Contratti in scadenza e ferie estive, ospedali pubblici a rischio collasso

Contratti a termine ormai in scadenza e le ferie estive in arrivo: un combinato disposto che rischia di mandare definitivamente al tappeto la già malconcia sanità pubblica molisana.
Il segretario regionale della Fials Carmine Vasile ha chiesto perciò l’intervento del prefetto di Campobasso Michela Lattarulo.
Il 28 marzo scorso, il sindacato ha inoltrato una diffida al commissario della sanità affinché adottasse con proprio decreto il piano del fabbisogno di personale deliberato dal direttore generale dell’Asrem a fine gennaio scorso.
«A distanza di circa un mese nulla è accaduto», tira le somme Vasile lanciando un Sos alla rappresentante del governo. «È necessario l’intervento di Sua Eccellenza il Prefetto a tutela dei cittadini e dei pochi lavoratori che rimarranno in servizio, perché un gran numero di contratti di lavoro, a tempo determinato, sono in scadenza proprio in prossimità delle ferie estive e anche perché alcune unità operative, come le radiologie e i laboratori analisi dei nostri ospedali rischiano la paralisi per carenza di tecnici e medici specialisti. Le stesse difficoltà – prosegue il segretario della Fials – si registrano anche in altri settori della sanità pubblica per carenze di autisti di autoambulanza, dietiste, fisioterapisti, ortottisti, audiometristi, logopedisti, ostetriche, assistenti sociali, operatori tecnici Ced, operatori tecnici centralinisti, Oss, infermieri. Per questo non solo è indispensabile adottare con decreto il piano assunzionale 2022/2024, ma è utile un incontro urgente in Asrem per prevedere un numero adeguato di operatori della sanità nel nuovo piano dei fabbisogni 2023/2025 e per avviare a stabilizzazione – conclude – tutti gli operatori in possesso dei requisiti previsti dalla norma».

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Medici e docenti in fuga, la Uil non ha dubbi: questa riforma affosserà il Molise

La voce degli amministratori locali, coi sindaci Lallitto (Casacalenda) e Lombardi (Roccamandolfi), di un costituzionalista (il docente Unimol De Martino), dei sindacalisti che operano nei comparti più direttamente interessati dalla riforma (istruzione e sanità). Il confronto proposto ieri dalla Uil a Campobasso – e svoltosi in un’aula magna affollata all’Istituto Pilla – ha ribadito i motivi di contrarietà al disegno di legge delega sull’autonomia differenziata del ministro leghista Calderoli che ha avuto poche ore fa il lasciapassare definitivo per il vaglio del Parlamento con la firma del Capo dello Stato.
Il dibattito ha costituito il punto di approdo di una serie di iniziative organizzate dal sindacato nei mesi scorsi in Molise. Al centro della relazione della leader molisana Tecla Boccardo, la richiesta di colmare prima di tutto le diseguaglianze già esistenti fra territori e che con il disegno di Calderoli «sono destinate ad aumentare».
Al centro del ragionamento deve esserci la perequazione perché «non si può partire con un campionato in cui una squadra è già perdente». Il residuo fiscale non può essere oggetto di contrattazione fra Regioni e governo ma deve finanziare i Livelli essenziali di assistenza. Senza questa operazione preliminare, il Molise sarà fortemente danneggiato dalla concessione di poteri di fatto esclusivi a territori più ricchi e più grandi in materia di sanità e di istruzione. «Medici, infermieri e docenti emigreranno nelle Regioni che potranno offrire contratti migliori. E il Molise rischia la chiusura del 50% degli istituti scolastici, mentre in sanità – delega che è già regionalizzata – le storture sono drammaticamente evidenti», ha detto Boccardo.
Tutto questo in una terra che in dieci anni, ha aggiunto, ha perso già 7mila laureati, costretti a fare la valigia per poter trovare la proprie strada.
La Uil è pronta a fare la propria parte, ha concluso. Rivendicando il risultato di una delle battaglie condotte negli ultimi mesi, questa in solitaria, contro l’istituzione di una struttura di supporto al commissario della sanità che ha svuotato la direzione Salute della Regione. Struttura che la giunta Toma, che l’aveva istituita, ha ora deliberato di sopprimere a partire dal 1 aprile.
Tornando all’autonomia differenziata, l’obiettivo è non scardinare il principio costituzionale per cui i diritti essenziali devono essere egualmente accessibili su tutto il territorio nazionale. Di qui l’appello della Uil a che determinati settori, come la sanità, tornino in capo ai poteri centrali.
«La pandemia ci ha insegnato che la regionalizzazione ha prodotto molte difficoltà anche in Regioni che venivano date come virtuose, tipo la Lombardia. Occorre – ha sostenuto il segretario confederale Domenico Proietti intervenuto ai lavori insieme al segretario generale della Uil Scuola Rua Giuseppe D’Aprile – una nuova sintesi, riaccentrando nei poteri dello Stato alcuni servizi essenziali, la sanità deve essere pubblica e universale».
Così anche l’istruzione, ha sottolineato il responsabile regionale della Uil Scuola Nicolino Fratangelo. «In tre anni perdiamo 17 titolarità, oggi ne abbiamo 54. Ma l’autonomia differenziata ci colpirà ancora di più. Oggi abbiamo un organico garantito dallo Stato e quindi anche nei piccoli paesi abbiamo l’apertura della scuola. Nel momento in cui tutto questo passerà alle Regioni e non ci daranno risorse adeguate io non credo che nei comuni piccoli resterà aperta la scuola».

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Sulla Radioterapia un braccio di ferro inutile, Boccardo (Uil): ora si pensi solo ai malati

L’accordo raggiunto tra il sub commissario e Molise Gemelli, che di fatto rimette in moto la radioterapia al centro di Tappino, viene salutato con favore dalla leader molisana della Uli. «Finalmente una soluzione per la radioterapia, una battaglia che la Uil Molise ha portato avanti con determinazione in difesa dei più fragili, dei lavoratori e delle eccellenze della sanità molisana» dichiara la segretaria regionale Tecla Boccardo che invita ora a sbloccare le somme dovute sia al Gemelli che alle altre strutture accreditate. «Molti lavoratori e tanti malati sono stati messi a dura prova da un inutile braccio di ferro, stipendi ritardati e pazienti rimandati a casa o costretti a pagare per ricevere le prestazioni sanitarie. Ora che il documento redatto con il Gemelli prevede il pagamento 95% del budget 2022, antecedente all’entrata in vigore del DCA n.35 del 27/10/2022 per somme mai contestate, si ridia serenità e giustizia al tutto il settore affinché si riaprano le porte degli ospedali e si riattivino presto le attività sospese. La malattia si sa non aspetta e i malati hanno il diritto di essere curati in regione» conclude Boccardo.

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