Lubrano torna primario di Medicina, incarico di direttore anche a Ripabelli

Reumatologo e professore ordinario Unimol, Ennio Lubrano di Scorpaniello torna primario del reparto di Medicina del Cardarelli. L’incarico, dal 1 gennaio prossimo al 31 ottobre 2025, gli è stato conferito dal dg dell’azienda sanitaria Oreste Florenzano su proposta del rettore Luca Brunese. Scorpaniello, a capo dell’unità operativa complessa anche in alcuni dei mesi più difficili dell’emergenza Covid, era succeduto al collega docente Gasperi. Medicina è uno dei reparti ‘clinicizzati’ in base all’accordo con l’ateneo (negli ultimi mesi era coordinato da un dirigente medico Asrem, Pasquale Moio).
Altri quattro i provvedimenti di attuazione del protocollo di recente rinnovato da Regione, azienda di via Petrella e Università degli studi del Molise. Direttore del laboratorio analisi è stato confermato il prof Silvio Garofalo, associato di genetica medica. Alla stessa unità è stata assegnata la professoressa Antonella Angiolillo come dirigente biologa. Inoltre, il prof Guido Maria Grasso si occuperà del programma assistenziale Igiene ospedaliera del Cardarelli e il prof Giancarlo Ripabelli – direttore della scuola di specializzazione Unimol e coordinatore dell’unità di crisi Covid della Regione – del programma Igiene ed epidemiologia. In entrambi i casi, si legge nelle delibere di Florenzano, gli incarichi sono equiparati a quello di direttore di unità operativa complessa.

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L’ateneo compie 40 anni e rilancia: «Saremo una chiave di sviluppo»

I suoi primi 40 l’Unimol li festeggia dimostrando la sua centralità nel tessuto politico- amministrativo della regione e rilanciando: «Saremo la chiave di sviluppo di questa terra. Vogliamo esserlo».
Con queste parole il rettore Luca Brunese ha chiuso il suo intervento all’inaugurazione dell’anno accademico. Qualche minuto dopo il ministro della Salute Schillaci ha cucito addosso all’ateneo un abito di tutto rispetto: quello di garante di un nuovo piano di gestione della sanità che eviti di generare altro debito.
Quarant’anni fa, dunque, la nascita di Unimol, voluta fra gli altri – ha ricordato Brunese – dal senatore Lello Lombardi e dal ministro Giacomo Sedati. Oggi, è una realtà consolidata. Le immatricolazioni hanno fatto segnare una crescita del 7,66 %, 8.200 gli studenti, di cui più della metà – 5.030 – donne. E ancora: 600 docenti, 36 corsi di laurea, dal prossimo anno saliranno a 43.
L’Università, ha detto il sindaco di Campobasso Roberto Gravina aprendo la cerimonia, «ha nel suo dna la capacità di fare da collettore accademico e scientifico di relazioni e saperi diversificati, utili alla definizione di forme di progettazione inclusiva che ripartendo dalle esigenze reali della nostre comunità, rendano attuale e realizzabile l’innesco di un processo produttivo e lavorativo che ha bisogno di investimenti anche pubblici».
Il governatore Donato Toma ha posto l’accento, fra le altre cose, sul recente rinnovo del protocollo d’intesa in materia sanitaria: «Siamo stati spinti dal desiderio di vivificare una collaborazione che percepiamo come elemento di pregio oltre che esperienza ampiamente consolidata. In secondo luogo, lavoriamo insieme per dare un’opportunità in più alla sanità molisana, da una parte, e rendere più attrattivi i corsi di laurea di area medica e delle professioni sanitarie nel territorio molisano, dall’altra. La competitività della sanità molisana è sensibilmente legata alla competitività dei suoi interlocutori. L’Università del Molise è per noi il partner naturale di progetti di ricerca, formazione, cultura e, appunto, sanità. Ne siamo onorati oltre che compiaciuti».
E sulla sanità ha focalizzato la parte finale del suo intervento il rettore. Scuole di specializzazione definite in base al reale fabbisogno – per esempio di ginecologi e ortopedici – per far restare qui i giovani medici. Bene il decreto Molise, ha evidenziato anche Brunese, ma «non basta un intervento, dobbiamo dare dimostrazione che costruiamo un sistema che non ricrei il debito un minuto dopo». Ottimizzare le risorse a disposizione e altre che verranno, migliorare il sistema e l’assistenza. Unimol, ha assicurato il suo ‘numero uno’, si candida «con forza a far parte di tutti i ragionamenti che verranno fatti per rimuovere la situazione debitoria della Regione».

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Decreto Molise e nuovo modello di sanità, Schillaci indica la via

La luce in fondo al tunnel del debito in cui la sanità molisana è precipitata di nuovo da qualche anno a questa parte è nelle parole del ministro Orazio Schillaci. Il titolare della Salute ha detto chiaramente che «se una regione (il Molise, ndr) dopo 13 anni non esce dal commissariamento, nonostante il piano di rientro, significa che forse il commissariamento non è lo strumento più utile per assicurare i servizi ai cittadini».
Nel punto stampa prima e poi nell’intervento che ha chiuso la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico, l’ex rettore di Tor Vergata chiamato dalla premier Meloni al posto che è stato di Giulia Grillo e Roberto Speranza, ha aperto ieri qualche spiraglio anche riguardo alle regole (o forse sarebbe meglio dire alle deroghe) per la definizione di reparti e servizi, definendo una sua priorità di mandato quella di tenere in considerazione le specificità dei territori ed eliminare le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari.
Dal 2013 al 2019 il fondo nazionale è stato costantemente ridotto, mentre l’esecutivo Meloni in manovra ha stanziato 2,3 miliardi in più. Un segnale, si è detto convinto il ministro, che verrà consolidato nei prossimi anni per invertire la tendenza.
Rispetto alla sanità regionale, ha argomentato in Aula Magna, che da troppi anni è in una situazione di deficit insostenibile, «la richiesta di un decreto Molise sul modello della Regione Calabria, per il recupero del deficit, va presa in seria considerazione, non solo dal dicastero della Salute, ma anche dal Mef. Tuttavia – ha aggiunto – il decreto da solo non sarebbe sufficiente senza una strategia di più ampio respiro che consenta al Molise, una volta azzerato il debito, di non generarlo di nuovo. Va creato, cioè, un nuovo modello che possa consentire il mantenimento del pareggio. A questo scopo potrebbe essere utile costituire un tavolo di coordinamento che coinvolga tutte le istituzioni, penso in particolar modo all’Università, che ha tutte le competenze necessarie per avere un ruolo determinante nella predisposizione di un piano di gestione che fornisca le necessarie garanzie, sia al ministero della Salute che al Mef».
Novità in arrivo, ha infine confermato, per le regole sull’isolamento Covid: «Stiamo lavorando per fa sì che gli asintomatici possano dopo cinque giorni rientrare nelle loro attività. Su questo, a breve, presenteremo un disegno di legge». L’ipotesi più accreditata è che per gli asintomatici possano bastare cinque giorni di quarantena dopo l’infezione, eventualmente anche senza tampone finale. «Sono convinto – ancora Schillaci – che siamo in una fase diversa della malattia da Covid 19 che oggi non è quella che abbiamo visto tre anni fa. Manteniamo alta l’attenzione ma siamo fiduciosi che si possa uscire dal Covid e pensiamo che sia importante ora pensare ai tanti problemi che con il Covid sono rimasti indietro, come le liste d’attesa e gli screening oncologici».

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