Colpito da un ramo, perde la vita un giovane agricoltore

Non ce l’hanno fatta i soccorritori a salvare la vita ad un giovane imprenditore agricolo di Poggio Sannita rimasto vittima, nel tardo pomeriggio di giovedì, di un incidente nei campi.
Lino Paoletti, classe 1998, stava eseguendo dei lavori in campagna a bordo del suo trattore quando qualcosa è andato storto. L’esatta dinamica dell’incidente non è ancora stata ricostruita dalle forze dell’ordine intervenute, i Carabinieri della stazione di Agnone, ma dalle prime indiscrezioni trapelate pare che l’uomo sia stato colpito violentemente dal ramo di un albero, probabilmente durante una manovra in retromarcia. Un’altra ipotesi è quella del malore mentre era alla guida, anche se la giovane età della vittima porterebbe ad escluderla.
L’incidente è accaduto intorno alle ore 18.30 in località Coste del Forno, zona nei pressi di Scalzavacca, in agro di Poggio Sannita, tra l’altro poco distante dall’abitazione del giovane. Proprio i suoi familiari, che hanno avvertito il frastuono causato dal mezzo agricolo, hanno lanciato l’allarme.
Sul posto hanno operato, per ore, i Vigili del fuoco del distaccamento di Agnone e un equipaggio del 118 partito dal locale ospedale. In un primo momento i Vigili del fuoco hanno dovuto liberarsi la strada tra la vegetazione per raggiungere il malcapitato, estricarlo dal mezzo agricolo e permettere al personale sanitario di soccorrerlo. L’équipe del 118 ha compreso subito la gravità delle condizioni del giovane e ha tentato a lungo di rianimarlo, purtroppo senza esito.
Il 26enne è deceduto presumibilmente a causa del violento colpo ricevuto dal ramo di un albero che lo ha percosso come una frusta, questo almeno in base alle prime ricostruzioni. Sul posto, come detto, anche una pattuglia di Carabinieri della stazione di Agnone. Proprio i militari tenteranno di ricostruire l’esatta dinamica del sinistro.
Avvisato dell’accaduto dal personale operante, il magistrato di turno presso il Tribunale di Isernia ha concesso il nulla osta alla riconsegna della salma ai famigliari.
I funerali di Lino Paoletti si terranno nel pomeriggio di oggi, alle ore 15, presso la chiesa di Santa Vittoria di Poggio Sannita.
Il grave incidente ha sconvolto la piccola comunità di Poggio Sannita e l’intero Alto Molise, dove il giovane e la sua famiglia sono conosciuti e stimati. Un grande lavoratore, sempre disponibile con tutti, generoso e cordiale, questo dicono di lui gli amici e conoscenti.
Il destino terribile ha voluto che Lino Paoletti perdesse la vita proprio su quel trattore che oltre ad essere uno strumento di lavoro era anche una passione. ppm

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La salma di Cosimo Ocone trasferita al San Pio di Benevento

È stata trasferita ieri mattina dall’obitorio del “Cardarelli” di Campobasso a quello dell’ospedale “San Pio” di Benevento la salma di Cosimo Ocone, il 15enne ucciso dal padre Salvatore insieme alla madre Elisa Polcino nella tragedia familiare di Paupisi. La Procura di Benevento, che ha assunto la titolarità dell’inchiesta, ha disposto anche per il giovane l’autopsia, eseguita dal medico legale Francesco La Sala, lo stesso che martedì aveva effettuato l’esame sul corpo della madre.
Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, Salvatore Ocone avrebbe colpito il figlio con la stessa pietra di dodici chili utilizzata per uccidere la moglie nel sonno, per poi trascinare i corpi della donna e della figlia Antonia fino all’auto, una Opel Mokka, con la quale ha tentato la fuga, interrotta grazie all’intervento delle forze dell’ordine nelle campagne di Ferrazzano.
Cosimo frequentava il primo anno dell’Istituto Tecnico Industriale Lucarelli di Benevento, la stessa scuola che aveva frequentato in passato il fratello maggiore Mario, oggi 23enne, che si è salvato solo perché in quei giorni si trovava per lavoro a Rimini.
Proprio il fratello maggiore ha deciso di nominare come legale l’avvocato Nicodemo Gentile, noto penalista e cassazionista, esperto in diritto dell’immigrazione e da anni impegnato in casi di grande rilievo nazionale. È stato legale in alcuni tra i processi più seguiti d’Italia, tra cui quelli per l’omicidio di Meredith Kercher, di Melania Rea, della contessa dell’Olgiata, di Sarah Scazzi, dei fidanzati di Pordenone, di Roberta Ragusa, di Guerrina Piscaglia e di Sara Di Pietrantonio.
Il 6 ottobre, Gentile scriveva: «La settimana scorsa ho ricevuto incarico da parte di Mario Ocone di rappresentarlo nella drammatica vicenda familiare. L’omicidio della mamma e del fratellino, il grave ferimento della sorella: è la più crudele delle sciagure. Mario e i suoi familiari hanno subito un’amputazione affettiva eterna, un dolore che non conosce tregua, maturato proprio lì dove ci si aspetta protezione e conforto: nella propria casa. Con il cuore colmo di trepidazione e speranza, ci auguriamo che questa catastrofe umana non si aggravi ulteriormente. Serve un sostegno totale, concreto, rivolto a ciò che resta di una famiglia tragicamente dimezzata. Abbiamo piena fiducia che una Procura seria, esperta e qualificata come quella di Benevento saprà ricostruire con rigore e completezza la verità dei fatti e le dinamiche, anche psicologiche, che li hanno generati».
Lo stesso legale, martedì scorso, ha poi affidato ai social una riflessione intensa e personale, scritta a ridosso degli accertamenti medico-legali sul corpo del ragazzo: «Ho attraversato tante sciagure nella mia vita professionale. Eppure nel giorno dedicato agli accertamenti medico-legali, mi sentivo inquieto. Cercheremo di capire, per quanto umanamente e tecnicamente possibile, come è morto il piccolo Cosimo. Un nome che da giorni mi abita dentro, senza tregua. Accade a volte. Ci sono casi in cui la corazza professionale è una ben misera alleata. Quando la pietà ti prende alla gola, e vorresti essere altrove. Lontano da quell’odore sconveniente di morte che sale dai fascicoli, da quelle carte fredde e impietose chiamate “rilievi tecnici irripetibili”. È l’anatomia del delitto: tutto ridotto a misure, orari, distanze, oggetti. La burocrazia della morte. Ma tu sei lì. Con i tuoi occhi, con la tua mente, e soprattutto con il tuo cuore. E l’indifferenza emotiva del professionista fa a pugni con la sensibilità dell’uomo. Sarà che gli anni iniziano a pesare, sarà la stanchezza, ma a volte, di fronte a certi eventi, sento il fiato corto. Un peso sul petto che non va via. Da giorni penso a Cosimo. Al piccolo Cosimo. A sua sorella Antonia. Penso a quell’attacco vigliacco. Al buio che li ha avvolti. Alla paura, all’impotenza, alla vita che si interrompe senza un perché. Penso alla sfortuna, alle culle giuste o sbagliate. Penso a chi nasce in bilico, dentro fragilità economiche, sociali, familiari. Penso ai giovani che non hanno colpa, e che pagano tutto. E mi sento desolato. Un viandante nella bufera della vita, in cerca di senso tra la rabbia e il dolore. Penso a Cosimo. E non solo a lui. Penso a tutti i volti che non ce l’hanno fatta. E mi sento nudo. Sospeso. Essere un avvocato, in certi casi, non basta – spiega -. Serve essere prima di tutto umani. E oggi, umanamente, mi sento solo questo: addolorato. E profondamente inadeguato».
Le sue parole condivise sui social restituiscono la dimensione più umana di una tragedia che ha scosso il Molise e l’intero Sannio. Una vicenda familiare che continua a lasciare dietro di sé dolore, incredulità e un profondo senso di smarrimento.

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Strage di Paupisi, Elisa Polcino colpita a letto con una pietra di 12 chili

Elisa Polcino è stata colpita con una pietra di 12 chili. Questo l’esito dell’autopsia svolta ieri mattina nell’obitorio dell’ospedale San Pio di Benevento e terminata poco prima delle 14:00. La donna 49 enne, prima vittima della strage familiare di Paupisi, è stata uccisa dal marito Salvatore Ocone mentre era a letto.
La grossa pietra è stata trasportata dai Carabinieri all’interno dell’obitorio per consentire la comparazione con le lesioni sul corpo della donna. L’esame sulla salma è stato curato dal medico legale Francesco La Sala insieme all’anatomopatologo Pasquale Goia e la tossicologa Rafaella Petrella, incaricati dal pm Chiara Marcaccio. Presente ieri mattina anche il medico legale Lamberto Pianese, consulente del figlio maggiore di Salvatore Ocone Mario, assistito dall’avvocato Nicodemo Gentile.
Antonia Ocone, la sedicenne secondogenita ridotta in fin di vita, resta ricoverata nel reparto di Rianimazione del Neuromed di Pozzilli. Secondo l’ultimo bollettino medico emesso dai sanitari dell’ospedale, dove la ragazza è stata trasportata la sera stessa in cui fu trovata esanime dai Carabinieri nella macchina del padre nei dintorni di Campobasso, le condizioni generali restano stabili. La novità è la sospensione del coma farmacologico. Ora si attende che nelle prossime ore i farmaci vengano metabolizzati e si possano avere eventuali segni di risveglio. La prognosi resta riservata.
Salvatore Ocone, arrestato martedì scorso, dopo il tentativo di fuga durato più di dodici ore e terminato con l’arresto dei Carabinieri nelle campane di Ferrazzano, con in macchina il corpo senza vita del figlio 15enne Cosimo e con quello agonizzante della figlia Antonia, è ancora detenuto nel carcere di Campobasso in attesa del trasferimento al penitenziario di Benevento. Dopo l’autopsia si attende l’ora esatta del decesso della donna, un elemento chiave che contribuirà a far luce sulla sequenza dei due omicidi e sulla fuga dell’uomo dalla villetta di Paupisi con a bordo della Opel Mokka i corpi dei due figli.

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