Post Santillo, Crispino nuovo primario di Pediatria al Cardarelli

Non ha ancora 50 anni il nuovo primario del reparto di Pediatria del Cardarelli di Campobasso. Si chiama Francesco Crispino, arriva dal Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta (sua città natale) dove ha svolto il ruolo di dirigente medico nell’assistenza neonatale con terapia intensiva.
Crispino, 47 anni compiuti due settimane fa, prende il posto di Vincenzo Santillo che lascia l’ospedale del capoluogo di regione per andare in pensione.
A concorrere per la successione a Santillo – per anni alla guida della Pediatria e della Neonatologia come facente funzioni e poi vincitore del concorso indetto dall’Asrem – erano originariamente in due. Oltre a Crispino, aveva presentato domanda un altro collega, Giulio Iorio. Quest’ultimo però non si è presentato alla sessione fissata per i colloqui. Crispino, invece, c’era e alla prova orale ha convinto del tutto la commissione che ne ha proposto la nomina alla direzione strategica.
Con la delibera 1.501 del 2 novembre scorso al pediatra campano è stato dunque affidato l’incarico quinquennale di direttore della struttura complessa del Cardarelli. Incarico che dovrà essere confermato al termine di un periodo di prova di sei mesi (prorogabili per altri sei).

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Snack & Co, gli ultra-processati accelerano l’invecchiamento

Un elevato consumo di cibi ultra-processati si associa all’accelerazione dell’invecchiamento biologico, indipendentemente dalla qualità nutrizionale della dieta. È il risultato, pubblicato sulla prestigiosa rivista The American Journal of Clinical Nutrition, di uno studio condotto dall’unità di ricerca di Epidemiologia e Prevenzione del Neuromed in collaborazione con la Libera università del Mediterraneo.
L’indagine, che ha coinvolto oltre 22.000 partecipanti del Progetto Moli-sani, ha utilizzato oltre 30 diversi biomarcatori ematici per misurare l’età biologica, che, a differenza dell’età cronologica che dipende solo dalla data di nascita, riflette le condizioni biologiche del nostro corpo, inclusi organi, tessuti e apparati.
Grazie a un dettagliato questionario alimentare, i ricercatori hanno potuto stimare il consumo di alimenti ultra-processati, vale a dire quei cibi fatti in parte o interamente con sostanze che non vengono utilizzate abitualmente in cucina (ad esempio proteine idrolizzate, maltodestrine, grassi idrogenati) e che contengono generalmente diversi additivi, come coloranti, conservanti, antiossidanti, anti-agglomeranti, esaltatori di sapidità ed edulcoranti. Tra questi, non solo snack confezionati o bevande zuccherate, ma anche prodotti insospettabili come pane industriale, yogurt alla frutta, alcuni cereali per la colazione o zuppe pronte. Lo studio ha dimostrato che un elevato consumo di alimenti ultra-processati è associato a un’accelerazione significativa dell’invecchiamento biologico dell’organismo. In pratica, le persone sono biologicamente più vecchie della loro effettiva età cronologica.
L’invecchiamento biologico è infatti un “orologio interno” del nostro corpo, che può ticchettare più velocemente o più lentamente rispetto agli anni segnati sul calendario, riflettendo il vero stato di salute dell’organismo.
«I nostri dati – spiega la ricercatrice Simona Esposito, primo autore dello studio – mostrano che un elevato consumo di cibi ultra-processati non solo ha un impatto negativo sulla salute in generale, ma potrebbe anche accelerare proprio l’invecchiamento, suggerendo un collegamento che va oltre la scarsa qualità nutrizionale di questi alimenti».
Aggiunge Marialaura Bonaccio, responsabile degli studi su alimentazione e salute del Neuromed, che «i meccanismi attraverso cui gli alimenti ultra-processati possono danneggiare la salute non sono ancora del tutto chiari. Oltre ad essere inadeguati da un punto di vista strettamente nutrizionale, essendo ricchi di zuccheri, sale e grassi saturi o trans, questi alimenti subiscono una intensa lavorazione industriale che di fatto ne altera la matrice alimentare, con la conseguente perdita anche di nutrienti e fibre. Questo può avere importanti ripercussioni su una serie di funzioni fisiologiche, incluso il metabolismo del glucosio, e la composizione e funzionalità del microbiota intestinale. Non va inoltre dimenticato che spesso questi prodotti vengono venduti in confezioni di plastica diventando così veicoli di sostanze tossiche per l’organismo».
«Questo studio – commenta Licia Iacoviello, direttore dell’unità di ricerca di Epidemiologia e Prevenzione dell’Irccs di Pozzilli e professore ordinario di Igiene alla Lum – ci invita ancora una volta a ripensare le raccomandazioni alimentari: non basta limitarsi alla qualità nutrizionale, ma occorre considerare anche il grado di lavorazione industriale dei cibi. Anche alimenti apparentemente ‘sani’, infatti, possono essere stati sottoposti a processi di lavorazione che ne alterano le caratteristiche».

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Campobasso. Ilaria Alpi, in città un’area dell’Unimol porterà il suo nome

Un largo davanti alla sede del Cus Molise intitolato alla giornalista Rai Ilaria Alpi, uccisa a Mogadiscio nel 1994, in occasione del trentennale sulla sua morte.
L’evento, promosso dal Dipartimento di Scienze umanistiche, sociali e della formazione di UniMol in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Molise, il Corecom, il Comune di Campobasso e l’adesione della Fondazione sul giornalismo “Paolo Murialdi”, è in programma giovedì 7 novembre.
A conclusione della cerimonia di intitolazione, un convegno con crediti per la formazione dei giornalisti nella Sala Fermi di Viale Manzoni, dedicato al Giornalismo d’inchiesta per la libertà d’informazione, ricordando Ilaria Alpi.
Interverranno Ilaria Iotti: autrice del docufilm sulla giornalista Rai, Giuliana Cacciapuoti, arabista e borsista Unimol, Francesco Cavalli, ideatore del premio Ilaria Alpi. Parteciperanno Giuliana Fiorentino, Direttrice del Dipartimento Susef, Vincenzo Cimino Presidente Odg Molise e Corecom, Giuseppe Di Pietro, Presidente di Assostampa Molise. Tra i relatori Lorenzo Scillitani dell’Unimol, Responsabile scientifico del progetto di ricerca: “Caduti per la libertà d’informazione: il giornalismo d’inchiesta di Ilaria Alpi”.
«Le inchieste giornalistiche sono l’anima della libertà d’informazione. Svariati sono i campi d’indagine nei quali giornalisti esperti e coraggiosi impegnano la loro professionalità, esponendo la loro stessa vita, perché i cittadini possano essere correttamente informati di quel che accade – fanno sapere dal Dipartimento Susef dell’Unimol -. La proposta di questo convegno cade nel Trentennale della morte di Ilaria Alpi, una giornalista Rai inviata in alcune delle maggiori aree di crisi, come la Somalia degli anni Novanta, che ha visto portare avanti il suo impegno per la verità fino al sacrificio estremo della vita».

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