Si torna a scuola il 14 settembre, a Carnevale più giorni di pausa. Ok al calendario 23-24

La giunta regionale del Molise ha approvato, durante la seduta del 21 aprile scorso, il calendario scolastico per l’anno 2023/2024.
L’attività didattica comincerà giovedì 14 settembre 2023 per terminare sabato 8 giugno 2024 nelle scuole primarie e nelle secondarie di primo e secondo grado e sabato 29 giugno nelle scuole dell’infanzia.
In aggiunta alle giornate che coincidono con le festività civili e religiose nazionali e con il santo patrono del Comune in cui si trova l’istituto, l’interruzione delle lezioni è prevista il 2 novembre (commemorazione dei defunti), il 9 dicembre (ponte dell’Immacolata Concezione), dal 23 dicembre al 5 gennaio (vacanze di Natale), il 12, 13 e 14 febbraio (festività di Carnevale), dal 28 marzo al 2 aprile (vacanze di Pasqua), il 29 e 30 aprile (ponte del 1° maggio).
Non sono state introdotte vere e proprie vacanze invernali, proposta su cui si era pronunciato favorevolmente il Consiglio regionale, ma la pausa di Carnevale è stata allungata andando in qualche modo incontro all’esigenza che era stata rappresentata.
La delibera, approvata su proposta del sottosegretario Roberto Di Baggio – che cura su delega del presidente Toma il settore dell’Istruzione –, dà via libera al calendario concordato durante la sessione di concertazione che ha coinvolto l’Ufficio scolastico regionale e i sindacati di categoria.
Alle scuole dell’infanzia, in considerazione della specificità del servizio educativo che offrono, è riconosciuta la possibilità di anticipare la data di inizio delle attività per soddisfare meglio le necessità delle famiglie.
Il 31 ottobre, spiega in conclusione il sottosegretario Di Baggio, «è un giorno particolarmente importante per il Molise e per la scuola molisana. Nella delibera abbiamo formalizzato l’invito agli istituti a voler dedicare le attività didattiche, nelle modalità che riterranno più opportune, anche alla celebrazione della Giornata delle vittime del terremoto di San Giuliano di Puglia e alla sensibilizzazione sul tema della sicurezza nelle scuole».

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Atenei motori per il Sud, Bernini: network virtuoso

La rete degli atenei del Sud a confronto con la ministra Anna Maria Bernini. Il rettore Luca Brunese ha portato all’Unimol altri 22 colleghi e, fra gli altri, il contributo della Svimez per riflettere su come l’università può diventare sempre più motore di sviluppo per il Meridione d’Italia.
«Un network virtuoso che dà benzina e materiale al cantiere», ha sintetizzato Bernini prima dei lavori. «Il Sud è l’Italia, siamo una squadra che vince solo insieme e mai come ora, con il booster del Pnrr, possiamo crescere tanto e bene», ha aggiunto la senatrice di Forza Italia che nel governo Meloni si occupa di politiche universitarie e ricerca. Ricerca che, ha detto, «parla italiano in tutto il mondo in settori straordinari». Ai giovani ottimamente formati dal nostro sistema di istruzione e poi “emiggrati”, «dobbiamo, come minimo, dare una ragione per tornare». In questa direzione, ha aggiunto, va la norma approvata la scorsa settimana che «consente ai dottori di ricerca di avere un premio per portare in Italia o tenere in Italia la propria borsa di studio».
La ministra ha poi confermato che dal prossimo anno ci sarà a disposizione il 30% dei posti in più nelle facoltà di Medicina. «I rettori chiedono rassicurazioni ogni volta che si parla di apertura del numero chiuso e hanno ragione. Non possiamo togliere qualità e attenzione agli studenti aprendo in maniera indiscriminata ma – ha sottolineato – dobbiamo aprire». In maniera programmata, ha conclusa, sulla base dei fabbisogni.
L’occasione ha visto al centro della riflessione anche Unimol, il convegno che ha preceduto il focus fra la ministra e i rettori era inserito nell’ambito delle manifestazioni organizzate per il quarantennale dell’ateneo. Unimol, ha detto aprendo i lavori il sindaco di Campobasso Roberto Gravina, «ha, tra le innumerevoli cose fatte, spesso creato le condizioni per permettere confronti che si sono poi sviluppati in progetti concreti messi a disposizione del territorio e delle sue comunità». In questa scia, un esteso lavoro di rete interistituzionale permette di ottimizzare le occasioni di crescita produttiva, ma – ha rimarcato – «solo lavorando consapevolmente per garantire, a chi ha deciso di abitare nei nostri territori, quegli imprescindibili diritti costituzionali, come il lavoro o il diritto alle cure sanitarie» si incentiva «realmente la nuova e necessaria spinta a sviluppare le comunità in Molise e nell’intero Meridione».
Dal primo anno accademico in poi, «il Molise ha tratto soltanto benefici dall’istituzione dell’ateneo», è stata la riflessione del governatore Donato Toma. Per il quale «il merito forse maggiore delle Università del Sud è stato quello di alzare notevolmente il livello culturale delle regioni meridionali». Robusti, ha proseguito, «sono i benefici economici connessi alle attività produttive locali e quelli per le tante famiglie che hanno visto i propri figli investire sul territorio e con un importante risparmio di risorse. L’Università – ha concluso – ècentrale rispetto al presente e al futuro del Molise».

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Unimol compie 40 anni, confronto sul Meridione col ministro Bernini

Il ministro dell’Università a Campobasso in occasione del quarantennale dell’ateneo molisano.
Il 14 aprile, la senatrice Anna Maria Bernini – titolare delle deleghe all’università e alla ricerca nel governo Meloni – parteciperà al dibattito dal titolo “L’Università nel Sud: motore di sviluppo”, che si svolgerà nell’aula magna di via de Sanctis a partire dalle 11.
Oltre al ministro, al confronto daranno il proprio contributi numerosi rettori di altri atenei invitati dal “numero uno” di Unimol Luca Brunese.
A Messina per l’inaugurazione dell’anno accademico, ieri Bernini ha toccato un tema particolarmente sentito in Sicilia ma anche in Molise e in tutto il Sud: il numero chiuso nelle facoltà di Medicina e la conseguente carenza di camici bianchi negli ospedali. «Quando si aprirà il numero chiuso al corso di laurea in Medicina e chirurgia sarà grazie alla conferenza dei rettori delle università italiane presieduta dal rettore Salvatore Cuzzocrea, alla Conferenza Stato-Regioni e a tutti gli esperti che hanno collaborato con noi per definire i fabbisogni perché bisogna aprire in maniera sostenibile, non in maniera discriminante – ha detto – Soprattutto creeremo il collegamento tra l’apertura del corso di Medicina e chirurgia e le scuole di specializzazione, cercando di valorizzare quelle che sono meno opzionate in questa fase e dando incentivi per consentire agli studenti di coprirle tutti.
Non vogliamo aprire la porta della facoltà di Medicina e poi chiuderla sulle specialità. Stiamo pensando ad una facoltà a numero chiuso diverso, con un’apertura sostenibile e compatibile con i bisogni del mercato da qui a 10 anni».

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