Campitello Matese: manutenzione, intoppi per la Colle del Caprio

Buone e cattive notizie da Campitello Matese, in particolare relativamente alla situazione legata alla manutenzione degli impianti di risalita. Per alcuni di essi infatti si procede spediti, per la seggiovia Colle Del Caprio – la più importante – invece potrebbe volerci più tempo del previsto.
Nonostante l’inverno sia ormai superato da un pezzo, difficile dimenticare gli esiti deludenti dell’ultima stagione invernale, tenuta in piedi a fatica praticamente dalla messa in funzione di un solo impianto, uno dei più piccoli e bassi della stazione sciistica matesina, la funivia La Piana–Lavarelle.
I ritardi accumulati nei mesi precedenti all’inizio della scorsa stagione invernale infatti, dovuti per lo più alle note vicende legate al bando di affidamento della gestione degli impianti annullato dal Tar nell’estate 2021, si sono inevitabilmente ripercossi sul prosieguo dei necessari lavori di manutenzione straordinaria delle stesse strutture, per una stagione che per questo motivo è partita in netto ritardo rispetto al resto d’Europa – solo a ridosso del Natale – e che è proseguita con non poche difficoltà vista l’impossibilità di usufruire degli impianti alti fermi a causa di manutenzioni non eseguite neanche entro l’inizio della primavera.
Le stagioni intanto passano ma stando agli ultimi aggiornamenti di Funivie Molise, la società partecipata della Regione che sovrintende alle strutture, qualcosa è tornato a muoversi in alta quota e lo scorso 8 maggio sono finalmente iniziati i lavori straordinari per la sciovia San Nicola.
La buona notizia è questa, e cioè che la stagione invernale 2022-2023 potrà contare di sicuro su questi impianti: Lavarelle, Capo d’Acqua e San Nicola. La notizia meno buona, invece, è che permangono seri dubbi sulla riattivazione della Del Caprio, la seggiovia più importante della stazione matesina. Per quest’ultima infatti le operazioni di manutenzione ventennale prevedono la sostituzione del cavo portante, una fune d’acciaio che al momento sembrerebbe particolarmente difficile da trovare sul mercato e per cui potrebbero volerci mesi prima che arrivi sul Matese, pronta per sostituire quella vecchia. In particolare pare possano essere necessari addirittura cinque o sei mesi per il completamento dei lavori, e lo stallo del bilancio regionale pare stia creando non poche difficoltà anche alla ditta appaltatrice dei lavori, che non ha ancora visto l’anticipo pattuito da contratto.
Ergo, il rischio che anche quest’anno si arrivi a ridosso di dicembre nell’incertezza che la stagione possa partire regolarmente e a pieno regime esiste. Non come l’anno scorso, poco ma sicuro.
Non è il caso di essere pessimisti ma ad oggi un dato spicca su tutti: la programmazione sembra essere un inutile orpello politico e amministrativo. A quest’ora, probabilmente, non staremmo parlando dell’argomento se solo negli anni addietro l’appuntamento con le manutenzioni fosse stato opportunamente programmato, vista anche la coincidenza col rinnovo della gestione, procedura notoriamente soggetta a impugnative e fastidiosi slittamenti, come puntualmente è accaduto. Insomma, anche a proposito della prossima stagione invernale e delle seguenti è doveroso che si programmi in anticipo, se si vuole scongiurare il rischio che in presenza di neve i visitatori possano restare delusi alla vista degli impianti desolatamente chiusi.

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Bojano, la storia di Sasà entra nel cuore dei molisani

Ha suscitato una risposta inaspettata l’articolo pubblicato su queste colonne in occasione del giorno della festa della mamma, con cui abbiamo raccontato la commovente storia di Sasà, Salvatore Forte, il giovane parà della Folgore che dopo un incidente avvenuto presso la caserma in cui lavorava il 4 ottobre del 2016, a Livorno, è rimasto costretto tra le mura della sua casa in località Pitti insieme a sua madre, Maria Teresa Riso, che di lui si prende cura minuziosamente, minuto dopo minuto. Proprio lei, infatti, alla fine del 2021 ha dato alle stampe un piccolo libricino, un diario in cui ripercorre la vita di Sasà, e attimo per attimo i momenti immediatamente successivi all’incidente che lo ha ridotto come un vegetale, in coma, poi obbligato ad un intervento di tracheo e peg, fino ai tanti e considerevoli passi avanti fatti grazie alla tenacia di una mamma coraggio e di un figlio che in questi sei lunghi anni non ha mai smesso di lottare, neanche per un istante.
Tantissime infatti le richieste giunte in redazione per l’acquisto del diario di mamma Teresa, i cui introiti saranno devoluti alla famiglia di Sasà per comprare una macchina che gli consentirà di uscire di casa e tornare tra conoscenti e amici, appunto, dopo sei lunghi anni di calvario.
Oltre 200 le nuove copie già richieste in questi giorni che saranno pronte per la consegna entro il prossimo 16 maggio. Ma sono tante le persone che stanno provando a mettersi in contatto con noi e con la famiglia di Sasà per contribuire a modo proprio alla causa acquistando il libro, che ha un costo di 20 euro per copia. Chiunque volesse acquistarne una, quindi, potrà d’ora in avanti mettersi in contatto direttamente con Ivana al 328 8961283, oppure con Maurizia al 327 8416167, prenotando il diario inviando a uno dei due recapiti un semplice messaggio Whatsapp. Non bisognerà versare alcun anticipo all’atto della prenotazione, e all’arrivo delle copie sarà premura delle organizzatrici della raccolta fondi ricontattare tutti per la consegna o la spedizione del diario dal titolo «Sasà, storia di un giovane parà» della Scripta Manent edizioni. Basta davvero poco, un semplice gesto, per aiutare Salvatore e la sua mamma forte e coraggiosa.

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BOJANO. La storia del parà Sasà. E di una mamma tenace

«Niente è sicuro in questo fetido letamaio di mondo, tranne l’amore di una madre» scriveva James Joyce. E nel giorno della festa della mamma non c’è storia che possa racchiudere meglio questo significato così profondo di quella di «Sasà, storia di un giovane parà». È questo il titolo di un breve opuscolo, un libricino, un diario che mamma Maria Teresa Riso ha deciso di dare alle stampe provando a condensare nelle parole tutto l’amore per suo figlio Salvatore Forte, caporal maggiore capo scelto presso il 185° reggimento paracadutisti Rao Folgore. A spingere mamma Teresa a buttare giù quel fiume di parole agitate su una comunissima agendina, poi diventata un diario stampato e ispirato dall’amore e dall’immane dolore, il terribile incidente che il 4 ottobre di sei anni fa per poco non fece perdere la vita a Salvatore, allora 38enne, presso la caserma in cui lavorava a Livorno. Per lei, per Sasà e per tutta la famiglia Forte, da quel giorno però la vita è radicalmente stravolta. Il ricovero in Neurochirurgia, il delicato intervento alla testa, il coma, poi il drammatico risveglio: Sasà, di punto in bianco, da giovane talentuoso e forte caporal maggiore della Folgore, era come un vegetale. Da lì il calvario, la tracheo, la peg, e mamma Teresa sempre presente nella vita di Sasà, letteralmente ogni attimo. La sua vita completamente annullata, sospesa tra le mura di quella casa in località Pitti, a Bojano, da cui non esce da sei lunghi anni, così come Sasà, per assistere giorno e notte l’amato figlio con un solo ed unico desiderio mai sopito nel cuore e negli occhi: rivederlo tornare a muovere passi sulle proprie gambe, in forze come un tempo, e soprattutto a sentire la sua voce. Maria Teresa non si abbatte, è convinta che un giorno accadrà, che Sasà con la sua voce potrà raccontare cosa è accaduto davvero quel 4 ottobre, sciogliendo ogni dubbio della famiglia sull’incidente. Solo lui sa, malgrado una versione ufficiale ci sia: un banalissimo incidente in scooter.
Sasà da allora però non parla più, non cammina ma è perfettamente cosciente e grazie alla caparbietà, alla tenacia dei veri eroi e all’incessante amore e dedizione di mamma Teresa, da quel 4 ottobre del 2016 ha compiuto man mano straordinari progressi. Ora con le dita riesce a comunicare a gesti, le intreccia in un gesto che racchiude il rapporto simbiotico che vive con la mamma. Un gesto per raccontare, senza le parole, che sono uniti come le maglie di una catena, per sempre. Con le dita riesce a dire quand’è il giorno del suo compleanno – il 28 maggio -, e a fare il segno ‘sì’ quando gli si chiede se ricorda l’incidente. Custoditi nella memoria, forse, i particolari. Poi strapazza con le mani un topolino giocattolo quasi a comunicare una risata alla domanda «Ma chi aveva più fidanzate: tu, o tuo fratello Patrizio?». Sasà è in quegli occhi, è in quell’anima perfettamente intatta seppur spezzata dal dolore, nella gabbia di un corpo che non gli consente più di sentirsi libero come una volta, libero di provare il brivido delle centinaia di lanci in paracadute che ha fatto dall’inizio della sua carriera militare, a soli 18 anni. Libero di viaggiare in moto, come amava fare, libero di dire a parole semplicemente ‘Grazie’ a quella mamma straordinaria che per lui ogni giorno compie un vero e proprio rituale d’amore, accudendolo in ogni istante della vita. Lo lava, lo imbocca, lo aiuta a fare qualche esercizio con le braccia, guarda insieme a lui i video della Riserva Moac e di Adriano Celentano – il cantante preferito di Sasà -, gli offre continuamente stimoli per tenere la mente sempre attiva e aggiornata sull’attualità. Nel frattempo piange, non se ne vergogna, perché in quelle lacrime c’è tanta forza, tanto coraggio e soprattutto tanto amore. E Sasà, infatti, ‘Grazie’ glielo dice con lo sguardo, con le mani, l’amore per mamma Teresa lo dimostra con le vibrazioni di un’anima che non vede l’ora di tornare a vivere il mondo. Ed è proprio con quest’auspicio che decine di persone, in questi giorni, stanno acquistando il diario di mamma Teresa, dato alle stampe pochi mesi fa nel tentativo raccogliere dei fondi per comprare una macchina che possa permettere a Sasà di tornare ad uscire di casa, in piazza, tra la gente e i suoi tanti amici, come piace a lui che è amato e benvoluto da tutti. «Nonostante tutto io mi sento fortunata – dice mamma Teresa -. Penso infatti a chi un figlio purtroppo non ce l’ha più, o a chi vive in condizioni peggiori delle nostre. Bisogna farsi forza. Ci vuole coraggio. Perché col coraggio si supera ogni cosa». Parafrasando Papa Francesco, dopotutto è questo che fanno le madri. «Sanno superare ostacoli e conflitti, sanno infondere pace». E come scrive proprio mamma Teresa alla fine del suo diario, «l’abbraccio di un figlio ti fa sentire dentro la pace, il conforto dell’anima e ti allevia ogni dolore. Ti fa dimenticare tutte le cose peggiori e ti ricorda quanto bella e preziosa sa essere la vita».
giorgio rico

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