Guerra allo spopolamento: bonus bebè e niente Tari per chi si trasferisce a Limosano

Il declino demografico nei nostri piccoli comuni sembra un fenomeno inarrestabile. Sempre più spesso i giovani che non varcano i confini regionali per trasferirsi in territori più appetibili e ricchi di chance lavorative, scelgono comunque di abbandonare il proprio borgo per andare a vivere in centri molisani più grandi. E così il destino di molti paesi sembra segnato. Ma c’è chi a questo processo di spopolamento cerca di mettere un freno con alcune misure che incentivano i giovani a restare o a tornare.
A Limosano per esempio l’emorragia demografica la si combatte supportando le giovani coppie con risorse finanziarie e agevolazioni. Tra le misure messe in campo dall’amministrazione guidata dalla sindaca Angela Amoroso c’è il bonus bebè ovvero un assegno di 1500 euro per tutti i nati nel 2022. In favore dei nuclei familiari che si impegnano a trasferire la propria residenza a Limosano il Comune ha previsto invece l’esenzione totale della Tari (la tassa dei rifiuti), stessa agevolazione viene applicata anche per i profughi ucraini ospitati. Mentre per le giovani coppie residenti a Limosano previsto un rimborso Tari di tre anni.

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Centrale a biogas, il Comitato: basta silenzi

Alza di nuovo la guardia il Comitato “Riccia Borgo Pulito” in merito alla centrale a biogas da realizzare in contrada Piano della Melia. Il 15 aprile si è concluso, ai sensi della legge 241/90, il procedimento di dichiarazione di inefficacia della Procedura abilitativa semplificata in cui si autorizzava il progetto del mega impianto. Al momento non è dato sapere – rileva il Comitato – se la ditta “Agrimetano Sud” abbia presentato osservazioni e intergrato la documentazione mancante né se le osservazioni presentate da “Riccia Borgo Pulito” saranno accolte. «Nessuno pensi di ripetere i 18 mesi silenzi che hanno permesso l’approvazione di quel progetto in violazione delle norme urbanistiche e ambientali» avverte il Comitato che torna a bocciare l’impianto sul piano formale e sostanziale «perché non vi erano le condizioni giuridiche per autorizzare la costruzione di quell’impianto industriale in quella zona agricola, perché non è possibile reperire, in regime di filiera corta, le biomasse necessarie al suo funzionamento, perché erano state omesse la valutazione di incidenza ambientale e quella dell’effetto cumulo con un impianto identico già autorizzato in quella zona». E c’è una presa di distanza anche rispetto all’exit strategy intrapresa dalla capogruppo dem a Palazzo D’Aimmo ed ex sindaca di Riccia Micaela Fanelli che, con una mozione, sposta il problema dal Comune alla Regione chiedendo al governatore Toma di porre sull’area in questione un vincolo ambientale. «Seppure venisse discussa e approvata – sostiene il Comitato – non avrebbe alcun effetto giuridico e rappresenterebbe solo uno specchietto per le allodole atto a favorire la realizzazione della centrale».
Il problema è in capo al Comune che deve risolverlo «rendendo nulla, in autotutela, l’autorizzazione», così come suggerito nelle osservazioni dal sodalizio civico. «All’amministrazione comunale il compito di dimostrare che non vuole la realizzazione di quella “centrale”. Sicuri delle nostre ragioni e forti anche della collaborazione degli studi legali e tecnici che hanno offerto disinteressatamente la loro collaborazione, continueremo a lottare, senza precluderci alcun percorso, per impedire la realizzazione della centrale» conclude il Comitato.

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Poliambulatorio di Riccia, 4mila firme per chiedere più servizi

I macchinari ci sono, ma sono spenti. Fare una semplice radiografia al Poliambulatorio di Riccia ora non è più possibile. Così come non sono più garantite le visite specialistiche: oltre al radiologo, non c’è più il ginecologo, né il logopedista e tantomeno il pneumologo. Servizi cancellati nel momento in cui i medici sono andati in pensione o trasferiti in altri presidi. Anche il Cup-Pass ‘lavora’ 3 giorni a settimana. Prenotare un esame si può, ma solo nei giorni dispari. Insomma c’è stata una progressiva riduzione delle funzioni di un presidio che ha costituito in passato, ma che continua a rappresentare ancora oggi per Riccia e i numerosi comuni limitrofi un importante punto di riferimento per la cura e la salute dei cittadini. Qui confluiscono gli utenti di Cercemaggiore, Gambatesa, Tufara, Macchia Valfortore, Sant’Elia a Pianisi, Pietracatella e Jelsi. Paesi popolati soprattutto da anziani. A questa fascia ha pensato Concetta Morrone (nella foto), infermiera in pensione da gennaio. Si è fatta portavoce di un disagio corale che si è materializzato in 4mila firme allegate all’istanza che da ieri è sul tavolo del manager Oreste Florenzano. «Sono stata dipendente dell’Asrem per 40 anni – scrive Concetta – ed è mia intenzione portare all’attenzione dei vertici dell’Azienda la situazione in cui attualmente versa il “poliambulatorio” di Riccia che ha costituito e costituisce per Riccia e per i Comuni limitrofi (Cercemaggiore, Gambatesa, Tufara, Macchia in Valfortore, Sant’ Elia a Pianisi, Pietracatella, Jelsi) un importante punto di riferimento sanitario. La progressiva riduzione delle funzioni avvenuta negli ultimi anni mi ha indotto a predisporre un’istanza indirizzata al direttore generale dell’Asrem per il ripristino di alcuni servizi specialistici, tra cui Radiologia, Ginecologia, Chirurgia e Reumatologia e ancora Logopedia, Pneumologia, Malattie infettive, Chirurgia vascolare, Terapia antalgica. Altra questione evidenziata nella richiesta è la necessità di potenziamento del Cup-Pass affinché sia garantito per 5 giorni alla settimana». La richiesta, che in pochissimo tempo ha raccolto l’adesione di 4mila cittadini di Riccia e dei paesi limitrofi, è ora nelle mani del direttore generale nel quale confidano gli utenti del Fortore affinché il Poliambulatorio torni a svolgere funzioni e prestazini di una volta.

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