Parco del Matese: i sindaci chiedono un confronto in Consiglio regionale

Si terrà lunedì 23 giugno alle ore 12:30, presso la sede del Consiglio regionale di Campobasso in via IV Novembre, la riunione di approfondimento sul Parco nazionale del Matese richiesta da diversi sindaci del territorio interessato dalla perimetrazione. L’incontro è stato convocato dal presidente del Consiglio regionale Quintino Pallante in risposta alla richiesta pervenuta via pec dai primi cittadini.
La mobilitazione dei sindaci arriva dopo la pubblicazione, lo scorso 9 maggio sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, del decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 22 aprile relativo alla “Perimetrazione e la zonizzazione provvisorie del parco nazionale del Matese”. Un provvedimento che ha riacceso il dibattito sul futuro dell’area protetta e sulle sue implicazioni per i territori coinvolti.
Nella comunicazione indirizzata alla Regione, i sindaci fanno riferimento anche all’ordine del giorno approvato da una parte della maggioranza e dal consigliere di minoranza Massimo Romano nella seduta di Consiglio del 29 aprile scorso, sempre in materia di Parco del Matese: atto che chiede di correggere in autotutela il Decreto ministeriale affinché l’istituzione definitiva del Parco, che avverrà tramite Decreto del Presidente della Repubblica, preveda esplicitamente la necessità dell’intesa regionale.
I primi cittadini hanno quindi chiesto di fissare un incontro che coinvolga tutti i capigruppo regionali, il presidente della Giunta e il consigliere con delega all’ambiente «al fine di condividere le iniziative adottate e da adottare in relazione alla tematica in oggetto» – si legge nella missiva.
La richiesta porta le firme di Cristian Sellecchia (Longano), Fabio Iuliano (Guardiaregia), Simona Valente (Campobasso), Paolo D’Anello (Sepino), Tonino Spino (San Polo Matese), Alfonso Leggieri (San Massimo), Alfredo Ricci (Venafro), Marciano Ricci (Montaquila), Achille Caranci (Cantalupo nel Sannio), Giovanni Martino (Macchia d’Isernia), Giacomo Del Corpo (Pozzilli), Marcello Toto (Pettoranello del Molise), Gianmarco De Filippis (Castelpetroso), Nicola Altobelli (Monteroduni) e Piero Castrataro (Isernia).
L’audizione di lunedì rappresenta il secondo appuntamento in poche settimane sul tema del Parco del Matese presso il Consiglio regionale. Nelle scorse settimane si è infatti tenuta un’analoga iniziativa su richiesta di Federcaccia, del Comitato Matese Libero e degli Allevatori e agricoltori del territorio, con la partecipazione anche dei tartufai locali.
Nel frattempo, il presidente della Regione Molise ha incontrato nei giorni scorsi il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin per discutere delle criticità emerse in questi mesi riguardo all’istituzione del Parco nazionale.
Mentre prosegue il confronto istituzionale sulla perimetrazione e sulla zonizzazione definitiva dell’area protetta, restano ancora da definire aspetti cruciali per il futuro del Parco del Matese. In particolare, rimane aperta la partita per l’individuazione della sede dell’ente gestore e per la composizione del comitato di gestione, questioni che saranno determinanti per l’operatività futura dell’area protetta.
Il confronto di lunedì rappresenterà quindi un’occasione importante per fare il punto della situazione in un momento di confronto delicato per il territorio del Matese e per le comunità che vi insistono.

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Parco del Matese, chieste tutele per ambiente e lavoro

Una linea di dialogo costante con il governo per fare del futuro Parco nazionale del Matese un’opportunità di sviluppo – non l’ennesimo vincolo – per chi abita e produce all’interno del perimetro previsto. È il messaggio che il presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, ha portato al tavolo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, dove ha incontrato il titolare del dicastero Gilberto Pichetto Fratin insieme con il consigliere regionale delegato all’Ambiente, Roberto Di Baggio, e con il senatore Claudio Lotito.
Al centro del colloquio – definito «costruttivo» dalle parti – c’è la bozza di perimetrazione che, così com’è, finirebbe per includere cave, aziende agricole, piccole industrie e attività turistiche che garantiscono oltre 400 posti di lavoro diretti e alimentano un indotto fondamentale per i comuni montani fra Bojano, Roccamandolfi, San Massimo e il versante campano.
«Abbiamo illustrato al ministro le criticità pratiche che i sindaci e gli operatori ci segnalano da mesi – spiega Roberti –. L’obiettivo è disegnare confini che tutelino davvero il patrimonio naturalistico senza soffocare l’economia locale».
Tra le istanze portate a Roma figurano: tutela dei siti produttivi esistenti (in particolare il comparto estrattivo e quello agro-alimentare) con norme di salvaguardia ad hoc; snellimento delle procedure per gli atti edilizi minori e per la manutenzione forestale, indispensabili ai residenti; coinvolgimento permanente dei Comuni nella futura governance del Parco, affinché le decisioni strategiche passino per un confronto pubblico e trasparente; piano di sviluppo turistico sostenibile che valorizzi i sentieri, gli sport outdoor e i borghi, ma che includa anche incentivi per chi investe in ricettività a basso impatto ambientale.
Secondo quanto riferito dalla delegazione molisana, il ministro Pichetto Fratin avrebbe «preso atto» delle osservazioni, impegnandosi a farle valutare dagli uffici tecnici prima del decreto definitivo. «Non stiamo dicendo no al Parco – precisa Di Baggio –, vogliamo un Parco costruito con il territorio, non sul territorio». Una nuova riunione tecnica è stata calendarizzata «nel giro di poche settimane» per mettere sul tavolo una versione rivista della mappa e del regolamento provvisorio.
Nel frattempo, tra i titolari delle attività che ricadono nell’area a cavallo fra Molise e Campania resta viva la preoccupazione: la paura è che restrizioni troppo rigide possano bloccare investimenti e compromettere l’occupazione in una zona già fragile sul piano demografico. D’altro canto, comitati civici e associazioni ambientaliste ricordano che la tutela del Matese – uno degli ecosistemi carsici più preziosi dell’Appennino – è una chance irripetibile di rilancio, purché la transizione sia accompagnata da risorse per la riconversione.
Sul dossier pende anche un delicato equilibrio politico: da un lato la necessità, ribadita dal Senato con l’ultima legge di bilancio, di rispettare i tempi per la nascita del Parco; dall’altro la pressione di amministratori locali e categorie produttive che chiedono certezze prima di salutare l’istituzione dell’ente.
«La sfida – conclude Roberti – è tenere insieme ambiente e lavoro. Abbiamo trovato nel ministro Pichetto Fratin un interlocutore attento: adesso servono fatti rapidi, perché il Matese non può aspettare all’infinito né rischiare di perdere posti di lavoro».
Il prossimo incontro chiarirà se il compromesso è davvero a portata di mano. Nel frattempo, l’attenzione di chi vive e lavora sotto le vette del Matese resta altissima: il Parco nazionale potrà essere un volano o un freno. Dipenderà da come si scrivono – e si applicano – le regole del gioco.

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Parco del Matese, Primiani: basta alimentare false aspettative

Si è improvvisamente riaperto il dibattito sul Parco nazionale del Matese, dopo che nei giorni scorsi si è svolta in Consiglio regionale un’audizione su richiesta dei rappresentanti di comitati e associazioni del territorio in rappresentanza di società civile, allevatori, cacciatori e tartufai.
Occasione durante la quale gli stessi hanno chiesto al governo regionale di proseguire e sostenere la posizione assunta con l’Ordine del giorno approvato lo scorso 29 aprile in merito al Decreto del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza Energetica con cui sono stati approvati la perimetrazione provvisoria del Parco nazionale del Matese e le norme di salvaguardia. Sul tema, è intervenuto il consigliere del Movimento 5 Stelle, Angelo Primiani: «Occorre fare piena chiarezza per rispetto delle popolazioni coinvolte e per porre un argine alla polemica sterile e strumentale che qualcuno sta cavalcando agitando le acque e generando solo un mare di confusione – ha dichiarato Primiani -. Senza dubbio, bisogna sollecitare una gestione più efficace e strategica della questione: in tal senso, ho depositato una mozione in Consiglio regionale. Ma voglio essere chiaro: sono fortemente preoccupato per l’approccio adottato dalla maggioranza. Per non perdere il proprio bacino elettorale sembra si sia disposti davvero a tutto, anche a illudere i cittadini e a perdere una grande opportunità per il territorio.
La situazione sta assumendo contorni paradossali – prosegue -. Qualcuno continua a far credere che sia possibile fermare il Parco, quando in realtà la partita da giocare ora è quella per migliorare il perimetro e ottenere la sede sul nostro territorio. Partita che il Molise sta rischiando seriamente di perdere, con conseguenze dal punto di vista economico e occupazionale. Non ho mai nascosto la mia opinione sull’argomento: il Parco rappresenta a mio avviso un potenziale volano di sviluppo sostenibile per l’economia e il turismo molisano, un’opportunità di valorizzazione strategica di risorse come i pascoli, le foreste e le riserve idriche. È chiaro, però, che ci siano delle cose da rivedere ad esempio in ordine alla perimetrazione, e se si giocasse di squadra sono convinto che si possa trovare un’apertura di credito presso il Ministero. Quando è che il governo regionale fa valere la propria filiera istituzionale, se non in questi casi? – aggiunge -. È per questo che chiedo un impegno preciso al Presidente della Giunta regionale su due fronti: istituire un tavolo di confronto con i Comuni coinvolti per arrivare a un perimetro definitivo che risponda sia alle esigenze naturalistiche che a quelle socio-economiche del territorio; individuare misure concrete per garantire la ricollocazione dei lavoratori eventualmente interessati dalla perimetrazione del Parco. Penso all’indotto legato a cementificio e cave di Guardiaregia e Campochiaro. Nelle more di questo complesso iter amministrativo, caratterizzato spesso da atteggiamenti ingiustificati da parte delle amministrazioni coinvolte, abbiamo già perso ingenti risorse. Ogni tentativo di frustrare il completamento dell’iter rappresenta un grave pregiudizio per la Regione. Bisognerebbe invece lavorare concretamente per fare in modo che il Molise non perda questa occasione. Il Parco c’è, è realtà, e ora dobbiamo batterci per scongiurare eventuali problematiche e valorizzarlo al meglio. Solo così potremo dire la nostra per ottenere la sede in Molise ed evitare di piangerci addosso nei prossimi anni».

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