Territorio, imprese e studenti: la rotta di Vanoli per l’Unimol

Chi lo conosce descrive il professore Vanoli come un uomo che ha un rispetto ostinato della parola data. La parola che lo impegna con gli altri e quella che gli altri consegnano a lui. Valore antico, che rimanda ad “accademie” a cui si pensa con nostalgia. Non è un caso che abbia scelto il motto della nave scuola Amerigo Vespucci – «Non chi comincia, ma quel che persevera» – come «promessa» del suo programma elettorale.
Nato negli Stati Uniti, forse accidentalmente ma per raccontarlo avrà sei anni a disposizione, Giuseppe Peter Vanoli sarà il terzo “napoletano” di seguito a salire al quinto piano del II Polifunzionale di via de Sanctis che ospita il rettorato dell’Università degli studi del Molise. «Non credo sia rilevante dove sono nato», riflette ad alta voce.
Ingegnere specializzato in energetica, ordinario di Fisica tecnica nei corsi di Ingegneria medica e Ingegneria per la sostenibilità e la sicurezza delle costruzioni, prorettore delegato per le iniziative strategiche dell’ateneo, quasi 52 anni, il 9 aprile correrà da solo per la successione a Luca Brunese.
Mentre nella sala d’attesa, all’aumentarne del numero, cresce il vociare dei colleghi che aspettano di parlargli (l’ambulatorio di un medico è meno affollato dell’ufficio di un futuro rettore), delinea con decisione l’Università che ha in mente di costruire. Evita, rispondendo con idee e piani definiti, la sempre fastidiosa domanda “continuità/discontinuità” rendendo chiaro che un’istituzione di alta formazione non è, non dovrebbe essere, terreno di scontro politico (politico in senso lato) ma luogo di continuo miglioramento, progresso e libertà.
Domanda di rito: i punti essenziali del suo programma.
«Un grande sforzo per migliorare la didattica dell’ateneo per portarlo a garantire un modello “campus americano”. Un rapporto più strutturato con il territorio – famiglie, scuola, imprese – continuando a mantenere la relazione con le istituzioni che si è consolidata in 40 anni. Per arrivare a questo, elemento imprescindibile, un miglioramento del metodo utilizzato oggi: un metodo, cioè, dove il principio di responsabilità e di delega sia molto rafforzato, in cui ogni figura venga coinvolta effettivamente nel processo decisionale. Sono punti cardine che devono declinarsi nelle nostre missioni principali: didattica, ricerca e terza missione. Nella stesura del programma sono stato agevolato, di fatto numerosi obiettivi ricalcano quello che abbiamo già immaginato nel piano strategico. Resta, poi, la mia convinzione che il programma elettorale non sia altro che un modo per incominciare un percorso e che, soprattutto in un’istituzione come la nostra, un programma si formi man mano che si avvia un dialogo con la comunità accademica. Più che programma elettorale direi “linee programmatiche”: spunti di riflessione, rotta da seguire. Sarà la risposta della comunità accademica a caratterizzare veramente gli obiettivi che vorremo conseguire».
Se dovesse sceglierne uno, quale sarebbe l’elemento caratterizzante della rotta che indica all’Unimol?
«L’organizzazione e il metodo. Le porto un esempio. Per operare un grande intervento sulla qualità della didattica ci sono organismi e figure chiave: i corsi di studio e i coordinatori dei corsi che vanno responsabilizzati e supportati con una serie di azioni che gli consentano un’analisi sull’efficacia del corso sul territorio. Ancora: sempre parlando della qualità della didattica, per me è centrale, è fondamentale che il rapporto col territorio – fatto di ascolto delle famiglie, degli stakeholder e quindi delle imprese – si riverberi poi sulle decisioni che un corso di studio prende nell’individuare il miglior mix culturale per l’offerta formativa».
Università e Regione Molise, connubio consolidato. Forse non ancora “sfruttato” in tutto il suo potenziale.
«Da sempre abbiamo un rapporto funzionale e funzionante con le istituzioni, in particolare con la Regione. Credo che questo rapporto vada rafforzato. Vanno chiariti i ruoli, chi fa cosa per cosa, e bisogna mettere a fattor comune le capacità che ognuno ha di far crescere il territorio. In questo l’Università, secondo me, è stata poco utilizzata. Ha una capacità progettuale, di trasferimento tecnologico che le è oggettivamente riconosciuta in tutta Italia. Il rapporto deve essere, quindi, di leale collaborazione, senza interferenze, senza invasioni di campo. L’Università è al servizio dell’istituzione ma con un’istituzione che favorisce lo sviluppo universitario sul territorio».
Finora la collaborazione è stata istituzionalizzata solo per la facoltà di Medicina e il suo apporto al Servizio sanitario regionale.
«Sì, ma è un aspetto nevralgico e fondamentale. Aggiungo, per quella che è stata la mia esperienza in questi anni, alcuni esempi. L’archeologia: l’Università è stata beneficiaria di un importante finanziamento, di cui ovviamente siamo grati all’istituzione per le ricadute che ha avuto, però forse è stato definito tardi rispetto a ciò che si sarebbe potuto realizzare a inizio programmazione. Siamo poi proficuamente coinvolti nella programmazione, forse potremmo essere utilizzati anche nella valutazione delle sue ricadute. Da sempre l’ateneo, non solo in epoca Pnrr, è stato di supporto anche nei momenti di programmazione da parte delle istituzioni e, laddove il rapporto è chiaro, questa sinergia va a beneficio del territorio. Vale per gli strumenti normativi di programmazione – piani energetici, piani territoriali – ma anche per la scelta sull’utilizzo dei fondi strutturali».
Lei tiene molto al rapporto coi Comuni. È stato evidente nell’Open day del 20 marzo.
«In questi anni il rapporto con i Comuni è stato avviato e mantenuto da molti colleghi per alcuni progetti, per esempio a Castel del Giudice, ad Agnone. Dobbiamo renderlo istituzionale. Il 20 marzo abbiamo cercato di dimostrare le potenzialità del connubio e le opportunità che i Comuni possono sfruttare utilizzando le capacità dell’Università. Inoltre, il rapporto con i Comuni è indispensabile per parlare direttamente alle popolazioni residenti. La difficoltà logistica dei trasporti, che rende complessa la mobilità, è un problema che i sindaci devono valutare anche con riferimento all’accessibilità alla formazione. Tornando all’archeologia, sono le amministrazioni a gestire una serie di aspetti, consentono anche tramite l’interazione col singolo cittadino di arrivare a valutare espropri, operazioni di valorizzazione del patrimonio archeologico. Ci sono interessantissimi progetti in tutta Italia, che guardano al verde boschivo dal punto di vista energetico per la cessione dei certificati verdi, potrebbero portare ai Comuni un introito significativo. Quindi, il rapporto col sindaco consente all’Università da un lato di dare e dall’altro di ricevere una serie di informazioni che le consentono di lavorare meglio. Molti sindaci ci chiedono la “presenza”, il sindaco di Isernia, il sindaco di Agnone. È evidente che questo non potrà essere realizzato a tappeto su tutta l’offerta formativa».
Unimol non può avere una sede in ogni campanile.
«Non può. Ma la sua presenza – con eventi culturali, momenti di riflessione – può costituire un avvicinamento e un servizio al territorio».
Un altro suo target è il mondo delle imprese.
«L’ho detto spesso: credo che le imprese molisane esistano, non è vero che non ce ne sono. Vanno coinvolte per valutare la reale esigenza del mercato del lavoro molisano. Non per finalizzare i singoli corsi di studio. Pensare, in Italia non solo in Molise, a una formazione dedicata alle esigenze di un’azienda non ha senso. Però informare e comprendere, avere l’opportunità di realizzare tirocini sul territorio, soprattutto per le lauree triennali, offrire una possibilità vicina ai nostri studenti, secondo me, è fondamentale. Quindi, un tavolo permanente con le aziende molisane. Bisogna poi essere in grado, con strumenti che tutti abbiamo imparato a padroneggiare, di entrare in contatto, da questo luogo, con le aziende nazionali e internazionali. Gli studenti sono ormai aperti a un mercato globale. Consentire a un nostro iscritto colloqui online con aziende nazionali e internazionali vuol dire dargli un grande vantaggio competitivo».
Il governo ha tagliato il fondo di finanziamento, il Pnrr è al termine, stop (più o meno) al numero chiuso a Medicina. Scusi, ma chi glielo fa fare?
«Sa che in una delle inaugurazioni di anni accademici che ho seguito per conto del rettore Brunese, un suo collega a fine mandato si è detto felice di terminare? Scherzi a parte, è chiaro che il momento che stiamo per affrontare è differente. Da un lato, si vedrà se quanto è stato speso in questi anni darà i suoi frutti. La verifica riguarderà quel che le attrezzature acquistate sono in grado di produrre in termini di qualità della ricerca futura. Abbiamo aperto nuovi corsi di studio e preso in servizio nuovi professori. Se avremo lavorato bene, potremo sfruttare quel che è stato investito. Le scelte che dovremo compiere, però, saranno fondamentali, la ristrettezza delle risorse imporrà maggiore attenzione. Certamente, andrà ripensato l’assetto dell’offerta formativa».
Ripensato in che senso?
«Nel senso di “tornare” sia su quanti sono i corsi di studio sia sulla tipologia dell’offerta formativa. C’è già un tavolo di lavoro sulla rivalutazione perché è intervenuto un decreto sulla riforma delle classi di studio. È una buona base per le nostre riflessioni».
La lascio completare sul periodo anticiclico che si troverà a gestire da rettore.
«Sicuramente la capacità di attrarre risorse ulteriori dal mercato, non solo privato ma anche dai progetti europei, dovrà essere incentivata. Non recupereremo mai quello che abbiamo ottenuto con Pnrr e progetti europei, però l’ateneo ha già dimostrato in più occasioni di avere una buona capacità di ricerca che andrà spinta e incoraggiata».
Il personale tecnico dell’ateneo è classe dirigente del Molise. Forse la comunità regionale non sempre lo valorizza come tale.
«Se è così, è un errore. Perché il personale tecnico, amministrativo e bibliotecario di questo ateneo è di eccellenza. Ha un grandissimo senso di appartenenza e rappresenta un asse portante dell’Università. Come il personale docente, va incontro a un momento di grande cambiamento. Sono previsti numerosi pensionamenti, le mansioni sono aumentate e talvolta cambiate. È necessario ampliarne la formazione. Un tema su tutti: l’intelligenza artificiale impatterà sulla gestione della Pa e bisogna essere preparati. Occorrerà supportare il nostro personale nell’attività di ricerca, perché svolge un’attività di scouting dei progetti e di rendicontazione. E poi un tema che non va trascurato: oggi la Pubblica amministrazione “Università” ha livelli stipendiali non molto alti per il personale tecnico amministrativo e in determinati comparti, per esempio l’informatica, diventa complesso essere competitivi. L’informatico sceglie soluzioni diverse perché dal punto di vista salariale sono migliori. La logica della verticalità, quindi la progressione di carriera e l’incentivazione, andrà attentamente valutata».
Parliamo dei suoi colleghi docenti?
«Dal punto di vista dei risultati questo ateneo ha testimoniato negli ultimi anni di avere un corpo docente di qualità. Basta leggere la valutazione esterna della ricerca (effettuata da Anvur, ndr) e il dato di gradimento degli studenti unito ai risultati delle abilitazioni scientifiche nazionali conseguite. Ho detto all’inizio che il miglioramento della qualità della didattica è uno dei miei obiettivi. L’ho detto partendo dalla convinzione che l’attività del docente ora più che mai non si esaurisca nella didattica frontale. Se vogliamo che lo studente sia seguito e accompagnato, l’impegno da profondere in termini anche di strumenti didattici e di approccio in senso ampio va migliorato. Io sono un nostalgico del libro ma è evidente che lo studente oggi ha un’aspettativa completamente diversa. Questo non vuol dire trasformarsi in una telematica…».
Sono il vostro competitor più temibile, le telematiche.
«Continuo a pensare che non siano un competitor anche se i numeri dicono questo. All’estero le open university sono riservate a una certa fascia di età e a studenti lavoratori. Detto questo, la possibilità di accedere online a dei contenuti, secondo me, non è da demonizzare né da stigmatizzare. Va orientata su un certo tipo di formazione. Credo fermamente nel valore dell’incontro all’università, nella didattica in presenza anche per il contatto tra gli studenti. Questa Università, però, si sta attrezzando con sale di registrazione per produrre materiali didattici, di qualità, per lezioni da remoto».
Dal suo curriculum si ha la netta impressione che, mentre lavorava, abbia proprio perseguito la carriera universitaria.
«Mi piace moltissimo la carriera universitaria e mi piace moltissimo il rapporto con gli studenti. Quello che mi manca in questo periodo è proprio il rapporto con loro. Quando entro in un’aula vedo me dall’altra parte e mi chiedo: cosa penserei quando entra questo professore? È la prima domanda che mi faccio. Il rapporto con i ragazzi per me è la cosa più importante. E so di averlo trascurato. Questi anni di maggiore gestione accademica hanno sottratto tempo. Sì, ho voluto percorrere la carriera universitaria. Ho seguito tutti i passaggi e ho avuto maestri che mi hanno aiutato. Devo tutto ai miei maestri. Il professore De Rossi a Benevento, la professoressa Mastrullo che mi ha seguito, mio zio con cui studiavo alle elementari. Anche lui per me rimane un maestro. Ho avuto la possibilità di vivere tutti gli aspetti della vita accademica: ricerca in laboratorio, didattica, sono stato rappresentante dei ricercatori nei consigli di facoltà, ho seguito progetti europei. È una carriera che ti lascia la libertà di pensare: credo sia la cosa più bella che abbiamo, no?».
Si ritrova nella definizione di manager?
«Non me l’ha mai data nessuno prima, tranne un dipendente di questo ateneo in una bellissima lettera che mi ha scritto dicendomi che secondo lui i rettori devono essere manager di un sistema. Non so se lo sono e non posso dirlo io. Certamente penso che la visione del rettore come figura baronale, plenipotenziaria, che decide della sorte di tutti non mi si addice. Il che non vuol dire che non mi assumo la responsabilità della scelta e della sintesi. Vuol dire però che avviene a valle di un meccanismo in cui le persone hanno espresso un’opinione, ci si è confrontati. A me piace più immaginare un’Università che funziona tutta insieme che un’Università che si identifica in una sola persona. Cercherò di costruire una squadra di persone che collaborino a un progetto, che siano sostituibili al rettore».
Gesto di grande generosità.
«No, guardi, è funzionale».
Lo dicevo perché lei corre da solo.
«Non potrò mai dimostrare il contrario, ma questo sarebbe stato il mio approccio sempre e comunque. Forse proprio perché la penso così corro da solo».
Lei legge in questo modo il fatto di essere candidato unico?
«È difficile da leggere finché non si vedranno i risultati nell’urna. Ho avuto la possibilità di realizzare numerosi progetti in questo ateneo, è un dato di fatto. Forse il modo in cui li ho realizzati ha marcato una differenza. Veniamo da due elezioni in cui l’Università si è divisa, si è confrontata per valutare il candidato migliore. La gestione del rettore Brunese è stata poi sufficientemente equanime, il post voto non ha lasciato uno strascico reale, lui ha continuato a dare possibilità a tutti i dipartimenti. E questo ha aiutato ad arrivare al risultato di oggi, non c’è dubbio. Però non ho questa visione dell’Università perché sono candidato unico. Penso sia diverso: io sono candidato unico perché ho questo approccio».
Sarà il terzo “napoletano” consecutivo a guidare l’Università del “Molise”. Dovremmo fidarci di più perché è nato negli Usa?
«No. Semplicemente perché credo nei molisani e nel Molise. Io, oggi, mi sento molisano e ho un progetto per questo territorio. Non è rilevante dove sono nato».

rita iacobucci

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Termoli. «Consiglio e mozione latitano in Municipio»

Già la scorsa settimana si era espressa in una intervista a latere dell’evento donne dem la consigliera del Pd Manuela Vigilante, sollecitando l’iscrizione all’ordine del giorno e la convocazione dell’assise civica sugli atti promossi dall’opposizione in materia di inchiesta antimafia della Dda di Campobasso. Ora, la minoranza ‘ricarica’ politicamente l’istanza, poiché a dire dei cinque amministratori «Bisogna parlarne subito in Consiglio».
Iniziativa che vede in prima linea Marcella Stumpo (Termoli Bene Comune-Rete della Sinistra), Manuela Vigilante e Oscar Scurti (Pd), Mario Orlando e Joe Mileti per Voglia di Termoli e che segue di due giorni la visita della segretaria nazionale dem, Elly Schlein, le cui parole hanno suscitato non poche reazioni dal centrodestra.
«I consiglieri comunali di minoranza al Comune di Termoli comunicano di aver depositato la richiesta di convocazione del Consiglio comunale, che non si riunisce da più di due mesi, per discutere la mozione da loro protocollata il 4 marzo, più di venti giorni fa, riguardante i rapporti intercorrenti tra l’Amministrazione e la società Energia Pulita. L’argomento è di grande rilevanza, considerato che la predetta società risulta tra i soggetti indagati nell’inchiesta della Dda (Direzione distrettuale antimafia) di Campobasso, inerente a una presunta organizzazione criminale operante tra Molise e Puglia dedita ad attività illecite, tra cui traffico di rifiuti, estorsioni e appalti pilotati.
Tra Energia Pulita e il comune di Termoli sussistono ancora rapporti contrattuali per il recupero di alcune frazioni di rifiuti, e ci sembra doveroso che di questo si discuta nell’assise comunale, luogo deputato proprio al confronto e al coinvolgimento dei cittadini: chiediamo la sospensione immediata del rapporto contrattuale e l’istituzione di una commissione comunale speciale sul fatto. Non si può mantenere il silenzio su una vicenda che, come sappiamo, coinvolge anche l’attuale presidente della Regione, e che presenta contorni davvero inquietanti riguardo alla permeabilità del nostro territorio da parte della malavita organizzata nel settore ambientale, cosa del resto già successa in passato».
L’ISTANZA
A tutt’oggi persistono rapporti di natura contrattuale con il Comune di Termoli, essendo Energia Pulita affidataria del servizio di recupero delle frazioni di rifiuti (spazzamento e ingombranti).
Riteniamo indispensabile verificare tutte le procedure amministrative relative a tale rapporto, e ci sembra doveroso sospendere subito in misura cautelativa il servizio in essere, fino a quando non sarà chiarito, speriamo presto e positivamente, l’eventuale ruolo della società nel procedimento in corso.
Chiediamo inoltre con urgenza l’istituzione di una commissione consiliare speciale, con il compito di esaminare in dettaglio gli iter amministrativi e decisionali collegati alla già menzionata società. In democrazia, informazione e trasparenza sono basi indispensabili del necessario rapporto di fiducia con i cittadini, in particolare su temi come ambiente e salute che riteniamo debbano essere oggetto di continua attenzione ed essere in cima alle priorità di una corretta amministrazione. Confidiamo nell’attenzione e nella collaborazione del sindaco e della maggioranza su questo tema che non può certo essere oggetto di divisioni ideologiche; e per stemperare con una battuta le preoccupazioni, contiamo sul fatto che il sindaco, che ha affettuosamente dichiarato di essere disposto a fare da scudo umano al presidente della Regione Roberti, sia pronto a farlo anche nei confronti dei suoi cittadini, per tutelarli e garantire chiarezza» Manuela Vigilante, Oscar Scurti, Joe Mileti, Mario Orlando e Marcella Stumpo, evidenziano che «La Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Campobasso ha recentemente notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 47 persone, tra cui il governatore del Molise, Francesco Roberti, indagato per corruzione in relazione a fatti risalenti al periodo in cui era sindaco di Termoli e presidente della Provincia di Campobasso. Le indagini riguardano una presunta organizzazione criminale operante tra Molise e Puglia, dedita a varie attività illecite, tra cui il traffico di rifiuti, estorsioni e appalti pilotati. Tra i soggetti indagati risulta esserci anche la società Energia Pulita srl che secondo le accuse formulate avrebbe beneficiato di iter amministrativi agevolati e autorizzazioni ambientali concesse in cambio di assunzioni fittizie, stipendi e incarichi professionali. Allo stato odierno persistono rapporti di natura contrattuale tra il Comune di Termoli e la suddetta società, affidataria del servizio di recupero delle frazioni di rifiuti individuate con i codici CER 20.03.03 (spazzamento) e 20.03.07 (ingombranti). È essenziale verificare con attenzione tutte le procedure amministrative relative al rapporto contrattuale in essere al fine di tutelare l’interesse pubblico e garantire la trasparenza. Appare doveroso sospendere in via cautelativa il servizio con Energia Pulita Srl fino a quando non sarà chiarito l’eventuale coinvolgimento della stessa nei reati contestati». I consiglieri chiedono di adottare in autotutela e con urgenza la sospensione temporanea del rapporto contrattuale con Energia Pulita Srl per le motivazioni su esposte; produrre a favore di tutti i consiglieri comunali con urgenza tutta la documentazione relativa agli atti amministrativi inerente alla società Energia Pulita srl per il periodo 2020–2023, in modo da consentire un’analisi completa e approfondita della situazione, nonché istituire una Commissione Consiliare Speciale ai sensi degli artt. 19 e 20 del Regolamento del Consiglio Comunale di approfondimento con il compito di esaminare in dettaglio gli atti amministrativi e gli iter decisionali relativi a Energia Pulita srl.

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Campobasso. Centro storico ‘ostaggio’ della microcriminalità, i ristoratori fanno rete

Il centro storico di Campobasso torna sotto i riflettori, per motivi tutt’altro che positivi. Il borgo antico, un tempo luogo di incontro e cultura, è sempre più segnato da episodi di microcriminalità, risse e spaccio. L’ultimo episodio è avvenuto sabato sera, quando un cittadino ha subito un furto mentre rientrava a casa dopo aver assistito alla partita del Campobasso.
«All’altezza della Cattedrale mi sono fermato a parlare con un gruppo di giovani della partita. All’improvviso ho sentito uno strappo al mio borsello, che porto sempre aperto. Ho alzato lo sguardo e ho visto un ragazzo basso e tarchiato fuggire nella notte verso il borgo vecchio», ha raccontato la vittima sui social. Il portafoglio, con dentro circa 200 euro, è stato ritrovato dai Carabinieri, che hanno provveduto alla restituzione. «Non è per i soldi persi, ma per il gesto. Campobasso non merita questo. Servono più controlli, più sicurezza» ha aggiunto l’uomo, scosso dall’accaduto.
L’episodio si inserisce in un quadro allarmante. Solo pochi giorni fa, il noto ristorante Monticelli Sapere e Sapori, uno dei simboli della ristorazione nel borgo antico, è stato teatro di una rapina. I due fratelli protagonisti della vicenda sono stati rimessi in libertà per assenza della flagranza di reato.
Un esito che ha lasciato sgomenti non solo i titolari del locale, ma anche gli altri ristoratori e residenti della zona, che ora temono che episodi del genere possano ripetersi senza conseguenze per i responsabili.
«Da quel giorno viviamo con il timore che possa succedere di nuovo», raccontano i commercianti dell’area. «Abbiamo bisogno di una presenza costante delle forze dell’ordine, soprattutto nelle ore serali e notturne. Il centro storico non può diventare terra di nessuno».
Stanchi di subire, i commercianti del centro storico hanno deciso di organizzarsi autonomamente, creando un gruppo WhatsApp per fare rete, confrontarsi sulle principali criticità che affrontano quotidianamente e segnalare in tempo reale situazioni sospette.
«Non possiamo aspettare che accada l’irreparabile», spiegano. «Se vediamo movimenti sospetti, possiamo avvisarci tra di noi e allertare subito le forze dell’ordine. È una misura d’emergenza, ma almeno ci fa sentire meno soli».
Un’iniziativa che dimostra quanto la percezione dell’insicurezza sia ormai radicata. Chi lavora nel centro storico ha la sensazione di essere abbandonato, di essere un cittadino di serie B, e per questo chiede interventi concreti.
Oltre alla questione sicurezza, i commercianti denunciano anche un degrado urbano sempre più evidente. Strade sporche, rifiuti abbandonati e una generale trascuratezza contribuiscono a rendere il borgo antico un luogo poco accogliente.
«Abbiamo sempre partecipato agli eventi organizzati per rilanciare il centro storico, ma non basta. Qui serve un progetto di riqualificazione serio», sottolineano. «Oggi i nostri locali valgono un terzo del prezzo di quando li abbiamo comprati. Non è solo una questione economica, è anche una questione di dignità, di immagine. Non possiamo continuare a lavorare in un ambiente che sta diventando invivibile».
L’appello è chiaro: maggiore sicurezza, interventi mirati e investimenti per il recupero del borgo antico.
«È un appello che rivolgiamo alle istituzioni da anni, in primis al Comune. Ma con il passare del tempo non solo non sono mai stati eseguiti interventi concreti, ma la situazione è a dir poco peggiorata. Altre città hanno saputo intercettare fondi per riqualificare i loro centri storici. Perché Campobasso non può fare lo stesso?» si chiedono i commercianti. «Non possiamo vivere nella paura. Il centro storico è un patrimonio che va tutelato e valorizzato, non lasciato alla criminalità».
Se le istituzioni non interverranno in fretta, il rischio è che il borgo antico, un tempo cuore pulsante della città, si svuoti sempre più, lasciando spazio al degrado e alla delinquenza. Campobasso merita di essere un luogo sicuro, accogliente e vivo. È ora di agire.

sl

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