Trivento. La solidarietà non va in ferie, medicinali ai nostri emigrati in Venezuela

Continua l’impegno della Caritas diocesana di Trivento per aiutare gli emigrati abruzzesi e molisani che vivono in Venezuela. Nei giorni scorsi sono stati consegnati alle associazioni di Caracas, Maracay e Valencia medicinali per un valore di 50mila euro.
«La Caritas Diocesana di Trivento – annuncia il direttore don Alberto Conti – continua il suo impegno, iniziato più di cinque anni fa, per accompagnare i molisani e abruzzesi emigrati in Venezuela, Paese un tempo accogliente e che garantiva lavoro e dignità. In questi ultimi anni il Venezuela, prima per la particolare congiuntura economica e poi con la pandemia da Covid 19, vive una grave crisi che ha portato povertà, seri problemi di fragilità alla popolazione, difficoltà di accesso alle cure, scarsa disponibilità di farmaci e bassi livelli di igiene e sicurezza. Per alleviare in qualche modo tali criticità in ambito sanitario, la Caritas triventina, ha consegnato in questi ultimi giorni alle associazioni dei Molisani e Abruzzesi di Caracas, Maracay e Valencia, medicinali per un valore di 50mila euro. Tutto questo è stato possibile grazie al generoso intervento della Regione Molise, che ha erogato un contributo di 2.500 euro, e soprattutto dell’Ali Onlus (Associazione Latinoamericana in Italia Onlus) ai quali va il nostro ringraziamento e quello di tutti coloro che ne beneficeranno. Nel ribadire la nostra solidarietà ai popoli che vivono nella difficoltà, assicuriamo per quello che possiamo, di continuare la nostra vicinanza e il nostro impegno».
I conflitti sociali e politici e la grave crisi economica che ha colpito il Venezuela in questi ultimi anni ha messo in grave difficoltà anche i tanti molisani e abruzzesi che in questo Paese erano emigrati in cerca di fortuna.

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Trivento. Addio don Mimì, la diocesi perde una colonna portante

Ieri mattina, dopo mesi di malattia affrontati con cristiana rassegnazione, è tornato alla casa del Padre don Domenicantonio Fazioli, parroco della cattedrale e direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali della Diocesi di Trivento.
«Carissimi, a nome di monsignor Vescovo – ha scritto ieri mattina don Antonio Mascia per annunciare la scomparsa del sacerdote – con profonda tristezza vi comunico che don Mimì è tornato alla casa del Padre Celeste. Monsignor Vescovo affida l’anima del nostro carissimo vicario alle vostre preghiere».
Nato a Frosolone il 10 aprile 1946 era stato ordinato sacerdote il 5 luglio 1969. Dopo aver guidato diverse parrocchie era stato nominato parroco della chiesa madre della Diocesi.
Amato e stimato da tutti, sempre pronto a fare anche da guida ai turisti che arrivavano in Cattedrale per visitare la famosa cripta di San Casto o il museo diocesano di arte sacra, da qualche tempo era malato e ha trascorso gli ultimi mesi in diverse strutture sanitarie. Don Mimì, come veniva affettuosamente chiamato da tutti, era persona di grande cultura e appassionato d’arte.
Tanti i messaggi di cordoglio compreso quello del presidente dell’Ordine dei giornalisti del Molise a cui era iscritto come pubblicista. «È salito in cielo – ha scritto nel suo messaggio di cordoglio il presidente Vincenzo Cimino – il collega don Mimì Fazioli, vicario della Diocesi Trivento, ricoverato da tempo al Cardarelli. Il cordoglio dell’Ordine ad un giornalista che ha dato tanto alla nostra comunità in termini formativi, di cultura e di ascolto. Un saluto speciale ad un uomo al quale ero molto legato e per il quale nutrivo sincera ammirazione. Ringrazio don Francesco Martino per avermelo fatto conoscere e per avermi dato la possibilità di crescere e migliorare ascoltando i suoi consigli. Una sua frase mi piacque molto: “Chi siamo noi per giudicare? Il giudice supremo è in cielo”».
Come responsabile dell’Ufficio per le comunicazioni sociali della Diocesi si occupava anche di comunicazione. Don Mimì, tra le altre cose, era anche un uomo di sport, grande appassionato di pallavolo.
I funerali si svolgeranno oggi pomeriggio alle ore 16 in Cattedrale.

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Trivento. La piazzetta del parco giochi alla memoria di Rita Fossaceca

Dedicata a Rita Fossaceca, la dottoressa di Trivento uccisa in Kenya il 28 novembre 2015, la piazzetta che ospita il parco giochi realizzato dall’amministrazione comunale in via B. Mastroiacovo.
Alla cerimonia, che si è tenuta domenica scorsa, sono intervenuti i genitori e lo zio sacerdote, che in quel tragico giorno di circa otto anni fa erano con lei in Africa, il professor Alessandro Carriero, cofondatore con Rita dell’associazione “For Life Onlus” e collega all’ospedale di Novara dove lavorava come radiologa interventista, il sindaco Pasquale Corallo e, soprattutto, tanti concittadini che l’hanno conosciuta e amata.
La casa dei genitori di Rita, dove tornava appena i suoi tanti impegni professionali e con i bambini africani glielo consentivano, si trova a pochi metri dal piccolo parco che da domenica scorsa porta il suo nome.
Il sindaco ha ricordato le grandi doti umane e professionali della dottoressa a cui è stato intestato dall’Asrem anche il poliambulatorio di via Acquasantianni.
Il prof Carriero, con il quale ha condiviso per diversi anni la direzione della Onlus “For Life”, ha parlato del suo grande amore per i bambini e del villaggio di Mijomboni in Kenyaper il quale Rita si era spesa fino al suo ultimo giorno di vita. In questa iniziativa aveva coinvolto tutta Trivento, dal fratello agli amici, dallo zio sacerdote fino ai genitori che aveva voluto con sé in quello sfortunato ultimo viaggio fatto nel novembre del 2015.
Sono stati tanti i triventini che l’hanno seguita in Africa per aiutarla nel villaggio del fanciullo di Mijomboni, struttura che accoglieva i bambini abbandonati. A tutti loro offriva un tetto, cure mediche e anche l’opportunità di studiare e riscattarsi da una vita difficile.
Nel suo ultimo viaggio volle con sé anche la mamma proprio per fargli vedere quello che la sua associazione stava realizzando in Africa. Purtroppo la sera prima di riprendere l’aereo per tornare in Italia con la famiglia e alcune infermiere volontarie, fece irruzione nel resort che li ospitava un commando di rapinatori e lei, per difendere la mamma, fu colpita al petto da un colpo di pistola.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per i suoi alti meriti nel mondo del volontariato le ha conferito la medaglia d’oro al valor civile.
Adesso a ricordare il suo nome e il suo estremo sacrificio nel paese dove aveva vissuto fino all’età di 18 anni, ma nel quale tornava sempre con grande gioia, c’è anche il piccolo parco giochi, dedicato a lei e ai piccoli angeli, ovvero i tanti, troppi, bambini che hanno perso la vita a causa di guerre, violenze e fame.
Nel corso degli anni sono stati tanti i comuni italiani, a cominciare da quello di Novara dove Rita si era trasferita per lavoro, che l’hanno ricordata intitolandole parchi, strade e biblioteche.
Rita Fossaceca, che al momento della morte aveva 51 anni e una brillante carriera medica davanti a sé, resta un grande esempio di amore per il prossimo e soprattutto per quei bambini africani che lei amava come fossero suoi figli.

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