Mese: Marzo 2025
Manfredi colpisce nel segno, è bagarre sui fondi del Pnrr
Mai coincidenza fu più fortunata. Lunedì a Campobasso (a un covengo dell’Unimol sul tema) le dichiarazioni del magistrato molisano della Corte dei Conti Manfredi Selvaggi che, da cittadino, si è detto convinto che sul Pnrr in Molise «qualcosa in più si sarebbe potuto fare».
Martedì una lunga seduta del Consiglio regionale che ha focalizzato ancora di più l’attenzione sulla spesa dei fondi strutturali. Perché Carlo Alberto Manfredi Selvaggi, oggi giudice a Lussemburgo, è stato fino a un anno e mezzo fa “mister Pnrr”, capo della cabina di regia di Palazzo Chigi sul piano di ripresa e resilienza. Opinione da cittadino, dunque, ma destinata a fare rumore. E il “botto” è stato all’altezza delle aspettative.
La prima a dirsi «preoccupata» per la gestione delle risorse provenienti da Bruxelles (Pnrr, coesione, programmi comunitari), ieri mattina in Aula, la capogruppo dem Micaela Fanelli. A margine del dibattito su un’interrogazione relativa alla Bit e all’Azienda di promozione del turismo di Termoli Aast, ha espresso la sua inquietudine cogliendo e valorizzando il rilievo del giudice campobassano. «Do completamente ragione al magistrato Manfredi Selvaggi perché è vero che c’è preoccupazione sull’efficacia della gestione dei fondi. L’uso proprio o improprio, tempestivo o intempestivo, mi pare che abbiamo un problema di capacità temporale del rispetto dei termini e dei cronoprogrammi dei fondi,
efficace e non efficace: il tema lo pone oggi il principale giornale della regione (il riferimento è a Primo Piano di ieri, ndr), l’unico cartaceo rimasto in Molise. E lo pone correttamente, la testata, relativamente alle parole del primo collaboratore di Fitto, che attualmente è vicepresidente della Commissione Ue. Se anche Manfredi Selvaggi non è soddisfatto della gestione dei fondi di questa Regione, credo che faremmo bene ad attenzionarla in maniera complessiva. Io non ne sono soddisfatta, a partire dall’uso che è stato fatto delle risorse Fsc. Mi auguro di avere chiarimenti e di essere tranquillizzata a nome dei cittadini molisani».
Gli investimenti programmati in Molise, a valere sul Pnrr, ammontano a oltre sei miliardi (i progetti sono in capo non solo alla Regione, però, anzi molti sono dei Comuni). Solo il 15% risulta speso, la fonte è il sito del governo Open Pnrr. Dopo aver lanciato l’allarme qualche settimana fa, l’esponente 5s Angelo Primiani ha portato il caso in Aula con un’interpellanza. «I numeri non mentono e dicono che il Molise, ad oggi, insieme ad altre regioni è fanalino di coda», ha ribadito chiedendo chiarimenti anche sulla strategia che la Regione ha eventualmente messo in campo per evitare che i soldi tornino da dove (non) sono venuti. «Le dichiarazioni di Manfredi Selvaggi confermano gli interrogativi che io e la collega Fanelli abbiamo sollevato mesi fa».
Non è vero che la spesa è solo al 15%, ha rassicurato rispondendo all’interpellanza l’assessore al Coordinamento dei fondi europei e di coesione, Michele Iorio. «Il Molise è in profondo ritardo per quanto riguarda l’inserimento dei dati, quindi il dato trasmesso è del 15% ma il dato di fatto è molto più alto». E ha portato degli esempi relativi al Pnrr Salute. Su 13 interventi per Case della Comunità, sul portale nazionale ne risultano avviati “zero” e, di conseguenza, collaudati “zero”. «Invece sono tutti avviati, e appaltati». Così pure per le grandi apparecchiature per gli ospedali: 16 sulle complessive 23 previste sono state consegnate e 13 collaudate.
La Regione sta recuperando i ritardi, il messaggio dell’ex governatore. «Tutto questo, con una struttura ridotta nel numero, in alcuni Servizi, come proprio il Pnrr, lavora una sola dirigente senza funzionari, anzi con un funzionario a 16 ore». I problemi ci sono però «siamo in condizione di poterli superare». Iorio ha quindi annunciato l’intenzione di illustrare ai consiglieri, magari nella commissione competente, una relazione completa sullo stato di attuazione del Pnrr. «Ci misureremo sui risultati. Presto conto di produrre una relazione per tranquillizzare soprattutto i molisani che queste spese si faranno e potranno dare una boccata d’ossigeno alla nostra terra».
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L’Asrem tenta ancora, nuova gara d’appalto per la “Torre Covid”

Dopo la risoluzione del contratto con il Consorzio Stabile Build, l’azienda sanitaria regionale ha deliberato l’indizione di una nuova gara per la realizzazione dell’intervento che tutti conoscono come Torre Covid o Hub Covid al Cardarelli di Campobasso. Due i lotti funzionali: il primo da 4,2 milioni e il secondo da 2,6 per un totale di circa 9 milioni (8,8). Questa la base d’asta. A occuparsi dell’appalto sarà la Centrale unica di committenza della Regione.
La settimana scorsa, la direzione strategica di via Petrella guidata da Giovanni Di Santo ha preso atto che non c’erano più i presupposti per andare avanti con l’impresa individuata ormai qualche anno fa dall’ex commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri. Anche perché l’orizzonte temporale del finanziamento si era esaurito. O meglio, la finestra a disposizione per avviare i lavori in base al primo affidamento si era ormai “chiusa”.
Una storia infinita che ha avuto anche diversi capitoli finanziari. Ai circa 4 milioni stanziati da Roma per rafforzare l’offerta di terapia intensiva e la funzionalità del Pronto soccorso (questo il nome tecnico dell’intervento) la Regione negli anni ne ha aggiunti almeno altrettanti per adeguare il progetto dell’hub Covid, la cui strategicità è stata ritenuta sussistente anche dopo la fine dell’emergenza pandemica (si tratta comunque della riqualificazione di una struttura sanitaria pubblica collocata in posizione baricentrica).
Giovedì 13 marzo 2025, la delibera con cui il dg Di Santo – il provvedimento è firmato anche dai direttori sanitario e amministrativo Bruno Carabellese e Grazia Matarante – ha preso atto «dell’ingiustificata e/o illegittima mancata sottoscrizione, da parte del Consorzio Stabile Build, del contratto di appalto specifico» e ha proceduto alla «risoluzione per grave inadempimento dell’ODA sottoscritto inter partes in data 8.11.2025 in danno del predetto Consorzio» per il «reiterato e omesso adempimento a quanto intimato dalla Asrem con diffida ad adempiere» il 29 ottobre 2024, poi il successivo 30 novembre e il dicembre 2024».
Tra l’azienda sanitaria del Molise e il Consorzio Stabile non è mai scoccata la scintilla. L’impresa edile contestò subito il progetto, ritenendolo difficilmente realizzabile. In effetti, l’elaborato è poi cambiato più volte, anche per i rilievi del Comando provinciale dei Vigili del fuoco, con conseguenze innalzamento dei costi. La situazione, ereditata dalla governance Di Santo, pareva essere migliorata ma alla fine la consegna del cantiere non si è mai concretizzata.
L’accordo quadro del 2020 è quindi stato dichiarato decaduto. Con la delibera 356 del 13 marzo scorso, inoltre, l’Asrem si riserva «ogni qualsivoglia azione di tipo risarcitoria ulteriore in riferimento alla perdita dei finanziamenti (…), e comunque al danno scaturente dai maggiori costi delle lavorazioni oggetto dell’ODA, nonché del contratto di appalto specifico non sottoscritto dal Consorzio Build». E di procedere «con separato ed urgente atto, agli adempimenti successivi di competenza della Stazione Appaltante, preordinati alla stipula del nuovo contratto di affidamento dei lavori».
È del 24 marzo, infine, l’ulteriore provvedimento. L’Asrem ci riprova: sarà la volta buona per la Torre Covid?
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