto soccorso sarebbe stato sottoposto ad un elettrocardiogramma e poi tenuto in osservazione con una diagnosi di bronchite acuta, prima di sparire, all’improvviso, mentre i familiari aspettavano in sala d’attesa per riportarlo a casa, nella vicina Castelpetroso, precisamente nella frazione di Guasto.
Ma a casa, quel maledetto giorno, Pasquale Cifelli non ci è mai tornato. Il suo cuore si è fermato su un marciapiedi, a 500 metri dal presidio pentro. E non sono valsi a nulla i tentativi di soccorrerlo di una infermiera fuori servizio, poi supportata da un altro collega di passaggio. Così come quelli della Polizia e di un’ambulanza del 118 che arrivò da Venafro visto che quella in uso al Veneziale era impegnata altrove.

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