Campobasso. La Festa di tutti, il 25 Aprile oggi è un monito contro tutte le guerre

Un messaggio di unione e di libertà quello lanciato ieri dal sindaco di Campobasso che, in occasione del 79esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo, ha deposto una corona d’allora al Monumento dei caduti. In piazza della Vittoria, insieme al primo cittadino, il presidente del Consiglio comunale Guglielmi, il questore Tatarelli, il vice prefetto e le associazioni partigiane.
«Purtroppo il 25 Aprile è una ricorrenza che ancora oggi divide invece dovrebbe essere un giorno di riscatto del nostro popolo – ha detto Felice – e un monito contro le nuove guerre che ancora flagellano l’Europa e il mondo intero. È la festa dei nostri nonni, dei nostri genitori che hanno combattuto e anche di chi ha patito tutte le conseguenza delle guerra. Dobbiamo ricordarci che la libertà e la democrazia che abbiamo conquistato non sono scontate ma vanno costruite giorno dopo giorno».
«Questa è la festa di tutti gli italiani – ha ribadito lo storico Fabrizio Nocera – alla lotta di liberazione hanno partecipato tutti: cattolici, monarchici, comunisti, socialisti, laici ma anche clericali. Oggi più che mai bisogna ricordare quello che è successo, perché non sono stati solo i nazisti ad occupare il nostro Paese, ma anche i fascisti».
C’è stata poi la passeggiata storica promossa dell’associazione nazionale dei partigiani all’insegna della toponomastica della resistenza cittadina, partendo da via Monsignor Bologna davanti alla casa di Giuseppe Tucci.

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Festa della Liberazione, Daniele Saia: «Oggi e sempre fiero di essere antifascista»

Presente a Monte Marrone per le celebrazioni del 79esimo anniversario della Liberazione anche il presidente della Provincia di Isernia, Daniele Saia, che per l’occasione ha citato proprio l’intellettuale Giaime Pintor, eroe della Resistenza.
«Se non dovessi tornare non mostratevi inconsolabili – scriveva Pintor in una lettera indirizzata a suo fratello -. Una delle poche certezze acquistate nella mia esperienza e che non ci sono individui insostituibili e perdite irreparabili. Un uomo vivo trova sempre ragioni sufficienti di gioia negli altri uomini vivi».
«Lo sentiva, sentiva di star andando incontro al suo destino – ha affermato Saia riferendosi all’intellettuale partigiano -. Aveva abbracciato la Resistenza per combattere il nazifascismo, a soli 24 anni morì ucciso dall’esplosione di una mina lasciata dai tedeschi proprio su questa linea. Ebbe coraggio, lo stesso coraggio di tante e tanti partigiani che non si fecero opprimere dalla furia nera. E Pintor aveva ragione, la gioia continuiamo a trovarla negli altri uomini vivi. E oggi noi la troviamo nei combattenti della Resistenza, individui che grazie alla memoria continuano a essere eternamente vivi, individui i cui valori hanno attraversato il tempo senza sbiadirsi.
La loro lotta ci ha regalato la libertà e democrazia – ha sottolineato il presidente della Provincia -. Ed è dal loro sangue che è nata la nostra meravigliosa Costituzione.
A riguardo sono forti e puntuali le parole di Piero Calamandrei, che ricorda come la Costituzione non è una carta morta – disse rivolgendosi agli studenti – ma è un testamento, un testamento di centomila morti.
Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione.
Sono parole – ha proseguito Saia – che non dobbiamo dimenticare soprattutto quando qualcuno le rende scontate o le priva del loro significato. Perché oggi il fascismo può anche non manifestarsi nella più chiara delle forme, ma può nascondersi dietro ogni sopruso, violenza, ingiustizia o tentativo di riscrivere la storia. Antifascismo non è una parola che fa paura, eppure in molti fanno ancora fatica a pronunciarla. Tra le strade, in tv, tra rigurgiti oscurantisti e scelte editoriali discutibili, alcune persone tentano di mettere un segno nero su questa parola. Ecco, allora lo dico anche per loro. Oggi e sempre sono fiero di essere antifascista – ha affermato -. La lotta al nazifascismo rappresenta uno dei momenti più alti di coesione nazionale e di impegno civile.
È un esempio straordinario di come, quando siamo uniti da un obiettivo comune, possiamo affrontare e superare le difficoltà più grandi. E la nostra Costituzione ha raccolto e messo nero su bianco questo sentimento di unione. Un principio di unità e uguaglianza che oggi viene messo in discussione da uno scellerato disegno di autonomia differenziata. Un progetto che accrescerebbe le disparità e disgregherebbe le nostre comunità, alimentando una lotta interna altamente controproduttiva.
E allora che questa giornata sia sinonimo di memoria ma anche di riflessione» – ha concluso augurando una buona Festa della Liberazione a tutti coloro che continuano a credere e vivere per la pace, i diritti e la libertà.

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25 Aprile, la Liberazione su Monte Marrone dove morì il partigiano Pintor

Venti cubi di marmo con impresso il nome delle regioni italiane per ricordare il sacrificio e la forza del Corpo Italiano di Liberazione e commemorare i tanti soldati italiani morti dopo l’armistizio dell’8 settembre.
E’ il monumento eretto nel 1974 su Monte Marrone, una delle vette delle Mainarde, che nel 1944 era presidiato dai tedeschi, lungo la linea Gustav, e poi fu liberato da un plotone di militari del Battaglione Alpini Piemonte che riuscirono ad aprire un varco per le truppe alleate verso Roma.
Ieri, come riporta l’Ansa, autorità e cittadini hanno raggiunto il Monte Marrone, nel territorio di Rocchetta al Volturno (Isernia), e hanno reso omaggio ai caduti. Lungo il tragitto una stele è posta nel punto preciso in cui, a causa di una mina antiuomo, perse la vita il partigiano e scrittore Giaime Pintor. Era il 1943 e lui aveva solo 24 anni.
«Se non dovessi tornare non mostratevi inconsolabili. Una delle poche certezze acquistate nella mia esperienza è che non ci sono individui insostituibili e perdite irreparabili. Un uomo vivo trova sempre ragioni sufficienti di gioia negli altri uomini vivi». Sono le parole che scrisse Giaime al fratello. Le ha lette il presidente della Provincia di Isernia, Daniele Saia. «Ebbe coraggio, lo stesso coraggio di tanti partigiani che non si fecero opprimere dalla furia nera. La loro lotta ci ha regalato la libertà e la democrazia. Ed è dal loro sangue che è nata la nostra meravigliosa Costituzione». Citando Calamandrei, Saia ha aggiunto: «Oggi il fascismo può anche non manifestarsi nella più chiara delle forme, ma può nascondersi dietro ogni sopruso, violenza, ingiustizia o tentativo di riscrivere la storia. Antifascismo non è una parola che fa paura, eppure in molti fanno ancora fatica a pronunciarla. Tra le strade, in tv, tra rigurgiti oscurantisti e scelte editoriali discutibili, alcune persone tentano di mettere un segno nero su questa parola. Ecco, allora lo dico anche per loro. Oggi e sempre sono fiero di essere antifascista». Presente anche il sindaco di Isernia, Piero Castrataro: «Anche quest’anno ho scelto Monte Marrone, luogo simbolo della Resistenza, per festeggiare la Liberazione e omaggiare tutti coloro che si sono battuti per regalarci la libertà. Un valore profondo, pilastro di democrazia e di pace, che mai dobbiamo dare per scontato. Il 25 aprile ci ricorda chi ha lottato per opporsi all’oppressione del fascismo, ma ci offre anche l’occasione di lanciare un messaggio di speranza: quello di un mondo in cui prevalgano libertà di pensiero, di parola e rispetto. È compito delle Istituzioni, ad ogni livello, promuovere e affermare questi valori!».

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