«Gigafactory, progetto decisivo per l’intero Paese»

Si avvicina il periodo più importante degli ultimi anni, quello che vedrà a marzo l’Unione europea rispondere alle sollecitazioni dei produttori di auto, riunirsi il tavolo Stellantis al Mimit e attendere l’intervento di John Elkann in Parlamento, dal 3-5 marzo per passare all’11-19 marzo. Sullo sfondo, anche le decisioni di Acc sulla Gigafactory di Termoli, vertenza dirimente dell’intero Molise (e non solo) trattato dal leader della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, in una intervista rilasciata all’house organ della Cisl, “Le Conquiste del lavoro”. Com’è noto, solo fumate grigie (se non nere) nei confronti ministeriali, dove non si è riusciti a fare chiarezza sul futuro dello stabilimento e per ora l’investimento risulta sospeso.
«La joint-venture Acc tra la holding automobilistica, Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies di Termoli doveva produrre batterie a partire dal 2026. Lo stop della Gigafactory molisana per noi resta una questione imprescindibile che non possiamo perdere. Le batterie come abbiamo detto sono cuore della produzione dei veicoli elettrici, ma anche delle auto ibride. Se non si riavviasse il progetto della Gigafactory, in prospettiva comprometterebbe tutto il settore nel nostro Paese. Come sindacato stiamo facendo tutte le pressioni con Stellantis per un veloce riavvio di questo importante progetto. Bisogna ridare un futuro industriale ed una garanzia e sicurezza occupazionale ai lavoratori di Termoli e a tutto il settore automotive nazionale». Poi, Uliano entra nel merito della crisi dell’auto.
«Questa crisi nasce da diversi fattori. Indubbiamente ci sono responsabilità dirette di Stellantis rispetto ad alcune strategie messe in atto sul piano degli investimenti: la mancanza di produzioni su piattaforma small con alti volumi o gli errori compiuti su Maserati. Alcune le abbiamo corrette imponendo ad esempio la produzione della 500 ibrida a Mirafiori e di ottenere la piattaforma small anche per l’Italia, la dotazione su tutti i prossimi modelli delle diverse motorizzazioni. Ha certamente influito l’assenza, da molti anni, di una politica governativa di supporto al settore industriale in profonda trasformazione e i ritardi e i continui annunci sul lato degli incentivi al consumo. La tempesta perfetta è stata completata da una transizione ambientale forzata nei tempi in Europa, che non è stata accompagnata da sostegni e aiuti al settore industriale, alla rete d’infrastrutture e ai consumatori, determinando un problema enorme sul piano sociale. La scelta di stabilire l’obbligo della propulsione elettrica dei veicoli, abbandonando il principio della neutralità tecnologica, senza un forte supporto ai produttori e alle aziende della componentistica, ha dato un enorme vantaggio ai produttori cinesi, i quali, essendo partiti prima con lo sviluppo di questa tecnologia e godendo di aiuti di stato e da numerosi vantaggi relativi ai fattori di produzione (materie prime, terre rare, costo del lavoro e minori vincoli ambientali) stanno invadendo il mercato europeo grazie ad un surplus produttivo e a prezzi di vendita inferiori del 40%. Inoltre, in particolare nel nostro Paese, permangono tutta una serie di problemi legati all’infrastruttura di ricarica. Di fronte al cambio del paradigma energetico definito dal Green Deal e dall’apertura di un orizzonte nuovo, la politica doveva adottare una normativa incisiva sul lato investimenti e più flessibile, considerando la tempistica in funzione della risposta del mercato e dei tempi necessari alla industrializzazione delle nuove tecnologie. Per di più, l’Unione Europea non ha finanziato in maniera sufficiente i fondi necessari alla riconversione ed oggi è costretta a fare un passo indietro. Gli investimenti nel settore non sono stati sufficienti a garantire una tenuta industriale del settore e a limitare gli impatti di natura occupazionale.  Questo non significa che le imprese non abbiano investito ingenti risorse nella nuova tecnologia elettrica. Quello che è mancato è l’imprenditore istituzionale, Stato italiano ed Unione Europea, che doveva accompagnare e sostenere il processo di transizione. In Cina lo Stato ha svolto un ruolo determinante quando si è scelto di virare verso l’elettrico. Non è un caso che sia Draghi che il movimento sindacale europeo chiede un Fondo straordinario per salvare il settore dell’auto. Tornare indietro non è possibile è necessario un ulteriore impegno orientato al finanziamento della transizione green e digitale per non rendere vani gli investimenti fatti fino ad ora. Ora bisogna puntare ad eliminare le multe sul mancato raggiungimento dei mix di vendita tra motorizzazioni tradizionali e green, previste già dal 2025, predisporre ed orientare gli investimenti e scelte con maggiore attenzione alla sostenibilità non solo ambientale ma anche sociale, poi possiamo anche valutare le deadline temporali. Sarebbe un errore lavorare sullo spostamento dei tempi senza una necessaria politica di investimenti. Il Vecchio continente dal 2020 a oggi, ha perso già 186.000 posti di lavoro nel solo settore dell’automotive in particolare nella componentistica. Fin dall’inizio di questa vicenda, tutti sapevano che per costruire un’auto elettrica serviva circa il 30% in meno di lavoro. Questo perché il motore endotermico, rispetto alla propulsione elettrica, richiede una componentistica molto maggiore, che viene prodotta attraverso complesse lavorazioni meccaniche, di cui l’Italia è uno dei leader mondiali, con decine di aziende e migliaia di lavoratori. La crisi e il crollo delle richieste di mercato hanno fatto diminuire notevolmente i volumi di produzione e stiamo assistendo da ormai più di tre anni ad un crollo delle ore lavorate. E se non si procede con un piano straordinario su investimenti nelle tecnologie delle nuove motorizzazioni, non si potrà compensare queste perdite con nuove produzioni. Dai cinesi ci dobbiamo difendere. Il surplus produttivo che loro hanno lo stanno utilizzando, abbattendo i prezzi di vendita, per conquistare fette di mercato importante nel nostro continente, con l’obiettivo di spazzare via l’industria dell’auto europea. In questa fase dobbiamo evitare nell’immediato le ricadute per chi lavora negli stabilimenti auto, ma ancor di più per i dipendenti della componentistica che subiranno effetti ancor più negativi per le forniture verso le case automobilistiche tedesche molto legate alla Cina. In questa fase servono anche barriere di protezione per fermare l’onda, ma ribadisco sono scelte temporanee e tampone, bisogna puntare su investimenti straordinari per recuperare il gap su tecnologie e prezzi. In Italia abbiamo un costo del lavoro mediamente di 29 euro l’ora contro i 35 della Francia e i 44 della Germania ma non è l’elemento che rappresenta le maggiori criticità per le produzioni europee, i nostri costi sono legati molto di più al costo dell’energia e soprattutto alla componentistica soprattutto chip, software  e  costo delle batterie, cuore delle auto elettriche, che da noi a causa del costo delle materie prime è molto più alto mediamente 95 dollari a Kwh contro i 53 dollari al kWh di quelle cinesi. Per il 2025 ci aspettiamo un andamento simile a quello dell’anno appena concluso che dal punto di vista delle produzioni e del lavoro, ha rappresentato il record negativo da più di mezzo secolo a questa parte. L’impatto dei nuovi modelli elettrici e ibridi che ci sono stati presentati si dovrebbe far sentire a partire dal 2026, gli investimenti anche sui modelli relativi più di largo consumo, ma certamente tutto dipenderà dalla risposta del mercato, rispetto al quale è molto difficile fare previsioni in questo momento. Stiamo spingendo a rafforzare in termini produttivi le prospettive per tutti gli stabilimenti. Il nostro obiettivo è la risalita produttiva per salvaguardare occupazione e stabilimenti, compresi quelli dell’indotto. Il Governo ha il merito di aver messo in piedi con il sindacato e tutti gli attori della filiera dell’automotive dei tavoli tematici in cui sono state fatte delle proposte rispetto agli interventi che bisogna portare avanti per dare al settore dell’auto una prospettiva. Alcune di queste proposte il governo le sta sostenendo anche in Europa, a partire dalla richiesta di anticipare la verifica delle multe sulla riduzione delle emissioni, fondamentale per evitare il tracollo di tutti i maggiori produttori europei. Non servono certo i tagli al Fondo dell’Auto. Siamo riusciti a recuperare i fondi per il 2025, ma rimane il problema degli anni successivi. Questi fondi servirebbero per investire sulle infrastrutture per la mobilità elettrica, ma soprattutto rivedere, accompagnare la riconversione all’elettrico con politiche di sostegno alle produzioni e non solo alla domanda come fatto fino ad oggi. Su questi aspetti, date le risorse necessarie quello che occorre maggiormente è un piano industriale condiviso in tutta Europa per sostenere – come abbiamo fatto insieme agli altri sindacati Europei il 5 febbraio scorso – l’intero settore dalla filiera della componentistica, fino alle grandi aziende di assemblaggio- finanziando tutta una serie di misure utili a favorire le attività di ricerca, sviluppo e orientamento per le piccole imprese, la formazione dei lavoratori e l’introduzione di ammortizzatori sociali funzionali a tutelare gli organici nella specifica fase di transizione».

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Campobasso. Differenziata, una task force per combattere i ‘furbetti’

La Commissione Ambiente del Comune di Campobasso, presieduta da Bartolomeo Terzano, ha approvato a larga maggioranza un documento di indirizzo volto a rafforzare le azioni dell’amministrazione in materia di efficientamento della raccolta differenziata, con particolare attenzione al contrasto dell’abbandono incontrollato dei rifiuti.
Dopo un ampio e approfondito dibattito che ha coinvolto l’intera commissione, la discussione si è concentrata sulla necessità di intensificare i controlli nei confronti dei cittadini non in regola con l’iscrizione al ruolo Tari comunale, individuati come principali responsabili degli abbandoni stradali dei rifiuti, fenomeno che compromette il decoro della città.
A tal proposito, il documento approvato sottolinea l’opportunità di istituire una vera e propria task force composta dalla Polizia Municipale, dalla Sea e dal servizio tributi comunale, con l’obiettivo di monitorare la regolarità degli utenti attraverso controlli incrociati. Tale attività, già avviata da diverse settimane dal Comune, riceve ora ulteriore impulso grazie all’azione della Commissione e, di conseguenza, del Consiglio comunale.
Le iniziative previste dovranno essere integrate con un’attività di comunicazione e sensibilizzazione ancora più capillare, volta a informare i cittadini sulle corrette modalità di conferimento dei rifiuti e sulle normative vigenti, comprese le ordinanze sindacali che regolano anche il sistema sanzionatorio per chi non rispetta le regole.
Sarà inoltre necessario incrementare le risorse, sia umane che economiche, destinate al monitoraggio del territorio, sfruttando anche strumenti tecnologicamente avanzati. A questo si aggiungerà la collaborazione con tutti i soggetti abilitati alla sorveglianza ambientale, come ispettori ambientali e guardie ambientali volontarie.
Per quanto riguarda la comunicazione, sarà richiesto un contributo anche al Consiglio comunale dei Ragazzi, che potrà promuovere campagne di sensibilizzazione sui social media, così da raggiungere fasce di età sempre più ampie.
Consapevoli che Campobasso stia attraversando una fase critica, seppur fisiologica, legata al completamento del sistema di raccolta differenziata, emerge una volontà condivisa di promuovere ogni iniziativa utile al miglioramento e all’ottimizzazione del servizio. Ciò includerà l’attuazione di alcuni necessari correttivi, con l’obiettivo di ottenere risultati sempre più significativi nella raccolta differenziata e nella tutela del decoro urbano. Obiettivi che potranno essere pienamente raggiunti solo attraverso una stretta collaborazione tra cittadini e amministrazione comunale.

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Larino. «Che saranno due gocce?» Sfilata ritardata ma il Carnevale è una festa

Temerari al punto giusto, gli organizzatori del 50esimo Carnevale di Larino, che ieri hanno sfidato Giove Pluvio, poiché sono state cambiate le carte in tavola, o meglio le previsioni, con un deciso peggioramento pomeridiano, che ha messo a rischio la prima sfilata, quella del debutto. I carri erano pronti lungo viale Giulio Cesare e piazza del Popolo, ma il via è stato dato solo dopo un’ora e mezza circa, nonostante il diluvio. Quando l’incertezza era palpabile, arriva la «Breaking news dal meteo di Larinella: che saranno due gocce? Giusto a rinfrescare l’adrenalina! La data è confermata! Il Carnevale di Larino non teme scherzetti meteorologici! I Giganti di Cartapesta sono pronti, le coreografie scalpitano e noi… beh, noi siamo già in festa! Prendete il vostro miglior costume e venite a godervi lo spettacolo!» Così, alla fine, è stato, mentre si attendevano spasmodicamente sia i Carri che le Maschere, ma anche l’ospite d’onore, Rocco Siffredi, di cui però è stata ritardata l’uscita in scena. Uno dopo l’altro, bagnati carristi e spettatori, numerosi, ma comunque non quelli che ci sarebbero stati col sole. Oggi, l’ospite è Melita Toniolo.

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