Fratelli d’Italia brucia gli alleati e rivendica la leadership per il 2023

In Sicilia il no di Forza Italia ha costretto il governatore uscente Musumeci all’annuncio di un suo passo indietro alle regionali d’autunno. Fratelli d’Italia allora prova a riguadagnare spazio e terreno, mettendo le mani avanti in Molise. Il coordinamento regionale ha avanzato la proposta di guidare la coalizione di centrodestra alle elezioni del 2023 per Palazzo Vitale.
L’organismo dirigente si è riunito a Campobasso lunedì sera, all’ordine del giorno il dibattito sulla situazione politica regionale e sulle strategie da mettere in campo per i prossimi appuntamenti. «In particolare, si è discusso della prossima tornata elettorale che ci vedrà impegnati per il rinnovo del Consiglio regionale – riferisce il coordinatore Filoteo Di Sandro – e soprattutto nella decisione, insieme agli alleati, di scegliere una nuova guida per la nostra regione. All’unanimità dei presenti è stato deciso di chiedere ai dirigenti nazionali del partito, e in particolare al presidente Giorgia Meloni, il vertice della Regione e quindi la candidatura alla presidenza».
Ora, dunque, è ufficiale. Il partito di Meloni è il primo a formulare una proposta ufficiale sulla leadership per l’anno prossimo, rivendicandola a poche settimane dalle amministrative che hanno visto l’affermazione di Pd, da un lato, e Fdi dall’altro.
Il coordinamento, dice ancora Di Sandro, ha avviato anche l’analisi del programma elettorale per il rilancio della regione, la cui bozza sarà ultimata già a settembre e sarà sottoposta agli alleati per una prima valutazione e possibile condivisione. «Fratelli d’Italia, primo partito in Italia, cresce anche nel Molise – conclude l’ex assessore – e si propone di essere forza trainante e di guida per l’intera coalizione di centrodestra».

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Sfonda un finestrino e salva bimba di sei mesi chiusa in auto sotto lo sguardo atterrito della madre

La notizia ha fatto il giro dei social in Italia. L’abnegazione e lo spirito di servizio, seppur non durante il lavoro, hanno salvato la vita a una bimba di sei mesi domenica scorsa, a Giussano. Parliamo delle qualità di un maresciallo maggiore dell’Arma dei Carabinieri originario di Termoli, Antonio Mansolino, un sottufficiale della benemerita di 48 anni che dal 2012 è al vertice del locale comando stazione della realtà brianzola. Domenica 26 giugno, intorno alle 17.30, Mansolino ha udito il pianto disperato di una donna di 39 anni, che mentre stava caricando il passeggino nel bagagliaio della sua auto, una Volkswagen Tiguan, ha inavvertitamente fatto scattare la chiusura automatica dell’auto, con le chiavi all’interno dell’abitacolo, dove si trovava la piccola, seduta regolarmente nel sediolino accanto al posto di guida. Un pianto dirotto quello della madre, anche perché il caldo era opprimente e non c’era un filo d’aria fresca che potesse entrare in quel forno meccanico. Mansolino, capita la situazione, si è subito da fare, ha sfondato il finestrino posteriore della Tiguan, quello più lontano dalla piccola. «Ho spaccato e ho allargato il varco con la mano, che infatti si è riempita di schegge e ora è fasciata. Ma la sicura, da quel lato non si apriva. Sono entrato di testa, rovinando un po’ i pantaloni, fino ad arrivare alla chiave, che era inserita nel blocco accensione», ha raccontato al collega Massimo Pisa, della pagina di Milano del quotidiano “Repubblica”. «Grondava sudore e chiudeva gli occhi – ha raccontato – non potevo aspettare». Come l’ha chiosato anche sui social lo scrittore Lorenzo Tosa, «Ha allargato il varco con la mano, che si è anche riempita di schegge, ma non riuscendo a sbloccare la sicura è entrato di testa fino a raggiungere la chiave sul cruscotto. È finita con tre giorni di prognosi per le ferite alla mano e la bimba miracolosamente in salvo. Nel 2018 Mansolino era stato nominato Cavaliere della Repubblica per i suoi meriti di servizio. Ora manca solo una medaglia».

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Contrabbando di alcol e sigarette, in manette anche un molisano

Un blitz imponente, con oltre cento uomini della Guardia di Finanza di Trento impegnati in arresti e perquisizioni in tutta Italia, tra cui anche in Molise. Si tratta dell’operazione denominata “Melita”, conclusa ieri con l’esecuzione di misure di custodia cautelare in carcere nei confronti di 28 indagati, 20 dei quali ricercati sul territorio nazionale (province di Bari, Roma, Trieste, Latina, Napoli, Campobasso, Caserta, Perugia, Lecce, La Spezia, Massa Carrara, Isernia, Alessandria, Treviso e Venezia) e i restanti 8 all’estero (Croazia, Belgio, Moldavia, Inghilterra, Germania e Bulgaria), quest’ultimi destinatari di apposito mandato di arresto europeo e mandato di cattura internazionale. Tra gli arrestati anche un imprenditore della provincia di Campobasso, già destinatario di una misura cautelare ( domiciliari) nei mesi scorsi.
Le fiamme gialle hanno così disarticolato un’associazione criminale, suddivisa in cinque gruppi interconnessi, composta prevalentemente da soggetti di nazionalità italiana, rumena, moldava, ucraina greca e maltese, dedita al contrabbando internazionale di sigarette, prodotti energetici e alcolici con importanti ramificazioni in Slovenia, Germania, Belgio, Inghilterra, Olanda, Polonia, Francia, Bulgaria e Grecia, paesi da e verso i quali veniva importata ed esportata la merce di contrabbando.
Le catture eseguite nelle scorse ore si vanno ad aggiungere ai due arresti in flagranza di reato già effettuati nel corso delle indagini.
Le investigazioni sono state avviate nel 2018 a seguito del monitoraggio di alcuni autoarticolati in transito presso il valico del Brennero e sono state condotte dal Nucleo di Polizia Economico Finanziario di Trento, con il supporto dello Scico di Roma, sotto la direzione della Procura Distrettuale di Trento.
Grazie all’ausilio di sofisticate strumentazioni tecniche utili a disvelare doppifondi o carichi di copertura, nonché ricorrendo ad intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, è stato possibile ricostruire un fiorente traffico illecito di prodotti di contrabbando provenienti da numerosi paesi europei (in particolare Slovenia e Germania) trasportati a bordo di autoarticolati, pullman, furgoni e anche singole autovetture spesso dotati vani nascosti o accompagnati da carichi di merce di copertura, che giungevano in Italia anche dai valichi di Prato La Drava, Tarvisio e Trieste oltre che dal Brennero.
Tra i vari sistemi utilizzati per il contrabbando, si segnalano i seguenti modus operandi: la spedizione di T.L.E. o prodotti energetici, via terra o via mare, in camion o container, con l’utilizzo di carichi di copertura o di mezzi dotati di doppifondi artatamente ricavati, scortati da fittizia documentazione predisposta ad hoc;
l’utilizzo strumentale dal regime di transito comunitario doganale, per cui le sigarette, cedute ufficialmente dal produttore o da intermediari, viaggiano in Italia con documentazione apparentemente regolare, che ne attesta la destinazione a Paesi dell’area extracomunitaria e vengono successivamente immesse illecitamente in consumo sul territorio nazionale attraverso il “falso” appuramento dei documenti T1 (documento di transito comunitario delle merci, destinate extra U.E., che viaggiano in sospensione d’imposta) e la predisposizione di altrettanto false dichiarazioni di esportazione; l’apertura ad hoc di depositi fiscali dove stoccare fittiziamente carichi di alcolici, in sospensione d’imposta, provenienti da fornitori U.E. e destinati in realtà al mercato clandestino europeo.
Nel corso delle indagini si è rivelata preziosa la cooperazione fornita dalle polizie estere dei vari paesi coinvolti, attivate attraverso lo strumento della cooperazione internazionale giudiziaria, nonché il coordinamento effettuato dalla D.N.A.A. a seguito delle numerose convergenze con altre Procure Distrettuali (in particolare le D.D.A. di Bari, Napoli e Trieste).
All’esito delle investigazioni, sulla base degli elementi probatori allo stato raccolti, è stata segnalata all’autorità giudiziaria trentina la posizione di 115 soggetti (di nazionalità italiana, rumena, moldava, ucraina greca, maltese), fra i quali i 28 arrestati, indiziati a vario titolo – tra le altre cose – di associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri, sottrazione all’accertamento o al pagamento dell’accisa sui prodotti energetici e sulle bevande alcoliche, il tutto con l’aggravante del reato transnazionale. Fra questi, 5 indagati sono stati, altresì, segnalati alle competenti Procure della Repubblica quali indebiti richiedenti e percettori del reddito di cittadinanza.
I finanzieri trentini hanno anche ricostruito l’ammontare dei tributi evasi (accise, diritti doganali e altre imposte dovute) pari a 27.268.161,36 euro nonché l’avvenuta immissione in consumo di ulteriori 160 tonnellate di t.l.e. e di oltre 16 milioni di litri di prodotti alcolici.

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