Isernia. Emergenza cinghiali, padre e figlia aggrediti davanti casa in una contrada vicinissima al centro cittadino

È diventata virale sui social network l’immagine di un pensionato in Cina aggredito da un cinghiale all’interno del proprio cortile mentre sta facendo ritorno a casa.
Il grosso animale, dopo aver scaraventato a terra l’anziano, tenta di morderlo mentre l’uomo si divincola per tentare di liberarsi dalla stretta mortale.
Un episodio simile, per fortuna senza gravi conseguenze, si è verificato a Isernia, in una contrada vicinissima al centro cittadino.
Un professionista, all’imbrunire, mentre si trovava davanti casa con la figlioletta in braccio, si è visto arrivare in giardino un branco di cinghiali composto da almeno 30 esemplari.
Una femmina, probabilmente per proteggere i cuccioli, si è scagliata con veemenza contro l’uomo tentando di farlo cadere a terra per azzannarlo.
Il professionista, con prontezza di riflessi, è riuscito a costringere alla fuga e a trovare riparo in casa.
Un’avventura a lieto fine ma che poteva avere conseguenze letali per l’uomo e per sua figlia.
In Molise quella dei cinghiali è divenuta un’emergenza sempre più grave: interi raccolti devastati, incidenti stradali provocati da improvvisi attraversamenti, aggressioni nei confronti dell’uomo.
È ormai sempre più necessario un intervento, anche da parte delle istituzioni, per porre rimedio ad una situazione fuori controllo.

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Lancio di sassi e uso di petardi, daspo per 8 ultras venafrani

Articolate attività di indagini della Digos della Questura di Isernia, svolte sotto la direzione del dottore Pasquale Marcovecchio, hanno consentito di individuare gli otto ultras della tifoseria venafrana, che in occasione dell’incontro di calcio “U.S. Venafro – Città di Isernia San Leucio”, tenutosi lo scorso 17 marzo presso lo stadio “Marchese A. Del Prete” di Venafro”, si sono resi responsabili a vario titolo di diverse condotte delittuose. Due di questi, sono stati accusati, in concorso tra di loro, dei reati di danneggiamento aggravato, inosservanza dei provvedimenti del Daspo, lancio di materiale pericoloso. Gli stessi, noncuranti della misura a cui sono stati sottoposti, in concorso, si sono portati furtivamente in prossimità dello stadio per procurare, con il lancio di sassi, la rottura del vetro del pullman brandizzato della squadra isernina. Altri quattro, già destinatari di Daspo, avvicinatisi a meno di trecento metri dall’impianto sportivo, hanno violato le prescrizioni a cui erano stati già sottoposti nello scorso mese di novembre dal Questore di Isernia. Due tifosi, invece, durante lo svolgimento dell’incontro sportivo, hanno acceso artifizi pirotecnici, creando pericolo ai numerosi supporters presenti sugli spalti.
Pertanto, i supporters venafrani, ciascuno per la condotta ascrittagli, sono stati tutti deferiti dalla Digos alla Procura della Repubblica di Isernia.
I precedenti provvedimenti di Daspo sono scaturiti dagli scontri, occorsi lo scorso 10 settembre, tra le due tifoserie, da sempre animate da un’accesa rivalità. Proprio a seguito di questi gravi ostilità, l’incontro calcistico si è svolto alla presenza dei soli tifosi venafrani, in quanto connotato da un elevato profilo di rischio.
Il questore di Isernia, Davide Della Cioppa, ha già emesso un ulteriore provvedimento inibitorio di accesso alle manifestazioni sportive per anni 5 con obbligo di firma nei confronti di uno degli autori dei reati, prontamente individuato nel giorno dell’incontro di calcio, grazie anche alla collaborazione dei Carabinieri del Comando Compagnia di Venafro.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e gli indagati potranno far valere le loro ragioni difensive dinanzi all’autorità giudiziaria ai sensi del codice di procedura penale.

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Pasquetta al Campaglione, si avventurano con l’auto in zona ‘off limits’: multati

La caratteristica scampagnata tra gli oliveti del “Campaglione” è la tradizionale pasquetta venafrana. Anche ieri è stata rispettata la tradizione, con tantissimi giovani accampati all’interno del Parco Regionale dell’Olivo fin dal pomeriggio del Lunedì in Albis. Tutto è filato liscio anche se qualche indisciplinato è stato ‘beccato’ mentre si avventurava con la propria auto verso il “Campaglione”: lì ha trovato i Carabinieri della Forestale di Venafro. Fatta rispettare in pieno l’ordinanza del sindaco di Venafro Alfredo Ricci che prevedeva, tra l’altro, il divieto di accesso con veicoli a motore sul tratto della stradina montana che attraversa la località “Campaglione” dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 17 di lunedì 1 e martedì 2 aprile.
La pioggia, scesa a tratti nel corso della giornata di ieri, non ha per niente scoraggiato i tantissimi venafrani che hanno, anche quest’anno, invaso il “Campaglione” per una gita fuori porta da condividere con amici e parenti.
Le origini di questa particolare usanza le ritroviamo nel racconto della maestra Rosaria Alterio che a Primo Piano spiega l’importanza di questa bella tradizione popolare che occupa un posto privilegiato nell’immaginario collettivo cittadino: «Nella mattina del Lunedì in Albis – ricorda la maestra – il vescovo, all’interno della Cattedrale, celebrava e celebra un solenne Pontificale che conclude tutta la liturgia pasquale. Nel frattempo, (ma questo “nella notte dei tempi”) sul prato fuori i ragazzi che avevano seguito i genitori, sgusciavano silenziosi dalla chiesa per giocare tra di loro “a cava zeppe”, a “vrciglie” o ad altri giochi di strada di una volta. La maggior parte si univano a quelli più grandi per partecipare ad una tombolata accosciati sull’erbetta, quando davanti alla Cattedrale non c’era ancora l’asfalto. Un vecchio venafrano, tale Erricuccio Cecere, arrivava sul Vescovado con un asino carico di bottigliette di gassosa e qui guidava una rumorosa e ben nutrita tombolata collettiva. Il suo grido di battaglia iniziale e ripetitivo era “nummere e’ fore”. In chiesa intanto il Vescovo, dopo la Messa, alla fine di una lunga predica, benediceva i presenti, le loro famiglie, i parenti, gli amici, benediceva i malati, gli assenti, insomma tutto il popolo di Dio; nominava ad uno ad uno gli abitanti dei paesi limitrofi e guai a dimenticare quelli di Ceppagna. Se qualche Vescovo un po’ burlone fingeva di non menzionarli o lo faceva proprio alla fine, nell’oceano dei fedeli che gremivano la Cattedrale si avvertiva un mormorio di protesta, erano appunto i… Ceppagnoli (si può dire? Dopotutto non è un soprannome!) i quali ora rumoreggiavano palesemente. Poi, all’avvenuta benedizione, tornava la bonaccia. Il martedì perciò (e mi scuso per la lunga premessa) a Venafro la gente lo consacrava al “cummìt” (convito), alla scampagnata negli oliveti del “Campaglione, dietro alla Cattedrale, intorno alla chiesetta della Madonna della Libera. Questa gita fuori porta, chiamiamola anche così, non era solo per ragazzi o giovani, come lo è ora (i genitori, si sa, “rompono” e gli anziani si lasciano a casa con la televisione e le badanti), ma per famiglie intere che allegramente si tiravano dietro pure i nonni per non “lasciarli soli”. E, in questo caso, non si allontanavano troppo: appena dietro al Vescovado, sul Castello, in una immediata campagna qualsiasi e perfino nel giardino davanti casa se questi ultimi erano impossibilitati a muoversi. Era un giorno riposante e gioioso per le donne che non dovevano finalmente cucinare: nei cestoni di vimini c’erano tutti gli avanzi della cucina pasquale: agnello in fracassè con uova e limone, ottimo anche freddo, pezzoni di frittata con le interiora dell’agnello, ma anche con salsiccia ed asparagi, pizze intere con le bietole, abbondanza di uova sode. E ancora fette di pastiera, grossi pezzi di uova di cioccolato, non mancava mai un buon fiasco di vino paesano. Qualche canto-conclude il racconto la maestra Rosaria Alterio-, qualche suono di fisarmonica qua e là concludevano veramente le festività pasquali. E poi, sempre pian piano, il Vescovo è rimasto con pochissimi fedeli ad officiare il suo Pontificale, l’innocente e rumorosa tombolata è finita da tempo immemorabile, i ragazzi hanno smesso di seguire i genitori… Attualmente c’è solo l’interrogativo “amletico”: I “cummit” lunedì o martedì? I più goderecci e con uno stomaco di ferro lo fanno anche in tutti e due i giorni, altri, più sobri, che non sanno nemmeno del tradizionale Pontificale, lo fanno tranquillamente il lunedì. I rimanenti alzano le spalle:- Sono cose passate, superate!- rispondono frettolosamente ai nonni che tentano di raccontare loro qualcosa. E si indirizzano verso altre spiagge».
M.F.

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