Bullismo fatale a 14 anni, il fascicolo sulla scrivania del procuratore Fucci

Un caso drammatico di presunto bullismo scolastico che si è concluso con la morte di un ragazzo di 14 anni è finito sulla scrivania del procuratore Carlo Fucci che, fino a soli quattro mesi fa, dirigeva la Procura di Isernia dove ha lasciato il ricordo di un magistrato di grande spessore e competenza.
Paolo Mendico si è tolto la vita nella sua stanza il primo giorno di scuola a Santi Cosma e Damiano, nel Lazio, dopo anni di vessazioni che i genitori Giuseppe Mendico e Simonetta La Marra hanno ricostruito minuziosamente davanti agli ispettori del Ministero dell’Istruzione. «A nostro figlio spezzavano le matite, scarabocchiavano i quaderni, lo perseguitavano con disegni osceni nei bagni dove sopra mettevano il suo nome» – hanno raccontato tra le lacrime durante un’audizione durata quattro ore presso l’istituto tecnologico Pacinotti.
Il procuratore Fucci ha formalizzato un’inchiesta per istigazione al suicidio, disponendo il sequestro di dispositivi elettronici e coordinate le indagini condotte dai Carabinieri. «Le indagini proseguono senza sosta e ogni elemento utile sarà approfondito con il massimo rigore. L’obiettivo è fare piena luce sulla vicenda e comprendere se dietro questo tragico gesto ci siano responsabilità precise» – ha dichiarato il magistrato che ha attivato anche il coordinamento con la Procura per i Minorenni di Roma.
Le vessazioni contro Paolo, hanno raccontato i genitori e i familiari agli ispettori e agli inquirenti, sarebbero iniziate alle elementari e proseguite per anni, intensificandosi alle superiori dove i compagni lo chiamavano “Paoletta”, “femminuccia” e “Nino D’Angelo” per la sua capigliatura lunga e bionda. Il cantante neomelodico, come è noto, colpito dalla vicenda, ha dedicato un messaggio al ragazzo: «Scusami se ti hanno dato il mio nome». La famiglia ha consegnato quaderni con note giudicate denigratorie e chat che documenterebbero anni di umiliazioni, denunciando che le loro segnalazioni alle scuole sono rimaste inascoltate. «Nostro figlio avrà giustizia» – ha dichiarato il padre uscendo visibilmente scosso dall’audizione con gli ispettori ministeriali.

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Sequestro di anabolizzanti e sostanze dopanti: bodybuilder napoletano nei guai

È stato deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica un cittadino italiano, bodybuilder proveniente da Napoli, per detenzione di anabolizzanti e sostanze dopanti. L’operazione si è sviluppata nell’ambito del dispositivo di contrasto ai traffici illeciti messo in campo dalle fiamme gialle del Comando provinciale di Isernia. Durante un controllo stradale, gli agenti hanno sottoposto a ispezione il veicolo dell’uomo, rinvenendo numerose compresse di anabolizzanti che sono state immediatamente sequestrate.
A seguito dell’accurata ispezione veicolare, è scattata la perquisizione domiciliare, eseguita in provincia de L’Aquila, che ha condotto all’individuazione di ulteriori compresse e fiale di anabolizzanti steroidei e di farmaci dopanti.
Il responsabile, constatata la flagranza di cui agli articoli 586 bis e 648 c.p., nonché dell’articolo 73 del Dpr 309/1990 (Testo unico sugli stupefacenti), è stato quindi deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Isernia.
Le indagini delle fiamme gialle pentre sono ora finalizzate a ricostruire la catena logistica, organizzativa e strutturale della filiera che ha consentito la presenza nel mercato di sostanze illegali.
Tra le sostanze rinvenute e sottoposte a sequestro – tra cui anche l’efedrina, spiegano i finanzieri -, oltre ad essere utilizzate nel mercato illecito per la produzione delle anfetamine, nello sport, sono considerate sostanze dopanti dall’Agenzia mondiale antidoping e l’uso prolungato delle stesse può causare danno al miocardio.
L’attività svolta dalla Guardia di finanza, in stretta sinergia con l’Autorità giudiziaria, rappresenta, ancora una volta, un chiaro esempio dell’impegno profuso per contrastare la diffusione di sostanze e farmaci dopanti illegali, a salvaguardia della salute pubblica e della legalità.
Il procedimento penale verte ancora nella fase delle indagini preliminari: la responsabilità dell’indagato sarà quindi definitivamente accertata solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna.

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Gaza irrompe sul palco: «L’Occidente è complice»

Un pubblico numeroso ha riempito Piazzetta San Felice per assistere al recital-spettacolo “Carta Bianca Palestina” di Moni Ovadia, che ha chiuso la quarta edizione di Capolinea 2025. L’evento conclusivo della rassegna, organizzata dall’associazione “Città Aperta – Isernia” con il patrocinio del Comune, la collaborazione della Pro Loco Città di Isernia e il sostegno della Cooperativa Sociale Il Geco, ha visto la partecipazione straordinaria di Gabriella Compagnone, riconosciuta come la prima sand artist d’Italia. Quest’anno la manifestazione culturale ha scelto come filo conduttore il tema universale di “Guerra e Pace”, offrendo al pubblico isernino tre giorni di riflessioni artistiche e culturali di alto profilo.
L’artista milanese di origine ebraica, protagonista indiscusso della scena culturale italiana e da sempre impegnato nella difesa dei diritti umani e delle minoranze, non ha risparmiato dichiarazioni di grande impatto emotivo.
«Confido nella fine ingloriosa dello Stato sionista che è nato su presupposti razzisti, colonialisti, segregazionisti e da ultimo genocidari» – ha affermato, intervistato dalla stampa. Durante la performance, l’artista ha sviluppato una profonda analisi storica e politica sulla questione mediorientale, ricostruendo le origini del conflitto attraverso la sua peculiare chiave interpretativa teatrale. Particolare durezza ha caratterizzato le sue considerazioni sul ruolo dell’Occidente: «Questo genocidio ha un livello di complicità mai visto. Tutto l’Occidente è complice, ad eccezione di chi si è opposto. Non ci saranno tribunali per quelli che hanno taciuto. La loro pena, sarà quando gliene renderanno conto i loro figli».
L’artista ha tracciato un percorso di distinzione netta tra ebraismo e sionismo, definendo quest’ultimo «la più grande disgrazia che sia capitata agli ebrei in tutta la loro lunga storia». Secondo la sua interpretazione, la soluzione dovrebbe passare attraverso la costruzione di un unico stato condiviso, dove entrambi i popoli possano ritrovare condizioni di pace e uguaglianza, rivendicando «la verità dell’ebraismo che il sionismo ha totalmente pervertito».
Ad accompagnare le parole di Ovadia, le creazioni artistiche di Gabriella Compagnone hanno trasformato la piazza in un teatro di immagini in movimento. La sand artist ha realizzato in tempo reale, utilizzando esclusivamente sabbia e un sistema di proiezione, una serie di “quadri istantanei” che hanno dato forma visiva ai racconti e alle poesie provenienti da Gaza. Le rappresentazioni artistiche, caratterizzate da grande impatto emotivo, hanno creato un perfetto connubio tra parola e immagine, amplificando la forza comunicativa del messaggio.
La scelta di Piazzetta San Felice come location dell’evento ha aggiunto un ulteriore livello di significato alla serata. Proprio in questo luogo, il 10 settembre 1943, le bombe alleate causarono una strage di civili innocenti, rendendo Isernia una città che conosce intimamente il dolore della guerra.
Una coincidenza geografica e storica che ha conferito particolare intensità alle riflessioni proposte da Ovadia e Compagnone, creando un ponte tra la memoria locale e le tragedie del mondo contemporaneo, nel solco di quanto già tracciato con la lectio dell’accademico Franco Avicolli dedicata a “La guerra e la pace nell’opera di Tolstoj”, inserita anch’essa nel programma di Capolinea 2025.
La manifestazione si conferma così come appuntamento culturale di riferimento per il territorio, capace di coniugare intrattenimento di qualità e riflessione critica su temi di rilevanza internazionale.

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