Riccia. Allarme cinghiali, allevatori e agricoltori esasperati

Interi raccolti danneggiati seriamente dalle incursioni degli ungulati. «Questo orzo doveva finire nella pancia dei miei animali – dice disperato Fernando Ciocca, allevatore di Riccia, in un video rilanciato sulla pagina facebook del “Comitato allevatori e agricoltori del territorio” – è finito invece, prima ancora di crescere, nella pancia dei cinghiali». Il fenomeno sempre più incontrollato sta mettendo a dura prova la pazienza del mondo agricolo stritolato anche dal caro gasolio e dal prezzo più che triplicato del concime. Ma fermare le scorribande di questi ungulati, divenuti i saccheggiatori del territorio, sembra davvero una mission impossibile. La misura però è davvero colma per agricoltori e allevatori che lanciano una provocazione alla politica, immobile di fronte a un problema serio. Ed è sempre il signor Fernando a farsi portavoce del disagio di un settore che paga un prezzo carissimo per le scorribande degli ungulati. Mostrando i fienili vuoti, l’allevatore di Riccia minaccia un’azione eclatante: «Per i nostri animali non c’è nulla da mangiare, gli daremo allora una possibilità come voi l’avete data ai vostri cinghiali. Tutti insieme noi allevatori una mattina slegheremo i nostri animali e li manderemo sulle vostre strade, così finalmente capirete. Voi avete dato una possibilità di sopravvivenza ai vostri cinghiali, noi la daremo ai nostri animali. Lo faremo», promette Fernando gridando tutta la sua disperazione in un video che sui social ha raccolto centinaia di like. Segno che il problema è molto grave e va risolto. Come? Il Comitato le sue proposte le ha avanzate. L’idea è quella di effettuare braccate mirate (cosa ben diversa dalla caccia di selezione), con il controllo delle forze dell’ordine preposte, in territori che non ricadono in siti di interesse comunitario. In tali zone, infatti, si trova gran parte delle colture devastate. Altro suggerimento è di fare un piano di semina di colture a perdere in territori poco vocati a colture da reddito (e che magari coincidono con siti di interesse comunitario) dove i cinghiali verrebbero spinti dalle braccate e rimarrebbero per la presenza del cibo. Infine donare la carne degli animali abbattuti (dopo i controlli sanitari e la macellazione) a persone che versano in stato di necessità.

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Riccia nella top ten dei Borghi più belli d’Italia

Il comune di Riccia si fa onore e porta in alto anche il nome del Molise a livello nazionale. Il centro del Fortore entra infatti nella top ten dei borghi più belli d’Italia piazzandosi al settimo posto tra i venti in gara nell’edizione 2022. Il verdetto è giunto nella serata di Pasqua durante la trasmissione speciale condotta su Rai 3 da Camilla Raznovich che ha proclamato vincitore il borgo di Soave in provincia di Verona che si aggiudica l’edizione di quest’anno davanti a Millesimo (Savona) e Castelfranco Piandiscì (Arezzo). Bene, anzi più che bene, la performance di Riccia che si è piazzato settimo grazie al voto arrivato non solo dalla regione ma pure dall’Italia e dall’estero.
«Un risultato importante – commenta con una punta d’orgoglio il sindaco Testa – che premia il lavoro svolto e ha dimostrato che già la sola partecipazione è stata apprezzata permettendo di fare conoscere il nostro paese ed il Molise. Grazie a tutti quelli che hanno concorso al raggiungimento di questo obiettivo: prima, con il lavoro di organizzazione e di preparazione, durante, con l’accoglienza, e dopo con la promozione e, soprattutto, con il voto».
Grazie alla trasmissione, che ha acceso i riflettori su Riccia per tutta la durata della competizione, si sono visti in questo periodo già i primi turisti spinti dalla semplice curiosità. Chiaramente il buon piazzamento nella classifica generale fa sì che il borgo fortorino sia preso in considerazione dai telespettatori come sito di attrazione e meta turistica in questa stagione primaverile.
La partecipazione al contest della nota trasmissione alla Falde del Kilimangiaro pur essendo una vetrina importante deve rappresentare però solo il punto di partenza per la promozione territoriale del borgo che, come tanti altri in Italia, coniuga natura e storia.
Siamo di fronte a un paese che conserva un borgo storico rinascimentale con edifici di indubbio valore artistico ed architettonico, nel quale la pietra la fa ancora da padrona, con un bosco di oltre quattrocento ettari che rappresenta un vero e proprio polmone verde e di biodiversità per l’intera area del Fortore. «Lo sforzo ulteriore al quale tutti siamo chiamati – l’auspicio del sindaco e dell’intera amministrazione – è quello di promuovere e di apprezzare di più ciò che abbiamo, di fare leva sulle nostre sentite tradizioni, sui nostri riti, civili e religiosi, anche sulle nostre fragilità affinché possano diventare un punto di forza per resistere, noi con l’intero Molise, perché da soli non si va da nessuna parte. Raggiungere il settimo posto, tenuto conto dei partecipanti a questa edizione del Borgo dei Borghi, lo ripetiamo oltre ad essere un importante risultato deve essere il risultato di tutti. Sia pure di buon auspicio per la ripartenza dopo questi anni di pandemia».

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Limosano. Medico a Kiev, Tetiana in fuga dalla guerra per salvare i figli

Continua a crescere la comunità dei profughi ucraini di Limosano. L’altra sera, infatti, è arrivata in paese la dodicesima famiglia che, come tutte le altre, è stata accolta con grande affetto dai residenti. Dopo 7 giorni di viaggio è arrivata a Limosano da Kiev una mamma con due figli adolescenti di 14 e 16 anni. Il terzo, maggiorenne, è rimasto in patria per difendere la città accerchiata dai russi. Anche la sua storia, simile a quelle delle altre famiglie giunte in paese nelle scorse settimane, è stata raccolta dalla sindaca Angela Amoroso.
«Tetiana – spiega il primo cittadino – medico, è partita da Kiev il 24 marzo per portare in salvo i figli Timur di 14 anni e Renata di 16 anni. Tetiana, con l’aiuto del traduttore, mi racconta la sua storia e commossa mi mostra le foto di suo figlio Costantin, che dal 24 febbraio, giorno in cui le truppe di Vladimir Putin hanno fatto il loro ingresso in Ucraina, è andato a combattere per difendere il suo Paese. “Ho paura per mio figlio” mi dice con gli occhi lucidi. “Lo sento ogni giorno telefonicamente, lui ci ha detto di fuggire. Io aspetto soltanto il momento in cui, finita la guerra, potrò tornare a Kiev a riabbracciarlo di nuovo”. Rimango senza fiato di fronte alla dolcezza di questa madre e spero che possa presto realizzare il suo desiderio. Ringrazio Angelo Ricciuto – conclude la sindaca – per aver aperto a questa famiglia le porte di casa e del suo grandissimo cuore».
Dopo questo nuovo arrivo sono una trentina i profughi ospitati in paese. I bambini e i ragazzi più piccoli sono già stati integrati a scuola. I profughi arrivati in paese sono quasi tutti donne e bambini perché mariti e figli maggiorenni sono rimasti in patria per combattere. Al momento è difficile prevedere quando potranno riabbracciare i loro cari visto che anche gli ultimi tentativi di cessate il fuoco non hanno avuto esito.

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