Impianto a biomasse, l’opposizione a Riccia chiede un consiglio straordinario

Il progetto di un impianto a biomasse in contrada Piana della Melia sta diventando un terreno di scontro politico. Ad annunciare le barricate il Comitato Riccia Borgo Pulito nato appena qualche settimana fa proprio per tutelare e salvaguardare l’integrità del territorio a vocazione agricola. Sulla vicenda è intervenuto prima il sindaco Testa e poi la consigliera regionale Micaela Fanelli che, pur difendendo l’amministrazione, si è detta contraria alla scelta del sito in cui dovrebbe sorgere la centrale.
Lo scontro ora si allarga è coinvolge l’intero consiglio comunale con la richiesta della minoranza di una seduta straordinaria per discutere del progetto. Una istanza che porta in calce la firma dei consiglieri comunali Michele Di Domenico e Nicola Moffa Nicola inviata il primo marzo, ma che finora non è stata accolta. Un atteggiamento ‘incomprensibile’ per l’opposizione che intende discutere di un progetto che sta suscitando parecchio interesse nella comunità.

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Biomasse a Riccia, botta e risposta: il Comitato a quota 300 iscritti

Il Comitato Riccia Borgo Pulito ha raggiunto la ragguardevole cifra dei 300 iscritti. Ed è in nome di questi cittadini che non si lascia trascinare nella polemica rispendendo al mittente, ovvero all’amministrazione locale, l’accusa di trincerarsi dentro una battaglia civica per fare politica e continuando a privilegiare il dialogo.
Tuttavia l’ultima uscita, quella in cui il sindaco Testa fa alcune precisazioni sul progetto della centrale a biomasse, viene bollata come un ‘errore’ soprattutto nel passaggio in cui si definisce ‘tardivo’ l’interessamento dei cittadini che avrebbero potuto sollevare la questione centrale «quando i rappresentanti della ditta “Agrimetano Sud” giravano le contrade di Riccia e dei paesi limitrofi a proporre contratti per il conferimento delle biomasse». Il Comitato però ribalta l’accusa: «A maggior ragione doveva porsi il quesito l’amministrazione comunale, che, oltre ad avere queste notizie, era in possesso anche del progetto con la relativa relazione tecnica e la richiesta di concessione».
Il sodalizio resta comunque fiducioso sulla effettiva volontà dell’amministrazione di bloccare la realizzazione della centrale, ma nel caso in cui il progetto venisse riproposto annuncia le barricate per impedirne la realizzazione.

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Petizione on line per riaprire il Castello de Capua di Gambatesa

La sindaca di Gambatesa gioca anche la carta della petizione popolare pur di aprire l’antico maniero, uno scrigno di bellezza situato nel cuore del centro storico e chiuso da dicembre per mancanza di personale. Uno dei principali siti culturali resta of limits ai visitatori.
Per firmare la petizione basta cliccare sul seguente link https://chng.it/WDwPM8Qm e seguire i passaggi richiesti. Nei giorni scorsi, con una lettera, il primo cittadino aveva chiesto l’intervento diretto del ministro Franceschini e poi anche quello dell’assessore regionale al ramo Cotugno. Della vicenda si era interessato poi il parlamentare dei 5 stelle Antonio Federico segnalando al ministero l’assurda vicenda del Castello de Capua chiuso appunto perché non ci sono custodi in grado di sorvegliare la struttura. Raccogliendo l’istanza della sindaca Genovese, il deputato ipotizzava una soluzione a breve termine: «L’appello della sindaca e della comunità di Gambatesa – spiegava qualche giorno fa Federico – merita attenzione massima e risposte celeri. A questo proposito ritengo che la soluzione possa giungere dallo scorrimento dei concorsi già avviati che riguardano il personale Afav, quindi dall’assunzione degli idonei. Ma bisogna far presto, sfruttando l’accelerazione delle procedure prevista con lo stato d’emergenza che però terminerà il 31 marzo 2022». La parola d’ordine dunque è fare presto. Ma finora nessun segnale è arrivato né dal governo né dalla Regione. E alla sindaca non è rimasto che affidarsi alla petizione popolare. Perché è vero quello che dice Federico: «Ogni giorno in più che resta chiuso il castello rappresenta un’offesa alla comunità e un danno per l’economia del Fortore e dell’intero Molise».

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