Toro, maxi operazione antidroga: tre arresti e due denunce

Un nuovo, duro colpo allo spaccio di droga in Molise. È di tre arresti e due denunce il bilancio dell’operazione condotta dalla Squadra Mobile di Campobasso, guidata da Marco Graziano, che nella notte tra il 3 e il 4 novembre ha smantellato una centrale di spaccio in un appartamento di Toro, alle porte del capoluogo.
All’interno dell’abitazione, gli agenti hanno rinvenuto oltre dieci chilogrammi di droga tra hashish e cocaina, oltre a una piccola quantità di eroina, pronta per la vendita al dettaglio. Un quantitativo ingente, che conferma l’intensità del traffico di stupefacenti nella zona.
In manette sono finiti tre giovani, due di origine molisana e uno straniero, mentre altre due persone sono state denunciate a piede libero.
L’operazione, i cui dettagli saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa in Questura, ha scosso la tranquillità del piccolo centro alle porte del capoluogo, dove una simile scoperta non ha precedenti.
Secondo le prime informazioni trapelate, la droga sequestrata potrebbe far parte di un giro di affari molto più ampio, legato a un’organizzazione che la Polizia segue da tempo. Non si escludono collegamenti con altri episodi recenti, tra cui quello del 17enne accoltellato lo scorso mese in un appartamento del grattacielo in centro città.
Un possibile filo conduttore unisce anche questa operazione alla centrale di spaccio smantellata a ottobre, quando era stato arrestato un giovane straniero e sequestrati circa 600 grammi di cocaina e hashish, con altre due persone denunciate per detenzione ai fini di spaccio e favoreggiamento.
Il blitz di Toro rappresenta dunque un ulteriore passo avanti nelle indagini sul traffico di stupefacenti che, secondo gli inquirenti, avrebbe ramificazioni anche fuori dal territorio molisano.

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Truffa del finto Carabiniere sventata dai familiari di un’anziana

Il copione è sempre lo stesso, con qualche piccola variazione: raggirare persone sole o anziane sfruttando l’autorità delle forze dell’ordine. Stavolta il tentativo è avvenuto in un paese della provincia, dove una donna ha ricevuto nei giorni scorsi una telefonata sospetta da un sedicente maresciallo dei Carabinieri, che si è presentato come “maresciallo Rocca”, un nome che, non a caso, richiama la celebre fiction con Gigi Proietti.
L’uomo, con tono deciso, ha raccontato all’anziana che in paese si era verificato un furto di carte d’identità utilizzate per compiere una rapina, aggiungendo che il nipote della donna avrebbe dovuto recarsi urgentemente alla caserma di Campobasso per verificare un documento a suo nome.
Un dettaglio che ha insospettito i familiari: perché recarsi nel capoluogo e non nella caserma del paese? L’ipotesi, secondo quanto ricostruito, è che i truffatori volessero allontanare momentaneamente il parente più giovane per mandare un complice a casa dell’anziana e mettere a segno il colpo. Fortunatamente, il nipote ha intuito il raggiro e ha avvisato il padre, che a sua volta ha contattato gli altri familiari e si è recato subito dai Carabinieri di Campobasso. Qui la conferma: nessuna chiamata era partita dalla caserma e nessun maresciallo Rocca era in servizio.
Probabilmente, la presenza di più persone nell’abitazione ha scoraggiato i truffatori, che hanno preferito abbandonare il piano.
L’episodio torna a richiamare l’attenzione su un fenomeno purtroppo sempre più diffuso, quello delle truffe telefoniche agli anziani. Le forze dell’ordine ribadiscono l’importanza di non fornire mai dati personali al telefono, di non aprire la porta a sconosciuti e, in caso di dubbi o situazioni sospette, di contattare immediatamente il 112.
Un piccolo gesto di prudenza può fare la differenza e impedire che la fiducia diventi, ancora una volta, l’arma dei truffatori.

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Microcellulare trovato in carcere, chiuse le indagini su 10 detenuti

Centinaia di chiamate illegali verso l’esterno grazie all’introduzione nella casa circondariale di Campobasso di un dispositivo elettronico di piccole dimensioni.
Questo il quadro tracciato dalla Procura della Repubblica del capoluogo, che nelle scorse ore ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a carico di una decina di detenuti del carcere.
Un’inchiesta iniziata grazie all’intervento agli agenti della Polizia Penitenziaria, che durante un controllo hanno scovato e sequestrato il microcellulare che uno dei detenuti era riuscito a far entrare all’interno dell’istituto di pena. Per gli inquirenti il dispositivo veniva messo a disposizione anche di altri detenuti.
La norma del codice penale in materia prevede la reclusione fino quattro anni per chiunque procuri a un detenuto un apparecchio telefonico e, allo stesso modo, per il detenuto che lo riceve e se ne serve per comunicare con l’esterno.
Un reato introdotto con l’obiettivo di contrastare un fenomeno sempre più capillare e preoccupante, con i detenuti che riescono a violare l’isolamento previsto dalla pena e potenzialmente, nel migliore dei casi, a comunicare con i propri cari illegalmente o, nel peggiore, a proseguire con la gestione di attività criminali anche dall’interno del carcere.
Alcuni degli indagati hanno già nominato i propri legali, affidandosi a Giuseppe Fazio e Marco Casalini, che dovranno ora studiare le carte per preparare la strategia difensiva.
«Una condotta certamente illegale – ha affermato l’avvocato Giuseppe Fazio -, conseguenza però di un sistema farraginoso per quel che concerne modalità e tempistiche. Carenze strutturali che vanno a danneggiare da un lato il lavoro della Polizia Penitenziaria ma, dall’altro, anche la condizione dei detenuti», ha chiosato il legale.
Un episodio che riporta l’attenzione su quello che è il tema della sicurezza all’interno delle case circondariali.

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