Il pressing delle case automobilistiche sull’UE

La scelta di muoversi all’interno di un Pool con l’ombrello di Tesla per evitare le multe ha il sapore del rapporto causa-effetto, dopo l’entrata in vigore dei nuovi limiti alle emissioni di Co2 per i produttori di auto. L’associazione Acea, guidata fino a fine anno da Luca De Meo (Renault), ora da Ola Källenius, Ceo del Gruppo Mercedes-Benz, in rappresentanza dei produttori di auto e veicoli commerciali europei chiedono ai decisori dell’UE di creare chiarezza su posti di lavoro e investimenti entro la fine dell’anno per sostenere, anziché ostacolare, la transizione verde ed evitare danni inutili alla competitività dell’Europa.
L’industria europea rimane impegnata nell’obiettivo di neutralità climatica dell’UE per il 2050 e nella transizione verso una mobilità a zero emissioni. Tuttavia, con l’entrata in vigore dei nuovi limiti di CO2 per auto e furgoni nel 2025, i produttori automobilistici si trovano a sopportare da soli le gravi conseguenze in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi.«Senza una chiara dichiarazione politica da parte della Commissione Europea, come sollecitato anche dai governi di Germania, Francia, Italia e altri Paesi europei, l’industria automobilistica rischia di perdere fino a 16 miliardi di euro in capacità di investimento, pagando sanzioni, riducendo la produzione, ricorrendo a pool con concorrenti stranieri o vendendo veicoli elettrici in perdita. Aspettare l’inizio del Dialogo Strategico della Commissione sul futuro dell’industria automobilistica o la revisione della legislazione sulla CO2 nel 2026 non è un’opzione, per quanto entrambi siano benvenuti e necessari. I produttori hanno bisogno di chiarezza ora per finalizzare le strategie di conformità, stipulare accordi di pooling e adottare altre disposizioni per il 2025», la presa di posizione durante l’ultimo periodo di presidenza De Meo.
A differenza di quattro anni fa, il raggiungimento di obiettivi più ambiziosi di riduzione della CO2 richiede questa volta un’interazione armoniosa di fattori sia all’interno che al di fuori del controllo diretto dei produttori. Gli obiettivi normativi e l’offerta di auto da soli non bastano; anche la transizione deve essere guidata dal mercato. Tuttavia, le vendite di veicoli elettrici sono attualmente stagnanti al 13% della quota di mercato, ovvero 10 punti percentuali sotto il livello necessario, e questo divario è troppo grande per essere colmato in tempo. Una dichiarazione tempestiva e inequivocabile di supporto in questo momento cruciale della transizione è fondamentale per garantire competitività e posti di lavoro lungo la catena del valore.
«In un sistema ben funzionante, il pagamento delle sanzioni dovrebbe essere l’eccezione, non la regola. E evitare sanzioni dovrebbe basarsi su solide basi economiche, non causare danni. I membri dell’Acea (in cui è rientrata Stellantis, dopo le dimissioni di Tavares) hanno investito 250 miliardi di euro nella transizione verso la mobilità verde e, come tutti, vogliamo che questa abbia successo. Sfortunatamente, una valutazione onesta deve riconoscere che la transizione non sta andando come previsto e che mantenere una rigidità legale porta a potenziali danni irreversibili. La flessibilità legale, invece, manterrà gli investimenti e la transizione sulla giusta strada».
Le attuali opzioni discusse per alleviare il carico di conformità, come l’introduzione graduale o il rispetto della conformità su una media pluriennale, non alterano gli obiettivi di riduzione della CO2 o le ambizioni climatiche complessive dell’UE, ma affrontano realtà di mercato al di fuori del controllo dei produttori — tensioni commerciali, costi di produzione in aumento, crescita lenta delle infrastrutture di ricarica e calo dei sussidi all’acquisto. Queste opzioni sono già presenti nella normativa UE (ad esempio per veicoli più pesanti come camion e autobus) e sono utilizzate in altre giurisdizioni importanti con legislazioni sulla riduzione della CO2.

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Saldo del debito entro giugno 2026, via il contenzioso: raggiunta l’intesa sull’acqua

È stato firmato ieri pomeriggio un accordo che i protagonisti definiscono «storico». Di sicuro una svolta positiva e rasserenante nei rapporti fra i diversi attori del sistema idrico integrato molisano.
Entro giugno 2026, Grim – società in house ai Comuni che gestisce il servizio – pagherà a Molise Acque, azienda speciale della Regione che invece si occupa di captazione e adduzione, 12 milioni di euro, il debito maturato e accertato con decreti ingiuntivi. Diverse le rate che seguiranno al primo pagamento, previsto a stretto giro, di 3 milioni. Di conseguenza, sarà sotterrata l’ascia della guerra giudiziaria (Molise Acque rinuncia con la firma della transazione al contenzioso).
Per quanto riguarda il “corrente”, come cioè Grim pagherà le fatture a Molise Acque, anche questo sarà regolato per evitare di trovarsi in un nuovo cortocircuito.
L’accordo raggiunto, dopo numerose riunioni, al tavolo coordinato dal consigliere regionale delegato Massimo Sabusco, ha visto protagonisti i vertici di Molise Acque (Sabatini), Egam (Ricci) e Grim (Saluppo). Evidente la soddisfazione trapelata dall’assessorato ai Lavori pubblici di viale Elena (dove la task force ha svolto le sue sedute) e da via Genova (in calce all’intesa c’è anche la firma del governatore Roberti per la Regione).
Migliorano i rapporti fra i soggetti istituzionalmente deputati a portare l’acqua (che scarseggia già di suo) nelle case dei molisani e si avvia così il risanamento finanziario di Molise Acque, costretta negli ultimi mesi a razionare l’utilizzo di energia elettrica anche degli impianti di pompaggio per evitare di finire nel regime di salvaguardia a causa delle difficoltà a pagare la fornitura.

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Campobasso. Acqua contaminata, tornano nella norma i paramenti in villa Flora

L’emergenza siccità è stata momentaneamente superata a Campobasso dove, grazie alla nevicata di Natale, non si registrano interruzioni notturne del flusso da alcune settimane. Eppure un’altra emergenza, quella della contaminazione dell’acqua, ha accompagnato i residenti di alcune zone del centro storico per tutte le festività.
Ieri è arrivata una prima buona notizia: i parametri della fontana di villa Flora – chiusa dallo scorso 23 dicembre – sono conformi. I dati si riferiscono al campionamento effettuato dall’Arpa il 7 gennaio e confermano che l’acqua è tornata potabile, ma almeno per il momento e in via precauzionale, l’ordinanza di divieto di utilizzo resterà in vigore. Il tutto in attesa di nuove analisi che verranno effettuate nei porssimi giorni non solo in villa Flora, ma pure tra piazza Pepe e via Marconi dove il ‘famoso’ odore di benzina viene ancora segnalato da alcuni residenti.
Del resto gli ultimi monitoraggi avevano confermato la presenza di idrocarburi nell’acqua e le cause di questa contaminazione restano ancora ignote.
Le aree interessate dalla contaminazione sono servite dal serbatoio comunale Cese Basso che nelle ultime settimane è rimasto aperto anche di notte, eppure l’odore acre dai rubinetti permane.
Intanto la Grim informa gli utenti del Comune di Vinchiaturo che, per lavori di manutenzione, sarà sospeso il flusso idrico della rete comunale limitatamente alle seguenti strade: Via Cavour, larghetto Cavour, Vico IV Via Cavour, Vico I Via Cavour, Largo S. Martino, Vico IV S. Martino, Via Fontanammonte. L’interruzione è prevista dalle ore 08:00 alle ore 13:00 del giorno venerdì 10 gennaio 2024.
Pertanto si invitano i gentili utenti ad assumere tutti i necessari provvedimenti al fine di sopperire alla mancanza d’acqua durante le ore di sospensione.
In ogni caso, per ogni tipo di dubbio o necessità, si invita a contattarci al numero 0874 1919702 (h24 – 7 giorni su 7).
GRIM Scarl è a disposizione dell’utenza per qualsiasi tipo di informazione o chiarimento.

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