Montaquila, grande successo per il Festival del contadino

Si e tenuto nello scorso fine settimana a Masserie La Corte (Montaquila) il Festival del contadino, evento molto atteso dai residenti.
Si tratta di una manifestazione turistica-enogastronomica della cultura contadina del Molise, organizzata dall’Associazione “Vivere a colori”.
Molteplici le iniziative che hanno portato, in così poco tempo (tre anni dalla nascita), ad un successo assai significativo.
Diversi i mezzi agricoli provenienti anche da altri comuni che hanno sfilato per le vie del paese e diverse le squadre che hanno partecipato al “Palio della Corte”: Montaquila, Masserie La Corte, Roccaravindola, Venafro, Santa Maria Oliveto, Isernia, Forli del Sannio e ancora altre.
Il “Palio della Corte” è una rievocazione storico-culturale che si tiene all’interno dell’area di esposizione dei mezzi agricoli, dove gli asini e i cavalli gareggiano in modo molto simpatico per poi arrivare alla finale con le oche.
Il successo non è mai figlio del caso: gli organizzatori hanno lavorato mesi per allestire il “Palio”, riuscendo a reperire attrezzature – esposte durante la due giorni – di notevole interesse, come due trebbie degli anni ‘50 di Masserie La Corte, una sfogliatrice di Roccaravindola e mezzi agricoli e accessori d’epoca.
L’evento è stato promosso a pieni voti anche dal sindaco Marciano Ricci, che ha aperto il Festival attraversando il Palio e intrattenendo allegramente i presenti alla guida di un trattore di famiglia.
Numerose le associazioni e le attività private che hanno collaborato: Gens Ivlia di Venafro, che con un puntuale e certosino lavoro di ricerca ha riportato alla luce diversi punti dell’acquedotto Romano nel territorio di Montaquila, oltre ad organizzare un’escursione rievocativa; la Combat Road, che per la prima volta è entrata con il metal detector nella grotta di Colle Castellano. Anche Combat Road ha organizzato una passeggiata sul territorio; la Rocca Alta ha illustrato ai partecipanti il borgo di Roccaravindola Alta; il Cai sottosezione di Monaquila ha percorso un sentiero che collega tutto il paese; I Cavalieri della Corte, un gruppo di amici che collabora da sempre con l’associazione Vivere a colori, ha messo in sicurezza e guidato il trekking a cavallo, allestito il Palio e collaborato allo stand; Village Bar di Pozzilli ha allestito l’aperitivo per il raduno Vespa, che ha percorso Montaquila-Venafro (visita al Verlasce con Gens Ivulia) Venafro-Pozzilli-Filignano; Western Ranch ha organizzato il giro sul pony e il classico battesimo della sella.
La manifestazione, patrocinata dal Comune di Montaquila, del Gal Molise Rurale e dall’assessorato delle Politiche agricole della Regione Molise, ha ottenuto un grande successo.
Nemmeno il tempo di una meritata pausa e – afferma l’ingegner Giuseppina Fiacchino, presidente dell’associazione Vivere a colori, «inizia il conto alla rovescia per la prossima edizione».

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Riserva cognitiva, il tesoretto del cervello che permette di resistere agli effetti del tempo

È il tesoretto del cervello, quel surplus di neuroni, sinapsi e connessioni che permette di resistere meglio agli effetti del tempo. L’hanno chiamata ‘riserva cognitiva’(RC) e indica una potente forma di protezione dalle malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson ma permette anche un migliore recupero in caso di traumi cerebrali o ictus.
La “riserva” è stata descritta per la prima volta nel 1988 da Robert Kaztmann dell’Università di San Diego sulle pagine degli Annals of Neurology e si basava sull’evidenza derivata dalle autopsie di 137 residenti di una Rsa di età media 85 anni al decesso, che evidenziavano segni cerebrali di neurodegenerazione, senza averne mostrato i sintomi in vita. Dieci di loro presentavano i segni anatomici della demenza ma le loro cartelle cliniche indicavano risultati ai test cognitivi superiori rispetto ai loro coetanei sani.
Questa evidenza ha portato a ipotizzare l’esistenza di un “tesoretto” di neuroni di grande efficacia. Più di recente all’idea di una dotazione determinata geneticamente si è integrata l’idea che tale riserva possa essere costruita nel tempo, sino a riconoscerne i fattori favorenti.
«Presso il nostro istituto – afferma Giovanni de Gaetano, presidente dell’Irccs Neuromed – si svolgono da anni studi epidemiologici, clinici e sperimentali sui fattori di rischio o di prevenzione della salute e delle malattie croniche degenerative. Siamo anche interessati alle condizioni che determinano l’età biologica dell’organismo in toto e di alcuni organi in particolare, come il cervello. L’età cronologica conta, ma l’età biologica appare ancor più cruciale per un invecchiamento di successo».
Ambiente e stili di vita sono stati riconosciuti come fondamentali: quoziente intellettivo, livello di scolarità, tipo di lavoro, relazioni sociali, attività del tempo libero agiscono sinergicamente per “mettere da parte” neuroni e connessioni di qualità, da utilizzare in caso di bisogno, fenomeno confermato anche da Yacov Stern che ha approfondito le ricerche a metà degli anni ‘90.
«Gli stili di vita sono la chiave di una longevità vissuta in salute – sottolinea il dottor Fabio Beatrice, direttore del board di Mohre – siamo responsabili di come invecchierà non solo il nostro corpo ma anche il nostro cervello. Dovremmo pensare ai nostri comportamenti positivi e negativi come capaci di determinare un punteggio sommatorio. Ma abbiamo scoperto anche che i vari comportamenti dannosi agiscono in maniera differente sull’organo della cognizione: il consumo di alcol determina alterazioni strutturali mentre il fumo danneggia il funzionamento delle strutture. I loro effetti combinati, quindi, sono molto maggiori della loro somma, specialmente nel cervello delle persone anziane. Una delle scoperte più interessanti delle neuroscienze è proprio che il cervello non è rigido, ma flessibile e sensibile all’esperienza. Gli stimoli ambientali influenzano il cervello modificandone la struttura fisica e l’organizzazione funzionale nel corso della vita».
Maggiore istruzione, migliore protezione. La riserva cognitiva influenza l’età di esordio, la velocità di progressione e le manifestazioni evidenti di demenza e di Alzheimer in particolare. Tra i fattori che contribuiscono alla costruzione della riserva di neuroni e connessioni c’è sicuramente l’istruzione e la sua durata: maggiore è il numero di anni è dedicato alla formazione, maggiore è la protezione a cui si può ambire. La riserva protegge anche nelle forme più blande di deficit come il Mci: dei 273 anziani reclutati nello studio, affetti da disturbi della memoria auto riferiti, mild cognitive impairment o demenza, quelli con Mci che avevano un titolo di studio universitario erano significativamente più anziani, a testimoniare che la riserva esercita un effetto tampone per alcuni anni. Non solo il deterioramento insorge più tardi, ma le prestazioni come fluidità verbale erano migliori.
Allo stesso modo contribuisce ad esempio il bilinguismo: lo sforzo di apprendere due o più lingue in età infantile, permette di ritirare degli interessi in età avanzata con segni di demenza che rimangono nascosti per molti anni prima di manifestarsi. È stato stimato che più della metà della popolazione mondiale parla regolarmente due o più lingue. Negli Stati Uniti, circa il 20% della popolazione a casa parla una lingua diversa dall’inglese.
«Dobbiamo intercettare i fumatori storici, con una storia lunga alle spalle, che pensano di non poter smettere, che hanno effettuato diversi tentativi e altrettante ricadute: un interessante studio apparso su Hippocampus ha mostrato che questa zona del cervello, correlata alla memoria emotiva, ad un certo punto inizia ad invecchiare velocemente. Si ritiene che il suo volume diminuisca di circa lo 0,52% l’anno, ma in un gruppo di donne con una storia di forte tabagismo, sottoposte ad imaging cerebrale mostrava un volume dell’ippocampo del 7,4% più piccolo rispetto alle fumatrici lievi o alle non fumatrici. E nel campione di donne di mezza età esaminate con una storia di fumo da moderato a forte, fumare determinava una atrofia equivalente a 12 anni di età in più» – aggiunge Fabio Fabio Beatrice.
Cambiamenti strutturali del cervello sono reversibili con addio alle “bionde”. Non basta l’avanzare dell’età a determinare un rallentamento delle facoltà cognitive, il tabagismo rappresenta un vero e proprio “carico da 12”: tutte le evidenze hanno suggerito che i fumatori hanno, in media, un funzionamento cognitivo globale più scarso in età avanzata con punteggi medi più bassi in diversi domini come flessibilità cognitiva e memoria. Inoltre il fumo è associato a un aumentato rischio di demenza: quasi il 14% dei casi di malattia di Alzheimer nel mondo può essere attribuito al fumo. Già nel 2015 una ricerca di Nature aveva sottolineato che la corteccia cerebrale dei soggetti che smettono di fumare ha bisogno di almeno 25 anni per il completo recupero della funzionalità delle aree corticali. La cessazione favorirebbe quindi una reversibilità dei danni, ma in un lasso di tempo estremamente lungo.
Ictus e traumi cerebrali: recupero più lento nei fumatori. La barriera ematoencefalica serve ad impedire a sostanze potenzialmente dannose di entrare nel sistema nervoso centrale (Snc) e vieta alle cellule immunitarie periferiche del corpo di penetrare nel tessuto cerebrale. La compromissione post-traumatica della barriera emato-encefalica è un fattore grave che provoca la perdita di tessuto nervoso. Il tabagismo cronico influenza negativamente la guarigione da trauma cranico, ciò a causa della azione pro-infiammatoria data dai prodotti della combustione del tabacco. Il fumo aumenta anche l’insorgenza e la progressione delle principali malattie neurodegenerative e cerebrovascolari attraverso vari meccanismi.
Più di recente è stata evidenziata la stretta correlazione tra stili di vita malsani e condizioni cerebrali: relazioni tra Bmi, consumo di alcol, sonno, fumo e mancanza di esercizio fisico hanno effetti sul volume della materia grigia del cervello, quella formata dai neuroni e le loro connessioni.
«Lo stile di vita – spiega in dottor Giacomo Mangiaracina, esperto di salute pubblica e direttore dell’Agenzia nazionale per la prevenzione – può favorire o proteggere il declino cognitivo: mentre l’attività fisica e sociale può proteggere dal declino strutturale, altri comportamenti di stile di vita possono essere fattori di accelerazione. In una ricerca è stato esaminato se lo stile di vita più rischioso fosse correlato all’invecchiamento cerebrale accelerato utilizzando il punteggio BrainAge in 622 anziani della coorte 1000Brains. Sono stati valutati gli stili di vita protettivi e non con interessanti conclusioni: un fattore di rischio aumenta l’età cerebrale di 5.04 mesi l’anno: con le sigarette che “pesano” per 0,6 mesi per ogni pacchetto fumato e l’attività fisica che invece “ringiovanisce” e mette indietro le lancette dell’età».

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Ritiro del Napoli calcio a Castel di Sangro, indaga la Corte dei conti

La Procura della Corte dei conti dell’Aquila ha puntato i riflettori sui fondi stanzianti – sei milioni di euro – dalla Regione Abruzzo per ospitare per sei anni il Napoli calcio a Castel di Sangro. Un milione all’anno più Iva, dunque, quale attività di promozione turistica dell’Alto Sangro e dell’importante comprensorio sciistico di tutta l’area. Un’attività che probabilmente riuscirà nell’intento ma, secondo i magistrati contabili – a cui si è rivolta all’atto della stipula della convenzione tra la Regione e De Laurentis la consigliera regionale ex 5 stelle Sara Marcozzi –, il contributo concesso è spropositato.
Da quanto si apprende, l’indagine coinvolge cinque persone, quelle che a luglio 2020 hanno firmato la convenzione varata poi dalla giunta regionale: l’assessore al Turismo Mauro Febbo, l’assessore al Bilancio Guido Liris, il capodipartimento Turismo Germano De Sanctis e i dirigenti regionali Luigia Calcario e Giuseppe Di Fabrizio. A loro viene contestato un presunto danno erariale di 825mila euro.
Secondo l’accusa, infatti, a Dimario, località trentina dove per anni il Napoli ha svolto il ritiro precampionato, nel 2019 sono stati spesi 175mila euro, a fronte del milione annuo (per sei anni e la convenzione prevede il rinnovo per altri sei) stanziato dall’Abruzzo in favore della società partenopea.
Per la Corte dei conti sta svolgendo accertamenti la Guardia di Finanza che ha acquisito una serie di documenti. Entro la fine dell’estate la Regione e De Laurentis potranno fornire le controdeduzioni ritenute utili a smontare la tesi dell’accusa.
La Regione Abruzzo si dice convinta della bontà dell’investimento e vuole dimostrare che l’operazione “ritiro Napoli calcio” ha avuto successo: il turismo estivo ha infatti subito un incremento con punte che sfiorano il 100%, grazie alla presenza di vacanzieri e tifosi della vicina Campania.
«Ho sempre pensato – ha spiegato Sara Marcozzi, che ha lasciato i 5 stelle per seguire Luigi Di Maio – che finanziare il ritiro del Napoli Calcio a Castel di Sangro con una somma così ingente di denaro, da 1.2 milioni di euro all’anno, fosse una scelta politicamente sbagliata. Per questo motivo ho chiesto alla maggioranza di Regione Abruzzo in ogni sede di rivedere una convenzione che, a mio avviso, presenta diverse storture amministrative ed economiche. Sono tutte osservazioni – ancora Marcozzi – che ho portato nelle istituzioni con numeri, leggi e regolamenti alla mano, e che ho poi inserito in un esposto firmato nell’ottobre 2020. Purtroppo non ho mai avuto ascolto, ed è notizia di queste ore che la Corte dei conti ha aperto un’indagine per un’ipotesi di danno erariale. Attendo l’esito delle verifiche, ma una cosa per me non cambia: con tutti quei fondi si sarebbero potute finanziare molte e diverse iniziative in campo turistico per promuovere l’intera regione».
Secondo la Marcozzi, «tra le attività nel campo turistico che dovrebbero essere favorite c’è il concreto rafforzamento della Film Commission per cui mi batto da anni in Consiglio regionale. Altre regioni d’Italia hanno sfruttato al meglio questo strumento, generando crescita turistica ed economica. Si tratta di un’opportunità che, con i territori meravigliosi che l’Abruzzo ha da offrire, deve essere colta al massimo delle proprie potenzialità. Oltre alla Film Commission, penso anche a iniziative per la promozione delle attività ricettive locali, a una campagna di comunicazione web e televisiva con testimonial riconosciuti e riconoscibili, a incentivare ulteriormente il lavoro del Cram, il Consiglio regionale degli abruzzesi nel mondo, che esporta il marchio Abruzzo ovunque. Nel campo turistico si può fare molto. Mi auguro che – ha concluso la consigliera di Insieme per il futuro –, soprattutto adesso, si intervenga sulla promozione della nostra regione, cercando strumenti che possano valorizzare tutto territorio regionale»

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